12 Giugno 2026

i Sei post sovietici

eabr
La situazione regionale nell’Europa orientale è cambiata significativamente alla fine della prima decade del ventunesimo secolo. La competizione tra la Russia e l’Unione Europea è aumentata nel corso degli anni duemila, mentre allo stesso tempo entrambi gli attori stavano cambiando i loro approcci nei confronti dei sei Stati dell’ex URSS che si trovano tra la Russia e l’UE – Azerbaigian, Armenia, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina. Al fine di ampliare e approfondire la loro influenza su questi territori e di ridurre l’incertezza sulle loro politiche regionali, Mosca e Bruxelles hanno sviluppato i loro progetti di integrazione e hanno richiesto a questi Stati post sovietici di definire la loro posizione nella competizione Russia-UE. Gli studiosi russi ed europei, quando provano ad analizzare il futuro dei Sei post sovietici, esaminano principalmente l’attrattiva dei due progetti di integrazione. Sebbene importante, questo processo risulta insufficiente, visto che ignora le condizioni interne individuali. Per valutare i prospetti della Russia di una Unione economica eurasiatica e quelli dell’UE di una Partnership orientale, tuttavia, si deve guardare all’interno dei sei Stati, che sono importanti sia per Mosca che per Bruxelles. Questo articolo esplora gli aspetti dei progetti di integrazione europea ed eurasiatica che potrebbero essere attrattivi per i sei Stati. All’interno di questi aspetti, considera quali (e come) gli elementi dell’ambiente interno di questi Stati possano influenzare la loro scelta nella presa in esame e nella comparazione dei due progetti di integrazione. L’articolo propone di concentrarsi direttamente sui paesi che attualmente stanno affrontando il dilemma dell’integrazione e da cui ci si aspetta una scelta. Nonostante ci sia un certo numero di fattori interni che influenza il comportamento di integrazione di questi Stati, le ricerche hanno dimostrato che in queste circostanze una scelta (qualora venisse fatta) non potrebbe essere considerata definitiva, date le condizioni interne individuali dei Sei. La loro ulteriore integrazione richiederà dei meccanismi addizionali di stimolazione, che necessiteranno di essere sviluppati dai centri di integrazione – ovvero, Mosca e Bruxelles.   L’istituzionalizzazione dell’Europa orientale post sovietica: perché è successo? Per quasi due decadi i giovani Stati post sovietici in Europa orientale hanno mantenuto con successo la loro riguadagnata sovranità e si sono bilanciati abilmente tra l’Unione Europea e la Russia. Hanno tentato di non farsi coinvolgere nella crescente tensione tra le due potenze regionali e hanno espresso un profondo interesse nello sviluppo di una collaborazione (in particolare economica) in entrambe le direzioni. Questo dualismo nelle politiche regionali dei sei Stati dell’Europa orientale post sovietica può essere ben spiegato dalla loro transizione da un’economia di ordine amministrativo, che seguiva le decisioni del centro dell’Unione Sovietica (Mosca), ad un’economia di mercato, che richiedeva di costruire uno Stato indipendente quasi da zero. Da una parte, gli Stati di transizione post sovietici erano interessati ad una cooperazione con la Russia – mantenendo i legami produttivi e commerciali, che si erano formati nel corso di molte decadi. C’erano anche importanti ragioni sociali e politiche per questi legami, visto che fornivano migliaia di posti di lavoro, il che era estremamente importante...