13 Agosto 2026

attacchi terroristici parigi

Dopo i fatti di Parigi del 13 novembre siamo stati inondati da una montagna di fesserie sulla politica internazionale. La scarsa competenza, la fretta, o la malafede di molti commentatori, si è unita al basso interesse per i fatti del Medio Oriente della stragrande maggioranza del pubblico. Interesse ravvivato tardivamente solo da una minaccia vera e concreta manifestatasi nel cuore dell’Europa. Il risultato? Un concentrato di pericolosissima disinformazione, destinata a riverberarsi sulle scelte politiche ed elettorali. Una sequela di appelli alla “crociata” contro il nemico islamico, affrettati e impulsivi, privi di ogni vera aderenza alla realtà. Cosa sappiamo, ma soprattutto cosa ci è stato raccontato della guerra civile siriana? E quanto sappiamo degli interessi che il mondo occidentale, spalleggiato da alleati di alto rilievo, come l’Arabia Saudita e la Turchia, e altre grandi potenze avversarie, come la Russia e l’Iran, detengono nella fondamentale regione mediorientale? Privo di un’adeguata esposizione mediatica, questo conflitto inizialmente locale e ristretto, nato nel 2011 sulla scia della Primavera Araba, è divenuto in realtà una mini guerra mondiale dove da tempo sono schierate una contro l’altra, seppur velatamente, le maggiori potenze. La posta in gioco? Semplicemente, ma non banalmente, il controllo di importanti risorse naturali, come il gas, e dei loro canali di trasporto, e il presidio geopolitico nella zona, da difendere o da preservare. In particolare non ci è stato spiegato chiaramente che, oltre che una guerra politica fra il governo di Bashar al-Assad e ribelli dissidenti, questa è anche una guerra settaria fra gruppi islamici di correnti diverse. Fra una minoranza di tendenza sciita, alla quale appartiene il partito del Presidente (che ufficialmente si definisce secolarista), e numerosissimi gruppi vagamente “rivoluzionari”, di fede sunnita, fra i quali ora è prominente, ma non lo era neppure due anni fa, quello chiamato Islamic State of Iraq and the Levant (ISIL), precedentemente ISIS (Islamic State of Iraq and Syria), in arabo Daesh, che tanto terrore oggi suscita in Europa. È il nostro continente infatti, oltre ai milioni di siriani direttamente coinvolti nelle devastazioni, la maggior vittima del caos siriano. Le milizie appartenenti all’ISIS si sono dimostrate aggressive ed espansioniste, diffondendo morte e distruzione su tutti i fronti, sia contro gli occidentali, che gli hanno mosso guerra riconoscendone la elevata pericolosità, sia contro i sostenitori di Assad e gli sciiti presenti nell’area. Alcuni, ma non tutti, dei gruppi “rivoluzionari” sunniti, comparsi come funghi, pur possedendo una evidente componente terroristica, hanno ricevuto quasi da subito supporto tecnico e/o economico da parte di alcuni paesi occidentali, in primis Usa, Francia e Regno Unito, e stati del Golfo come Kuwait e Qatar, miranti ad indebolire il vero nemico dell’Occidente e dei suoi alleati, ovvero il signor Assad, e il suo più saldo appoggio nella regione, l’Iran. In questa guerra la Francia, che ora piange i suoi morti, ha già preso posizione a fianco di Washington e del Regno Unito, appoggiata dall’Onu, e ha effettuato bombardamenti aerei contro campi di addestramento dello Stato Islamico prima in Iraq e poi, a settembre,...