di Stefano Vernole L’immagine in caduta libera, sostenitori sempre più tiepidi e restii a scendere in piazza a manifestare, isterie da meravigliare gli stessi suoi avvocati difensori durante il processo e l’Occidente che cerca di correre ai ripari tentando di salvare il salvabile. Navalny, la sua figura, quello che da anni rappresenta (soprattutto gli interessi che rappresenta) pare abbiano concretamente imboccato la parabola discendente. Al punto, che la Corte europea dei diritti umani (CEDU) ha stabilito che l’oppositore russo vada «scarcerato immediatamente», dato che in prigione «rischia la vita», afferma la legale dello stesso Navalny, sottolineando come la decisione della Cedu sia «senza precedenti». Un artificio di clamore mediatico pensato e creato quasi su misura per la sensibilità europea e occidentale. «La sentenza – ha tuonato il ministro della Giustizia Konstantin Chuychenko – è una chiara e palese interferenza nel potere giudiziario di uno Stato sovrano. Quanto alla richiesta è infondata e illegale, perché non contiene un solo fatto, una sola norma giuridica che permetta alla corte di emettere tale sentenza. Oltre al fatto che intrinsecamente impraticabile perché, secondo la legge russa, non ci sono motivi legali per il suo rilascio». Sulla base di queste dichiarazioni è utile ricordare che Mosca fa sì parte del Consiglio d’Europa ma la recente riforma della Costituzione russa prevede che la Corte Suprema abbia il potere di respingere le disposizioni del diritto internazionale se giudicate incompatibili con la legislazione russa. La richiesta di scarcerazione avanzata dalla CEDU attiene infatti alla sfera politica e non a quella legale. Di conseguenza risulta incompatibile. Il motivo reale della decisione però è da ricercarsi nei timori emersi tra i suoi sponsor occidentali a seguito del crollo dell’immagine di Navalny. Vanificando in questo modo la spinta del suo ritorno in Russia. Il Navalny “perseguitato” avrebbe dovuto assurgere a pretesto per le proteste, ma le manifestazioni del 23 e 31 gennaio hanno deluso le aspettative in termini di presenze. Peggio ancora quella del 2 febbraio, quando in piazza non è andato nessuno. Si aggiunga inoltre che Leonid Volkov ha dimostrato di non essere un organizzatore all’altezza. L’azione del 14 febbraio, su cui i sostenitori (occidentali) di Navalny puntavano, si è rivelata una farsa. Ma è soprattutto, l’immagine di Navalny che ha iniziato a sgretolarsi. Un conto, sono i video di propaganda posti sui propri canali web: artefatti, realizzati appositamente per apparire carismatico, arguto, ispirare fiducia e coraggio. Un conto, è la realtà del personaggio emersa in tribunale nel corso delle udienze, privo di telepromoter e monologhi senza contradditorio. Un Navalny completamente diverso dal… video! Urla isteriche, strilli, insulti, totale mancanza di rispetto nei confronti delle donne (il pubblico ministero e il giudice). Cosa di cui i diplomatici stranieri presenti non possono non essersene accorti. Invece di usare la corte come tribuna politica, aspetto su cui l’Occidente contava, Navalny, col suo comportamento ben poco accettabile anche dai suoi stessi sostenitori, ha iniziato a perdere favore e consenso. Ciò traspare dai commenti sui principali social media: chi abitualmente lo segue (o...