Nel pieno di una nuova fase di aggressione unilaterale contro Cuba da parte degli Stati Uniti, il Vietnam riafferma una solidarietà fondata sul diritto internazionale e rilancia un’agenda di cooperazione concreta: diplomazia di Partito, trasferimento dell’esperienza del rinnovamento, sicurezza alimentare, energia pulita e progetti d’investimento orientati allo sviluppo condiviso.
Cuba
Gli Stati Uniti rilanciano l’assedio contro Cuba puntando a tagliare anche le già scarse forniture energetiche, con misure coercitive extraterritoriali e una retorica securitaria costruita ad arte. L’obiettivo resta sempre lo stesso: seminare caos, piegare la società e imporre un cambio di regime.
Sabato 31 gennaio a Firenze si è discusso della attuale situazione che stanno vivendo l’America Latina ed i Caraibi alla luce di quello accaduto in Venezuela e della conseguente nuova crisi cubana.
L’area latinoamericana e caraibica ha una storia profonda e complessa, con popolazioni e civiltà antiche che hanno lasciato un segno indelebile nel cammino dell’umanità.Dagli Olmechi agli Aztechi e dagli Inca ai Maya (solo per fare alcuni esempi) lo sviluppoumano di questa parte di mondo ha fatto di essa un luogo dove erano presenti alcune delle Civiltà più significative della storia dell’umanità e dell’intero globo.
Si commemorano i martiri cubani uccisi durante il rapimento del Presidente Venezuelano Maduro da parte degli Stati Uniti. La corrispondenza di Alessandro Fanetti dall’Avana, per ComeDonChisciotte.org
Tres estilos, un mismo objetivo: Obama, Biden y Trump ante Cuba y la persistencia del cambio de régimen. Ponencia presentada en el XXIII Ciclo de Conversaciones “Cuba en la Política Exterior de EE.UU.”: El regreso de Trump: Impacto presente y futuro en Cuba.
Tre presidenze, tre stili, un filo rosso. L’articolo, presentato alla XXIII Serie di conversazioni «Cuba nella politica estera degli Stati Uniti»: Il ritorno di Trump: impatto presente e futuro per Cuba, confronta in modo sistematico le politiche degli Stati Uniti verso Cuba sotto Obama, Trump e Biden, mostrando come l’alternanza tra “impegno”, “massima pressione” e alleggerimenti selettivi non cambi l’obiettivo strategico: indurre trasformazioni interne nell’Isola fino al cambio di regime.
Fernando Buen Abad analizza la diplomazia cubana come pratica contro-egemonica di lunga durata: lucidità strategica, disciplina organizzativa, etica e multilateralismo. Dalla cooperazione medica alla comunicazione internazionale, Cuba costruisce legittimità e alleanze senza cedere sulla sovranità in un sistema asimmetrico.
Di Santiago Anno 1983, quando io e altri compagni venimmo a sapere che l’Associazione di Amicizia Italia Cuba organizzava tutti gli anni un viaggio nell’isola. Si trattava di una brigata di lavoro solidale della durata di più di un mese. Andammo a prendere informazioni e fummo accettati nella lista dei candidati. I posti erano limitati e non era sicura la partecipazione. Certi del nostro successo ci mettemmo al lavoro preparandoci per l’avventura. Prima di tutto corso di spagnolo standard presso l’associazione. Un corso di tre mesi con una ragazza guatemalteca come docente. Imparai lo spagnolo in tempi record grazie anche al metodo applicato da Marjorie, la docente, una scampata alla dittatura. Successivamente, visto l’impegno, fummo accettati a partecipare. Da Firenze eravamo io e un altro compagno con le rispettive compagne oltre ad altri dalla provincia di Livorno. Venne il giorno della partenza, da Milano Malpensa con un volo Interflug, la compagnia di bandiera della DDR oggi estinta, a bordo di un Tupolev 134 di fabbricazione sovietica, raggiungemmo Berlino dove ci aspettava la coincidenza per L’Avana. Volo intercontinentale con un Iliushin, scalo tecnico a Shannon in Irlanda e infine atterraggio a L’Avana, aeroporto internazionale Josè Martì. La prima cosa percepita all’apertura dei portelli fu un pesante odore di nafta sovietica. Poi, a bordo di un bus di fabbricazione cecoslovacca, ci portarono all’accampamento di Caimito, nei pressi della capitale, dove ci aspettava il comitato di benvenuto con musica, bonghi e salsa. Cena veloce, assegnazione dei posti e via a dormire, sfiniti dal lungo viaggio. L’accampamento era costituito da diverse lunghe baracche di tipo militare, uomini e donne separati in edifici diversi. Eravamo la Brigata Josè Martì, IX Contingente, formata da delegazioni di mezza Europa. Più di 500 persone provenienti da Svizzera, Spagna, Portogallo, Francia, Germania, Austria, Belgio oltre alla delegazione italiana e a quella cubana che aveva compiti di coordinamento. I cubani in delegazione erano tutti rigorosamente membri del Partito o della gioventù Comunista. Ogni delegazione doveva nominare un capo e una serie di responsabili. La delegazione italiana era la più numerosa, forte dell’allora partito comunista più grande d’Europa. Ben 54 compagni di tutte le età da tutta Italia. Il programma era lavoro solidario nel campo e nelle costruzioni intervallato da visite guidate in varie strutture e istituzioni, oltre a diverse serate di spettacoli messi in scena nel piazzale al centro dell’accampamento. Tuttavia eravamo anche liberi di girare per la città, non esisteva nessun obbligo se non quello di rientrare a fine giornata. Noi italiani ci misero a lavorare nel campo, si partiva la mattina presto, la sveglia era una famosa canzone di Sara Gonzales, La Vittoria. Poi colazione nel refettorio, pulmann e via al lavoro. Raccolta di arance o caffè ma il compito principale era il diserbaggio. sarchiare la yucca con la guataca (zappa) e strappare i rampicanti che infestavano gli alberi del caffè erano i compiti principali. Non usavano diserbanti anche perché grazie al bloqueo, nessuno al mondo glieli vendeva. A metà mattina il capo cubano urlava “MERIENDAAAA”, e...
Intervento di Giulio Chinappi all’ambasciata della Repubblica di Cuba in Italia in occasione della presentazione del libro di Fidel Castro Ruz “Una rivoluzione può essere figlia solo della cultura e delle idee” – 4 novembre 2025.