15 Giugno 2026

socialismo jugoslavo

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Progetto di ricerca CeSEM, FOCUS – Balcani, la storia in movimento: quali conseguenze per l’Europa? Risulta ancora oggi interessante ricordare la specificità del modello socialista jugoslavo che, sia pure ormai archiviato da un ventennio sullo “scaffale della storia”, per oltre quattro decenni del secolo scorso ha caratterizzato l’economia e l’inquadramento geopolitico di una importante nazione ai nostri confini. Rispetto al campo dei paesi socialisti del Novecento, la Repubblica Socialista Federativa di Jugoslavia ha infatti detenuto il primato (meritevole o deplorevole, a seconda dei diversi e legittimi punti di vista) di essersi posta come prima “eresia” dei paesi del cosiddetto “socialismo reale”. Per comprendere le grandi e frequenti trasformazioni subite dal sistema economico jugoslavo basato sull’autogestione, e scoprirne le origini, è necessario risalire nel tempo almeno fino alla rottura con l’Unione Sovietica. Non è questa la sede per esaminare particolareggiatamente le circostanze che portarono alla decisione presa dal Cominform nel giugno del 1948; tuttavia dobbiamo accennare brevemente ad alcune cause dei contrasti che si erano venuti formando tra i due paesi. Tali cause si possono far risalire al 1937 durante l’esilio a Mosca dei comunisti jugoslavi, nel periodo delle cosiddette “purghe” staliniane. Da alcuni discorsi di Tito traspare una forte volontà autonomistica già radicata nel gruppo dirigente del PCJ negli anni precedenti la guerra di liberazione popolare, per quanto quest’ultima sia stata condotta in nome di un internazionalismo che riconosceva ancora la guida dell’Unione Sovietica e s’impegnava a difenderla, come unico paese socialista, contro gli attacchi dell’imperialismo. Tuttavia i primi veri dissensi nacquero durante la guerra di liberazione, si accentuarono durante l’entrata dell’Armata Rossa in territorio jugoslavo e, immediatamente dopo la guerra, in occasione dell’organizzazione della polizia segreta. Vennero poi le polemiche sulla federazione con la Bulgaria (possibile centro socialista balcanico alternativo a Mosca) , sull’autenticità della rivoluzione jugoslava e sul modello di costruzione del socialismo. Nel giugno del 1949 il Komunist, organo del Partito comunista jugoslavo per la teoria e la prassi marxista, pubblicò un articolo di Milentije Popovic, uno dei principali esponenti della direzione ideologica del paese, intitolato Dei rapporti economici tra i paesi socialisti, che forse ci permette di scoprire la ragione decisiva della rottura tra la Jugoslavia e i paesi cominformisti. L’articolo denuncia lo sfruttamento economico compiuto dall’Unione Sovietica e dagli altri paesi dell’Europa orientale a spese della Jugoslavia attraverso il commercio internazionale. Già nel novembre del I948, in un discorso tenuto a Lubiana, Tito aveva affermato che «i rapporti economici tra i paesi socialisti ancora oggi si fondano sui principi dello scambio capitalistico di merci», e su questa premessa Popovic basò la sua analisi, sostenendo che esisterebbe un tasso di profitto medio mondiale che, nello scambio internazionale, regola la distribuzione del profitto favorendo i paesi più sviluppati, i quali posseggono una composizione organica del capitale superiore alla media mondiale. Nei paesi arretrati il livello della produttività e dell’intensità del lavoro è inferiore a quello medio mondiale; e inoltre, poiché privi di una industria competitiva, essi sono costretti a entrare nel mercato internazionale mediante prodotti agricoli...