17 Giugno 2026

Lev Gumilev

Zuccaro-La-geofilosofia-con-Lev-Gumilev-Intera-scaled (2)
di Maria Morigi Ho letto con estremo interesse il saggio di Luigi Zuccaro “La geofilosofia con Lev Gumilëv” (Anteo ed.2022). Il libro rende giustizia ad uno studioso poco conosciuto in Occidente, Lev Gumilëv, antropologo, etnologo, geografo, semiologo, iranista e uralo-altaista (come definito da Franco Cardini nella prefazione) che fu figura fondamentale dell’eurasismo, corrente ideologica che ha sviluppato una teoria della Russia come sistema storico-culturale e geopolitico, distinto sia dall’Europa sia dall’Asia. Il progetto di “Grande Eurasia” che ne scaturisce ha un ruolo di primo piano nella vita culturale della Russia contemporanea, e costituisce oggi la linea principale della geopolitica di Mosca in opposizione all’Occidente. Gumilëv, che fu antileninista, nel periodo staliniano subì persecuzioni, carcere e condanna a lavori forzati. Solo dopo il 1956, presso l’Istituto di Studi Orientali dell’Accademia delle Scienze a Leningrado e lavorando come bibliotecario all’Ermitage, riuscì ad approfondire l’analisi dell’origine dei popoli attraverso lo studio archeologico e antropologico, arrivando ad una comprensione organica dell’economia, senza cadere nella categoria del pensiero economicista occidentale; un’operazione, a ben guardare, di chiaro segno antiliberale e antioccidentale che spiega perché lo studioso, morto nel 1991 poco dopo la dissoluzione dell’Impero sovietico, si sia dichiarato allarmato ed estremamente preoccupato proprio per la caduta dell’URSS e contrario ad ogni alleanza con l’Occidente. L’interesse per le tesi di Gumilëv si riaccese in epoca post-sovietica: Aleksandr Dugin lo considera l’anello di congiunzione tra l’eurasismo classico e il neo-eurasismo,  inoltre nelle repubbliche post-sovietiche dell’Asia centrale fu ispiratore di progetti eurasisti di riscatto nazionale per il presidente kazako Nursultan Nazarbaev (l’Università statale a Astana è intitolata a Gumilëv)  e per il presidente kirghiso Askar Akaev. La prefazione di Franco Cardini e la postfazione di Daniele Perra, ambedue studiosi esperti del pensiero filosofico e geopolitico di area russo-euroasiatica, hanno ben colto e sottolineato le influenze, i prestiti, e le valenze geo-politiche del pensiero di Gumilëv nell’ambito di un quadro di studiosi, filosofi e scienziati a lui contemporanei e precedenti (nel titolo del saggio c’è un significativo CON Lev  Gumilëv). Per me questa lettura costituisce una sfida teorica con cui ho difficoltà a confrontarmi, non conoscendo molti dei tanti autori citati di area russa; nello stesso tempo rappresenta la conferma di un’evidenza e cioè che la Storia è determinata dalla Geografia e che la genesi, lo sviluppo, le migrazioni delle etnie e dei gruppi sociali sono determinati da fattori quali morfologia del territorio, clima ecc.. Nell’ interpretazione di Gumilëv le idee di ethnos ed etnogenesi diventano estranee all’antropologia culturale teorica, ma si esprimono nel rapporto tra biosfera e geosfera, sulle mosse della biogenetica del fisico Kozyrev che tentò di provare il nesso tra mente, corpo e cosmo e ipotizzò una energia biosomatica. Lo stesso spazio eurasiatico, corrispondente ai confini geopolitici della Russia zarista, diviso in quattro fasce orizzontali del suolo (tundra, taiga, steppa e deserto) e in due fasce climatiche verticali che separano l’Eurasia dal clima asiatico monsonico, è funzionale premessa alla teoria etnogenetica. Negli studi sui popoli nomadi della steppa, la cui storia è spesso incentrata sulla figura...