In sostanza, il Kosovo rappresenta l’ennesimo fallimento di nation building made in USA e nessuna delle sue componenti può dirsi oggi soddisfatta.
Serbia
Il caos politico a Priština, incapace di esprimere un governo dopo il voto di febbraio e avviata a nuove elezioni, mette in luce il fallimento del protettorato occidentale, mentre Belgrado riafferma la propria sovranità sulla Provincia autonoma di Kosovo e Metohija.
Il quotidiano Haaretz ha rivelato il ruolo di Srulik Ajnhorn - guru israeliano del marketing attualmente sotto inchiesta nel suo Paese - che risiede ora a Belgrado, dove gestisce una società di consulenza nell’esportazione di munizioni in Israele, nonché i dettagli della campagna di pubbliche relazioni da lui creata per Vučić: dalla rappresentazione del presidente come pacificatore nei conflitti globali e star di podcast popolari, all’assunzione di autori famosi affinché scrivano cose positive su di lui, fino ai cartelloni pubblicitari nelle capitali occidentali per promuovere “l’era Vučić”.
Le relazioni bilaterali tra la Repubblica di Serbia e la Federazione Russa si basano su un partenariato strategico fondato su un profondo sentimento reciproco di amicizia, una storia secolare di relazioni e una tradizione di vicinanza linguistica, spirituale e culturale di popoli fratelli. La dinamica dei contatti al più alto livello tra i funzionari dei due Paesi è da sempre intensa.
Il Centro serbo per gli studi geostrategici, in collaborazione con il Consiglio di coordinamento delle organizzazioni non commerciali della Russia, ha organizzato a Mosca il 28 novembre una tavola rotonda dal titolo: “I Balcani al crocevia, con chi sarà la Serbia in un mondo multipolare”.
Ci sono pochissimi Paesi che hanno sofferto un’aggressione occidentale davvero immotivata quanto la Serbia. Per secoli, il polo di potere più vile del mondo ha cercato di distruggere il piccolo Paese del sud-est europeo, inviando una forza di invasione dopo l’altra, uccidendo milioni di civili serbi.
La risoluzione sul genocidio di Srebrenica, approvata dall’ONU, è vista come parte di una guerra ibrida occidentale contro la Serbia, mirata a delegittimare il governo di Vučić, ma ha invece rafforzato il sostegno interno e l’idea di una possibile riunificazione con la Republika Srpska.
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha designato l’11 luglio come “Giornata Internazionale di Riflessione e Commemorazione del Genocidio del 1995 a Srebrenica”. La Serbia, rappresentata dal presidente Aleksandar Vučić, ha contestato la risoluzione, considerandola politicizzata e divisiva.
Il presidente cinese Xi Jinping ha visitato la Serbia, dove ha incontrato il suo omologo Aleksandar Vučić, con il quale ha firmato una dichiarazione congiunta che stabilisce l’obiettivo di approfondire ed elevare il partenariato strategico globale tra i due Paesi.
Il referendum del 21 aprile nel Kosovo settentrionale, fortemente contestato dalla popolazione locale di etnia serba, ha messo nuovamente in evidenza le divisioni etniche e le sfide politiche nella regione, con i serbi sottoposti ad un attacco scatenato su più fronti.