Su gentile concessione dell’autore. Articolo originale: http://www.ejinsight.com/20150223-china-friend-or-foe-of-russia/ While the European Union is considering whether to impose new sanctions on Russia, the latter has become more proactive in looking eastward, particularly toward China. What remains unclear is how much China can offer Russia as a strategic partner. In 2014, Russia’s capital outflows reached a record US$151.5 billion. With the ongoing sanctions, Russian companies face challenges in getting financing and raising capital. Investment from Asia, particularly China, might fill the gap. Eddie Astanin, chairman of the executive board of Russia’s National Settlement Depository (NSD) said Asia had been an attractive place for Russian companies to raise capital even before the start of the economic sanctions. About 60 percent of Chinese outbound investment was directed to, or channeled through Hong Kong, according to the Hong Kong Trade Development Council. That may give Hong Kong an edge in connecting Chinese investment to Russian businesses. “We hope to cooperate with Hong Kong, for example, on initial public offerings and offshore RMB trading,” Astanin told EJ Insight. Despite Russia’s enthusiasm to develop closer ties with China, obstacles remain. The first is that a strong and direct link between the Russian and Asian financial infrastructure is yet to be established. “Asian investors tend to invest in London [through global custodians, brokers, investment banks and among other agents] when they invest in Russia,” Astanin said. This lack of direct link forces Russia to become more proactive in engaging Asian investors. Russian energy giant Gazprom, for example, hosted an investor event in Hong Kong and Singapore early this month. Also, the city government of Moscow sent a delegation to Hong Kong and presented a US$40 billion of transport interchange hub projects to Asian investors at the MIPIM Asia Property Leaders Summit in 2014. However, even investors who are interested in Russia, doubt whether it is the time amid sharp fluctuations in the ruble. In January, Russia’s foreign currency credit rating was downgraded to junk by Standard & Poor’s, pushing it below investment grade for the first time in a decade. China Railway Construction Corp. and China International Fund had to put their projects to build a metro line in Moscow on hold because of the ruble’s volatile exchange rate. The second obstacle is the non-parallel trade structure between China and Russia. Both countries have set a goal of achieving US$200 billion in trade turnover by 2020. China is already Russia’s largest trading partner, with total turnover at US$89 billion in 2013. However, China exports mostly manufactured goods to Russia while Russia exports mainly energy and natural resources to China. As rising labor costs force China to diversify away from manufacturing, Russia could switch to imports from Southeast Asia. Meanwhile, China will never over-rely on a single country as its energy supplier. Russia ranked 10th by trade volume among China’s trading partners in 2013. In certain regions, China and Russia are even competing for influence. Central Asia is a vivid example. China’s vision of a “Chinese Silk Road Economic...
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Il 21 maggio (2014 n.d.r.), sotto gli auspici del Presidente Xi Jinping e Vladimir Putin, Russia e Cina hanno siglato un accordo di cooperazione energetica di 400 milioni di dollari. L’accordo comporta che la Russia inizi a rifornire di gas la Cina attraverso il gasdotto orientale a partire dal 2018, con una quantità trasmessa che aumenterà annualmente, per un totale di trent’anni, fino a raggiungere i 30 milioni di metri cubi annui. L’accordo tra Cina e Russia è stato il complesso risultato di negoziati durati dieci anni. Ciò non rappresenta solo un doppio successo sia per i vicendevoli benefici che per l’importante risultato nel futuro sviluppo delle relazioni russo-cinesi, ma anche un obiettivo molto influente all’interno del mercato energetico internazionale. 1. L’Accordo energetico russo-cinese aiuterà l’approvvigionamento e la sicurezza energetica della Cina. Con il rapido sviluppo dell’economia cinese, la domanda di energia è cresciuta giorno dopo giorno. Il gas naturale, essendo una fonte energetica di alta qualità, è diventata sempre più di uso comune. Tuttavia, nonostante l’importante presenza di riserve di gas naturale in Cina, le stesse riserve a disposizione devono essere ancora regolamentate. Se da una parte si osserva solamente l’approvvigionamento energetico nazionale, la cui carenza aumenterà gradualmente, dall’altra i costi per l’estrazione di gas in Cina rimangono alti. Di conseguenza gli alti costi di estrazione aumentano quelli della raffinazione del greggio, i quali bloccano la competitività dell’industria manifatturiera cinese. In pochi anni, la Cina è divenuta il terzo più grande Paese importatore di gas naturale, secondo solo a Giappone e Sud Corea. Nel 2013, la produzione di gas naturale ha raggiunto i 117,8 milioni di metri cubi, ossia quasi la metà di quella nazionale. Il consumo di gas naturale in Cina continua a crescere ininterrottamente ed essendo un Paese dipendente, l’importazione energetica è sulla scia di un’ ulteriore crescita. Con queste premesse, l’immissione del gas naturale proveniente dalla Russia produrrà effetti positivi alla crescente richiesta cinese poiché, innanzitutto, rappresenta un importante fonte di approvvigionamento per la sempre maggiore domanda di gas naturale della Cina. Secondo quanto pubblicato dalla Commissione Riforma e Sviluppo della Cina, la capacità di rifornimento di gas naturale raggiungerà i 400 milioni di metri cubi nel 2020. Con il nuovo accordo, la Russia rifornirà la Cina di 38 milioni di metri cubi di gas naturale annui, i quali rappresentano il 10% della quantità stabilita e, qualora il programma in merito alla strategia occidentale fosse ulteriormente implementato, dalla Russia arriveranno più di 60 milioni di metri cubi, calcolabili intorno al 16% del volume energetico stabilito. Intanto, la russa Novatek ha siglato un contratto ventennale con China National Petroleum Corporation, con il quale fornirà 3 milioni di tonnellate di gas naturale liquefatto proveniente dalla penisola siberiana Yamal. L’accordo sul gasdotto orientale promuoverà senza dubbio l’incremento del Progetto Vladivostok, la cui esportazione avrà una quantità anche maggiore. Secondariamente, il progetto promuoverà una distribuzione razionale del gas naturale in Cina ed accelererà un processo di riforma del meccanismo dei prezzi del gas naturale. Nel suo discorso del 23...