14 Giugno 2026

Hong Kong China

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di Stefano Vernole La ripresa economica post-Covid: Hong Kong nel Piano quinquennale cinese La pandemia generata dal virus Covid-19 ha evidentemente inferto un durissimo colpo all’economia mondiale e alle catene di valore globali, obbligando i vari Paesi a riprogrammare le proprie iniziative in base alle mutate esigenze. Avendo adottato da subito e con fermezza le misure necessarie ad uscire dalla crisi sanitaria, la Repubblica Popolare Cinese registra alla fine dell’anno in corso dati economici positivi: nel dicembre 2020, l’attività non manifatturiera e quella manifatturiera hanno raggiunto infatti il loro massimo livello rispettivamente da 8 e 10 anni1. Il nuovo Piano quinquennale cinese (2021-2025) ha delineato la strategia della “doppia circolazione” tra crescita interna ed estera, che pone particolare attenzione alla qualità dello sviluppo: espansione della domanda domestica, autonomia scientifica e tecnologica, sradicamento definitivo della povertà e tutela dell’ambiente ne costituiscono gli obiettivi principali. Contrariamente ad alcune errate interpretazioni della stampa occidentale, questo concetto promuove certamente un ruolo più forte della domanda interna nel guidare la crescita ma, allo stesso tempo, non chiude la porta agli scambi internazionali, bensì manifesta l’intenzione di attrarre investimenti e tecnologia dall’estero aprendo ulteriormente i mercati finanziari e favorendo l’accesso al mondo delle imprese (ricordiamo al proposito che l’1 gennaio 2020 è entrata in vigore la nuova legge cinese di tutela degli investimenti stranieri e che nel maggio 2020 è stato approvato il Codice Civile cinese). In coerenza con quanto previsto dal piano “Made in China 2025” che prevede l’autosufficienza della nazione nel settore dell’alta tecnologia industriale, il Governo di Pechino promuoverà ulteriormente il processo di urbanizzazione e rafforzerà la rete di sicurezza sociale; la crescita della produttività richiede maggiore innovazione nel dominio hi-tech e un continuo trend di “apprendimento dall’estero”, attraendo nuovi investimenti internazionali. Secondo il recente rapporto della nota Compagnia McKinsey2, nel mondo post Coronavirus si distinguono alcune tendenze dominanti, tra le quali l’aumento della digitalizzazione e la crescita della concorrenza. Prima del Covid-19 la Cina era già leader digitale nelle aree rivolte ai consumi che rappresentavano il 45% delle transazioni di e-commerce globali. In particolare, la penetrazione dei pagamenti mobili – i mobile payment – era tre volte superiore a quella degli Stati Uniti. Nel settore sanitario le interazioni digitali hanno subito un’accelerazione con la rapida crescita delle consultazioni online, in parte grazie a un cambiamento normativo nella politica di rimborso, con più ampie interazioni virtuali tra rappresentanti farmaceutici e medici. Questi cambiamenti si sono verificati in vista dell’ampia diffusione della tecnologia 5G, che probabilmente catalizzerà l’utilizzo di strumenti digitali: “La crisi sanitaria e le tensioni commerciali con gli Stati Uniti hanno evidenziato il fatto che l’arresto di una linea di produzione in Cina può avere un impatto negativo sull’acquirente finale, ma anche sul produttore (in questo caso la Cina). Pechino ha quindi rapidamente deciso di rimpatriare alcune filiere (per avere fonti alternative) e di potenziare l’innovazione nelle capacità esistenti (con l’utilizzo di robot, ad esempio, meno vulnerabili alle pandemie). Impensabili fino a meno di 2 anni fa, questi cambiamenti radicali sono...