15 Ottobre 2026

rivoluzione colorata bielorussia

azov
A cura di Giulio Chinappi Alcuni neonazisti bielorussi hanno partecipato al colpo di Stato nel 2014 in Ucraina e ai combattimenti in Donbass, e hanno poi fomentato le proteste contro Aljaksandr Lukašėnka tra il 2020 e il 2021. Tra i nomi anche quello di Roman Protasevič. La presenza dei battaglioni neonazisti in Ucraina non può oramai essere negata neppure dalla stampa mainstream al servizio dell’imperialismo atlantista. Meno note sono le vicende dei neonazisti bielorussi, che pure hanno giocato un ruolo non di secondo piano nel colpo di Stato ucraino del 2014, per poi tentare di fare lo stesso anche in patria, ma senza successo. Le vicende dell’organizzazione neonazista bielorussa Zagin Pogonia sono state analizzate dal giornalista francese Laurent Brayard sul sito Donbass Insider. Secondo Brayard, i neonazisti di Zagin Pogonia non solo sono stati coinvolti nel golpe del febbraio 2014 contro il governo di Viktor Janukovyč, ma avrebbero poi continuato ad imperversare nel Donbass, trovando nel comune sentimento antirusso il punto di contatto con i neonazisti ucraini del battaglione Azov e con i partiti di estrema destra Svoboda e Pravyj Sektor. In particolare, l’organizzazione bielorussa sarebbe collegata a vari traffici, in particolare di armi, omicidi politici e partecipazione a disordini politici. L’origine dell’estrema destra bielorussa è da ricercarsi nell’effimera esperienza della Repubblica Popolare Bielorussa, uno Stato fantoccio creato dalla Germania nel marzo del 1918, in seguito all’invasione del territorio russo da parte dell’esercito tedesco nel corso della prima guerra mondiale. In particolare, la firma del trattato di pace di Brest-Litovsk, che segnò la fine della partecipazione russa al conflitto, diede la possibilità ai nazionalisti bielorussi di creare lo Stato fantoccio con la compiacenza dei tedeschi. La Repubblica Popolare Bielorussa subì tuttavia l’offensiva dell’esercito nazionalista polacco di Józef Piłsudski, e fu poi al centro del conflitto tra la Polonia e la neonata Unione Sovietica per il controllo di quel territorio, fino a quando, nel 1922, venne fondata la Repubblica Socialista Sovietica Bielorussa, facente parte dell’URSS. Tuttavia, il governo nazionalista bielorusso sopravvisse a lungo in esilio, ospitato da diversi Paesi occidentali. Con la vittoria del nazismo in Germania, i presidenti nazionalisti in esilio, Vasil Zacharka e Mikola Abramčyk, iniziarono a prendere contatti con Adolf Hitler, al punto che il governo di Abramčyk ebbe temporaneamente sede a Berlino. I nazionalisti bielorussi, infatti, speravano che una vittoria della Germania nella seconda guerra mondiale avrebbe potuto portare a ristabilire la Repubblica Popolare Bielorussa. Seppur senza nessun riconoscimento internazionale e privata di qualsiasi legittimità, la Rada della Repubblica Popolare Bielorussa continua a sopravvivere ancora oggi, presieduta da Ivonka Survilla. Questo governo in esilio, pur non godendo di riconoscimenti ufficiali, è regolarmente utilizzato dai servizi segreti occidentali per fomentare la propaganda contro il legittimo governo di Aljaksandr Lukašėnka. Il governo illegittimo sostiene dunque l’azione dei neonazisti bielorussi, mossi dalla nostalgia per la Germania nazista e dal sentimento antirusso. L’organizzazione Zagin Pogonia, in particolare, è nata nel luglio 2014, in un campo di addestramento ucraino. Da qui lo stretto legame tra neonazisti ucraini e bielorussi, e la loro partecipazione agli eventi nell’altra ex repubblica sovietica. Detto questo, Brayard sottolinea come il fenomeno del neonazismo sia decisamente meno radicato in Bielorussia rispetto all’Ucraina: “La...