13 Agosto 2026

jorge heine

Jorge_Heine
a cura di Giulio Chinappi Jorge Heine, già ministro e ambasciatore del Cile in Cina, nonché professore presso la Boston University, ha pubblicato un articolo sull’approccio alla guerra in Ucraina tra le pagine del TI Observer, rivista online dell’Istituto Taihe di Pechino. Di seguito la traduzione completa. Il fatto che un certo numero di Paesi, siano essi “democrazie” o “autocrazie”, abbiano assunto una posizione neutrale sulla guerra in Ucraina, mostra che la principale frattura emersa in questa occasione è stata quella tra il il Nord e il Sud del mondo. In questo contesto, il concetto di “non allineamento attivo” torna ad essere un argomento caldo di discussione. Come funziona come opzione di politica estera e quali sono le sue ramificazioni e implicazioni per un sistema internazionale in evoluzione? La guerra in Ucraina è un punto di svolta negli affari mondiali. Essendo lo scontro più sanguinoso in Europa dalla seconda guerra mondiale, e senza una fine in vista, ha riportato gli orrori della guerra in un continente dove molti pensavano di esserseli lasciati alle spalle. Tra la distruzione, le morti e le sofferenze umane trasmesse in tutto il mondo attraverso i telegiornali da una terra che è al centro della massa continentale eurasiatica, “l’isola del mondo”, nell’espressione di Halford Mackinder, i commentatori hanno visto un lato positivo: “Il ritorno dell’Occidente” [1]. Con questo intendono l’unità di intenti e volontà comune mostrata dalla NATO e da altri membri della coalizione egemonica guidata dagli Stati Uniti, come Australia, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud, nel sostenere l’Ucraina. Ne è emblematica la rapidità con cui il Congresso degli Stati Uniti ha approvato un pacchetto da 40 miliardi di dollari in aiuti principalmente militari all’Ucraina. Lo stesso vale per altri massicci trasferimenti di armi pesanti dai Paesi europei all’Ucraina. Dopo quelli che molti hanno percepito come i dubbi del presidente Trump sulla saggezza dell’impegno degli Stati Uniti nei confronti della NATO, questo ha portato nuova energia e determinazione a un’alleanza occidentale che negli ultimi anni si era fatta notare più per i suoi litigi interni che per qualsiasi altra cosa. Meno convincenti, tuttavia, sono affermazioni più grandiose fatte circa gli effetti della guerra in Ucraina sull’ordine mondiale. Sostenere, come alcuni hanno sostenuto, che la guerra abbia portato alla ribalta la frattura tra democrazia e autoritarismo come quella principale nel mondo di oggi, non è corretto. Alcune delle più grandi democrazie del mondo, come l’India, il Brasile, l’Indonesia, il Sudafrica e il Messico, hanno assunto una posizione diligentemente neutrale nei confronti della guerra. Infatti, se sommiamo i Paesi che non si sono schierati con l’Occidente su questo tema, rappresentano più della metà della popolazione mondiale. Negli ultimi anni si è verificato un riavvicinamento tra India e Stati Uniti. Il primo ministro Modi e il presidente Trump andavano d’accordo e si sono scambiati visite in rapida successione. Il premier Modi ha anche visitato la Casa Bianca, invitato dal presidente Biden a prendere parte al primo vertice del Quadrilateral Security Dialogue (il Quad) nel 2021. L’India è al centro della...