15 Giugno 2026

attività internazionali

All’Università del PCC “Ñico López” si è aperto lo scorso 15 ottobre il III Incontro internazionale delle pubblicazioni teoriche della sinistra: delegazioni di oltre trenta paesi hanno discusso sovranità ideologica, IA e comunicazione strategica. Il Presidente Díaz-Canel: oggi «Pensare è combattere, pubblicare è resistere, comunicare è liberare». All’Università del Partito Comunista di Cuba “Ñico López” si è aperto il 15 ottobre il III Incontro internazionale delle pubblicazioni teoriche dei partiti e movimenti di sinistra. L’evento, inaugurato da Roberto Morales Ojeda, membro del Politburo del PCC e responsabile dell’organizzazione per il Comitato Centrale del Partito, ha riunito delegazioni di oltre trenta paesi per discutere sovranità ideologica, sfide comunicative nell’era dell’IA e unità del campo progressista. Tra i presenti, per l’Italia, Giulio Chinappi, in rappresentanza del CeSEM e di Anteo Edizioni. L’inaugurazione ha posto fin dall’inizio il baricentro politico e culturale dell’incontro, che non rappresenta un semplice convegno accademico, ma una “officina” di analisi e proposta, chiamata a trasformare la ricerca teorica in prassi condivisa. Nel suo intervento d’apertura, Roberto Morales Ojeda ha richiamato l’eredità di Cuba Socialista, la rivista teorica del Partito, e l’indicazione di Fidel Castro nel 1961: diffondere le esperienze della Rivoluzione, discutere i problemi della trasformazione socialista, esaminare con il marxismo la lotta della classe operaia e curare la formazione ideologica e pratica dei quadri. Il 2025, segnato dall’avvio delle celebrazioni del centenario della nascita di Fidel, ha offerto il contesto simbolico per ribadire che teoria e organizzazione restano fattori decisivi di tenuta e avanzamento del progetto socialista. Morales Ojeda ha insistito sulla necessità di “incontrarsi con urgenza”, perché l’aggressività della politica statunitense, la corsa bellicista e le minacce alla pace non consentono esitazioni o frammentazioni tattiche. Nel suo discorso, ha denunciato la “complicità criminale” con il genocidio in Palestina, i piani di destabilizzazione contro il Venezuela e il ritorno di un colonialismo culturale che mira a erodere identità, storia e valori dei popoli. Il marxismo, ha affermato, non è un catechismo immutabile ma una guida per l’azione, da applicare dialetticamente al presente, per comprendere diseguaglianze, sfruttamento e dominazione non solo sul piano economico, ma anche in quello politico e simbolico. In tale prospettiva, l’Incontro è stato presentato come un dispositivo per rinsaldare i legami tra teoria e prassi, costruire saperi collettivi, articolare risposte comuni a partire dalla diversità delle esperienze, con un’attenzione particolare alla gioventù, alla formazione politica e al ruolo delle donne e degli uomini impegnati in un mondo più giusto. La giornata inaugurale ha ospitato, nella sua sessione pomeridiana, la conferenza magistrale del professore e giornalista franco-spagnolo Ignacio Ramonet, dedicata a informazione, manipolazione e alle sfide poste dalla super-intelligenza artificiale quantistica. Ramonet ha descritto la discontinuità tecnologica in corso come una “grande rottura” capace di disfare gli assetti comunicativi attuali, con impatti multipli: dal mercato del lavoro alla marginalizzazione dei ceti medi nel capitalismo, fino ai rischi elevati di disinformazione sistemica. Per la sinistra, la posta in gioco è quella di governare minacce e distorsioni che possono indebolire coscienze e tessuto civico, ma anche di cogliere le opportunità di democratizzazione della...