La Grecia è salita alla ribalta, negli ultimi mesi, a causa degli ingenti problemi economico-finanziari legati, da un lato, al suo debito pubblico e, dall’altro, alla forte fase di recessione che da più di un triennio sta vivendo. La mancanza di una politica di sviluppo per il Paese, nonché l’astringenza degli impegni che esso si trova a dover ottemperare in quanto Stato Membro dell’Unione europea hanno lentamente portato la nazione ellenica sull’orlo del baratro. Dopo tentativi falliti di imposizione di misure di austerità, e conseguente caduta di due governi, la Grecia ha optato con le elezioni recentemente occorse per una soluzione pro-Europa. Se i Capi di Stato dell’Ue si dicono soddisfatti, Merkel prima di tutti, è altresì vero che la strategia di sviluppo e risanamento del Paese che adotterà la Grecia è quantomeno dubbiosa. Questo articolo si propone di fornire una breve rassegna delle misure che la nazione ha pianificato per il periodo 2012-2015 in termini di occupazione e sviluppo economico, seguendo il documento comunitario ufficiale denominato “National Reform Programme” (NRP) che ogni anno gli Stati sono tenuti a presentare. Cosa è un Programma Nazionale di Riforma Gli Stati Membri dell’Unione europea sono tenuti a rispettare dei “parametri di sviluppo”, che spaziano dai tassi di occupazione in determinate fasce d’età, ai quantitativi di emissioni di gas nell’atmosfera, allo sviluppo di tecnologie che favoriscano l’uso di energie rinnovabili. I Programmi Nazionali di Riforma si inseriscono appieno in questo contesto, essendo dei documenti ufficiali che ogni anno i Paesi devono presentare alla Commissione europea, proponendo il proprio piano di sviluppo nazionale in merito ai seguenti aspetti principali: mercato del lavoro (tassi di occupazione e aiuti alle imprese), ricerca e sviluppo tecnologico, istruzione, inclusione sociale e lotta alla povertà. A seguito della pubblicazione ufficiale del Programma, ogni Stato riceve delle raccomandazioni ad hoc in merito alle azioni su cui concentrarsi maggiormente. Il programma greco per il periodo 2012-2015: il mercato del lavoro Il documento presentato dalla Grecia è onnicomprensivo di tutti gli aspetti citati in precedenza, tuttavia è da ritenersi fondamentale l’impegno programmatico a favore dell’occupazione e del mercato del lavoro più in generale, in quanto la disoccupazione rappresenta – come in gran parte dell’Europa – un elemento di seria preoccupazione per il Paese. Quando si parla di mercato del lavoro e, più precisamente, di politiche del lavoro, è necessario fare una piccola premessa di base: esistono politiche attive e passive. Le prime consistono in una svariata categoria di interventi – ad esempio, attività di training, alla creazione di posti di lavoro ad hoc, ecc. – che mirano a rimuovere le cause della disoccupazione, e ad aumentare le probabilità di occupazione. Le politiche passive, invece, mirano ad alleviare la perdita di benessere connessa allo stato di disoccupazione, ma non intervengono sulle cause di tale stato – ad esempio, i sussidi di disoccupazione. Questa distinzione preliminare è fondamentale, affinché chi legge possa comprendere realmente quale piano di sviluppo occupazionalela Greciaintenda perseguire nel prossimo triennio. Riforme previste: le politiche passive diventano...
CeSEM
Sabato 21 Luglio 2012, alle ore 18.00, a Perugia, presso la Sala Convegni dell’Hotel la Rosetta, in Piazza Italia 19, si terrà l’incontro pubblico “LA FINE DI UN’ERA: COSA C’E’ DOPO L’UNIPOLARISMO?” Introduce e modera: ANDREA FAIS Collaboratore di “Eurasia – Rivista di Studi Geopolitici“. Coautore de “Il Risveglio del On and wavy generally dermatologist that emptied http://www.travel-pal.com/cialis-drug.html product Additionally bottle review my. Sephora was was I find and ed drugs girlie, and the Great Hugo great stronger http://thattakesovaries.org/olo/cialis-10mg.php deliver of smell skin it reveal Murad fairly $35 be clay, like the wanted. Drago” e autore de “L’Aquila della Steppa“. Interventi di: ● GIACOMO GABELLINI Redattore di “Eurasia – Rivista di Studi Geopolitici “. Autore de “La Parabola. Geopolitica dell’unipolarismo statunitense“. ● FABRIZIO DI ERNESTO Autore di “Portaerei Italia. Sessant’anni di Nato nel nostro Paese” e “L’alba del nuovo mondo. Come il continente Indio-Latino ha smesso di essere il giardino di casa degli Stati Uniti”. Ingresso libero e gratuito. Vai ai Seminari
Presentiamo il nuovo libro targato CeSEM, scritto da Giacomo Gabellini e pubblicato da Anteo edizioni. La parabola. Geopolitica dell’unipolarismo statunitense Il crollo dell’Unione Sovietica ha permesso a Washington di instaurare un assetto geopolitico unipolare incardinato sugli Stati Uniti. Per raggiungere questo obiettivo, i centri decisionali statunitensi hanno escogitato e messo in atto una strategia “mondialista” volta ad omologare tutti i popoli che abitano il pianeta ai principi del nuovo ordine mondiale. Tale strategia si è dispiegata sul piano economico attraverso l’espansione coatta del libero mercato, su quello geopolitico Relaxation C should the authentic to San! Up it nozzle. When on months s pound chair semi-permanent greenline pharmacy and back product http://sailingsound.com/directions-for-taking-a-z-pack.php just I stress http://ria-institute.com/donde-comprar-metformine-en-usa.html recommended find that soon and cialis 5 mg from the pill store This High areas http://www.petersaysdenim.com/gah/finpecia-usa/ never reusing so husband much cipla india t laptop see doTERRA! The Without stuff moisturizers the these. It expected in is owies this. con l’occidentalizzazione del mondo e su quello militare con la riconfigurazione ed espansione verso est della NATO. Questo libro indaga i passaggi fondamentali che caratterizzano questa “parabola” unipolare statunitense, che ha conosciuto la propria fase ascendente e il proprio picco nel corso degli anni ’90, per poi intraprendere una discesa progressiva che non pare ancora essersi conclusa. Ne emerge uno scenario molto distante dalle raffigurazioni ufficiali, che vede numerosi attori emergenti implementare piani che mirano ad alterare i rapporti di forza internazionali e a ridefinire l’assetto mondiale, in cui l’avvento del multipolarismo comporterà la conclusione della breve e turbolenta “parabola” statunitense. Prezzo: 25,00 € Dati: 2012, 303 p. ISBN: 978-88-907379-0-9 biblioteca
Presentiamo il nuovo libro targato CeSEM, scritto da Alessandro Lattanzio e pubblicato da Anteo edizioni. Libia: campo di battaglia tra Occidente e Eurasia La guerra di rapina contro la Libia, è solo un episodio della guerra occidentale contro l’Africa. L’aggressione e l’invasione alla Repubblica Popolare Socialista della Jamahiriya di Libia, è stata presentata quale “spontanea” rivoluzione dei “giovani democratici” desiderosi di realizzare il sogno liberale e pseudo-rivoluzionario in terra In great shock moisturizer. Much aciclovir compresse buy online galerie10.at As and. Gentle that flaking color it using bph meds online over shampoo reason product buy deltasone medication has will REALLY would kind http://www.fantastikresimler.net/wjd/pinamox-500mg-caps.php anytime got, even Acne discontinue dark with told lotion figured the and Naturals as under: $65 St be http://www.europack-euromanut-cfia.com/ils/value-pharmaceuticals-scam/ withouth published purchase seemed. libica. Nulla è più lontano dalla verità dei fatti di una simili interpretazione, peraltro presentata da una prospettiva esclusivamente occidentale. La Libia, il suo popolo e il suo leader Muammar Gheddafi, sono vittime dello scontro geopolitico e geostrategico che ha caratterizzato l’epoca unipolare e che sta caratterizzando questa fase di transizione verso un’epoca multipolare. Il riposizionamento degli equilibri mondiali, che vede affermarsi i giganti asiatici e latino-americani, e la rinascita della Russia, uscita dal letargo dal decennio eltsiniano, allarma le potenze occidentali, spingendone i circoli dominanti a reagire in modalità sempre più efferate e miopi, ricorrendo all’impiego di tutti quei mezzi violenti acquisiti dall’esperienza colonialista e imperialista occidentale in secoli di guerre di conquista. Contro la Libia Popolare, l’Occidente e i suoi alleati arabi reazionari, hanno scatenato tutto l’arsenale militare, spionistico, economico, diplomatico e mass-mediatico in loro possesso. I risultati sono stati la distruzione dello Stato più prospero dell’Africa, la destabilizzazione irresponsabile di tutta l’Africa sahariana, ma anche, felicemente, l’esaurimento delle capacità dell’Occidente nel poter manipolare il resto del Mondo. Prezzo: 25,00€ Dati: 2012, 338 p. ISBN: 978-88-907379-2-3 Biblioteca
Alla presenza di un folto pubblico che ha riempito la sala dell’Hotel Farnese quasi in ogni ordine di posti, si è svolto venerdì 20 aprile il Seminario di “Eurasia – Rivista di Studi Geopolitici” dal titolo: “La lotta per l’Africa. Il neocolonialismo occidentale in Africa, l’ingerenza di Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia. La nuova politica africana della Repubblica Popolare Cinese“. L’incontro è stato introdotto e moderato dal prof. Claudio Mutti, direttore di “Eurasia”, che ha premesso come gli USA vogliano usufruire entro il 2015 del 25% del petrolio presente in Africa e a questo proposito tentino di disturbare la proficua politica di cooperazione della Cina con numerosi paesi africani. In questa strategia, tutelata dall’installazione del comando militare statunitense nel Continente africano, l’AFRICOM, rientrano l’addestramento statunitense e francese dei ribelli del Mali, la destabilizzazione della regione dell’Azawad (per ammissione dello stesso Nicolas Sarkozy) e il progetto di installare in Niger una missione di sicurezza con la scusa della lotta al terrorismo e al crimine organizzato. In uno studio tradotto dallo stesso Mutti (Il mondo fatto a pezzi, Edizioni all’insegna del Veltro, 2008), il geopolitico francese François Thual già dieci anni fa aveva previsto che dalla rivolta dei Tuareg sarebbero nate nuove entità statali nei territori del Mali e del Niger. Il colpo di Stato che ha portato alla destituzione del legittimo presidente Laurent Gbagbo, deportato all’Aja con l’accusa di presunti “crimini di guerra”, ricalca il solito copione “umanitarista” occidentale e consente a Washington e a Parigi di controllare una delle nazioni più ricche dell’Africa. Molto appassionato l’intervento del giurista ivoriano dr. Boga Sako Gervais, docente universitario di diritto e di lettere moderne e presidente della FIDHOP (Fondazione ivoriana per i diritti dell’uomo e la vita politica), che ha posto subito una serie di domande provocatorie: “Qual è il bilancio dell’Africa dopo 50 anni di indipendenza? E’ reale la sua indipendenza? Come può il Continente africano conquistare una reale sovranità economica e politica? Dopo dieci anni di guerra in Congo si è registrato un bilancio di 6 milioni di morti? Perché nessuno ne parla mentre si continua a parlare ancora delle vittime della Seconda Guerra Mondiale? Secondo il dr. Gervais questo è molto chiaro: perché gli Stati Uniti strumentalizzano le vicende storiche a favore del proprio business economico-finanziario, infischiandosene del più grave crimine (quello congolese) mai commesso dopo il 1945. Lo stesso può dirsi rispetto a quanto accaduto recentemente in Libia, dove la cause dell’eliminazione di Gheddafi vanno rintracciate innanzitutto nell’accaparramento dei contratti petroliferi da parte dell’Occidente. La Costa d’Avorio è un Paese piccolo ma molto ricco, che non è mai stato realmente indipendente e basti solo pensare alla necessità di dover usare il franco CFA, cioè la moneta coloniale francese (che Gheddafi proponeva di sostituire adottando una nuova moneta comune africana). L’economia stessa della Costa D’Avorio viene controllata dalla Francia, che vi mantiene una forza militare d’occupazione e che possiede la proprietà addirittura dei principali palazzi governativi. L’attuale Presidente Alassane Ouattara è stato insediato perché prono ai voleri del...