15 Giugno 2026

mitzotakis

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Al confine tra Grecia e Turchia un’emergenza che l’Europa non saprà né vorrà affrontare, quella dei profughi e migranti che spingono ai confini greci per poter accedere al Vecchio Continente. I motivi sono da cercarsi negli interessi e nelle necessità di politica estera e interna di Ankara? Le tensioni tra Grecia e Turchia non sono certo un fattore di novità nella storia delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi; e non lo è neppure il fatto che queste si siano accese nuovamente nell’ultimo periodo da quando migliaia di persone si sono accampate sul confine greco per cercare di entrare in Europa. Una crisi di tale portata è uno di quegli eventi che possono essere trattati su vari livelli; spesso, soprattutto i media mainstream hanno optato per una narrazione che prendesse la pancia dei fruitori parlando di diritti umani stracciati, bambini morti nel tentativo di varcare il confine per vivere un futuro sotto la bandiera europea, condizioni disumane in cui versano i migranti nei campi allestiti in prossimità della frontiera. Questo, un esempio tra i tanti: “Molti uomini e donne, bambini, intere famiglie che dopo esser sopravvissute alle bombe lanciate sulle loro abitazioni in Siria, hanno tentato di raggiungere l’Europa per una vita migliore e si sono ritrovati a vivere al freddo, tra il fango, le pozzanghere, in condizioni igieniche inimmaginabili. Esseri umani, soprattutto bambini, che dopo aver assistito alla guerra, alla morte dei propri cari e alle violenze dei campi, in preda alla disperazione, mettono in atto gesti di autolesionismo o tentano di suicidarsi. A tale situazione si unisce la decisione presa da parte della Grecia di militarizzare le frontiere sospendendo il diritto di asilo per un mese e le continue immagini dei coraggiosi fotoreporter che continuano a documentare le violenze inaudite e disumane rivolte ai rifugiati. Soltanto ieri un giovane siriano di 22 anni proveniente da Aleppo è stato ucciso dalla polizia e un bambino di 6 anni ha perso la vita annegando mentre, nel tentativo di sbarcare sull’isola di Lesbo, l’imbarcazione sulla quale si trovava è stata colpita dalla guardia costiera greca. E ancora gli attacchi ai centri di accoglienza che hanno spinto operatori e attivisti a sospendere le proprie attività con conseguenze devastanti all’interno dei campi e con violenze rivolte ai singoli migranti, oggetto di violenza da parte di alcuni gruppi estremisti che soffiano sul vento dell’odio. Nel tentativo di creare delle barriere sia mare che in terra per arginare l’arrivo di queste persone che cercano di scappare dalla guerra che, nei prossimi giorni potrebbero diventare sempre più numerose, scompare ancora una volta l’umanità dell’Europa.” (http://www.vita.it/it/article/2020/03/05/cosi-scompare-lumanita-delleuropa-al-confine-grecia-turchia/154282/). Lo storytelling umanitario – caritatevole nasconde, però, uno scenario che ha tutt’altri risvolti afferenti piuttosto al cinismo politico degli attori impegnati nel gioco di forza tra Stati: i profughi ammassati al confine greco-turco che spingono per entrare in Europa non sono altro che un’arma di ricatto politico che la Turchia ha puntato verso la comunità internazionale nell’estremo tentativo di ottenere nel più breve tempo possibile un nuovo accordo sui migranti e un...