15 Giugno 2026

bombardamento belgrado

belgrado
di Enrico Vigna, 24 marzo 2022 “Ho appena dato mandato al comandante supremo delle forze alleate in Europa, il generale Clark, di avviare le operazioni d’aria (ndt: bombardamenti aerei…) sulla Repubblica Federale di Jugoslavia…Tutti gli sforzi per raggiungere una soluzione politica negoziata alla crisi del Kosovo sono falliti e non ci sono alternative all’intraprendere l’azione militare…” Così, il 23 marzo 1999, l’allora Segretario generale della NATO J. Solana, davanti ai mass media del mondo, decretava l’inizio della fine della “piccola” Jugoslavia e del popolo serbo in particolare. Questa aggressione è stata la prima guerra sul suolo europeo condotta dalla fine della seconda guerra mondiale. Mentre le bombe e i missili lanciati dalla più potente macchina militare nella storia della civiltà, erano impegnati a distruggere un piccolo paese europeo, hanno anche distrutto il sistema di sicurezza europeo e globale, basato sulla Carta delle Nazioni Unite, l’Atto fondante dell’OSCE e la Carta di Parigi. Ancora oggi l’Europa e il mondo subiscono le gravi conseguenze di quella distruzione. Nel processo, la NATO si alleò con il cosiddetto UCK, una formazione separatista-terrorista, come corpo di fanteria, alimentando così il separatismo e il terrorismo. L’inizio dell’aggressione della NATO del 1999 contro la piccola Jugoslavia (la RFJ), è un’altra occasione per ricordare i crimini e le atrocità documentate e per ricordare ai popoli, in particolare ai giovani, gli orrori e i danni causati dall’aggressione, nonché le conseguenze di cui molti aspetti devono ancora essere risolti oggi. Quel precedente di aggressione eseguita senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza dell’ONU è poi stato riutilizzato nelle successive aggressioni in Afghanistan, Iraq, Libia, Siria. L’aggressione della NATO contro la RFJ nel 1999 è stata un trampolino di lancio per dare vita alla strategia di espansione militare verso est, sempre più vicino ai confini russi, circondandola di basi militari, che è la causa principale della crisi ucraina. È cinismo portato all’estremo, accusare altri paesi di crimini che i principali stati della NATO hanno continuamente commesso negli ultimi 30 anni. Sarebbe meglio invece di accusare gli altri, si fermassero un momento e ricordassero i propri misfatti, si pentissero e rimediassero a tutte le ingiustizie che hanno fatto in Jugoslavia e in tutti gli altri paesi, in Iraq, Afghanistan, Siria, Libia, Yemen e altri. Oggi, mentre il mondo si avvicina ancora una volta al rischio di un conflitto nucleare, sarebbe più importante che mai, che l’opinione pubblica occidentale, comprenda e rifiuti le politiche auto distruttive e non pacificatorie dei propri governi, che rischiano di trascinare il mondo in un abisso. Potrebbe essere utile per capire alcune strategie, citare Macchiavelli, il quale in tempi lontani già considerò: «Non colui che per primo imbraccia le armi è istigatore di un disastro, ma colui che lo costringe». Per avere un futuro degno di essere vissuto, c’è bisogno, oggi più che mai, di politiche volte ad eliminare le cause dei conflitti nel mondo. Il presupposto per fare questo sta nel perseguire un ordine di pace multipolare, in cui provocazioni, complotti e accordi segreti non devono essere pianificate e avere posto.  Oggi ci auguriamo in una riduzione dell’escalation militare il prima possibile. Ma ciò sarà possibile solo se la...