Minh Trang, Master in Economia Ministro degli Affari Esteri del Vietnam Attirare investimenti stranieri diretti (FDI) è sempre stata una parte chiave dei rapporti economici esteri del Vietnam. Il Vietnam ha già molti vantaggi competitivi, un forte clima per gli investimenti e sta lavorando duramente per diventare ancora più seducente agli occhi degli investitori stranieri. Il governo vietnamita sta facendo questo rinnovando vigorosamente l’ambiente del business e degli investimenti, e riconoscendo che il settore degli FDI è una parte integrale dell’economia – essenziale per ristrutturare l’economia ed ottenere la competitività nazionale. Il settore degli FDI conta attualmente per il 18% del PIL, il 46,3% del valore dell’industria ed il 66,2% di quello dell’export, e sta creando lavoro per più di 1,7 milioni di dipendenti. Nel 2014 gli investimenti stranieri diretti nel Vietnam per gli ultimi 11 mesi hanno mantenuto uno slancio costante, con un esborso pari a 11,2 miliardi di dollari, fino al 6,2% comparato allo stesso periodo del 2013. Gli FDI stanno raggiungendo il target annuale di 12,5 miliardi di dollari. La figura mostra che il provento degli FDI ha mantneuto uno slancio costante, tenendosi nella media di 1 miliardo di dollari al mese. Contando sia i capitali appena registrati che quelli aggiunti, gli investitori stranieri hanno riversato 17,33 miliardi di dollari in Vietnam nell’ultimo periodo di 11 mesi, pari all’83,3% di quello del 2013. Il 20 novembre 1427 progetti di FDI hanno ricevuto certificati per gli investimenti con un totale di capitali registrati di 13,41 miliardi di dollari, mentre 515 progetti sono registrati per accrescere il capitale, con una crescita totale di 3,92 miliardi di dollari. L’export nel settore degli FDI (compreso il greggio) negli ultimi 11 mesi ha raggiunto più di 92,21 miliardi di dollari, fino al 14,1% e contando per il 67,3% dell’export totale del paese. Le importazioni legate agli FDI hanno totalizzato più di 76,67 miliardi di dollari, fino al 12,5%. Da gennaio a novembre, il settore degli FDI ha visto un surplus commerciale di 15,54 miliardi di dollari. Gli FDI nei settori primari Le industrie manifatturiere e di trasformazione hanno attirato la maggior parte degli investimenti dagli investitori stranieri con 689 recenetemente registrati progetti ed un totale di capitale registrato ed aggiunto di 13,15 miliardi di dollari, pari al 75,9% del totale del capitale registrato in 11 mesi. Il settore immobiliare è secondo con 32 progetti registrati con un investimento totale di 1,27 miliardi di dollari, seguito dal settore delle costruzioni con un capitale totale registrato ed aggiunto di 1,02 miliardi di dollari. Attualmente, ci sono più di 9400 progetti attivi di manifattura in Vietnam con un capitale registrato pari a 138,5 miliardi di dollari. Fra 80 paesi e territori che investono nel settore manifatturiero, il Giappone è il più grande investitore, con più del 50% del capitale totale pari a 30,58 miliardi di dollari per 1282 progetti. I progetti manifatturieri sono prevalentemente concentrati nella regione meridionale, inclusa Dong Naj, Binh Duong, Ho Chi Minh City...
riforme vietnam
In molti conoscono le vicende della guerra del Vietnam; c’è da rallegrarsene, essendo quello uno degli episodi storici dell’epoca moderna che, probabilmente più di ogni altro, si è caratterizzato per audacia popolare, spirito patriottico, lotta intransigente alle velleità imperialiste statunitensi nell’area del sud-est asiatico. Decine di film sono stati prodotti in proposito, grandi cantautori ne hanno musicato l’epopea, un’intera generazione – anche nell’occidente “capitalista” – ha conosciuto ed incoraggiato le gesta di questo popolo indomito che, contestualmente, è riuscito inaspettatamente a rompere il giogo dell’accerchiamento e tramutare una lotta anticoloniale in una lotta rivoluzionaria. Purtroppo, anche a causa di una storiografia assai carente sul tema, pare quasi che la storia di questa importante nazione si sia arrestata alla metà degli anni ’70, allorquando all’inizio del 1975 il Vietnam del Nord, dopo alcune discussioni tra i vari dirigenti politico-militari sui tempi e la modalità dell’attacco e su sollecitazione soprattutto del comandante Tran Van Tra, intraprese l’offensiva finale e l’esercito collaborazionista sudvietnamita si disgregò, per capitolare di fronte alle superiori forze nordvietnamite comandante dal generale Van Tien Dung. Dopo un’avanzata trionfale e ormai scarsamente contrastata, l’esercito nordvietnamita circondò la capitale con un imponente schieramento di forze ed entrò a Saigon il 30 aprile 1975; i soldati di Hanoi issarono la bandiera Viet-Cong sul famoso palazzo presidenziale nel centro. Gli aggressori statunitensi ancora presenti nella capitale vennero evacuati con una disperata operazione di salvataggio con elicotteri, solo alcuni giorni dopo che il nuovo presidente Gerald Ford aveva pubblicamente dichiarato il pervenuto disinteresse statunitense per le nuove vicende belliche nell’area. La guerra del Vietnam si concluse quindi con la vittoria totale e schiacciante delle forze patriottiche in tutta la regione indocinese, e con il parallelo completo fallimento politico e militare americano. Sicché il Vietnam del Sud si ricongiunse al Vietnam del Nord il 2 luglio 1976, per formare l’attuale Repubblica Socialista del Vietnam; Saigon venne ribattezzata Città Ho Chi Minh, in onore dell’ex Presidente nordvietnamita. Pagine assai note, tanto conosciute quanto insufficienti a delineare un quadro del Vietnam a noi contemporaneo. In effetti, anzitutto alla luce della trionfale vittoria delle forze patriottiche vietnamite organizzate sotto le bandiere del Partito Comunista Vietnamita (che in realtà adottò questo nome al suo quarto Congresso nazionale, che si svolse nel 1976 dopo la fine della guerra del Vietnam con la riunificazione del paese, il nome del partito fu cambiato da Partito dei Lavoratori del Vietnam in Partito Comunista del Vietnam), l’influenza del modello sovietico negli anni post-bellici fu considerevole. Il nuovo governo insediatosi ad Hanoi, una volta riunificato il paese, decise di estendere anche al Sud il modello collettivista, caratterizzato dal privilegio verso l’industria pesante, la nazionalizzazione delle imprese, la collettivizzazione su larga scala dell’agricoltura, la statalizzazione delle attività commerciali anche famigliari, tanto che nel 1978 tramite decreto vennero dichiarate illegali le attività economiche e commerciali private. Tuttavia, il primo piano quinquennale (1976-1980) non ottenne particolari successi, ed anzi causò una innegabile crisi. Dopo approfondite riflessioni, la leadership vietnamita fu indotta ad apportare una serie di riforme...