Articolo originale: http://infobrics.org/news/25811/?lang=en Nel corso degli anni molti osservatori hanno espresso scetticismo sull’iniziativa BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e gli scettici all’interno degli Stati membri BRICS sono forse più numerosi di quelli esterni. La ragione di ciò risiede nella chiara mancanza di una logica tradizionale dietro l’incontro di questi paesi: sono geograficamente sparsi, le loro economie sono in diverse fasi di sviluppo e c’è un buon grado di dissonanza ideologica tra di loro. E a differenza di altre associazioni economiche, BRICS non cerca di creare un’architettura politica e di sicurezza comune. Comunque, questo non dovrebbe offuscare il fatto che lo scopo di BRICS era chiaro sin dall’inizio: formare una relazione pratica e pragmatica del 21 ° secolo che raccogliesse l’influenza dei suoi membri per raggiungere gli obiettivi concordati da tutti e cinque i paesi. In un mondo multipolare in cui i poteri economici e politici si stanno rapidamente diramando, le nazioni BRICS cercano di influenzare e modellare le norme della governance globale modellate in passato dal sistema atlantico. L’iniziativa BRICS, quindi, è un insieme di stati nazionali che in un particolare momento geopolitico perseguono un insieme di obiettivi. Ogni membro di BRICS ha inoltre le sue proprie ragioni per continuare a sostenere questo movimento plurilaterale. La Federazione Russa vede BRICS come un contrappeso geopolitico all’espansione verso est del sistema atlantico. Per quel che riguarda il Sud Africa, il BRICS è un mezzo per legittimare il suo ruolo di gateway e di potere del continente africano. Nonostante la sua posizione geografica, l’iniziativa BRICS consente invece al Brasile di collaborare nella progettazione del secolo asiatico. La Cina partecipa al Forum perché riconosce il BRICS come un importante veicolo per la modellazione dei sistemi di governo in cui la sua influenza politica è commisurata al suo crescente fardello economico. Infine, per l’India, il BRICS è un utile ponte tra il suo status crescente di potenza leader e la sua identità precedente come leader del mondo in via di sviluppo. I primi dieci anni di BRICS Il primo decennio di BRICS ha visto ciascuno dei membri impegnarsi per stabilire le basi per la cooperazione, dall’identificazione di settori di convergenza su questioni politiche al miglioramento dei legami economici. Il livello di impegno tra i suoi membri – che vanno dai vertici di alto livello e riunioni ministeriali a vari gruppi di lavoro e conferenze – si è approfondito durante questo periodo. Oggi si è raggiunto un accettabile grado di cooperazione su tematiche come commercio, infrastrutture finanziarie, urbanizzazione e cambiamento climatico. Inoltre, i cinque paesi membri hanno fatto progressi moderati nelle connessioni people-to-people. Piattaforme come il BRICS Academic Forum e il Business Council hanno dimostrato di essere utili per migliorare la comprensione comprensione reciproca del settore industriale, del mondo accademico e del governo. Senza ombra di dubbio, i due risultati più notevoli dei BRICS sono stati l’istituzionalizzazione della nuova Banca di Sviluppo (NDB) e del Contingency Reserve Arrangement. L’importanza di queste istituzioni non può essere sottovalutata. Per prima cosa, essi segnano un passaggio dalla retorica politica alla volontà di fornire risultati concreti, alleviando...
Mese: Ottobre 2017
Venerdì 10 novembre, alle ore 20.30, presso la Sala Comunale di via dei Carpinoni 18 a Bergamo si terrà la serata dal titolo Corea del Nord. Oltre la verità ufficiale, organizzata da Albor, l’altra narrazione. Per il Centro Studi Eurasia e Mediterraneo interverrà Stefano Vernole.
Articolo originale pubblicato su http://www.opinione-pubblica.com/cina-la-nuova-via-della-seta-proposta-strategica-un-mondo-multipolare/ Pubblicato su Cese-M per cortesia dell’autore Fabrizio Massimo Parenti Intervento completo al IV Forum Cina e Ue. I nodi politici ed economici nell’orizzonte della “nuova via della seta” e di una “nuova mondializzazione”, Roma, 13 ottobre 2017. Modelli a confronto per una scelta strategica Nell’attuale contesto internazionale, i soggetti pubblici e privati di varie potenze statuali si trovano ancora una volta di fronte a scelte strategiche fondamentali almeno nella misura in cui si assuma l’effettivo dispiegarsi di un processo di transizione da un mondo unipolare ad uno multipolare. Qui esaminiamo un caso emblematico: il significato e l’influenza della Belt and Road Initiative (BRI) nella ridefinizione dei rapporti tra Europa ed Asia e quindi l’urgenza europea di decidere se e come ricollocarsi nella geopolitica mondiale. L’Europa, il Mediterraneo e l’Italia possono decidere di preservare la propria posizione geopolitica, rimanendo sotto prevalente influenza USA-Nato, oppure guardare ed agire a favore di un’integrazione eurasiatica. Con focus sulla Cina. Più precisamente, da una parte vi è ciò che conosciamo fin troppo bene, ovvero un modello politico centrato su finanza speculativa (al cuore della crisi economico-sociale che continuiamo a vivere) e sul militarismo (politiche economiche ed estere condizionate dall’interventismo statunitense) che presuppone una semi-autonomia dell’Europa, in quanto fortemente subordinata alle strategie di dominio statunitensi. Da un’altra parte, invece, emerge con chiarezza un modello di cooperazione commerciale, finanziaria e politica volto all’interconnessione, all’innovazione e, in ultima analisi, a creare condizioni materiali di sviluppo diffuso e di mutuo vantaggio. In altre parole: da un lato l’idea di conservare le istituzioni e i relativi rapporti di forza risalenti alla fine della seconda guerra mondiale, ovvero un ordine mondiale caratterizzato da “cambi di regime” e militarizzazione spinta del mondo; dall’altro la possibilità di percorrere una strada di riforma costante, caratterizzata da attività finanziarie al servizio dell’economia reale e da un ordine geopolitico multipolare e potenzialmente più pacifico… Si tratta di una scelta strategica tra la via delle armi e la via della seta, parafrasando il titolo di un recente dibattito livornese. In questo breve intervento cercherò di delineare la genealogia e le ragioni della BRI (perché?) e alcuni elementi che la caratterizzano (cos’è), per concludere infine con alcuni punti di sintesi su problemi e vantaggi inerenti a questa iniziativa. La concretezza della BRI sta nelle sue origini Le strategie cinesi degli ultimi 20 anni hanno creato le condizioni affinché la BRI fosse un progetto realistico ed appetibile. Mi riferisco alla go west e go abroad strategy, quasi simultanee, complementari, ma differenti… La prima si è dispiegata dalla fine degli anni Novanta a oggi, favorendo lo sviluppo della Cina interna e quindi la interconnessione nazionale e coi paesi vicini, mentre la seconda, dal 2000 a oggi, ha garantito il sostegno agli investimenti cinesi all’estero, operati dai campioni nazionali privati e da quelli statali. La BRI è dunque una conseguenza dei successi ottenuti negli anni passati e molti investimenti, che oggi potremmo definire legati alla BRI, sono in realtà avvenuti prima del suo lancio ufficiale nel 2013...
Venerdì 27 ottobre 2017, al Circolo Ra Ca’ Dur Barlich di via Ostlavia, 1 a Varese si terrà la serata – simposio dal titolo “Corea 38° parallelo: l’ultimo muro della guerra fredda”. Interviene Stefano Vernole del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo.
Venerdì 13 ottobre dalle ore 8:30 alle 16:30 presso la Sala convegni Eurostars Roma Aeterna, piazza Pigneto 9 a Roma si terrà il IV Forum Europeo Cina e Ue – I NODI POLITICI ed ECONOMICI nell’ORIZZONTE della “NUOVA VIA DELLA SETA” e di una “NUOVA MONDIALIZZAZIONE”. L’evento è organizzato da Accademia cinese di marxismo (CASS) Associazione MARX XXI Fondazione GRAMSCI Edizioni MarxVentuno www.marx21.it Programma del Forum Il forum che si terrà a Roma il 13 ottobre su «Cina e Ue. I nodi politici ed economici nell’orizzonte della “nuova via della seta” e di una “nuova mondializzazione”», promosso dall’Accademia di marxismo cinese presso la CASS (Chinese Academy of Social Sciences) in collaborazione con l’associazione “Marx XXI”, il sito marx21.it e le edizioni MarxVentuno, nonché dalla Fondazione Gramsci, affronta i nodi fondamentali di un tornante della storia della nostra epoca. Si tratta infatti, come sottolinea Fabio Massimo Parenti (La nuova via della seta come proposta strategica di un mondo multipolare), di “una scelta strategica tra la via delle armi e la via della seta”, tra “un modello di cooperazione commerciale, finanziaria e politica volto all’interconnessione, all’innovazione e, in ultima analisi, a creare condizioni materiali di sviluppo diffuso e di mutuo vantaggio” e un ordine mondiale caratterizzato da cambi di regime (attraverso “rivoluzioni colorate” [1], che hanno segnato fortemente l’ultimo trentennio, dall’89 in poi) e militarizzazione spinta del mondo, di cui l’escalation dell’allargamento della NATO verso Est è uno degli aspetti più inquietanti. Continua a leggere dal sito Marx21.it
Pubblichiamo l’intervento di Stefano Vernole al convegno Guerra in Siria. Tra geopolitica e diritto che si è tenuto a Bologna il 9 ottobre 2017. Situazione storica siriana: Hafez al Assad, baathista, è un fiero avversario di Israele che combatte nelle guerre del 1967, 1973 e 1982 (in Libano); la Siria è geopoliticamente vicina al campo sovietico, da Mosca l’esercito di Damasco (servizi segreti compresi) riceve il suo addestramento militare. Caduta l’URSS, con la Guerra del Golfo Persico assistiamo al primo avvicinamento tra Siria e Occidente (ricordiamo che Damasco è alleata di Teheran, mentre il baath siriano è rivale di quello iracheno), in cambio di una sorta di protettorato siriano sul Libano. Tuttavia dopo la Guerra all’Iraq, il Centro studi strategici di Washington elabora un rapporto che chiarisce come: “Per quanto riguarda i siriani, la sfida è convincere la Siria a trattare seriamente con Israele, l’alternativa è la guerra o l’isolamento siriano, Gli USA hanno come alleati importanti, oltre ad Israele e Turchia, Egitto e Arabia Saudita, i cui rapporti vanno utilizzati per contenere la Siria obbligandola ad adattarsi alla politica della coalizione a guida statunitense”. La Siria continua perciò nella sua politica antimperialista, appoggiando Amal ed Hezbollah in Libano, con la liberazione del sud del Paese (2000); rimane aperta la questione delle Alture del Golan, alle quali Israele annette le fattorie di Shebaa. Viste le minacce della Casa Bianca dopo l’11 settembre 2001 – Bush r. inserisce Damasco nell’”Asse del Male” – vengono promulgate alcune leggi USA per fare pressioni su un possibile “cambio di regime”, la Siria sostiene in parte la resistenza irachena contro l’occupazione statunitense e concede ospitalità ai capi di Hamas. Improvvisamente, con gli sciiti al Governo a Baghdad e il rafforzamento dell’Iran (il quale propone un accordo di libero scambio ad Iraq, Libano, Siria e Turchia), la situazione geopolitica nell’area torna a mutare; Qatar e Turchia iniziano a corteggiare la Siria, la quale accetta di normalizzare i rapporti e si dice pronta ad una trattativa anche con i Paesi occidentali. Scoppiano allora le “rivolte arabe”, in parte frutto di moti spontanei in parte eterodirette, dovute ad una serie di fattori economici (speculazione sul prezzo del cibo), all’utilizzo dei social network, delle tv come Al Jazeera ed Al Arabiya ecc. Esse ricordano molto le “rivoluzioni colorate” made in USA. Il colpo di Stato contro Gheddafi non riesce, perciò nel 2011 gli si scatena una vera e propria guerra, manipolando una Risoluzione dell’ONU che prevedeva il divieto di voli nello spazio aereo; contemporaneamente francesi e statunitensi attuano un golpe anche in Costa D’Avorio. Va sottolineato come in quel momento, Libia, Libano, Siria e in parte l’Algeria siano le uniche nazioni dell’area che non fanno parte del programma della NATO “Dialogo Mediterraneo”; ricordiamo che il 65% del petrolio e del gas naturale consumati in Europa passa attraverso il Mediterraneo Mentre si aggredisce la Libia si destabilizza la Siria, Bashar al Assad viene minacciato e il Paese sanzionato; una prima rivolta, frutto anche dell’incompetenza delle autorità locali, scoppia in marzo a...
Lunedì 9 ottobre, alle ore 17 presso la Sala d’Armi di Palazzo Malvezzi, Via Zambon 22 a Bologna si terrà la conferenza dal titolo Guerra in Siria. Tra geopolitica e diritto internazionale. Organizzata da Eurasia – Rivista di studi geopolitici con Centro Studi Eurasia e Mediterraneo con il contributo di Azione Universitaria e Alma Mater Studiorum Università di Bologna, una giornata per approfondire le tematiche relative alla crisi siriana.