Labore nonumes te vel, vis id errem tantas tempor. Solet quidam salutatus at quo. Tantas comprehensam te sea, usu sanctus similique ei. Viderer admodum mea et, probo tantas alienum ne vim. Eos in meis detracto. Lorem everti eos ne.
Mese: Maggio 2017
Articolo originale: https://www.macrolibrarsi.it/speciali/introduzione-israele-geopolitica-di-una-piccola-grande-potenza-libro-di-giacomo-gabellini.php Una introduzione al libro di Giacomo Gabelli su Israele pubblicato da Arianna Editrice. Giacomo Gabellini (1985) è redattore di “Scenari Internazionali” e collaboratore di “Eurasia. Rivista di studi geopolitici”. È autore di diversi volumi in cui si analizzano questioni storiche ed economiche, il più recente dei quali (2015) è Eurocrack. Il disastro politico, economico e strategico dell’Europa, pubblicato da Anteo Edizioni. Come spesso capita ai libri, pure a qualche libro di storia – salvo ai polizieschi, evidentemente – anche questo dovrebbe essere letto “a ritroso”, cominciando dal fondo o quanto meno dalle ultime pagine, quelle che di solito l’autore dedica alle considerazioni di sintesi. In questo specifico caso, tuttavia, francamente non me la sentirei granché di suggerire tale metodo. Il capitolo 8 del libro alla lettura del quale qui si invita, denominato “Conclusioni”, si apre con una citazione dello storico Benny Morris che, intervistato da «Haaretz», insiste sul fatto che la fondazione dello Stato di Israele «non è ragionevole» e si chiude su una frase pronunziata da Tony Judt durante un’intervista resa, ancora una volta, ad «Haaretz» al principio del maggio 2006: «… occorrerebbe quindi ammettere che Israele non ha alcun diritto alla solidarietà o all’indulgenza internazionale; che gli Stati Uniti non ci saranno per sempre; che le armi e le mura non possono preservare Israele più di quanto abbiano fatto con la Repubblica democratica tedesca o il Sud Africa bianco; che le colonie saranno condannate a meno che non si sia disposti a espellere o sterminare la popolazione indigena». È ovvio che, paragonata a quanto in genere si ricava dai media e dalle dichiarazioni dei politici occidentali e soprattutto italiani, questa conclusione, se letta immediatamente, ex abrupto, è suscettibile di procurare la reazione che in un autore italiano (mi pare fosse Vittorio Alfieri) fu provocata da un libro che cominciava con un improponibile “Conciossiacosaché”: colui che ne aveva appena avviata la lettura lo buttò subito dalla finestra. Tuttavia, a questa perentoria conclusione bisogna avere la costanza e la pazienza di arrivarci, e i sette capitoli che la precedono costituiscono un certo non comodo, certo non o non sempre o non del tutto condivisibile, comunque un solido contesto, all’interno del quale essa acquista un ben più ragionevole – e a modo suo perfino pacato – significato. D’altronde, Gabellini è evidentemente fatto così: non ama granché né preamboli, né epitomi. Difatti non premette alcuna Introduzione o Prefazione al suo scritto: getta il lettore nel mare tempestoso dei suoi scomodi argomenti, cominciando con l’impartirgli nel capitolo 1 una ruvida lezione su genesi e realizzazione del progetto sionista (e accidenti se questo non è un allegro fregarsene del politically correct…) per congedarsi da lui con quel non meno brusco nella sostanza – ancorché diffuso e articolato nella forma – capitolo 8, conclusivo. In mezzo, altri sei capitoli eloquentemente intitolati, i contenuti dei quali sembrano lasciare ben poco spazio all’ambiguità (“La potenza militare israeliana”, “Realpolitik”, “La presa della Israel Lobby sugli Stati Uniti”, “L’alleanza sciita nel mirino di Israele”, “La ragnatela...
Lunedì 15 maggio si è tenuta presso l’Ambasciata della Repubblica Popolare Cinese a Roma una tavola rotonda tra alcuni studiosi tibetani, cinesi ed italiani che hanno discusso e confrontato le rispettive opinioni ed esperienze sullo sviluppo della Regione autonoma della Cina. Per il Centro Studi Eurasia Mediterraneo erano presenti il Presidente Lorenzo Salimbeni, Marco Costa e Stefano Vernole. Nell’occasione si è discusso dei recenti e sempre più evidenti progressi economici del Tibet/Xizang, della sua centralità all’interno della Nuova Via della Seta, del rispetto delle minoranze e dell’importanza attribuita alle politiche ecologiche ed ambientali. Temi che il CeSEM aveva affrontato in varie pubblicazioni sia on line che cartacee, grazie al contributo anche di collaboratori come Andrea Turi e Marco Scarinci (quest’ultimo anch’esso presente all’incontro di Roma). Pubblicazioni CeSEM sul Tibet https://www.cese-m.eu/cesem/2016/10/m-costa-s-vernole-a-turi-lo-xizang-tibet-e-la-nuova-via-della-seta-anteo-edizioni-2016/ https://www.cese-m.eu/cesem/2015/11/m-costa-s-vernole-a-turi-alla-scoperta-del-tibet-storie-paesaggi-e-prospettive-anteo-edizioni-2015/ https://www.cese-m.eu/cesem/2014/12/tibet-crocevia-tra-passato-e-futuro/
Ius ea rebum nostrum offendit. Per in recusabo facilisis, est ei choro veritus gloriatur. Has ut dicant fuisset percipit. At usu iusto iisque mandamus, simul persius complectitur at sit, aliquam moderatius elaboraret ne eos. Sea albucius definitionem ne.