15 Ottobre 2026

finanza globale

China-currency
articolo orginale: http://www.ilcaffegeopolitico.org/41972/la-cina-nella-finanza-globale-vi Comprendere la Cina – Gradualmente, ma inesorabilmente, la geografia della finanza globale sta cambiando. E ciò malgrado la resistenza da parte degli Stati Uniti alle iniziative della Cina. Continuiamo il nostro viaggio per esaminare il ruolo sempre più attivo di Pechino. LO YUAN CONVERTIBILE – Il tentativo di fare di Shanghai un centro finanziario globale è in fase sperimentale. Shanghai è lontana dal raggiungere lo status di centro internazionale al pari di Londra e New York, ma l’intento di una maggiore integrazione rimane, specialmente da quando la Cina ha deciso di testare l’uso dello yuan come moneta di valuta estera liberamente convertibile. Il risultato è stato un’ondata di moneta cinese che ha lasciato la madrepatria in cerca di opportunità di investimento, come pure di paradisi sicuri anche a causa della campagna anticorruzione di Xi Jinping. La conseguente mancanza di capitale privato verso investimenti cinesi e la volatilità del mercato azionario (spinta anche da operazioni speculative di grandi operatori stranieri) hanno però costretto i politici cinesi a modificare il ritmo dei loro sforzi di liberalizzazione finanziaria (in parte discussi in altri interventi del nostro speciale). LO SVILUPPO DEGLI STRUMENTI FINANZIARI – Nel frattempo la Cina ha continuato a studiare da vicino il sistema finanziario internazionale, costituendo gruppi di esperti per testare i mercati dei derivati e permettendo alle sue banche di cimentarsi con pratiche finanziarie più sofisticate. La Repubblica popolare ha intrapreso questi sforzi per comprendere meglio come funziona il sistema finanziario occidentale, giacché pochi cinesi avevano finora lavorato come partner di fondi speculativi o in veste di senior management nelle grandi istituzioni finanziarie di Wall Street. La carenza di talenti cinesi nel settore finanziario internazionale è in parte dovuta al fatto che le compagnie di Wall Street non sono solite reclutare studenti cinesi e spesso quelli che entrano non vengono promossi o vengono trasferiti negli uffici asiatici lontani dalla politica dei quartieri generali. Nondimeno, i cinesi si sono industriati a sviluppare strumenti finanziari di base che le compagnie occidentali hanno più o meno abbandonato, poiché non così lucrativi, come lettere di credito o di garanzia. Questi strumenti sono stati usati per garantire più finanziamenti alla produzione e al commercio per investimenti “produttivi” in tutti i continenti. Ovviamente questa strategia non ha permesso alla Cina di sfidare direttamente il dominio delle compagnie di Wall Street nelle grandi transazioni finanziarie, tuttavia, essa ha servito settori poco sviluppati dell’economia globale. Si tratta di un approccio di gestione finanziaria “bottom-up”, molto più lento e laborioso rispetto a uno “top-down”. In altre parole, risulta sempre più evidente che i cinesi stiano cercando di costruire la propria esperienza finanziaria dalle fondamenta, cosa che nel tempo può portarli a una posizione sempre più rilevante nella finanza mondiale. Poiché questo approccio dal basso non dà potere a un insieme di trader in un luogo specifico, il finanziamento di infrastrutture e altri progetti economici in giro per il mondo potrebbe potenzialmente rendere obsoleti i maggiori centri finanziari. I banchieri saranno sempre più attivi ovunque vi siano...
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Articolo originale: http://www.ilcaffegeopolitico.org/41431/la-cina-nella-finanza-globale-v Comprendere la Cina – Proseguendo il precedente intervento, di seguito andiamo a descrivere altre due grandi iniziative cinesi in ambito finanziario: una relativa a progetti di costruzione di infrastrutture al livello internazionale e un’altra relativa alle piattaforme per i pagamenti internazionali. ONE BELT, ONE ROAD – L’iniziativa cinese più rilevante in tema di finanza internazionale è la “One Belt, One Road”, altrimenti conosciuta come la moderna Via della Seta. Questa è stata pensata inizialmente come un progetto infrastrutturale per collegare la Cina all’Europa e bypassare il Mar Cinese meridionale, che Pechino teme possa essere bloccato dalle forze militari statunitensi. Il programma della Via della Seta include treni ad alta velocità che andranno, attraverso l’Asia Centrale, dalla Cina fino all’Italia, con numerose stazioni lungo il tragitto. Questo progetto infrastrutturale non solo assicurerebbe un accesso più diretto all’Europa, da un punto di vista commerciale, ma aumenterebbe significativamente la circolazione dello yuan e lo sviluppo economico nell’Asia Centrale, dove la presenza e gli investimenti degli Stati Uniti sono stati fino a oggi piuttosto limitati. Poiché l’Asia Centrale è ricca di materie prime minerarie ed è largamente sotto l’influenza della Russia, che è diventata un alleato cinese sempre più solido negli anni sotto la presidenza Putin, la Cina ha concepito questo progetto come un’opportunità eccellente per spendere le proprie risorse finanziarie. Peraltro, il progetto della Via della Seta ha ulteriori implicazioni. Dopo la crisi finanziaria del 2008, la Cina ha deciso che gli oltre 3 trilioni di riserve in valuta esteradovevano essere spesi il più velocemente possibile, poiché avrebbero potuto subire una nuova svalutazione. Per di più, dato che settori rilevanti della società statunitense hanno contestato l’utilizzo delle riserve cinesi per comprare asset negli Stati Uniti e date le crescenti connessioni commerciali con molti Paesi emergenti e meno sviluppati, le autorità della Repubblica Popolare si sono persuase della necessità di finanziare progetti infrastrutturali dovunque nel mondo. Il progetto della Via della Seta è infatti volto a coprire quattro macro-aree geografiche – Europa, Africa, America Latina e Sud Est Asiatico – e 60 Paesi. In Africa, la ferrovia proposta connetterebbe tutti gli Stati dentro una rete che renderebbe finalmente possibile alle nazioni africane di espandere facilmente i commerci tra di loro. InAmerica Latina, il progetto prevede una ferrovia che collegherebbe i Paesi che si affacciano sull’Oceano Atlantico con quelli del Pacifico. Nel Sud-est asiatico, la ferrovia collegherebbe infine la Cina con il resto della regione, rendendo possibile per paesi come il Laos e la Cambogia di modernizzarsi più velocemente. LA GESTIONE DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI – L’altra iniziativa riguarda l’intenzione di creare una piattaforma di gestione dei pagamenti internazionali sulla falsa riga della SWIFT. Quest’ultima è un’organizzazione con sede in Belgio che gestisce tecnicamente tutte le transazioni monetarie attraverso le banche. Il problema è che gli Stati Uniti hanno usato la loro influenza sulla SWIFT per forzarla ad adottare i propri orientamenti politici, come nel caso ad esempio dell’applicazione delle sanzioni contro l’Iran. In questi casi, la SWIFT blocca le transazioni o le...
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Articolo originale: http://www.ilcaffegeopolitico.org/40877/la-cina-nella-finanza-globale-iv Comprendere la Cina – Non solo yuan: per aumentare la propria presenza sulla scena finanziaria internazionale, Pechino ha dato vita ad una serie di organizzazioni regionali, quasi tutte dedicate alla promozione degli investimenti infrastrutturali. L’ASCESA DELLA CINA – Nella sua progressiva proiezione internazionale, la Cina manifesta una strategia sempre più chiara: le autorità politiche della Repubblica popolare continuano a negoziare molto con le loro controparti statunitensi, mentre allo stesso tempo cercano di portare avanti la propria agenda. L’intento è di cercare di armonizzare le necessità nazionali con la leadership degli Usa. Dal 2009, la Cina ha di fatto promosso l’uso della propria moneta al livello internazionale in modo graduale ma rapido. Prima del 2009, la moneta cinese aveva una presenza nelle transazioni internazionali pari a zero. Dopo pochi anni, nel 2014, è diventata la settima valuta più popolare a livello mondiale per regolare i pagamenti globali e la seconda più usata tra la Cina e il resto del mondo (dati della Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication, SWIFT). Nell’agosto 2015, lo yuan ha superato lo yen giapponese, divenendo la quarta moneta globale più usata (e garantendosi in tal modo l’inclusione nel paniere di valute di riserva dell’IMF). Contestualmente, oltre ad espandere rapidamente l’uso dello yuan nel commercio internazionale, la Cina ha fondato nuove istituzioni internazionali per rafforzare ulteriormente il proprio ruolo nella finanza globale.  In questo intervento cominciamo a presentare in breve la valenza e le implicazioni di queste iniziative. L’ASIAN INFRASTRUCTURE INVESTMENT BANK – E’ un’istituzione che si propone di finanziare progetti infrastrutturali nella regione Asia-Pacifico. Essa è divenuta un punto centrale della politica estera del Presidente Xi Jinping ed è volta ad offrire un’alternativa alla World Bank e all’Asian Development Bank (ADB). La ragione è duplice. In primo luogo, negli ultimi decenni la WB e la ADB hanno entrambe fallito nel fornire copertura finanziaria a molti progetti infrastrutturali in Asia, lasciando centinaia di milioni di persone in condizioni di difficoltà. L’AIIB, invece, la cui maggiore fonte di finanziamenti viene dalla Cina, accetta contributi dagli Stati membri dirigendoli su progetti infrastrutturali precedentemente falliti. In secondo luogo, l’AIIB è diretta dalla Cina, mentre la WB dagli Stati Uniti e la ADB dal Giappone. Queste ultime sono state a lungo percepite come istituzioni estranee agli interessi della Cina e del resto del mondo emergente, poiché non interessate, politicamente, a finanziare ulteriormente lo sviluppo di quella parte del mondo. Gli Stati Uniti hanno cercato di impedire che il centro di gravità del mondo economico si spostasse verso la Cina, mentre il Giappone era troppo occupato a cercare di risolvere i problemi della propria economia, almeno prima che il Presidente Abe assumesse il potere. Vari standard arbitrari, come supposte violazioni di diritti umani o soglie di PIL troppo alte, sono stati usati spesso come scuse per negare finanziamenti a progetti infrastrutturali fortemente supportati sul piano scientifico e necessari per lo sviluppo dell’Asia. La Cina, dunque, ha pensato che assumendo una posizione di leadership nella nuova istituzione internazionale ci sarebbero state meno...
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articolo originale: http://www.ilcaffegeopolitico.org/39749/la-cina-nella-finanza-globale-ii parte prima: https://www.cese-m.eu/cesem/2016/03/la-cina-nella-finanza-globale/ GLI ERRORI DELLA FED – Con l’eccezione di Lehman Brothers, la Federal Reserve e il governo degli Stati Uniti hanno favorito Wall Street rispetto all’interesse generale. Hanno salvato tutte le maggiori istituzioni finanziarie quando erano in bancarotta, permettendogli peraltro di divenire ancor più pericolose da un punto di vista sistemico. Sotto la supervisione della Federal Reserve e le nuove regole del Dodd-Frank Act, l’attività speculativa è infatti cresciuta di sei volte dalla crisi del 2008. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS), i commerci di strumenti derivati, che superavano i 100 trilioni di dollari nel 2005, hanno superato i 661 trilioni di dollari nel 2014. Allo stesso tempo, il capitale minimo di riserva richiesto a queste istituzioni finanziarie è rimasto piuttosto basso, al 3%. Anche se maggiore del 1%, che era il livello pre-crisi, il margine per l’errore rimane quasi nullo quando il debito costituisce il 97% della struttura del capitale. Ancor peggio, la Federal Reserve ha approvvigionato le banche con denaro a interessi zero e senza particolari vincoli e/o indicazioni sull’utilizzo dello stesso. Invece di richiedere alle istituzioni bancarie di prestare alle piccole e medie imprese almeno il 50% dei fondi ottenuti dalla Federal Reserve, è stato concesso di continuare a prendere quanto più denaro possibile per speculare sui mercati finanziari al fine di comprare azioni, obbligazioni e derivati ed avere un ritorno veloce sugli investimenti. Nel 2007, i prestiti alle piccole e medie imprese negli Stati Uniti ammontavano a 19,18 miliardi di dollari, un valore che nel 2013 si è ridotto a soli 5,37 miliardi di dollari. Per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, il tasso di nascita/morte delle imprese è passato ad essere negativo, il che ha significato che sono state più le imprese che hanno chiuso di quelle che hanno iniziato ad operare. IL DECLINO DEL PETROLIO – Internazionalmente, gli effetti sono stati ancor peggiori. Quando è iniziata la crisi dell’Euro, tutti gli speculatori, prevalentemente di grandi banche e hedge funds, si misero d’accordo per svendere l’Euro nel tentativo di farlo fallire. Mentre questo obiettivo non è stato raggiunto, il costo umano e socioeconomico delle politiche intraprese dai politici dell’EU per respingere gli speculatori (austerity, salvataggi multipli, quantitative easing e altre misure estreme) è stato altissimo. Inoltre, gli speculatori hanno provocato caos anche in altri Paesi, specialmente nei mercati emergenti dove i prezzi delle materie prime sono saliti alle stelle per poi crollare. Per esempio, il rapido declino dei prezzi del petrolio è arrivato subito dopo la crisi ucraina (febbraio 2014). Mentre i media attribuivano le ragioni del drammatico calo del prezzo del petrolio all’abbondanza di shale gas e al rallentamento della crescita economica della Cina, essi non hanno saputo spiegare una possibile coincidenza della caduta dei prezzi con la crisi ucraina, dato che le notizie sullo shale gas erano uscite mesi prima e il consumo del petrolio da parte della Cina stava in realtà crescendo. Parte della spiegazione di quanto accaduto è venuta da Aaron Brown, che lavorava...