9 Giugno 2026

cese

propaganda-anticinese
di Hu Xijin Traduzione Paolo Marcenaro da Global Times “Safeguard Defenders”, una cosiddetta organizzazione per i diritti umani con sede in Spagna, ha pubblicato martedì un rapporto, affermando che i criminali in fuga all’estero che sono stati inseguiti e rimpatriati in Cina durante le operazioni annticrimine cinesi note come Fox Hunt e Sky Net; tra questi rimpatriati vi sarebbero, secondo le pretese dell’organizzazione, molti dissidenti politici. Detta organizzazione avrebbe criticato ciò come una grave violazione dei Diritti umani e un danno alla sovranità giudiziaria dei Paesi interessati. L’organizzazione ha invitato tali Paesi a porre fine alla cooperazione giudiziaria sull’estradizione con la Cina.Va sottolineato che l’accusa di “Safeguard Defenders” è tutta basata sull’ideologia, opponendosi palesemente al popolo cinese che odia la corruzione e i crimini economici, che sono gli unici addebiti in base ai quali tali criminali sono stati fermati, arrestati ed estradati. “Safeguard Defenders”, lungi dal proteggere ‘Diritti’ si comporta come un culto contro l’Umanità. Ciò che è insolito è che, sebbene non sia molto influente in Occidente, non appena il rapporto dell’organizzazione è stato pubblicato, i media occidentali hanno immediatamente pubblicato numerose notizie correlate. Ciò dimostra che diffamare la Cina ha un mercato dell’opinione pubblica enorme e anormale in tutto l’Occidente. Come è noto a tutti, le operazioni anticrimine Fox Hunt e Sky Net sono misure importanti per la campagna anticorruzione cinese e la governance basata sulla legge. Ci sono stati risultati essenziali dal lancio delle due operazioni nel 2014 e nel 2015. Migliaia di funzionari corrotti latitanti e criminali economici sono stati estradati o riportati in Cina per scontare i loro crimini, recuperando decine di miliardi di yuan in perdite economiche e imponendo un forte deterrente per potenziali fuggitivi. “Safeguard Defenders” difende quei criminali e usa l’ideologia per distruggere le nozioni di base di bene e male nell’ambito della cooperazione giudiziaria tra Paesi occidentali e Nuova Cina. Quei funzionari corrotti hanno forse fornito fondi all’organizzazione per tale servigio di propaganda a loro favore? La domanda é lecita e, se il ‘Rasoio di Occam’, ha qualche validità la risposta ha ottime probabilità di risultare positiva. “Safeguard Defenders” sarebbe dunque un bastione di propaganda anticinese pronto a farsi foraggiare da conclamati criminali per coprire le loro colpe e presentarli alle ignare opinioni pubbliche europee ed americane come innocenti agnelli perseguitati dal tirannico Governo comunista. Qui, voglio fare appello affinché le persone rette in Spagna dovrebbero contro-accusare “Safeguard Defenders”, e spingere per indagare sui suoi conti e vedere se il denaro speso contiene contributi illeciti versati da criminali, che hanno sottratto ricchezza dalla Cina e dal suo popolo lavoratore. Inoltre, è necessario promuovere un’indagine per verificare, oltre ai pregiudizi ideologici, se ci sono collegamenti di interessi dietro le voci che attaccano l’operazione cinese anticrimine Fox Hunt, e se c’è di per sé corruzione. Nella maggior parte dei casi, l’inseguimento dei fuggitivi all’estero da parte del personale cinese richiede il supporto e la cooperazione del Paese in cui si trovava il fuggitivo in quel momento. Se gli atti del personale cinese violano le leggi dei Paesi interessati e danneggiano l’ordine locale,...
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di Sorel Kathy Mbah ‘’La sopravvivenza del Sudan è minacciata…il Paese è ad una “svolta pericolosa che minaccia tutta la sua sopravvivenza’’. È con queste parole pessimiste che Abdallah Hamdock ha consegnato il grembiule di capo del governo nei giorni scorsi. È da ricordare che il Premier era stato arrestato in ottobre prima di essere riportato al posto di capo dello Stato un mese dopo. Con questo atto che si può definire “disperato”, l’ex capo del Governo ha confessato la sua incapacità ed impotenza a condurre il Paese verso le elezioni generali e democratiche dopo la caduta emblematica del presidente Omar Al Bashir, il quale è stato deposto nel 2019 dall’esercito sudanese. Abdallah Hamdok si è dimesso dopo un’altra giornata di proteste di massa nella capitale Khartoum. Questa ennesima manifestazione è scoppiata in seguito al nuovo colpo di Stato perpetrato il 25 ottobre 2021. In effetti, è da ricordare che il Premier è stato arrestato insieme a tutti i membri del governo da un gruppo di soldati guidati dal generale Abdel Fattah Al-Burhane. La situazione che prevale oggi in Sudan, ovvero il fallimento del processo di transizione, potrebbe essere spiegata dalla natura stessa del processo che era in corso. Dopo la caduta nel marzo 2019 di Omar al-Bashir, destituito dopo trent’anni di regno, il Paese è stato guidato da un governo di transizione con alla testa un Primo Ministro civile, Abdallah Hamdok, e un Consiglio di Sovranità, composto da presone tratte dai ranghi della protesta e dei soldati, presieduto dal generale Abdel Fattah al-Burhane. Una collaborazione incoerente basata sulla sfiducia reciproca Questo forzata coabitazione ha fatto sì che le due parti non si considerassero come partner, ma piuttosto come potenziali nemici. In effetti, negli ultimi mesi si sono progressivamente deteriorate le loro relazioni. Da una parte un Primo Ministro che non ha esitato a criticare a più riprese l’esercito e i servizi di sicurezza, mettendo in primo piano il loro peso sproporzionato nell’economia, in particolare nei settori strategici. Dal canto loro i militari, che sono stati costretti dall’ampiezza della contestazione ad includere i civili nel processo di transizione, non erano pronti a perdere il loro controllo sul potere e l’economia. Con la Giunta militare ormai al potere e le dismissioni di Hamdok, a Khartoum si preannuncia una situazione politica più che mai complessa e incerta. Postilla Redazione CeSEM Nel frattempo il nuovo governo di Khartoum si sta muovendo sul fronte diplomatico: in un’intervista esclusiva a Ria Novosti, al-Bhuran ha affermato di voler continuare a mantenere i legami tra il suo Paese e la Russia. In particolare si è parlato della ormai nota – e revocata la scorsa primavera – base navale russa sul Mar Rosso. Al-Bhuran ha riferito che la struttura dovrebbe essere costruita ex novo a Port Sudan, facendo parte degli attuali accordi con Mosca seppur in fase di trattativa. Il leader sudanese ha anche ribadito che Khartoum ha una cooperazione “di lunga data e continua” con la Russia e che “la sosterremo pienamente, perché la Russia è...
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Agli inizi di ottobre Baku ha ospitato la conferenza Azerbaigian & Caspian Oil and Gas Week 2015 nella quale sono stati analizzati gli sviluppi del mercato petrolifero e del gas naturale della regione caspica e dell’Azerbaigian e nella quale sono stati presentati i progetti futuri del settore. Questa conferenza ha permesso di porre l’accento sul crescente e consolidato ruolo che lo Stato azerbaigiano sta avendo nel mercato energetico grazie ad una diretta partnership con l’Europa che ha individuato nell’Azerbaigian uno dei fornitori di gas naturale per diminuire la sua dipendenza dalla Russia. Abbiamo intervistato Elnur Soltanov, Rettore della Scuola degli Affari Internazionali e Pubblici della ADA University di Baku e Direttore del Caspian Center for Energy and Environment, con l’intento di avere una panoramica del settore energetico azerbaigiano e comprendere gli assetti e le dinamiche regionali. Guardando all’Azerbaigian ed al ruolo che ha assunto e sta assumendo sempre di più nel mercato energetico, e pensando anche alla partnership che si sta creando con l’Unione Europea per quanto riguarda la fornitura di gas naturale, crede che possa esistere una reale competizione tra Baku e Mosca in questo settore? “Le relazioni tra i due paesi sono ottime e proseguono nelle direzione del rafforzamento e dell’implementazione in diversi settori. Se tralasciamo gli aspetti relativi alla diplomazia internazionale ed alla sicurezza che vedono coinvolta la Russia al fianco dell’Armenia, paese con il quale l’Azerbaigian è in conflitto per la regione del Nagorno-Karabakh, e concentriamo la nostra attenzione soltanto sul settore del petrolio e del gas naturale, posso affermare che i nostri rapporti sono ottimi e non esiste una vera sfida tra i due paesi. Infatti i nostri progetti principali, il Trans Anatolian Pipeline (TANAP) ed il Trans Adriatic Pipeline (TAP), non hanno ricevuto una opposizione diretta ed ufficiale da parte del Cremlino e nessuno dei rappresentanti del Governo di Mosca credo abbia mai affermato che questi progetti siano inaccettabili. Inoltre analizzando le nostre rotte di esportazione del gas è possibile vedere come queste non “minacciano” direttamente la Russia, perché prendono in esame delle aree geografiche dove l’interesse russo non è reale ed attivo, mentre escludono ad esempio la zona dell’Europa centrale dove attualmente la Gazprom opera. Se poi volessimo prendere in esame anche la possibilità dell’esportazione del gas turkmeno in Europa attraverso le rotte dell’Azerbaigian, anche questo caso secondo la mia opinione non può essere visto come una vera minaccia per la Russia e per la sua presenza nel mercato energetico europeo. In conclusione posso dire che, a mio parere, le relazioni azero-russe sono ottime anche nel settore energetico e che l’idea di una sfida oppure di un Azerbaigian antagonista della Russia mi sembra non plausibile e reale”. Se parliamo del progetto Turkish Stream che il Cremlino sta cercando di promuovere e realizzare, come potrebbe questo gasdotto influenzare le esportazioni dell’Azerbaigian ponendolo in relazione al diretto legame che lega Baku ad Ankara attualmente grazie al TANAP? “Credo che il Turkish Stream sia un progetto ideato dalla Russia che inizialmente dovrebbe trasportare 63 milioni...