FOCUS RUSSIA Mondo russo e mondo iranico: una panoramica generale Lo spazio eurasiatico può essere visto da due prospettive principali: uno strettamente geografico-fisico, con evidenti risvolti storici e culturali, ovvero la massa continentale eurasiatica, che si estende dalle coste atlantiche europee fino all’Asia orientale. In un’altra accezione, l’Eurasia è la zona di influenza naturale, lo spazio vitale o il grande spazio di schmittiana memoria russo (1). Quindi l’Eurasia, da questo punto di vista, sarebbe lo spazio geografico comprendente attualmente la Federazione Russa e gli Stati che una volta facevano parte dell’URSS. Gli analisti russi definiscono questa zona a ovest e a sud della Russia, come estero vicino, per sottolineare il legame esistente tra il proprio paese e le nuove realtà statali a cavallo di Europa e Asia, nate dalla caduta Unione Sovietica all’indomani del crollo del comunismo. A seconda della prospettiva e del senso che per noi può avere il concetto di Eurasia o di spazio eurasiatico, cambia il rapporto che può avere il mondo islamico in generale e il mondo iranico in particolare con il mondo russo, la Russia e l’Eurasia (2). La questione che dobbiamo analizzare è quindi il rapporto geopolitico tra l’Iran, uno dei principali esponenti del mondo musulmano, e il principale paese dell’Islam sciita e del mondo iranico, con la Russia, il mondo russo e lo spazio eurasiatico, in base al punto vista riguardo al concetto di Eurasia. Infatti, se partiamo dal presupposto che l’Eurasia è un continente, in pratica la somma dell’Europa e dell’Asia, in una prospettiva classicamente definita eurasiatista, il ruolo dell’Iran, del mondo iranico e del mondo islamico è quello di parte integrante del processo finalizzato all’unità dei popoli del vecchio continente, dalla penisola iberica alle coste orientali della Cina. Il mondo iranico rappresenta in questo scacchiere, una parte strategica e fondamentale del bordo meridionale della massa eurasiatica, importantissima per un paese come la Russia, vista la volontà del governo nordamericano di attuare la cosiddetta strategia dell’anaconda, volta a chiudere ogni spazio vitale all’URSS ieri, e alla Russia oggi, grazie a una rete di vigilanza russofoba installata nell’Europa orientale, nel Vicino Oriente e nell’Asia sud-orientale. Inoltre, alleandosi con l’Iran, la Russia risolverebbe il suo vecchio problema legato allo sbocco sui mari caldi. Volendo poi analizzare la questione da una visuale tipicamente geopolitica, si potrebbe aggiungere che l’obiettivo dichiarato degli americani è il controllo di quella fascia costiera meridionale dell’Eurasia (intesa come continente) che parte dal Mediterraneo occidentale, ovvero dalla penisola iberica, prosegue per tutto il Mare Nostrum, comprende nella sua parte centrale il Vicino Oriente e l’area strategica e fondamentale per gli equilibri economici del mondo, ovvero il Golfo Persico, per poi proseguire verso l’India, l’Indonesia e l’Estremo oriente (Penisola coreana, coste cinesi e Giappone). Questa teoria è stata alla base della Guerra fredda, ma sembra avere seguito, in forma diversa, ancora oggi. Il primo a proporre una lettura del genere fu il geopolitico Nicholas J. Spykman, nel suo famoso libro The Geography of Peace, pubblicato nel 1944. Egli apertamente sosteneva la...