10 Agosto 2026

san marino

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L’inizio del XXI secolo e l’era ribattezzata da molti come post-moderna hanno evidenziato come la questione etnico-culturale non sia una vestigia del passato e come il paradigma sistemico della “società senza confini” riveli tutti suoi limiti. Circa 20 anni fa alcune ricerche avevano evidenziato come esistessero 233 gruppi politicizzati, potenzialmente “a rischio”, che avevano deciso di intraprendere un’azione politica in nome dei loro interessi collettivi o che avevano rivendicato la propria separazione economica e politica rispetto al corpo statuale che li inglobava; inoltre su 127 paesi esaminati in questo studio, bel il 75% di essi conteneva minoranze altamente politicizzate. Oltre ai casi di nazionalità che intendono separarsi dallo Stato di appartenenza, conosciamo numerosi popoli che pur non reclamando l’indipendenza rivendicano tuttavia una forte specificità e il riconoscimento di un’autonomia più ampia. Questa è una delle tante ragioni per le quali è necessario ritrovare l’intesa tra Russia ed Europa, senza dimenticare una sinergia economica in base alla quale Mosca fornisce ai paesi della UE circa il 40% del loro fabbisogno di gas e il 30% di quello petrolifero, mentre assorbe il 7% delle esportazioni complessive del Vecchio Continente.. Se analizziamo la questione da un punto di vista geografico bisogna sottolineare come il vero confine orizzontale tra le due grandi aree geopolitiche della massa eurasiatica è quello che separa l’Europa (più la penisola anatolica) con tutta la Siberia fino a Vladivostok, dal resto dell’Asia “gialla” (Cina, Corea e Giappone) nonché dalle altre geopoliticamente omogenee dell’Asia. Un limes che si potrebbe porre attorno al 50° parallelo e che è comunque meno rilevante della differenza culturale e geostrategica che separa la stessa Europa dagli Stati Uniti e che non si riduce certo al fossato geografico rappresentato dall’Oceano Atlantico. Dal punto di vista russocentrico, l’unica sicurezza geopolitica per i secoli a venire non può essere rappresentata che dal controllo sotto qualsiasi forma delle coste della massa eurasiatica settentrionale, quelle coste che si affacciano sui due principali oceani mondiali, l’Atlantico e il Pacifico; in caso contrario, l’Europa sarà prima o poi utilizzata come un ariete americano per sfondare le porte della Federazione Russa e dissolverla nelle numerose realtà etno-religiose che la compongono. Suonano perciò oggi profetiche le parole pronunciate da Vladimir Putin il 10 febbraio 2007 alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera: “Le azioni unilaterali e spesso illegittime non hanno risolto alcun problema … Siamo giunti al momento critico in cui dobbiamo occuparci seriamente dell’architettura della sicurezza globale. E dobbiamo procedere cercando un equilibrio ragionevole tra gli interessi di tutti i soggetti delle relazioni internazionali … ma questo non significa interferire negli affari interni di altri paesi e tanto meno dettare a questi paesi regole che determinano la loro vita e il loro sviluppo”. Evidente nel suo discorso il riferimento ai protettorati internazionali e alle “missioni militari umanitarie” che hanno caratterizzato il mondo dopo il crollo del Muro di Berlino, insieme al processo di nation building e ai programmi economici di aggiustamento strutturale imposti dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale. L’intesa...