21 Ottobre 2026

crisi libia

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SOMMARIO: 1. L’Islam radicale in Libia. – 2. La bai’a all’ISIS. Nel 2014 il Majlis Shura Shabab al-Islam (Consiglio della Shura dei giovani islamici) presta giuramento di fedeltà all’Isis, seguendo lo stesso schema dei diversi gruppi sparsi in Libia, come Ansal al-Sharia, che hanno giurato fedeltà all’ISIS costituendo tre provincie dello Stato Islamico nel paese: Wilaya Barqa (Cirenaica), Wilaya Tarabulus (Tripoli) e Wilaya Fezzan (Fezzan). Per cercare di comprendere l’affiliazione delle forze jihadiste autoctone del paese al brand ISIS è necessaria un’analisi del jihad in Libia e dei suoi principali esponenti.   1. L’Islam radicale in Libia Il disgregarsi delle istituzioni libiche ed il quadro di frammentazione dell’uso della forza ha alimentato la presenza dell’Islam radicale nel Paese. Per poter comprendere la presenza dell’islam radicale in Libia bisogna scavare nella tradizione jihadista della Cirenaica, un fattore rilevante per capire il quadro socio-culturale di matrice jihadista che ha accompagnato il paese fin dalle prime fasi della rivolta. Risulta tuttavia necessaria una premessa ideologica: l’unico modo per dissentire dal regime di Gheddafi era quello di aderire ai movimenti jihadisti internazionali. Negli anni novanta il gruppo di opposizione Libico era il Libya Islamic Fighting Group (LIFG), un’organizzazione clandestina di matrice islamica radicale formatosi in Afghanistan che puntava alla caduta del regime della Jamahiriya. Essa era inizialmente in contrasto con gli ideali di al Qaida nel Maghreb ma fu costretta ad aderirvi per sfruttare la logistica presente nel territorio. L’intelligence americana scoprì, dopo un blitz in Iraq, che i libici rappresentavano il contingente più numeroso di combattenti presenti in Iraq e più della metà dei volontari del jihad irakeno arrivavano da Derna città della Cirenaica. L’ex numero due di al Qaida, Abu Yahya al-Libi, era cittadino libico, considerato dagli Stati Uniti uno degli uomini più importanti alla guida dell’organizzazione terroristica dopo la morte di Osama Bin Laden. La presenza jihadista emerge fin dalle prime fasi della rivoluzione soprattutto in Cirenaica, con due attentati significativi: 11 Febbraio 2011, attacco alla stazione di polizia ed edifici governativi, ed il 20 febbraio 2011, attacco al quartier generale di Gheddafi, rivendicati da alcuni esponenti di al Qaida. La conferma del jihad nella rivoluzione si riscontra anche nella presenza di esponenti guida di diverse milizie islamiche come Abdel Hakim Belhaj responsabile del Tripoly Military Council, organizzazione militare che prese Tripoli nell’Agosto del 2011. Belhaj era veterano della guerra russo-afghana ed affiliato al LIFG. Il coinvolgimento delle numerose forze islamiste radicali contro il regime ha fatto sì che la Libia diventasse covo di innumerevoli gruppi salafiti jihadisti. Uno degli attori principali delle dinamiche politiche libiche è Ansal al-Sharia, gruppo che si sviluppa grazie agli eventi rivoluzionari nel paese e formato da compagini di estrazione islamico radicale quali: brigate Abu Obayda bin al-Jarah, le brigate Malik e il gruppo dei martiri del 17 Febbraio. Il leader di tale gruppo, Mohammad al-Zahawi, ha dichiarato la volontà di deporre le armi se la futura costituzione del paese contenesse la sharia, inoltre ha sottolineato il negato coinvolgimento con al Qaida e gruppi di...
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ASRIE FOCUS – LA SICUREZZA IN LIBIA ARTICOLO ORIGINALE Italia e Libia vantano relazioni internazionali di lungo corso che fondano le proprie radici agli inizi del ‘900 quando il paese del Nord Africa entrò a far parte dell’allora Regno d’Italia divenendone una colonia fino al 1947. Il seguente report delineato da Antonio Lamanna, Junior Analyst Desk Mondo Arabo & Nord Africa della OSINT Unit di ASRIE, mira a presentare il processo storico delle relazioni italo-libiche cercando di individuare i momenti fondamentali che hanno caratterizzato i rapporti tra i due paesi e sottolineando il ruolo importante e fondamentale che lo Stato italiano può ancora giocare all’interno della Libia. La Libia fu una colonia del Regno d’Italia dal 1912 al 1947. Nel 1911, quando il processo di colonizzazione volgeva ormai al termine, il Regno d’Italia decise di invadere la Cirenaica e la Tripolitania (unite sotto il nome di Libia solo nel 1934) che appartenevano ad un Impero ottomano ormai morente. Durante gli anni in cui la Libia fu una colonia italiana, molti italiani si trasferirono nel paese nord africano aprendo imprese e fabbriche e contribuendo ai primi passi di modernizzazione; un grave errore delle allora autorità italiane fu quello di non comprendere la grande ricchezza energetica presente in Libia (gas naturale e petrolio). Nel 1943 l’Italia perse il controllo del territorio e vi rinunciò ufficialmente nel 1947. Dal quel momento la Libia fu posta sotto l’amministrazione provvisoria di Francia e Gran Bretagna che la portano all’indipendenza nel 1951, con l’istituzione della monarchia sotto la guida di re Idris. Nel 1969, un golpe militare condotto da Muammar Gheddafi istituì un regime autoritario il quale aprì il contenzioso con l’Italia sul passato coloniale con l’obiettivo di nazionalizzare i beni italiani e degli italo-libici ed istituendo il ‘giorno della vendetta’ il 7 ottobre, in ricordo della ritorsione anti-italiana. Per anni i rapporti tra Libia e Italia si sono centrati sulla richiesta, da parte della Libia, di risarcimenti per i danni causati dagli italiani nel corso della colonizzazione e delle guerra per conquistare le allora Cirenaica e Tripolitania. L’importanza degli interessi petroliferi, gli interessi dell’ENI presente nel Paese fin dagli anni ’50, la minaccia di Gheddafi di influenzare i flussi migratori diretti verso l’Italia e il suo sostegno al terrorismo internazionale, hanno impedito all’Italia di rifiutare ogni richiesta da parte della Libia. Un primo punto di svolta nella questione delle pretese libiche si ebbe nel 1998, il 4 luglio, con il cosiddetto Comunicato Congiunto, durante il primo governo Prodi tra Dini e Mountasser. L’accordo prevedeva una serie di impegni relativi alla realizzazione, da parte del Governo italiano, di alcuni progetti in Libia da parte di una società a capitale misto che avrebbe raccolto contributi da vari soggetti pubblici e privati, italiani e libici. Il progetto del Comunicato Congiunto procedette abbastanza lentamente e, nel 2001, si fece strada l’idea di un gesto simbolico, poi ribattezzato ‘Grande gesto’ con il quale accontentare le pretese libiche. Il Gesto si risolse con l’istituzione di un ospedale oncologico sotto la supervisione dei maggiori specialisti italiani, accordo raggiunto...
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ASRIE FOCUS – LA SICUREZZA IN LIBIA Articolo Originale La situazione in corso in Libia solleva nuovi interrogativi e ipotesi sul futuro sviluppo delle relazioni politiche ed economiche e sul processo di integrazione del paese con il resto del mondo. Non bisogna dimenticare che il paese riveste e continuerà a rivestire un ruolo fondamentale di interfaccia con gli stati dell’area sub-sahariana, gestendo ingenti flussi di esportazioni europee verso l’interno del continente. La stretta interdipendenza della Libia con gli altri stati dell’area nordafricana è stata confermata dai flussi di ritorno delle comunità migranti dopo lo scoppio del conflitto civile del 2011, come ad esempio le migliaia di lavoratori tunisini ed egiziani che hanno fatto ritorno nel proprio paese. Il conflitto libico ha aperto nuove interessanti prospettive politiche determinate dalla collaborazione tra Stati europei ed arabi, ma soprattutto dall’appoggio fornito da alcuni paesi della regione nordafricana e mediorientale alle forze governative stabilitesi in Libia alla la fine del conflitto. Già dai primi mesi del 2012 si era avviata un’intensa attività diplomatica: il Ministro degli Esteri libico, Ashour Bin Khayal, aveva svolto missioni in Niger, Mali e Ciad, incontri vi erano stati tra le autorità libiche e i rappresentanti di Egitto, Sudan e Tunisia, l’allora Primo Ministro libico aveva preso parte al 18esimo summit dell’Unione Africana e la Lega Araba aveva nominato un nuovo rappresentante in Libia. La Libia riveste un interesse strategico nell’area anche per la sua particolare posizione geografica, che la proietta nel Mediterraneo rendendola allo stesso tempo un interlocutore privilegiato per i paesi situati a sud del Sahara. Sono numerose le forze politiche ed economiche che auspicano una maggiore integrazione tra i paesi del Nord Africa, nella speranza che possano divenire una forza trainante per lo sviluppo dell’intero continente. Tuttavia non va dimenticato che queste economie si sono dimostrate negli anni vulnerabili a shock interni ed esterni. L’integrazione regionale e l’avvicinamento all’Unione Europea potrebbero rappresentare un contributo fondamentale per la futura stabilità del paese, grazie ad un aumento degli scambi commerciali, la crescita del PIL e la promozione della sussidiarietà. Le future relazioni tra UE e Libia saranno probabilmente influenzate da due questioni principali: l’approvvigionamento energetico dei paesi membri dell’UE e la gestione dei flussi migratori. Vista la costante crescita del fabbisogno energetico dell’UE, quest’ultima sarà chiamata a muoversi sullo scacchiere internazionale per garantire gli approvvigionamenti necessari. In questo scenario, la Libia è certamente una controparte interessante: l’UE infatti importa grandi quantità di greggio dalla Libia e porta avanti progetti per la costruzione di gasdotti e interconnessioni strutturali. Nonostante le potenzialità offerte dalla Libia, l’UE dovrà affrontare gli effetti negativi dovuti ad una reticenza dei suoi membri ad accettare una gestione condivisa di alcuni aspetti della politica estera, come ad esempio la politica energetica, e alla preferenza del paese per la stipulazione di accordi bilaterali. Anche per quanto riguarda la questione dei flussi migratori, l’UE deve fare i conti con una gestione non unitaria delle problematiche inerenti il Mediterraneo. Lo scoppio delle primavere arabe ha prodotto un aumento dei...