10 Giugno 2026

Olaf scholz

scholz-removebg-preview (1)
di Giulio Chinappi FONTE ARTICOLO: https://giuliochinappi.wordpress.com/2023/04/28/limperialismo-subalterno-della-germania-di-scholz/ Grande sconfitta della seconda guerra mondiale, la Germania si trova in una posizione molto particolare: principale potenza economica in Europa, ma non abbastanza forte dal punto di vista militare e della politica estera. L’assetto mondiale odierno, come noto, deriva in gran parte dall’esito della seconda guerra mondiale. I cinque principali vincitori (Stati Uniti, Unione Sovietica – poi Federazione Russa -, Cina, Francia e Regno Unito) hanno goduto di indubbi vantaggi e di grande prestigio internazionale negli ultimi ottant’anni, fatto suggellato dall’ormai anacronistico diritto di veto all’interno del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Al contrario, i principali Paesi sconfitti (Germania, Giappone e Italia) hanno pagato il fio del nazifascismo con una posizione di subalternità sotto molti aspetti, sebbene siano stati nel complesso riabilitati come membri del consesso delle nazioni. Limitandoci al caso della Germania, dopo la cosiddetta “riunificazione” – in realtà un Anschluss, ovvero l’annessione della Germania orientale da parte di quella occidentale – a Berlino è stato dato campo libero in materia economica, tanto che la Germania unita ha presto guadagnato il ruolo di prima potenza del continente sotto questo punto di vista. I tedeschi hanno goduto di questa situazione soprattutto dopo l’adozione della moneta unica, che ha dato alla Germania un indubbio vantaggio nei confronti di quei Paesi che in precedenza avevano una valuta debole, come la Lira italiana. Tuttavia, il primato economico non ha garantito alla Germania un ruolo altrettanto importante in campo militare e in politica estera. Da questo punto di vista, dunque, Berlino resta ancora limitata dall’esito del conflitto mondiale. Al contrario, la Francia dispone di un netto vantaggio rispetto al resto dei Paesi dell’Unione Europea, potendo contare su uno degli eserciti meglio equipaggiati al mondo, nonché sul proprio arsenale atomico (unico Paese dell’Unione Europea, dopo l’uscita del Regno Unito). Inoltre, grazie alla sua eredità coloniale, Parigi dispone di una grande sfera d’influenza nel continente africano, e di punti d’appoggio disseminati su tutto il pianeta. Limitata nella sua politica militare ed estera, la Germania si è ridotta sempre più a giocare un ruolo di potenza subalterna agli Stati Uniti in questi ambiti. Se, in occasione dell’invasione dell’Iraq nel 2003, l’allora cancelliere socialdemocratico, Gerhard Schröder, si schierò coraggiosamente contro l’attacco ingiustificato al Paese mediorientale, oggi il suo presunto erede, Olaf Scholz, non sembra avere le forze per fare altrettanto. Sebbene il cancelliere abbia avuto qualche slancio di politica estera indipendente, come nel caso della sua visita in Cina, il suo governo non sembra condividere tale posizione, nonstante i continui atti di bullismo da parte di Washington (vedi attentato al Nord Stream). Insomma, la Germania si trova in una posizione subalterna, e nel suo governo convivono posizioni totalmente atlantiste con altre che invece vorrebbero vedere Berlino smarcarsi dal dominio dell’ingombrante “alleato”. Proprio per questo, il governo Scholz sembra voler perseguire una politica di forte riarmo attraverso sotterfugi come l’incorporamento dell’esercito olandese all’interno della Bundeswehr, l’esercito federale tedesco. Secondo il sito German Foreign Policy, “Berlino utilizza la cooperazione asimmetrica con L’Aia per colmare le lacune di capacità militare nazionale, per posizionarsi come una...
GettyImages-809638794-removebg-preview (1) (1)
di Peter Koenig ARTICOLO ORIGINALE PUBBLICATO IN LINGUA INGLESE SU GLOBALRESEARCH Prima che Olaf Scholz, cancelliere tedesco e il Presidente non eletto della Commissione europea (CE), Ursula von der Leyen, due tedeschi, fossero scelti per distruggere economicamente l’Europa, a cominciare dalla Germania, sono stati effettivamente controllati per mesi dagli egemoni neoliberisti a Washington e al Pentagono/NATO. Quando alla fine si sono “qualificati”, hanno potenziato la macchina della menzogna dei media, tradendo e mentendo alla gente in Europa sulla scarsità di energia, scarsità di cibo, inflazione astronomica – e, inoltre, seminando paura sulle molteplici conseguenze disastrose di queste calamità. Hanno imposto un severo programma di risparmio energetico sotto la minaccia di severe punizioni, comprese multe e reclusione. Questo, nonostante i serbatoi di gas tedeschi siano pieni per circa il 94%, il massimo che sia mai stato negli ultimi 5 anni. La situazione energetica in altri paesi dell’UE è simile – sembrerebbe, per niente disastrosa. Tuttavia, il pubblico europeo sbalordito è andato dietro a questa paura e ansia. Ma gli industriali tedeschi no. Non erano e non sono ancora d’accordo con la distruzione dell’industria tedesca e, per associazione, europea, processo chiamato anche “politica di deindustrializzazione”. In passato avevano già esercitato forti pressioni su Madame Merkel, stringendo accordi semi-segreti con la Russia. Gli industriali tedeschi sanno che la politica del divide et impera è stata imposta da Washington – per raggiungere come obiettivo ultimo un mondo unipolare, possibile solo con un’Europa fratturata, non con una “Europa unita”. Si stima che il PIL degli Stati Uniti raggiungerà nel 2022 circa 20 trilioni di dollari USA, rispetto a un PIL europeo in rapida ripresa di circa 17 trilioni di dollari USA (stima 2022). I dirigenti d’azienda tedeschi non erano d’accordo con la politica economica tedesca ufficiale. La distruzione economica del loro paese si è spinta troppo avanti. Sapendo che l’Europa nel lungo periodo avrà bisogno della Russia e con una visione ancora più lunga anche della Cina, gli industriali tedeschi hanno stretto patti semi-clandestini con Mosca. La visita di un giorno del cancelliere tedesco Scholz a Pechino, dove si è incontrato con il presidente Xi Jinping, consisteva in una grande delegazione composta da diverse dozzine di rappresentanti delle principali imprese e industrie tedesche. Per la gioia di Washington, Scholz ha detto al mondo: “Il mondo ha bisogno della Cina“. Ora sono i leader economici europei a dettare legge; Olaf Scholz ha poca scelta. Il WEF, Washington e Bruxelles sembrano essere stati messi da parte. La Germania, il popolo tedesco, è molto interessata a entrare a far parte dell’Iniziativa Xi, la Belt and Road. La concessione del 25% nel porto di Amburgo alla compagnia cinese Cosco è stato un primo passo, segno che la Germania era pronta ad aderire alla Nuova Via della Seta, come già anni prima avevano fatto Italia e Grecia con il porto del Pireo. La proposta originale era una partecipazione cinese di circa il 35% al 40%. La pressione politica arrivata da Bruxelles e dall’interno della Germania ha ridotto la quota...