15 Giugno 2026

doi moi

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In molti conoscono le vicende della guerra del Vietnam; c’è da rallegrarsene, essendo quello uno degli episodi storici dell’epoca moderna che, probabilmente più di ogni altro, si è caratterizzato per audacia popolare, spirito patriottico, lotta intransigente alle velleità imperialiste statunitensi nell’area del sud-est asiatico. Decine di film sono stati prodotti in proposito, grandi cantautori ne hanno musicato l’epopea, un’intera generazione – anche nell’occidente “capitalista” – ha conosciuto ed incoraggiato le gesta di questo popolo indomito che, contestualmente, è riuscito inaspettatamente a rompere il giogo dell’accerchiamento e tramutare una lotta anticoloniale in una lotta rivoluzionaria. Purtroppo, anche a causa di una storiografia assai carente sul tema, pare quasi che la storia di questa importante nazione si sia arrestata alla metà degli anni ’70, allorquando all’inizio del 1975 il Vietnam del Nord, dopo alcune discussioni tra i vari dirigenti politico-militari sui tempi e la modalità dell’attacco e su sollecitazione soprattutto del comandante Tran Van Tra, intraprese l’offensiva finale e l’esercito collaborazionista sudvietnamita si disgregò, per capitolare di fronte alle superiori forze nordvietnamite comandante dal generale Van Tien Dung. Dopo un’avanzata trionfale e ormai scarsamente contrastata, l’esercito nordvietnamita circondò la capitale con un imponente schieramento di forze ed entrò a Saigon il 30 aprile 1975; i soldati di Hanoi issarono la bandiera Viet-Cong sul famoso palazzo presidenziale nel centro. Gli aggressori statunitensi ancora presenti nella capitale vennero evacuati con una disperata operazione di salvataggio con elicotteri, solo alcuni giorni dopo che il nuovo presidente Gerald Ford aveva pubblicamente dichiarato il pervenuto disinteresse statunitense per le nuove vicende belliche nell’area. La guerra del Vietnam si concluse quindi con la vittoria totale e schiacciante delle forze patriottiche in tutta la regione indocinese, e con il parallelo completo fallimento politico e militare americano. Sicché il Vietnam del Sud si ricongiunse al Vietnam del Nord il 2 luglio 1976, per formare l’attuale Repubblica Socialista del Vietnam; Saigon venne ribattezzata Città Ho Chi Minh, in onore dell’ex Presidente nordvietnamita. Pagine assai note, tanto conosciute quanto insufficienti a delineare un quadro del Vietnam a noi contemporaneo. In effetti, anzitutto alla luce della trionfale vittoria delle forze patriottiche vietnamite organizzate sotto le bandiere del Partito Comunista Vietnamita (che in realtà adottò questo nome al suo quarto Congresso nazionale, che si svolse nel 1976 dopo la fine della guerra del Vietnam con la riunificazione del paese, il nome del partito fu cambiato da Partito dei Lavoratori del Vietnam in Partito Comunista del Vietnam), l’influenza del modello sovietico negli anni post-bellici fu considerevole. Il nuovo governo insediatosi ad Hanoi, una volta riunificato il paese, decise di estendere anche al Sud il modello collettivista, caratterizzato dal privilegio verso l’industria pesante, la nazionalizzazione delle imprese, la collettivizzazione su larga scala dell’agricoltura, la statalizzazione delle attività commerciali anche famigliari, tanto che nel 1978 tramite decreto vennero dichiarate illegali le attività economiche e commerciali private. Tuttavia, il primo piano quinquennale (1976-1980) non ottenne particolari successi, ed anzi causò una innegabile crisi. Dopo approfondite riflessioni, la leadership vietnamita fu indotta ad apportare una serie di riforme...