La ex-Jugoslavia è stato l’unico paese alleato dell’U.R.S.S. , durante il corso della “guerra fredda”, che pur avendo avuto un’ importanza strategica fondamentale, sia riuscito a non farsi soggiogare in politica estera ed interna da Mosca, mantenendo di fatto, a differenza degli altri paesi del blocco socialista, una propria indipendenza. La ex-Jugoslavia, culturalmente interetnica, ma politicamente di fatto a guida serba, era riuscita a divenire un paese socialista cuscinetto tra i due blocchi, essendo formalmente alleata del blocco socialista difatti non rinunciava ad intrattenere contatti diplomatici-commerciali con l’Occidente. A causa della feroce guerra scoppiata agli inizi degli anni ’90 che ha coinvolto tutti i Balcani, lo Stato Jugoslavo ha visto la fine della sua integrità, venendo suddiviso in cinque nuove realtà statuali: Croazia, Macedonia, Montenegro, Serbia, Slovenia e Kosovo; diventate fin da subito preda di appetiti geopolitici al di là dell’Atlantico. Di questi nuovi soggetti politici internazionali i primi ad entrare a far parte dell’Alleanza Atlantica Occidentale furono la Croazia e la Slovenia. Con queste due nuove entità politiche, come successivamente è poi accaduto per il Kosovo, che nel maggio 2016 vede il proprio Presidente Hashim Thaçi di ritorno da un viaggio negli USA con il consenso per la creazione di un esercito kosovaro che avrebbe poi agito ben presto nell’ambito NATO, l’opera di assimilazione nella forza atlantista fu rapida e ben vista dagli stessi governi, in quanto sia Zagabria che Lubiana tanto quanto Pristina vedevano l’adesione alla NATO come una rivalsa nei confronti del vicino stato Serbo. Per quanto riguarda il Montenegro, invece, il 28 aprile scorso il Parlamento ha ratificato, dopo undici anni di intensi negoziati, il trattato di adesione alla NATO mentre per la Macedonia e la Bosnia invece si parla di “Dialogo intensificato” che altro non è che una serie di incontri che preparano la strada a quello che è un vero e proprio piano d’azione e partecipazione alla NATO e quindi la creazione a breve di un vero e proprio trattato di adesione. L’unico Stato ex-Jugoslavo che ad oggi è fuori dai giochi “atlantici” sembra essere la Serbia, che negli anni ha subito varie ed allettanti pressioni da Washington. Il governo di Belgrado erede e forte di quell’abilità diplomatica che nel corso della Guerra Fredda fece propendere Tito per la “Terza Via”, assieme ai non allineati Nasser e Nehru, a quasi vent’anni dalla fine delle guerre balcaniche, si riserva ancora oggi la volontà di valutare la propria adesione alla NATO, senza sentire su di sé alcuna pressione ma anzi obiettando qualsiasi ultimatum o ingerenza esterna. L’ultimo episodio si è avuto i primi di novembre, con il premier serbo Aleksandar Vucic che ha dichiarato quanto sia difficile che la Serbia accetti le richieste statunitensi per l’adesione all’Alleanza Atlantica, seguito poi dalle dichiarazioni del Ministro degli Esteri Ivica Dacic il quale ha fermamente respinto il richiamo fatto da Washington al Governo serbo, dove si invitava a scegliere rapidamente con quale parte schierarsi (la NATO o la Russia). Inoltre, lo stesso Dacic ha fermamente respinto la proposta...