9 Agosto 2026

republika srpska

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Progetto di ricerca CeSEM, FOCUS – Balcani, la storia in movimento: quali conseguenze per l’Europa? Dal dramma della guerra in Bosnia alle incerte prospettive future, passando per un’attualità politica segnata dall’immobilismo e dalla corruzione. Passato, presente e futuro di un vero e proprio “Stato nello Stato”: la Republika Srpska. Difficilmente il concetto di “Stato nello Stato” calza più a pennello di quanto lo faccia in riferimento alla Republika Srprska. La Republika Srpska, da non confondersi con la Repubblica di Serbia (lo Stato con capitale Belgrado), è un’entità serbo-bosniaca all’interno dei confini della Bosnia-Erzegovina (l’altra entità è la Federazione di Bosnia-Erzegovina, composta da musulmani bosniaci e croati bosniaci). Occupa circa il 49% del territorio della Bosnia-Erzegovina (l’altro 51% appartiene alla Federazione di Bosnia-Erzegovina) e ospita circa il 40% della popolazione del Paese. La sua popolazione ammonta a 1.4 milioni di abitanti, di cui 1.1 milioni di serbi, e ha come capitale de iure Sarajevo, ma de facto Banja Luka (dove risiede il governo della Republika Srpska). La nascita della Republika Srpska avvenne in seguito allo smembramento della Jugoslavia, iniziato nel giugno del 1991, quando Slovenia e Croazia si staccarono dalla Federazione Jugoslava. Nel novembre del 1991 un referendum tenuto tra i serbi bosniaci, una delle tre etnie della Bosnia-Erzegovina, confermava con una grande maggioranza il loro desiderio di restare parte della Jugoslavia. Tale idea all’epoca era condivisa dalla maggioranza serba della popolazione della Bosnia-Erzegovina, ma non da una parte della popolazione cattolico-croata che si identificava con le aspirazioni d’indipendenza della Croazia, né dalla popolazione bosniaco-musulmana che mirava alla creazione di uno Stato unitario di Bosnia-Erzegovina, a maggioranza musulmana. I rappresentanti politici dei serbo-bosniaci si opposero fermamente all’idea di diventare parte della Bosnia-Erzegovina come Stato sovrano a maggioranza bosniaco-musulmana, rivendicando il diritto di separare i territori a maggioranza serba dalla Bosnia-Erzegovina sulla base del diritto all’autodeterminazione dei popoli. Il principale partito politico serbo della Bosnia-Erzegovina, il Partito Democratico Serbo, guidato da Radovan Karadzic organizzò allora la costituzione delle “province autonome serbe” e la fondazione di un parlamento che le rappresentasse. Così il 9 gennaio 1992 venne proclamata la “Repubblica del popolo serbo di Bosnia e Erzegovina” (Republika Srpska Bosne i Hercegovine). Questo non impedì che il 2 marzo 1992 si tenesse il referendum per l’indipendenza della Bosnia-Erzegovina. Si recò alle urne poco più del 50% della popolazione, che sancì la vittoria del sì con il 92.7%. La scarsa affluenza alle urne fu dovuta al fatto che la comunità serbo-bosniaca, in minoranza rispetto alla controparte bosniaca e croata, boicottò il referendum astenendosi. Per impedire l’escalation di un probabilissimo conflitto tra le tre etnie presenti nella regione fu siglato l’Accordo di Lisbona, noto anche come il piano Carrington-Cutileiro, chiamato così per i suoi creatori Lord Carrington e Josè Cutileiro, risultato della conferenza organizzata dalla Comunità europea. Essa ha proposto la condivisione del potere a tutti i livelli amministrativi tra le etnie e la devolution dal governo centrale alle comunità etniche locali. Ciò prevedeva la divisione in zone etnicamente ben definite, cosa che all’inizio...