di Marco Costa L’assetto organizzativo del Partito Comunista Cinese Conoscere la Cina significa necessariamente conoscere il ruolo del suo partito guida, il PCC. Questo partito ha una struttura complessa, stratificata e ramificata, che abbraccia tutti i livelli, le categorie e i settori della società dalla base degli iscritti fino al Segretario Generale. Risulta essere, in buona sostanza, il nervo politico della Repubblica Popolare, la sua avanguardia e il motore propulsivo di tutta l’impalcatura amministrativa cinese. Per capire meglio il funzionamento di questa enorme organizzazione, occorre sviscerarne l’architettura piramidale nei suoi diversi livelli. Alla base del Partito – che lo scorso anno ha festeggiato il centenario della sua fondazione – c’è la massa degli iscritti, che attualmente risultano essere poco più di 95 milioni (escluse ovviamente le altre organizzazioni affini e giovanili, come la Lega della Gioventù Comunista e i Pionieri). La vita politica delle sezioni territoriali, a partire dal livello provinciale sino a quello distrettuale, risponde ad una gerarchia ben definita, laddove le unità di livello inferiore rispondono a quelle di livello superiore. Ad esempio, a livello provinciale si hanno il Segretario di partito provinciale, il Comitato di partito provinciale, il Congresso di partito provinciale e così via. In questo contesto, a livello locale sono i quadri territoriali che operano per garantire la corretta applicazione delle direttive provenienti dagli organi apicali. In tutti i suoi livelli di funzionamento, il PCC deve applicare un metodo di lavoro fondato su 4 principi fondamentali. Il primo principio è quello della leadership collettiva, ovvero l’idea secondo la quale le decisioni sono prese collegialmente e attraverso il consenso; a livello della direzione centrale del partito ciò significa che, ad esempio, tutti i membri del Comitato Permanente del Politburo hanno la stessa rilevanza, che si traduce nel fatto che ogni membro ha un solo voto. Il secondo principio organizzativo del PCC è il centralismo democratico; questo è stato il principio organizzativo guida del partito sin dal V Congresso Nazionale, tenutosi nel 1927 ed è un concetto di matrice leninista; infatti lo Statuto recita: «Il Partito è un organismo integrale organizzato secondo il suo programma e costituzione e sulla base del centralismo democratico». Mao Zedong definì questo metodo come «allo stesso tempo democratico e centralizzato, con i due apparenti opposti di democrazia e centralizzazione uniti in una forma definita» e che la superiorità del centralismo democratico risiede nelle sue contraddizioni interne, tra democrazia e centralismo, e libertà e disciplina. Attualmente, il PCC sostiene che «la democrazia è l’ancora di salvezza del Partito, l’ancora di salvezza del socialismo», ma affinché la democrazia sia attuata e funzioni correttamente, è necessaria al contempo la centralizzazione. Altro principio a cui devono attenersi i membri del PCC a tutti i livelli è quello della disciplina. Per disciplina si intende quell’insieme di comportamenti politici e morali a cui deve attenersi un buon iscritto al partito, su cui vigila – in caso di problemi – la Commissione Centrale per l’ispezione Disciplinare (CCDI), che è la più alta istituzione di controllo interno del Partito...