11 Agosto 2026

federalismi

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Perché non possiamo più aspettare per studiare i BRICS? Più del 40% degli abitanti del pianeta vive nei BRICS, e un quinto della ricchezza mondiale viene generato da Brasile, Russia, India, Cina e Repubblica Sudafricana (O’ Neill 2011). Se si aggiunge che su un quarto delle terre emerse sventola la bandiera di uno dei BRICS, il quadro si fa davvero significativo, sia dal punto di vista numerico che da quello geografico. I BRICS sono molto di più di un semplice concetto (Chun, 2013), essi sono una realtà tangibile. E’ inoltre importante, quando si parla dei BRICS, considerare quanto rapidamente questi paesi stiano diventando attori di primo piano, e spesso veri protagonisti, in campi come l’economia, la geopolitica e le opportunità globali (Cooper e Farooq, 2013). Era il 2009 quando per la prima volta i BRIC (la “S” sarebbe stata aggiunta qualche anno più tardi) decisero di riunirsi formalmente all’interno di un Summit. Oggi sono passati cinque anni da quel giorno di Giugno a Yekaterinburg (Dichiarazione Congiunta dei leaders dei BRICS) ma i traguardi raggiunti da questa giovane creatura sono strabilianti. Il secondo Summit ha avuto luogo a Brasilia nel 2010 (Das, 2010) seguito da quello a Sanya (in Cina) nell’Aprile del 2011. Proprio nel 2011 la Repubblica Sudafricana decise di unirsi al gruppo. Questo momento segna l’inizio di una nuova era: il nome cambia da BRIC a BRICS, ma, cosa maggiormente rilevante, il network internazionale è completo. Altri paesi africani avrebbero potuto essere ammessi nel gruppo se l’unico criterio fosse stato la dimensione economica (ad esempio la Nigeria), ma ciò che è alla base dell’allargamento dei BRIC è la dimensione politica (Scaffardi, 2014), considerato che la nazione democratica della Repubblica Sudafricana rappresenta al meglio l’intero continente africano. Nonostante il cambio di nome, l’obiettivo principale resta invariato: rappresentare la voce di sempre maggior peso delle economie emergenti, in opposizione alle tradizionali istituzioni economiche, finanziarie e politiche. I Summit mantengono un’alternanza tra i paesi (a Nuova Delhi nel 2012, Durban nel 2013 e, da ultimo, a Fortaleza), ampliando il raggio della discussione e del dibattito. Insieme all’economia ed al commercio, l’attenzione dei Summit si sposta sui trasporti, la sanità, la sicurezza personale e alimentare, la tutela dell’ambiente, ed ogni “Dichiarazione Finale” è la dichiarazione di come i cinque paesi vogliano giocare un ruolo da protagonisti. La creazione della Nuova Banca per lo Sviluppo (nel 2014 al summit di Fortaleza), chiamata anche “la Banca dei BRICS”, con un capitale iniziale di 100 miliardi di dollari, insieme ad un fondo previdenziale, il BRICS Contingent Reserve Arrangement, dotati di un identico tetto che salvaguarda i bisogni dei cinque paesi sottoscriventi, è un chiaro segno della presenza e della forza del gruppo nell’arena internazionale. Le strette relazioni ed i progetti comuni tra i BRICS non sono confinati al livello economico e monetario, ed i processi di decision-making hanno subito una differenziazione. Comprendono la “collaborazione” fra i Capi di Stato o di Governo e gli stessi Summit; i secondi operano a livello interministeriale, occupandosi di aspetti...