Negli Stati Uniti si è verificato uno degli sviluppi più significativi degli ultimi anni nel dibattito sul futuro della moneta digitale. Il Senato americano ha infatti approvato il 21st Century ROAD to Housing Act, un ampio provvedimento dedicato principalmente all’edilizia e all’accessibilità abitativa, all’interno del quale è stata inserita una disposizione che vieta alla Federal Reserve di emettere una Central Bank Digital Currency (CBDC) almeno fino al 31 dicembre 2030. Il provvedimento ha ottenuto un sostegno bipartisan particolarmente ampio, raccogliendo una maggioranza schiacciante in Senato.
Pat Antonini
Scrittore di narrativa e saggistica, ha collaborato e collabora con testate sia digitali che cartacee, tra le quali: Dragonsword, Hyperborea, Sword & Sorcery Italia, Centro Studi Eurasia-Mediterraneo, Corriere di Viterbo, Oasis, Dimensione Cosmica, Astonishing Tales, Zothique,
di Patrizio Antonini I media occidentali si sono occupati del Vertice di Samarcanda dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai presentandolo in modo sbrigativo, come una coalizione autoritaria e anti-occidentale, oppure evidenziandone aspetti penalizzanti per Putin, dove viene ipotizzato che il presidente russo abbia ricevuto un “freno” da India e Cina salvo tuttavia “rimproverare” in maniera contraddittoria questi stati per non aver dato abbastanza peso alla crisi Russia-Ucraina. Questi sono aspetti che tratteremo solo marginalmente, dato che si trovano a riguardo opinioni per “tutti i gusti” nei media italiani. L’ Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), come ben sappiamo è un organo sovrannazionale fondato nel 1996 da Russia, Cina, Kazakhistan, Kirghizistan e Tagikistan. Nel 2001 si è aggiunto l’Uzbekistan e nel 2017 anche India e Pakistan firmarono l’adesione al Vertice di Astana come membri a pieno titolo. Successivamente, nel Vertice di Ekaterinburg la Bielorussia è stata inclusa come partner e nel 2015 è stata elevata al ruolo di stato osservatore. Nel 2021 Afghanistan e Iran sono stati nominati Paesi osservatori. Quest’anno Armenia, Azerbagian e Turchia hanno ricevuto accoglienza con il ruolo di “partner“. É ormai confermato che anche Arabia Saudita, Egitto e Qatar stiano valutando un avvicinamento anch’essi a titolo di “partner“. Si è più volte sottolineato – soprattutto dai media turchi più importanti – che Ankara sta avendo un ruolo importante in questi dialoghi internazionali, e ciò alimenta una cooperazione con Russia, Iran e Cina che prende corpo sempre di più. Si ritiene giusto – come accennato in premessa – evidenziare brevemente che i media occidentali hanno sollevato molte critiche al recente Vertice di Samarcanda, additandolo come una sorta di “covo anti-occidentalista” e di alleanza di “stati autoritari“, oltre che dipingerlo come una scappatoia per le sanzioni occidentali. Inoltre viene rimproverato a questi stati di aver salutato positivamente Putin senza dare peso alla guerra in Ucraina. In sostanza, per esser chiari, viene rinfacciato a queste nazioni di non aver tenuto il broncio alla Russia e gran parte dei giornali cartacei e online occidentali non sono mancati nel redarguire la coalizione per la “colpa” di volersi affrancare dall’occidente e di trovare un modo “furbetto” per rendere inutili le “punizioni” e i “castighi” , vale a dire le sanzioni degli stati occidentali; un discorso assolutamente fuori dalla realtà, già solo per il fatto che si considera scontato che l’occidente possa – ad oggi – punire questi stati a prescindere, sulla base della sua superiorità morale. Si potrebbe commentare l’assurdità di questi toni da parte dei media occidentali ancora a lungo, e parlare di un distacco assoluto dalla realtà verso una sorta di metaromanzo fantapolitico globale, ma non è questo il tema che ci interessa oggi, anche perché, purtroppo, i mainstream media occidentali si commentano da soli. Pur riconoscendo pertanto piuttosto riduttive, svilenti e parziali le critiche di molti giornali europei e anglosassoni riguardo alla coalizione e allo specifico appuntamento di Samarcanda, si può senza dubbio dire che quest’ultimo è un forum finalizzato anche a ridurre il ruolo degli Stati Uniti...
di Patrizio Antonini Articolo pubblicato il 4 Novembre 2020 sul sito internet comedonchisciotte.org Gli scrittori di fantascienza e gli strateghi militari pensavano già molti anni fa – prima degli anni ’80 – ad un sistema di centralizzazione delle informazioni capace di distribuirle, poi, su scala globale alle basi militari in pochi secondi e per mezzo di una intelligenza robotica. Non preoccupatevi, non stiamo per propinarvi una delle solite metafore mozzafiato film-realtà, magari con citazione di Orwell dietro l’angolo che va sempre forte, ma qualcosa di sottilmente diverso: D’altro canto, dagli anni 60′ in poi, gli scrittori di fantascienza hanno mutato il loro paradigma smettendo di ricercare il “sense of wonder” avventuroso di stampo verniano-haggardiano – e per netta conseguenza anche burroughsiano – che è stato sostituito da un’attenzione assidua allo sviluppo tecnologico militare, di guerra psicologica, di intelligence e sorveglianza per orientare la precisione delle loro distopie predittive ( vedi sotto *n.1). Hallison, Silverberg, Gibson, Vinge tra i tanti, sono una cristallina manifestazione di tutto questo. Il discorso è comprensivo anche di logiche non troppo diverse dalla “Dead Hand” tradotto in “Sistema Perimetrale” ovvero quell’arma in grado di innescare missili usata principalmente nella logica di deterrenza “Fail Deadly” durante la Guerra Fredda. Sappiamo bene che il conflitto tra USA e CINA ottemperante ad una linea di sviluppo imparentata con i concetti di guerra fredda ha le tecnologie intelligenti, l’esplorazione spaziale, l’approvigionamento energetico e le criptovalute come obiettivi primari. Le istanze di espansione delle tecnologie intelligenti stanno beneficiando di un potenziamento del tutto accelerato anche in ambito bellico, in aggiunta a quello civile che Shoshana Zuboff ¹ racconta nelle sue inchieste parzialmente toccate anche nel nostro articolo sulla storia partita dal protocollo IPTO e la militarizzazione dei social network. Tra le molte cose che la presunta pandemia è stata in grado di fare vi è quella di provocare un impedimento severo all’efficienza dei membri dei servizi sensibili degli Stati Uniti: US Air force One riportava 33.000 membri estromessi per contagio dalle loro funzioni [1] e quel numero è aumentato. Anche questo, ma ovviamente non solo questo, ha contribuito a convincere il Pentagono a portare avanti una accelerazione di tutte le procedure per il potenziamento delle tecnologie intelligenti in ambito militare finalizzate ad operazioni critiche. Ovviamente gli sviluppi pandemici sembrano aver velocizzato tutto questo, ma non si può ignorare il sentore che la valanga avesse bisogno soltanto di una “spintarella”. Tra le linee di sviluppo in questo ambito sono previste sentinelle robotiche, droni di sorveglianza dei campi di battaglia e sottomarini autonomi. Potremmo certo identificare queste operazioni come l’occasione di imporre un metodo di sostituzione e svecchiamento di alcune armi standard con quelle dotate di I.A., ma il livello ritmico che il Pentagono si prepara ad imporre è probabilmente destinato a crescere non solo nei tempi, ma anche nella capillarità e nel “grado di affidamento” alle I.A. Secondo quelle che vengono definite “Urgenti Questioni di sicurezza per i pericoli che si stanno prospettando” sono in progetto non solo armi ordinarie intelligenti come...