17 Luglio 2026

Anno: 2016

di Deborah Garofalo Molti sono i minori attualmente impegnati in conflitti inter-etnici che stanno devastando alcuni Paesi del continente Africano. Guerre inumane combattute in località già decimate da condizioni di assoluta povertà. In ragione alla fluidità del fenomeno, ad oggi tuttora in espansione, si stima all’incirca la presenza di più di trecentomila bambini–soldato di età compresa tra i 6 e i 18 anni coinvolti in operazioni militari o illegali nel mondo, a partire dall’Africa fino a giungere nel Sud America. I bambini–soldato e la guerra civile nel Sud Sudan. Un esempio rilevante è la guerra civile nel Sud Sudan scoppiata nel dicembre del 2013, due anni dopo la proclamazione d’indipendenza, al tempo in cui a Juba le milizie fedeli al presidente Salva Kiir e quelle del leader dei ribelli Riek Machare dettero inizio a una guerriglia trasformatasi in breve tempo in una vera guerra civile, con consequenziali uccisioni e violenze anche a danno dei civili. Salva Kiir aveva accusato Machare di aver pianificato un colpo di Stato per far precipitare il suo governo, innescando disordini e guerriglie interne tra le due principali etnie del Paese: i Dinka, gruppo dominante a supporto di Salva Kiir, e i Nuer, alleati di Riek Machare. Ne sono seguiti più di due anni di scontri. L’utilizzo dei “children straight eightenn” in questa guerra è divenuto sistematico: si valuta circa il 5% delle presenze per conflitto. In questo frangente, i minorenni risultano essere principalmente vittime e carnefici: rapiti dai propri villaggi e reclutati con l’uso spropositato della forza, si sono trovati immersi in conflitti armati ed esposti a brutalità inimmaginabili, privati così della loro infanzia e dei loro diritti inalienabili. Le leggi internazionali del Sud Sudan, secondo le quali reclutare ragazzi di età inferiore ai 18 anni è severamente proibito e sotto i 15 anni è considerato un grave crimine di guerra, non ha mai impedito ai soldati appartenenti alle due parti in conflitto di assoldare deliberatamente bambini al fine di utilizzarli come ipotetici combattenti. Ma per quale motivo nessun comandante sud sudanese è mai stato incriminato e successivamente processato per tale reato? Eppure i casi sono vari ed è accertato che le Autorità sono in possesso dei loro nomi. Un esempio eclatante è il caso di David Yau Yau che durante la rivolta nello Stato del Jonglei aveva costretto a combattere circa 1700 bambini–soldato; ne è altrettanto il caso del comandante dell’SPLA Matthew Puljang, che ha combattuto nello Stato di Unity usufruendo in prima fila di altrettanti minori. Quarant’anni di violazioni. Nonostante a partire dagli anni Settanta siano state approvate convenzioni internazionali al fine di garantire la diminuzione dell’arruolamento di minori in conflitti bellici, negli ultimi decenni è stato possibile assistere ad un considerevole aumento di questo fenomeno. Motivo principale è considerato il cambiamento della natura della guerra, divenuta oggi prevalentemente religiosa ed etnica. Il reclutamento e l’utilizzo dei bambini–soldato sono una delle più pesanti violazioni delle norme che regolano i diritti umani nel mondo. L’Africa è spesso considerata l’epicentro di questo fenomeno. Ma...
di Stefano Vernole La Società Ponte sull’Adriatico (2004-2005) ha i diritti sulla costruzione e la gestione di due brevetti: uno per il ponte e uno per il terminal. Il grande Ponte ferroviario e stradale, per il tratto che unisce le due sponde dell’Adriatico tra Ancona e Zara, è stato progettato per avere una lunghezza di 120 Km sul mare e di 30 Km per la parte di attraversamento delle isole di fronte alla costa della Croazia; il progetto dovrebbe però soddisfare i seguenti requisiti: • Durata vitale minima dell’opera: 120 anni • Costo dell’opera: 21 miliardi di euro • Manutenzione dell’opera straordinaria prevista ogni 10 anni • Capacità massima di traffico nei due sensi veicolare – automobilistico e commerciale: 80 milioni di veicoli annui – 200.000 veicoli giornalieri • Capacità massima di convogli ferroviari nei due sensi: 200 giornalieri. • Bacino di utenza prossimo all’opera: 100 milioni di persone di cui 25 in Italia e 75 nell’Europa orientale. Il ponte viaggerebbe ad un’altezza che si aggira tra i 50 e i 70 mt. sopra il livello del mare, i piloni raggiungerebbero un’estensione di 300 mt. e potrebbero immergersi fino a 70-100 mt. di profondità. L’infrastruttura si può costruire grazie all’utilizzo delle energie rinnovabili ed è autosufficiente, partirebbe dalla zona di Falconara per unire successivamente Ancona a Zara, dove si collegherebbe alla rete ferroviaria e autostradale dei paesi Balcanici. Considerando l’attuale interesse della Cina per il nostro Paese, l’Italia potrebbe candidarsi ad essere una piattaforma e un centro logistico per tutto il Mediterraneo, visto che la Nuova Via della Seta coinvolgerà comunque Balcani ed Europa orientale. Il ponte si collocherebbe a metà strada tra Italia e Croazia e verrebbe disposto su tre piani dove dovrebbero trovare posto due larghe autostrade, una per ogni senso di marcia, e due binari ferroviari. Inoltre un sottopiano cablato garantirebbe ogni tipo di servizi di collegamento, compresi acquedotti e oleodotti. Si tratterebbe di un’opera monumentale importante non solo per il Mar Adriatico e il Centro Italia che ne sarebbero rivitalizzati ma anche per il Nord-Ovest dell’Europa (è vicino al Corridoio n. 5), potrebbe coinvolgere una serie di strutture adiacenti (terminal, trasporto marittimo container, aree di intrattenimento …). Il ponte stesso potrebbe produrre energia pulita tramite l’installazione di pannelli fotovoltaici, lo sfruttamento del moto ondoso e di impianti eolici, quindi sarebbe ecologicamente sostenibile. Stefano Vernole – 22 dicembre 2016
Natale
Riceviamo e pubblichiamo Good Wishes for the Christmas Feast 2016 Christ was born in Palestine Christianity was born in Syria   We all know that Christ was born in Palestine, in Bethlehem. But we may not be aware that Christianity was born in Syria at that time, meaning, what is nowadays Syria, Lebanon, Jordan and Iraq. The birth of Jesus is linked to Christianity’s birth, just as the birth of Christianity is linked to Jesus’ birth! Hence the phrase Anno Domini, or year of Christmas! Thus, our everyday calendar is the continuation of the story of the Nativity of Jesus Christ. This applies especially to Christians of the Middle East, where we can affirm with pride: Christ was born in Palestine and Christianity was born in Syria. Thus, Christian presence in the Middle East is geographical and historical evidence of the birth of Jesus Christ.  Fewer or no Christians in the Middle East means Christ’s absence from our East, and the loss of basic geographical, historical, human and humanitarian evidence for Christ’s birth, life and Gospel message. That is why the presence of Christians in the Middle East is so very important, linked as it is to the story of their great historical role in the region. That is why our concern for Christian presence must also be a concern for Christian role: for there is no Christian role without presence and no Christian presence without role. We thank our friends, who stand shoulder to shoulder with us in support of our presence, role and witness. We raise our prayers for peace and security in our region, which is continuing on its way of the Cross.  Peace is the great warranty for Christian presence and role, with all and for all our dear fellow-citizens of the East. We send our good wishes to all our friends and benefactors! We pray for peace, especially in Syria, Iraq and Palestine. Merry Christmas! Holy New Year of the Lord, 2017! + Gregorios III Patriarch of Antioch and All the East, of Alexandria and of Jerusalem     Souhaits de Fête de Noël 2016 Christ est né en Palestine Le christianisme est né en Syrie   Nous savons tous que le Christ est né en Palestine, à Bethléem. Mais nous ne savons pas que le christianisme est né en Syrie romaine, qui correspond aujourd’hui à l’ensemble formé par la Syrie, le Liban, la Jordanie et l’Irak. La naissance de Jésus est liée à la naissance du christianisme. De même que la naissance du christianisme est liée à la naissance de Jésus ! D’où l’expression « Anno Domini », ou année depuis Noël ! De la sorte, notre calendrier quotidien est la continuation de l’histoire de la naissance de Jésus-Christ. Cela concerne tout particulièrement les chrétiens du Moyen-Orient, qui peuvent affirmer avec fierté : le Christ est né en Palestine et le christianisme est né en Syrie. Ainsi, la présence chrétienne au Moyen-Orient est-elle la preuve géographique et historique de la naissance de Jésus-Christ. La diminution ou l’absence des...
di Stefano Vernole * Il contesto storico-geografico Nel lessico della lingua rumena il toponimo “Transnistria”, che letteralmente significa “oltre il fiume Nistro”, riacquista a partire dagli anni Novanta un largo utilizzo (e viene perlopiù usato in Occidente) per indicare il territorio tra il corso inferiore del fiume Nistro e il Bug meridionale che abbraccia due regioni storiche, l’estremo Ovest della Novorussia e l’estremo Sud della Podolia. L’odierna Transnistria occupa una fascia di terra lunga approssimativamente 200 km. e larga 12-15 km., la sua area è di 4160 km quadrati e si trova esattamente in mezzo alle odierne Ucraina e Moldova. Le sue principali tappe storiche possono così essere riassunte: 600 a.c. Primo insediamento sul fiume Nistro, dove viene fondata una colonia greca “Tyras”, dalla quale l’odierna capitale (Tiraspol) trae il suo nome. 100 a.c. La Transnistria fa parte formalmente della Sarmazia, confederata con la Scizia, mentre il fiume Nistro forma il confine della Sarmazia e quello della Dacia (le attuali Moldova e Romania). 850. All’inizio del Medioevo la Transnistria è popolata da tribù slave e da gruppi di nomadi turchi, mentre il fiume Nistro marchia una netta distinzione dal territorio occidentale. 1450. La Transnistria diventa formalmente parte del Grande Ducato di Lituania, mentre il Principato di Moldova è indipendente; il confine è marcato dal fiume Nistro. 1792. Dopo la Pace di Iasi dell’anno precedente, l’area viene incorporata all’interno dell’Impero Russo (i suoi abitanti la ribattezzano Novaia Rossia-Nuova Russia), mentre la Moldova rimane parte dell’Impero Ottomano, così il fiume Nistro va a fissare il confine sud-occidentale tra le due potenze imperiali. 1807-1808. Con i trattati di Tilsit ed Erfurt, lo zar Alessandro I ottiene da Napoleone la promessa di potersi estendere sopra i principati rumeni di Moldova e Tara Romanesca, ma deve accontentarsi della Bessarabia tra il Nistro e il Prut. 1856. La Guerra di Crimea costringe la Russia a restituire ai principati romeni il Sud della Bessarabia (Bugeaco). 1917. Lo smembramento dell’Impero zarista provoca la riunificazione della Bessarabia alla Romania, decisione mai accettata dall’Unione Sovietica. 1924. Sotto l’Unione Sovietica, la Transnistria diviene la Repubblica Autonoma Sovietica Socialista Moldava, che comprende parte dell’Ucraina ma non dell’odierna Moldova (che viene inglobata nella Romania). Il fiume Nistro continua così ad essere il confine naturale tra le due aree. Il 4 febbraio del medesimo anno, un documento segreto del Partito Comunista Sovietico analizza la posizione strategica della Transnistria nei Balcani e ne espone la sua importanza per la geopolitica dell’URSS (“Memoria riguardante la necessità della creazione della Repubblica Sovietica Socialista Moldava”) (1). 1940. In seguito al Patto Ribbentrop-Molotov, Stalin ottiene la Moldova romena (Bessarabia) e la unisce alla Transnistria, formando la Repubblica Sovietica Socialista Moldava (RSSM). 1989. A Chisinau, il Parlamento Moldavo annulla il Patto Ribbentrop-Molotov, decisione che secondo l’opinione pubblica di Tiraspol inficia anche l’unione tra la Transnistria e la Moldavia. In particolare l’art. 7 della Costituzione moldava abolisce il russo come lingua ufficiale, provocando un forte risentimento in Transnistria dove non tutti conoscono il romeno (mentre praticamente tutti i romeni conoscono...
Riceviamo e pubblichiamo Attualmente, il nostro paese sta vivendo la fase più importante delle elezioni – la campagna elettorale. In conformità con la normativa dell’Uzbekistan, i partiti politici nominano i loro candidati per Oliy Majlis e per Kengash (Consigli) locali dei deputati del popolo, e solo i partiti politici nominano i candidati per la Presidenza della Repubblica dell’Uzbekistan. Nelle attuali elezioni presidenziali sono in lizza tutti e quattro i partiti dell’ Uzbekistan – Il Partito Democratico “Milly Tiklanish” (Rinascita Nazionale), il Movimento degli imprenditori e uomini d’affari – il Partito Liberal Democratico dell’Uzbekistan, il Partito Democratico Popolare e il Partito Social Democratico “Adolat”. Ogni partito offre la propria visione per affrontare le questioni statali e sociali più importanti, in base alle aspirazioni degli elettori. Ad esempio, l’elettorato del PD “Milly Tiklanish” rappresenta la classe degli intellettuali: impiegati nell’ambito dell’arte, culturale, d’informazione, patriottici giovani, artigiani. L’UzLiDeP protegge gli interessi della classe media degli imprenditori, degli uomini d’affari, degli agricoltori. L’elettorato del PDPU rappresenta la classe bisognosa di un sostegno mirato sociale da parte dello Stato e della società, compresi i pensionati e i disabili, nonché i dipendenti pubblici impegnati nella protezione sociale, i rappresentanti dei servizi sociali. L’”Adolat” rappresenta la classe dei lavoratori: gli ingegneri, gli scienziati, gli insegnanti, i medici, gli impiegati pubblici, i lavoratori del settore dei servizi. Naturalmente, la polarità e gli interessi comuni delle parti, determinano l’unità e la differenza delle posizioni politiche, e quindi, le soluzioni dei problemi esistenti. La Costituzione e le Leggi dell’Uzbekistan insieme con la garanzia della libertà dei partiti politici stabiliscono il quadro rigoroso che vieta la creazione e l’attività dei partiti politici. Infatti vieta l’obiettivo di cambiare l’ordine costituzionale, se questo agisce contro la sovranità, l’integrità, la sicurezza della Repubblica, i diritti e le libertà costituzionali dei cittadini. Impedisce di fare la propaganda di guerra, impedisce ostilità sociali, nazionali, razziali e religiosi, impedisce altresì, l’ostilità verso la salute e la moralità delle persone. Sono vietate le organizzazioni paramilitari e partiti politici sulla base di motivi etnici e religiosi. Lo studio e l’analisi dei documenti di programmazione dei partiti politici, un confronto tra loro differenze e comunanza aiuta gli elettori a determinare le preferenze. Considerando la priorità dello sviluppo economico, il PD “Milly Tiklanish” vede come un importante fattore di sviluppo economico il pieno supporto ai produttori nazionali, lo sviluppo dell’artigianato e dell’impresa familiare, così come il turismo come strumento economico efficace per la promozione della cultura e della storia nazionale. A sua volta l’UzLiDeP sostiene pienamente lo sviluppo dell’imprenditorialità, delle piccole imprese, delle aziende agricole, ed è a favore di riduzione della presenza dello Stato nell’economia. Mentre il PDPU è a favore del ruolo regolatore dello Stato nell’economia di mercato, il quale, secondo i membri del partito, garantisce un’efficace interazione dei meccanismi di mercato e dei regolamenti delle politiche sociali stabilite dallo Stato, crea benefici economici per i soggetti socialmente vulnerabili della popolazione. L’”Adolat” “punta” sullo sviluppo innovativo dell’economia, sull’introduzione delle tecnologie avanzate, delle tecnologie di risparmio energetico e di...
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Riceviamo e pubblichiamo   Il sondaggio condotto dal Centro di Opinione Pubblica “Izhtimoy Fikr” ha rivelato l’umore degli elettori, la loro consapevolezza della campagna elettorale, l’atteggiamento nei confronti dei media che coprono le elezioni. La ricerca ha constatato un elevato livello di supporto dai cittadini per le trasformazioni democratiche e le riforme negli anni di indipendenza in Uzbekistan, volte a garantire i diritti dei cittadini uzbeki, e di partecipazione ai processi politici. La stragrande maggioranza degli intervistati (95%) ritiene che le elezioni presidenziali siano l’evento più importante nella vita politica del Paese, sia consapevole della necessità di votare, e dimostra un alto livello d’interessamento alle prossime elezioni presidenziali. L’indagine dimostra che le prossime elezioni presidenziali, sono di grande importanza, ed è un evento che cambia la vita di ogni cittadino. La partecipazione dà alle persone l’opportunità di realizzare il loro dovere civico e un sostegno ai diritti costituzionali. Uzbeki in tutte le regioni del Paese, residenti in aree urbane e rurali, rappresentanti di tutte le età e gruppi sociali, uomini e donne, credono che il loro voto sia importante per il Paese. La realizzazione del Programma sulle misure per migliorare ulteriormente la cultura giuridica degli elettori contribuisce all’alta partecipazione all’attività elettorale dei cittadini. Questo Programma prevede un ampio lavoro di sensibilizzazione tra gli elettori circa l’essenza e il significato della legislazione nazionale. Più dell’89% degli intervistati in tutte le regioni del Paese, compresi quelli che voteranno per la prima volta, conosce le regole per la nomina del candidato alla presidenza. I partiti politici si registrano al Ministero della Giustizia entro e non oltre sei mesi prima delle elezioni. Sono ben consapevoli che i partiti possono nominare solo un candidato come presidente dell’Uzbekistan tra i membri del partito oppure esterno al partito. Allo stesso tempo, l’85% degli intervistati sa che il Presidente dell’Uzbekistan è eletto a suffragio universale, a scrutinio segreto, con un mandato di cinque anni. Il 95% degli intervistati aventi diritto di voto, dichiarano di essere sicuri di partecipare il prossimo 4 dicembre alle elezioni presidenziali. Che cosa significa, per la gente dell’Uzbekistan, la partecipazione alle elezioni presidenziali? Il 41,3% degli intervistati ha dichiarato che voteranno perché è il loro dovere civico; il 31,8% considera la partecipazione alle elezioni manifestazione responsabilità per il futuro della Repubblica. Mentre per il 21,3%, votare è la possibilità di esprimere le proprie opinioni. Alla domanda su cosa si aspettino da questo turno elettorale, il 41,2% degli intervistati ha espresso fiducia nel mantenimento della pace e della sicurezza nel Paese, un aumento del livello e della qualità della vita, lo sviluppo della democrazia e della società. Alla domanda su quali qualità dovrebbe avere un candidato alla presidenza perché elettori gli diano il loro voto, le risposte hanno indicato intelligenza, onesta, integrità morale e forza di carattere tra i requisiti fondamentali. Tra le competenze, gli intervistati hanno evidenziato anche la leadership politica, la professionalità e la conoscenza delle moderne capacità di gestione, l’impegno per i principi democratici, nazionali e valori universali. Garantire l’apertura e...
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Riceviamo e pubblichiamo La missione ODIHR OSCE ha pubblicato una relazione intermedia sui risultati del monitoraggio delle elezioni presidenziali in Uzbekistan. Il 24 novembre la missione dell’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo (ODIHR) ha pubblicato una relazione intermedia sui risultati del monitoraggio della preparazione per le elezioni del Presidente dell’Uzbekistan. L’ODIHR è coinvolto nel monitoraggio delle elezioni in Uzbekistan per la settima volta, ma per la prima volta – con una missione su larga scala, a cui si uniranno i 250 osservatori di breve termine provenienti da 21 paesi membri dell’OSCE nel giorno delle elezioni, il 4 dicembre. Il rapporto, che copre il periodo dal 02 al 20 novembre, presenta un’analisi della campagna elettorale e della situazione elettorale in Uzbekistan. Le prossime elezioni sono chiamate “un punto di svolta” nella storia del paese dopo 25 anni del governo del primo Presidente Islam Karimov. Gli esperti dell’OSCE hanno notato il miglioramento della legislazione elettorale dell’Uzbekistan dopo le elezioni presidenziali del marzo 2015, evidenziando l’adozione delle precedenti raccomandazioni dell’ODIHR. In particolare, si tratta di: ridurre il numero di firme richiesto per la nomina di un candidato alla presidenza (dal 5% all’1% del numero dei votanti); pubblicare le decisioni della Commissione Elettorale Centrale (CEC) sul suo sito ufficiale; consolidare le norme per la campagna pre- elettorale; definire le procedure del voto anticipato, e altro. Il rapporto afferma, che dopo l’annuncio della data delle elezioni, la CEC ha adottato e pubblicato sul suo sito 55 decisioni. La creazione delle condizioni per le persone con disabilità e la preparazione degli scrutini (per la prima volta) per i non vedenti – sono delle novità importanti nel garantire una partecipazione indipendente nelle elezioni e nella tutela dei diritti degli elettori. La missione ODIHR ha osservato le formazioni della CEC condotte per i membri delle commissioni elettorali, così come l’attuazione di misure di sensibilizzazione e miglioramento della cultura giuridica degli elettori. Nel rapporto si rimarcano sia la campagna per evitare il cosiddetto “voto di fiducia” o “voto famiglia” e sia la trasmissione dei programmi televisivi in uzbeko, karakalpako, russo e nella lingua dei segni. Descrivendo la campagna elettorale, gli esperti hanno notato l’uso della videoconferenza dai candidati per la presidenza durante gli incontri con gli elettori nelle regioni, che fornisce una copertura più ampia. Viene anche sottolineato che le recenti modifiche alla legge prevedono l’organizzazione dei dibattiti, mai effettuati prima. I rappresentanti della missione OSCE hanno sottolineato la somiglianza delle strategie utilizzate dai candidati per promuovere i loro programmi elettorali. Il tema dominante della campagna elettorale, dice il rapporto, è la “continuità e stabilità nel corso di una transizione senza precedenti del potere.” Il rapporto indica anche alcune carenze nel processo elettorale, in particolare la mancanza di un registro elettronico unico degli elettori. Secondo la dichiarazione della leadership della Commissione Elettorale Centrale, la preparazione per la creazione del registro è già iniziata, e per le prossime elezioni tale registro sarà in funzione. (fonte “Gazeta.uz”)
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di Fabio Massimo Parenti Alla riunione dei leader economici, Xi ha invitato le economie dell’APEC a rimanere impegnate sulla strada della globalizzazione economica ed ha annunciato il completamento dello studio strategico per lo sviluppo della Free Trade Area of the Asia-Pacific (FTAAP), lanciata a Pechino durante al vertice APEC del 2014. “Abbiamo bisogno di rimanere coerenti con la nostra agenda e intraprendere azioni più efficaci per realizzare la FTAAP al più presto”, ha affermato il presidente cinese. IL PRIMO SUMMIT DELL’ERA TRUMP – Il summit dell’Asia-Pacific Economic Cooperation, un’organizzazione multinazionale nata nel 1989 e che oggi consta di 21 membri, si concluso domenica 20 novembre, dopo due giorni di incontri istituzionali e alcuni eventi preparatori. Svoltosi a pochi giorni dall’elezione di Trump, il vertice sembra aver offerto, secondo molti osservatori, un crescente spazio di azione per la Cina, membro dell’APEC sin dal 1991. Vediamo perché. Dopo l’elezione di Trump la stampa asiatica e occidentale ha abbondato di commenti sulle nuove possibili relazioni Usa-Russia e Usa-Cina. Da notare, ancora una volta, la minore importanza rivolta all’Unione europea. In particolare, le speculazioni non sono mancate in materia di accordi commerciali. Ruan Zongze, ex diplomatico cinese ed attualmente membro del China Institute of International Studies, ha affermato che il TPP sarebbe “la prima vittima” dell’elezione di Trump. Quest’ultimo ha criticato aspramente il TPP (il trattato di libero scambio tra Usa e 11 paesi della macroregione), definendolo “disastroso”, non solo per come è stato concepito, ma anche perché non in linea con gli interessi nazionali. Al riguardo sono molti a sottolineare che una certa ostilità verso la Cina, esclusa dal TPP insieme all’India, è stata una strategia miope. Secondo Trump, invece di limitare la competitività cinese il TPP l’amplierebbe. Questo approccio si evince chiaramente anche da un’altra dichiarazione, strettamente connessa alle dinamiche geo-economico-politiche degli ultimi anni. James Woolsey, consigliere di Trump per la sicurezza nazionale, ha affermato che “l’opposizione dell’amministrazione Obama all’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) voluta dalla Cina è stato un ‘errore strategico’ ed è necessario mostrare maggiore interesse nei confronti della One Belt, One Road”. Wang Huiyao, direttore del Centre for China and Globalisation, un think tank di Pechino, suggerisce che dopo la vittoria di Trump “la Cina possa invitare gli Usa ad aderire alla AIIB” (per queste e altre dichiarazioni si leggaqui). Tuttavia, la posizione di Trump sulla Cina, apparentemente più pragmatica, non deve far dimenticare le dure critiche rivolte dal nuovo presidente statunitense durante la campagna elettorale, sostenuta da un entourage neoconservatore di tutto rispetto (Woolsey, Bolton, Giuliani e Gingrich). Soprattutto sulla politica monetaria e sulle questioni commerciali. Il tentativo obamiano di isolare la Cina (nonostante il riavvicinamento avvenuto su alcune tematche chiave – pensiamo a quelle ambientali – verso la fine della sua Presidenza) all’interno della regione di sua naturale appartenenza aveva originato altre due proposte cinesi: la già ricordata Free Trade Area of the Asia Pacific (FTAAP) e la Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP, i dieci membri dell’Asean più Cina, Giappone, Corea del Sud, India, Australia e Nuova Zelanda,...
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di Fabio Massimo Parenti  Nata nell’estate del 2001, la Shanghai Cooperation Organization rappresenta un’organizzazione multinazionale sempre più rilevante nei processi di integrazione asiatici ed euroasiatici. Se l’intento originario era più incentrato su questioni di sicurezza e terrorismo, la SCO è divenuta negli anni un’entità geopolitica onnicomprensiva, capace di ampliare i processi di cooperazione anche in ambito culturale ed economico tra Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Alla luce di tale attivismo, non è un caso che sempre più paesi desiderino aderirvi. Lo scorso giugno, ad esempio, India e Pakistan sono stati ammessi come membri dell’organizzazione (in precedenza avevano lo status di osservatori) e stanno cercando di soddisfare alcuni obblighi per finalizzare la loro piena membership, che sarà sancita molto probabilmente ad Astana nel giugno del 2017. Bielorussia, Iran, Afghanistan e Mongolia hanno lo status di osservatori e altri sei paesi (Armenia, Azerbaijan, Nepal, Sri Lanka, Cambogia e Turchia) quello di partner di dialogo. Infine, l’Asean, la CSI e il Turkmenistan vi partecipano come ospiti. C’è da dire tuttavia che la bellicosità sul Kashmir crea non pochi problemi nelle relazioni tra India e Pakistan e l’auspicio è che la Cina in primis possa giocare un ruolo di pacificazione più attivo (come in parte prospettato in un’analisi del 3 ottobre su Asiatimes). Ciò premesso, risulta quanto meno curioso riscontrare ancora una volta la poca attenzione data a questa organizzazione sulla stampa italiana. Anche recentemente, a seguito del 15° meeting dei capi di governo dei paesi membri, che si è svolto a Bishkek il 2 e 3 novembre scorsi. L’agenda politica discussa pochi giorni fa a Bishkek ha confermato il crescente impegno della SCO in materia di cooperazione economica. I temi chiave sono stati inerenti alle prospettive di crescita degli scambi commerciali tra i paesi membri, ai meccanismi finanziari a supporto dei progetti di sviluppo avviati e proposti, alla definizione di una lista di nuovi piani economici per il quinquennio 2017-2021 e all’attuazione degli accordi firmati durante il summit di giugno a Tashkent, oltre ovviamente al rafforzamento della sicurezza regionale tramite esercitazioni congiunte. Probabilmente, dei 12 accordi firmati in questo 15° meeting, uno dei più importanti è quello relativo alla costituzione di una banca della SCO, ma anche la definizione, per la prima volta in ambito SCO, di una lista di progetti di lungo termine per la cooperazione economica, finanziaria, bancaria ed ambientale. Il tutto è chiaramente funzionale all’implementazione dei piani inerenti alla cosiddetta “nuova via della seta”, richiamata ad esempio dal premier kirghiso Zheenbekov. Il premier russo Medvedev, invece, ha sottolineato alcune criticità nello sviluppo economico della SCO, suggerendo di porre maggiore attenzione sulla sicurezza alimentare ed energetica, ovvero su settori particolarmente strategici per realizzare un’integrazione più avanzata. Tuttavia, per fare in modo che ciò si concretizzi è necessario aumentare gli sforzi per attuare una zona di libero scambio (FTA) – come ricordato chiaramente dal premier cinese Li Keqiang – rimuovendo tutte le barriere al commercio e favorendo così la cooperazione manifatturiera e nei settori delle infrastrutture e dell’agro-business, su...
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Vivere in Cina Per gentile concessione dell’autore pubblichiamo una serie di articoli che illustrano alcune importanti caratteristiche dell’odierna società cinese, dove tradizione e modernità convivono in maniera originale. IN THE TIME MACHINE THROUGH SHANXI Belov Maksim * Shanxi(山西) has a millennial history. Many historical monuments of material and spiritual culture and history of the Chinese people are preserved here. The first and most vivid impression which remained in my memory of the trip is feeling as if I’ve have been in the medieval era with its life, tradition and culture, and a developed infrastructure of this province, making the stay in the world of ancient China easier and more comfortable. It looked like what you would see if you rode through ancient Chinese cities in a time machine called “Tourist Bus Through Shanxi”. The first stop was Taiyuan city, which is 2500 years old. Taiyuan as the whole province is famous for its cuisine, with noodles being especially popular. In one of the local restaurants guests were treated to a local meal. The restaurant was filled with songs and dances, showcasing local art and culture. But most foreigners were struck by the local chief’s spectacle of making noodles. At the beginning the chief showed how to cook “daoxiaomian” noodles (刀削面), then “longxulamian” (龙须拉面). Due to the unique elasticity of the dough, it’s easily planed and stretched, almost like bubblegum or inflated balloons. The secrets of making such a dough are passed from generation to generation for thousands of years. On the second day of the trip guests arrived at Qiao’s Grand Courtyard in Qi country (乔家大院). The yard is a large architectural ensemble, showcasing the original style of a typical home during the reign of the Qing dynasty (1735-1795) in North China. The next stop of that day was in Pingyao Ancient City, the only medieval city of China, which has fully retained its historical architectural appearance. Inside Pingyao there is the ancient seat of government (1346), the first Bank of China “日升昌”(1824), several historical monuments and about 4 thousand courtyards (四合院). Most of them are more than 6 centuries old. Now, hotels and restaurants are located in these courtyards. The foreigners spent the night in one of these hotels. The impressions were indescribable. The spirit of history reigned everywhere, starting from the front door to the furniture and shower room. It seems that modern technologies didn’t distort or violate the atmosphere. They only brought comfort and harmony, made the room cozier, and gave the opportunity for modern humans to simultaneously be in the past and stay in touch with the modern era thanks to Internet and electricity. They then visited Wang’s Grand Courtyard in Lingshi country. It keeps a history of the life of the Wang family. All buildings of this place saturate with symbolism. If viewed from above, one could see that the streets separating the small courtyards of this vast territory, portray the character王, the generic character of the Wang family; the number of steps to...