Vantaggi e svantaggi, cause ed effetti, dei due accordi con cui gli Stati Uniti intendono isolare la Cina e la Russia. Gli accordi Il 5 ottobre 2015 i rappresentanti di dodici Paesi asiatici e americani hanno firmato il Partenariato Trans-Pacifico (TPP, dall’inglese Trans-Pacific Partnership). Si tratta del più vasto accordo regionale di libero scambio mai raggiunto: riguarda economie che valgono quasi 30 mila miliardi di dollari di PIL annuo, il 40% di quello mondiale ed un terzo del commercio internazionale. L’accordo è stato siglato dopo più di cinque anni di negoziazioni, ma deve ancora essere ratificato dalle singole nazioni (USA, Canada, Giappone, Australia, Brunei, Cile, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam). E’ prevista entro la fine del 2016, invece, la conclusione dell’accordo “gemello” al TPP, ovvero il TTIP (Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, in inglese Transatlantic Trade and Investment Partnership). Quest’ultimo dovrebbe creare una zona economica uniforme tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti, eliminando le tariffe e le barriere non tariffarie che attualmente ostacolano il libero commercio tra le imprese europee e quelle statunitensi. Vantaggi e svantaggi Secondo i negoziatori i due accordi, sostanzialmente speculari, agevolerebbero gli scambi commerciali, promuoverebbero la concorrenza (con il conseguente abbassamento dei prezzi) e aumenterebbero il reddito medio dei cittadini nelle zone interessate. In generale, infatti, i trattati di libero scambio sono ben visti dalla teoria economica: se ogni Paese si specializzasse nella produzione di ciò che è in grado di fare meglio e comprasse il resto dagli altri Paesi, aumenterebbe la produzione, diminuirebbero i costi e, di conseguenza, anche i prezzi. Per questo motivo chi appoggia il TPP ed il TTIP, in virtù dell’abbattimento delle barriere in favore del libero scambio, prevede un aumento delle esportazioni, una riduzione del costo delle importazioni e un aumento del PIL dei Paesi firmatari. Tuttavia, queste previsioni non sono da considerarsi necessariamente veritiere, soprattutto se si considerano gli effetti sul lungo termine. Studiando il TTIP, ovvero l’accordo che riguarda USA ed UE, Jeronim Capaldo, econometrico con l’Organizzazione internazionale del lavoro di Ginevra nonché ex membro del Gruppo di previsione economica dell’ONU, sostiene che “in teoria il TTIP dovrebbe portare a una maggiore integrazione delle due economie (o ventinove: le ventotto europee più l’americana). In pratica, ammettono i suoi stessi sostenitori, l’aumento del commercio transatlantico avverrebbe a scapito di quello intraeuropeo. L’accordo finirebbe dunque per portare a una maggiore integrazione con gli Stati Uniti, ma a una minore integrazione fra i paesi UE. In vista della quale i cittadini europei hanno fatto tanti sacrifici”. Gli effetti a lungo termine del TTIP Esportazioni nette, %PIL Crescita PIL, differenza% Occupazione, unità Reddito da lavoro dipendente, EURO/dipendente Imposte nette, %PIL Rapporto occupazionale, differenza % USA 1.02 0.36 784000 699 0.00 -0.97 UK -0.95 -0.07 -3000 -4245 -0.39 0.01 Germania -1.14 -0.29 -134000 -3402 -0.28 0.75 Francia -1.90 -0.48 -130000 -5518 -0.64 1.31 Italia -0.36 -0.03 -3000 -661 0.00 0.02 Altri del Nord Europa -2.07 -0.50 -223000 -4848 -0.34 1.33 Altri del Sud Europa -0.70 -0.21...