Milano, 6 mag. – "La Cina si oppone con fermezza e determinazione" al "bullismo economico" e alla "guerra commerciale" lanciata da Donald Trump, anche se, attualmente, gli Stati Uniti "rappresentano solo il 15% del commercio mondiale", mentre "circa il 70% delle economie mondiali commercia più con la Cina che con gli Stati Uniti".
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di Lorenzo Borghi All’atteso G20 di Roma che si terrà il 30-31 ottobre 2021 gli Stati dovranno dare delle risposte significative ed esaustive a tutte le tematiche inerenti all’attuale crisi socioeconomica dettata dalla pandemia COVID. Il focus centrale è orientato al ruolo che dovrà sostenere l’Unione Europea in questa serie d’incontri romani. Il 30-31 ottobre La Nuvola di Fuksas di Roma ospiterà un importante G20. L’Italia è attesa alla sua prima volta, in quanto mai in passato il G20 è stato organizzato nel territorio italiano. Nella capitale romana sono attesi i Capi di Stato, oltre ai relativi ministri dell’economia, dell’Argentina, Australia, Brasile, Arabia Saudita, Canada, Germania, Francia, Regno Unito, Stati Uniti d’America, Turchia, India, Repubblica di Corea, Russia (Putin sarà presente virtualmente), Sud Africa, Singapore, Olanda, Spagna e Unione Europea con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Invece, per quanto riguarda la Cina, Xi Jinping, come ormai sta accadendo dallo scoppio della pandemia COVID-19, ha deciso di non presiedere direttamente a Roma. Nella capitale italiana, i leader mondiali affronteranno le attuali questioni di politica internazionale, esaminando le dinamiche vaccinali, la crisi ambientale e la nuova crisi economica derivante dalla pandemia. Tutti questi tre macro-temi saranno incentrati attorno alle 3 P: Persone, Pianeta e Prosperità. L’obiettivo centrale del G20 romano è quello di affrontare, discutere e trovare soluzioni inerenti agli disequilibri economici e sociali globali, concentrandosi sui giovani, le donne e i lavoratori precari, oltre ad analizzare la miglior strategia per aumentare il numero di vaccinati anche nei Paesi meno sviluppati. La probabile posizione dell’UE: un Recovery Plan globale potrebbe essere una soluzione In sede dell’Unione Europea e di tutti i parlamenti europei, l’argomento più discusso non può che essere il Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, o più comunemente conosciuto come Recovery Plan. Il Dispositivo, adottato dal Consiglio europeo l’11 febbraio scorso, si incentra in sei cardini e requisiti essenziali: transizione verde, transizione digitale, occupazione e crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, coesione sociale e territoriale, salute e, infine, politiche per i giovani (istruzione e competenze). Il Piano di Ripresa è sostenuto da un’ingente quantità di risorse economiche pari a circa 672,5 miliardi di euro, ripartiti in 312,5 mld a fondo perduto e 360 mld in veri e propri prestiti. Nei propri PNRR gli Stati europei hanno l’onere di investire almeno il 37% nella transizione verde e il 20% in quella digitale e, inoltre, dovranno essere evidenziati gli obiettivi (elementi quantitativi, es. aumento valore delle borse di studio) e i traguardi (elementi quantitativi, es. riforma della giustizia o del fisco) che dovranno essere raggiunti entro il 31 agosto 2026. L’Unione Europea ha puntato tutto sul Recovery Plan, arrivando addirittura a porre come garanzia sui mercati il proprio bilancio e le proprie finanze. In risposta, gli Stati UE hanno dato un gran contributo alla garanzia posta dall’UE aumentando i propri versamenti nelle casse europee così da applicare la mutualizzazione del debito. Con quest’ultimo si intende garantire ai creditori sui...