11 Giugno 2026

comprendere il terrorismo

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Il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo pubblica questo articolo a firma del dottor Matteo Russo su gentile concessione dell’autore. Oggi più che mai il terrorismo di matrice islamica sembra rappresentare la più grande sfida e al contempo la più grande minaccia per il cosiddetto mondo Occidentale. A ben vedere, tuttavia, nonostante tale delicato tema abbia monopolizzato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica, assurgendo a vero e proprio argumentum principis in tema di sicurezza internazionale, di esso, purtroppo, si ha un quadro storico e giuridico tutt’altro che esaustivo. Se ciò accade – verosimilmente non a causa di derive oscurantiste o complottiste – è perché si è ormai radicata l’erronea convinzione che parlare di terrorismo significhi rimandare automaticamente a un concetto sedimentato nell’immaginario collettivo, di cui la moltitudine può percepirne, senza ulteriori specificazioni, il profondo disvalore. Tale assunto può essere dato per vero fino a un certo punto, ma probabilmente non aiuta a circoscrivere il fenomeno oggetto di studio. Cercherò, a tal proposito, di mostrare come sia la sua profonda ambiguità, semantica e concettuale, leggibile nel suo decorso storico, a causare le maggiori difficoltà circa la sua comprensione. È noto che il termine “terrore” derivi dalla parola latina terror, che in origine designava l’atto del tremare e in seguito assunse il significato di “stato emotivo di estrema paura”. Storicamente, uno dei primi esempi di terrorismo viene considerato quello perpetrato dai Sicarii, una setta religiosa attiva in Palestina al fianco degli Zeloti nella lotta contro i Romani durante la prima guerra Giudaica (66-74 d.C.). L’azione particolarmente cruenta faceva dei Sicarii temibili avversari che, stando alle fonti del tempo, incutevano sommo terrore. Pressappoco contestualizzato nella stessa area geografica, vale la pena ricordare un movimento, fondato in Persia e diffusosi anche in Siria, divenuto celebre con il nome di Assassini, formato da mercenari al servizio degli Ismailiti, allora seconda grande corrente del mondo islamico di confessione Sciita. Il loro modus operandi, contraddistinto da una forte carica messianica, consisteva in azioni sanguinarie verso obiettivi politico-religiosi di cui non condividevano la visione “corrotta” della religione islamica. Anche l’India e l’Estremo Oriente, nel corso di alcuni secoli fino all’Ottocento, conobbero alcune corporazioni e società segrete composte da membri dediti a furti, saccheggi e omicidi, le cui abilità erano messe al servizio di potenti locali dediti al culto della dea Kalì. Tra questi vi erano i Thugs, scaltri strangolatori affiliati a ricche caste locali da cui ricevevano approvvigionamento e protezione, al fine di combattere tramite azioni estemporanee l’avanzata imperiale di “Sua Maestà” Inghilterra. A partire dall’Età Moderna, e soprattutto durante la Rivoluzione Francese , il termine “terrorismo” acquisì progressivamente un significato ben più ampio e complesso, per la politica in particolare, divenendo ciò che Hegel chiamerà Schreckenzeit, ossia il “tempo del terrore”. Paradossalmente, la risonanza storica del termine si configurava come contrappeso concettualedogmatico alla nascita dei Diritti dell’Uomo, proprio durante la Grande Révolution che avrebbe da lì a poco negato i suoi principi ispiratori. La storicizzazione del fenomeno, indagato sotto una nuova luce e inscindibilmente legato a vicende...