Articolo originale http://www.opinione-pubblica.com/ritorno-dal-tibet-regione-autonoma-cinese-alcune-osservazioni/ Reportage dalla Regione Autonoma del Tibet a cura del Prof. Fabio Massimo Parenti, autore di questo bellissimo articolo che infrange molti tabù. Sviluppo, alias “infrastrutture, integrazione ed istruzione” Agosto 2017: da Beijing a Xining, capitale del Qinghai e tappa della via della seta, per poi proseguire verso Lhasa. Queste le principali città visitate in un viaggio di studio attraverso l’altopiano tibetano, ad altitudini tra i 2200 e i 3700 metri. Tra incontri con autorità locali, tibetologi, esperti dell’Accademia di scienze sociali, visite museali e religiose le prime cose che saltano agli occhi sono lo sviluppo socioeconomico generalizzato – grazie ai risultati dei governi della provincia di Qinghai e della regione autonoma del Tibet-Xizang, nonché della strategia di sviluppo detta “go west” a partire dalla seconda metà anni Novanta – e il sostegno delle autorità centrali e locali alle minoranze etniche. Gli elementi direttamente visibili sono gli interventi infrastrutturali, la mobilità e i servizi di trasporto, l’ammodernamento abitativo e la vita sociale. Ad un’analisi più accurata, poi, parlano i numeri. Tutti gli insediamenti sono stati raggiunti da servizi essenziali, come acqua potabile, elettricità e telecomunicazioni (lo sviluppo di fibre ottiche e comunicazioni satellitari sta progredendo repentinamente); le questioni ecologiche sono oggetto di numerosi interventi (energie rinnovabili, riforestazione, riserve naturali); il bilinguismo è garantito e sostenuto da programmi governativi locali che godono anche di cospicui trasferimenti da Beijing; e il numero delle scuole è cresciuto in modo molto soddisfacente, con circa 1000 scuole nel solo Tibet. Si pensi che negli anni Cinquanta erano completamente assenti. Ecco dunque il chiaro passaggio dalla povertà allo sviluppo, dal nomadismo alla stanzialità. Qinghai-Tibet: il plateau tibetano Il plateau tibetano della Repubblica popolare cinese ospita le sorgenti dei tre grandi fiumi della civiltà cinese ed ha un’estensione geografica enorme: la provincia del Qinghai è più del doppio dell’Italia, mentre il Tibet raggiunge quasi la superficie dell’Europa occidentale. Tuttavia, in questi territori immensi risiedono pochi milioni di abitanti (6 milioni in Qinghai e 3 milioni in Tibet) proprio a causa dell’inospitabilità di alcuni territori. Questi ultimi sono caratterizzati da altitudini spesso proibitive o comunque ai limiti della vita antropica (si pensi che Lhasa si trova a 3670 metri, quasi la vetta del Gran Paradiso, e che l’altitudine media in Tibet è di 4600 metri). Ciò nonostante, grazie allo sviluppo degli ultimi decenni la popolazione in Tibet è raddoppiata e il tasso di mortalità si è dimezzato. Nella provincia del Qinghai e nella Regione autonoma del Tibet vivono, oltre ai tibetani, un gran numero di minoranze etniche: soprattutto nel Qinghai, mentre in Tibet, come noto, sono i tibetani a rappresentare più del 90% della popolazione. L’articolazione amministrativa del Qinghai garantisce autonomie locali ai livelli di prefetture e contee, dove i tibetani sono la maggioranza. Se in Tibet vi sono rappresentanti di circa 14 minoranze, in Qinghai se ne contano più di 50, benché di gruppi estremamente esigui. Geomorfologie imponenti degli altipiani del Qinghai Veduta panoramica del lago di Qinghai Libertà di culto, tutela delle minoranze e “privilegi” La libertà...
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Una figura di assoluto rilievo, in un viaggio storico culturale nel Tibet della prima metà del XVIII secolo, è senza ombra di dubbio quella di Ippolito Desideri, figura tanto trascurata quanto preziosa. Ai fini del nostro lavoro, ripercorrere l’esperienza biografica e le considerazioni filosofiche e teologiche di questo missionario pistoiese del Settecento risulta di fondamentale interesse, in quanto Desideri fu probabilmente il primo esploratore culturale della regione tibetana di lingua italiana, almeno per quanto concerne i suoi successivi studi e la straordinaria opera divulgativa che compì di ritorno dai suoi viaggi in oriente. Alcune note biografiche fondamentali. Ippolito Desideri nacque a Pistoia il 20 dicembre 1684 da Iacopo Desideri e Maria Maddalena Cappellini e fu battezzato il 21 dicembre. Il giovane Ippolito studiò nel Collegio dei Gesuiti di Pistoia e il 27 aprile 1700 entrò nella Compagnia di Gesù nella casa di Sant’Andrea al Quirinale a Roma, iniziando il noviziato il 9 maggio 1700. Emise la professione religiosa il 28 aprile 1702, dopodiché fu trasferito al Collegio Romano. Dal 1706 al 1710 insegnò nei Collegi della Compagnia di Orvieto e di Arezzo. Ritornato nel 1710 al Collegio Romano, cominciò gli studi di teologia, in cui dimostrò un indubbio talento. Il desiderio di partire per le missioni maturato dalla frequentazione degli Esercizi di Ignazio e per la testimonianza dei gesuiti missionari dei quali si conosceva la storia (Francesco Saverio, Roberto De Nobili, Alessandro Valignano e Matteo Ricci, tra gli altri) si incontrò con la necessità da parte della Compagnia di riaprire una missione in Tibet dopo che i Cappuccini avevano lasciato quel territorio nel 1711. I Gesuiti avevano già fatto vari tentativi nel passato, a partire da quello di Antonio de Andrade (1580-1634), di stabilire una sede in Tibet, ma la Congregazione di Propaganda Fide aveva affidato nel 1703 quel territorio ai Cappuccini. Cosicché il 14 agosto 1712 Ippolito fece domanda al Generale della Compagnia Michelangelo Tamburini di partire per le missioni. La sua domanda fu accolta il giorno dopo e, senza che completasse l’ultimo anno di studi, fu ordinato suddiacono il 21 agosto, diacono il 25 agosto ed infine sacerdote il 28 agosto. Dopo essere stato ricevuto da Papa Clemente XI, il 27 settembre partì insieme a padre Ildebrando Grassi da Roma. Dopo essersi fermati a Firenze e a Pistoia, i due proseguirono fino a Livorno dove si imbarcarono per Genova, arrivandovi il 31 ottobre. Da Genova salparono il 23 novembre arrivando a Lisbona a metà marzo 1713. Qui incontrarono i sovrani del Portogallo. Il lungo ed estenuante viaggio marittimo da Lisbona a Goa durò dall’8 aprile 1713 al 20 settembre 1713. Giunto in India dai suoi confratelli gesuiti, il 13 novembre il Provinciale Antonio de Azevedo gli comunicò la nuova partenza per il Tibet. Desideri partì da Goa tre giorni dopo e attraverso diverse tappe giunse l’11 maggio 1714 a Delhi, capitale dell’Impero Moghul. Durante questo viaggio e grazie alla padronanza della lingua portoghese che aveva acquisito nel viaggio dall’Europa a Goa, Desideri si dedicò alla cura spirituale...