15 Agosto 2026

Crisi taiwan

wp11078154-onu-wallpapers
di Giulio Chinappi La Risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite e altri documenti internazionali affermano il principio di “una sola Cina” e lo status di regione cinese di Taiwan, mostrando l’illegittimità delle mosse degli Stati Uniti per favorire la cosiddetta “indipendenza di Taiwan”. La stampa e i documenti ufficiali cinesi circa la questione di Taiwan fanno spesso riferimento alla politica di “una sola Cina” e alla Risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Questo documento, spesso ignorato dai media occidentali, rappresenta infatti il fondamento giuridico dello status di Taiwan, ed è oggi accettato dalla comunità internazionale quasi all’unanimità, visto che 180 Paesi hanno stabilito relazioni bilaterali con Pechino secondo il principio di “una sola Cina”. Nonostante la contrarietà di Washington, la risoluzione del 25 ottobre 1971 ottenne allora 76 voti favorevoli, 35 contrari e 17 astensioni, sancendo la fine della controversia circa l’identità del legittimo governo cinese. Bisogna infatti ricordare che, per ventidue anni, il seggio cinese presso le Nazioni Unite era stato occupato illegittimamente dal governo nazionalista di Chiang Kai-Shek, stabilitosi sull’isola di Taiwan dopo la sconfitta subita per mano dei comunisti di Mao Zedong nella guerra civile cinese e la fondazione della Repubblica Popolare nel 1949. Sostenuto proprio dagli Stati Uniti, il governo della sedicente “Repubblica di Cina” aveva goduto di tutti i privilegi connessi, compreso il seggio permanente presso il Consiglio di sicurezza. Questo fino a quando la Risoluzione 2758 non riconobbe la Repubblica Popolare Cinese come “l’unico rappresentante legittimo della Cina presso le Nazioni Unite”. L’approvazione del documento rappresentò una grande vittoria diplomatica per la Cina e, più in generale, per l’antimperialismo e la diplomazia mondiale, mettendo termine alla contraddizione per la quale il Paese più popoloso del mondo non disponeva di un proprio seggio all’ONU.  Il documento fu fortemente promosso dall’Unione Sovietica, che in precedenza aveva boicottato l’ONU proprio in segno di protesta per la questione riguardante l’assegnazione del seggio cinese. L’ingresso della Repubblica Popolare Cinese all’ONU, tuttavia, fu reso possibile anche dai cambiamenti geopolitici che si verificarono nel corso degli anni ‘60, con l’emergere di numerosi nuovi Stati Indipendenti in Asia e Africa, e la nascita di un fronte dei Paesi del cosiddetto “Terzo Mondo” all’interno del Movimento dei Paesi non allineati. “Ci sono innegabili fatti storici, un solido diritto internazionale e un ampio consenso internazionale che confermano la verità di fondo: c’è una sola Cina al mondo e Taiwan è una parte inalienabile del territorio cinese”, ha scritto Xin Ping, esperto di relazioni internazionali, sul Global Times. Come ricordato dallo stesso Xin, la Risoluzione 2758 non è l’unico documento che attesta la validità della politica di “una sola Cina”: sia la Dichiarazione del Cairo del 1943 che la Proclamazione di Potsdam del 1945 affermavano già lo status giuridico di Taiwan come parte inalienabile della Cina, prevedendo la restituzione di tutti i territori cinesi occupati dai giapponesi nel corso della seconda guerra mondiale, compresa l’isola in questione. Solamente l’ostracismo degli Stati Uniti nei confronti della Repubblica Popolare Cinese permise l’occupazione illegale del seggio cinese da parte di Taiwan per ventidue anni, fino...
china-flag-cloth-5od9he8gdca8bzy9
Centro Studi Eurasia e Mediterraneo Phoenix TV: Il 5 agosto, il Segretario di Stato americano Antony Blinken, il Ministro degli Esteri australiano Penny Wong e il Ministro degli Esteri giapponese Hayashi Yoshimasa hanno rilasciato una dichiarazione congiunta dopo aver tenuto un dialogo strategico trilaterale. “Non vi è alcun cambiamento nelle rispettive politiche di una sola Cina, ove applicabili, e nelle posizioni di base su Taiwan di Australia, Giappone e Stati Uniti”, si legge nella dichiarazione. Una formulazione simile si trovava nella dichiarazione rilasciata in precedenza dai ministri degli Esteri del G7 e dall’Alto rappresentante dell’UE la scorsa settimana. Qual è il commento della Cina? Wang Wenbin: Il principio di una sola Cina è un consenso internazionale consolidato e una norma di base ampiamente accettata nelle relazioni internazionali. Fa parte dell’ordine mondiale del secondo dopoguerra ed è affermato nella risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. È il fondamento politico per l’istituzione e lo sviluppo delle relazioni diplomatiche tra la Cina e i Paesi del mondo. L’Ufficio degli Affari legali del Segretariato delle Nazioni Unite ha sottolineato nei suoi pareri legali che “le Nazioni Unite considerano “Taiwan” come una provincia della Cina senza uno status separato”. Alcuni Paesi hanno aggiunto unilateralmente precondizioni e clausole alla politica di una sola Cina nel tentativo di distorcere, falsare e svuotare il loro impegno di una sola Cina. Questo è illegale, nullo e non valido. La Cina è fermamente contraria. La definizione del principio dell’unicità della Cina è chiarissima: esiste una sola Cina al mondo, Taiwan fa parte della Cina e il governo della Repubblica Popolare Cinese è l’unico governo legale che rappresenta l’intera Cina. L’applicabilità di questo principio è universale, incondizionata e indiscutibile. Tutti i Paesi che intrattengono relazioni diplomatiche con la Cina e tutti gli Stati membri dell’ONU dovrebbero aderire incondizionatamente al principio di una sola Cina e seguire le indicazioni della Risoluzione 2758 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Quello che hanno fatto alcuni singoli Paesi è essenzialmente un tentativo di travisare e distorcere il principio di una sola Cina. Si tratta in effetti di una sfida ai principi fondamentali del diritto internazionale e alle norme di base che regolano le relazioni internazionali. Si tratta anche di una sfida all’ordine mondiale del secondo dopoguerra. Una persona senza credibilità non ha posto nella società; e un Paese che perde la propria credibilità vacilla. Esortiamo alcuni Paesi ad assicurarsi di leggere la storia, di rispettare gli impegni che hanno seriamente preso nero su bianco e di riconoscere quanto sia pericoloso e dannoso agire in malafede e giustificare le forze separatiste “indipendentiste di Taiwan”. I tentativi di sfidare il principio di una sola Cina, lo Stato di diritto internazionale e l’ordine internazionale sono destinati a essere respinti dalla comunità internazionale e a non portare a nulla. Bloomberg: Vorrei solo chiarire, il gruppo ASEAN ha appoggiato la Cina sulle recenti azioni di Taiwan? Lo chiedo perché anche Antony Blinken cita l’ASEAN a sostegno della posizione degli Stati Uniti. Mi chiedevo se potesse chiarire un po’ la...
cacd-diplomata-itamaraty-diplomacia-como-fica-a-reuniao-anual-do-g7-em-meio-a-pandemia
Il testo della seguente dichiarazione è stato diffuso dai ministri degli Esteri del G7 di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito e Stati Uniti d’America e dall’Alto Rappresentante dell’Unione Europea. Di seguito il testo della dichiarazione congiunta: “Noi, i Ministri degli Esteri del G7 di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Regno Unito, Stati Uniti d’America e l’Alto rappresentante dell’Unione europea, riaffermiamo il nostro comune impegno a mantenere l’ordine internazionale basato sulle regole, la pace e stabilità attraverso lo Stretto di Taiwan e oltre. Siamo preoccupati per le recenti e annunciate azioni minacciose da parte della Repubblica popolare cinese (RPC), in particolare esercitazioni a fuoco vivo e coercizione economica, che rischiano un’inutile escalation. Non vi è alcuna giustificazione per usare una visita come pretesto per un’attività militare aggressiva nello Stretto di Taiwan. È normale e di routine per i legislatori dei nostri paesi viaggiare a livello internazionale. La risposta escalation della RPC rischia di aumentare le tensioni e destabilizzare la regione. Chiediamo alla Repubblica popolare cinese di non modificare unilateralmente lo status quo con la forza nella regione e di risolvere le divergenze attraverso lo Stretto con mezzi pacifici. Non vi è alcun cambiamento nelle rispettive politiche cinesi, ove applicabili, e posizioni di base su Taiwan dei membri del G7. Ribadiamo il nostro costante e condiviso impegno a mantenere la pace e la stabilità attraverso lo Stretto di Taiwan e incoraggiamo tutte le parti a rimanere calme, esercitare moderazione, agire con trasparenza e mantenere aperte linee di comunicazione per evitare malintesi.