20 Ottobre 2026

Alla scoperta del Kirghizistan

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UN PROFILO ECONOMICO-GEOPOLITICO DEL KIRGHIZISTAN

La visione del Presidente Sadyr Japarov: cinque anni di trasformazione del Kirghizistan

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Sadyr Japarov
Presidente del Kirzighistan

In carica dal 28 gennaio 2021

Le svolte storiche raramente avvengono per caso. Di solito sono determinate da decisioni cruciali prese da individui disposti ad assumersi responsabilità mentre altri esitano. In Kirghizistan, questo ruolo spetta al Presidente Sadyr Japarov. Il suo insediamento, avvenuto il 28 gennaio 2021 in seguito a una vittoria schiacciante (79,2% dei voti) alle elezioni presidenziali anticipate, ha segnato un punto di svolta nella storia moderna del Paese. Japarov ha assunto la guida di uno Stato attanagliato da una profonda crisi istituzionale, caratterizzata da paralisi politica, instabilità economica e incertezza sull’orientamento della politica estera.

Invece di limitarsi a gestire le emergenze, Japarov ha avviato una radicale ristrutturazione dell’apparato statale. La decisione di consolidare il sistema presidenziale ha garantito al Kirghizistan ciò che gli mancava da decenni: stabilità e capacità decisionale rapida[1]. Oggi Bishkek opera secondo una gerarchia chiara e meccanismi di attuazione coordinati, ponendo le basi per una pianificazione a lungo termine e un incremento degli investimenti. Si è trattato di molto più di un semplice cambiamento istituzionale; è stata un’espressione di determinazione da statista, fondata sulla consapevolezza che un’azione politica sovrana e il progresso economico sono impossibili senza istituzioni solide.

Japarov ha compreso che la fiducia degli investitori è fondamentale per la crescita economica. Di conseguenza, la sua Amministrazione ha introdotto una serie di riforme volte a migliorare il clima imprenditoriale, spaziando dalla digitalizzazione delle procedure doganali alla creazione di uno sportello unico per la registrazione delle imprese.

Il Kirghizistan offre ora agli investitori uno dei regimi fiscali più competitivi della regione, che include un’aliquota fissa (flat tax) di appena l’1% per le piccole e medie imprese di settori selezionati e la possibilità di un’esenzione totale dall’imposta sugli utili per progetti di investimento in aree prioritarie. Gli investitori stranieri sono tutelati dalla legge, possono rimpatriare liberamente profitti e capitali e hanno accesso al mercato dell’Unione Economica Eurasiatica.

Sotto la guida di Japarov, l’economia del Kirghizistan ha registrato una crescita significativa. Il PIL del Paese è passato dai 9,25 miliardi di dollari del 2021 ai 17,48 miliardi del 2024: ciò significa che l’economia è quasi raddoppiata in appena tre anni. Si prevede che raggiungerà i 21,57 miliardi di dollari nel 2025 e i 23,6 miliardi nel 2026. La crescita annua del PIL è stata del 3,6% nel 2021, del 7,0% nel 2022, del 6,2% nel 2023 e del 9,0% nel 2024, mentre per il 2025 e il 2026 sono previsti tassi rispettivamente dell’11,1% e del 6,1%.

Uno dei risultati più significativi dell’Amministrazione Japarov è stato il notevole incremento degli investimenti diretti esteri (IDE). Nel 2024, gli IDE hanno raggiunto i 705,33 milioni di dollari, segnando un aumento del 343% rispetto all’anno precedente. I dati delineano un chiaro trend di crescita complessiva: gli investimenti si attestavano a 226,21 milioni di dollari nel 2021, sono scesi a 54,85 ​​milioni nel 2022, sono risaliti a 159,0 milioni nel 2023 e hanno infine toccato la cifra record di 705,33 milioni nel 2024. È degno di nota il fatto che gli investimenti diretti provenienti dagli Stati membri dell’Unione Economica Eurasiatica siano triplicati nell’arco di quattro anni, passando dagli 89 milioni di dollari del 2021 ai 263,6 milioni del 2024.

Tra le iniziative di maggior peso dell’Amministrazione Japarov vi è stata l’acquisizione del pieno controllo di Kumtor, la più grande miniera d’oro del Paese. Nel periodo compreso tra il 2021 e l’ottobre 2024, la Kumtor Gold Company ha generato ricavi complessivi per 3,394 miliardi di dollari e un utile netto superiore a 1,174 miliardi di dollari. Di conseguenza, l’intero ricavato derivante dall’oro per il periodo 2021-2025, pari a 3,445 miliardi di dollari, è rimasto in Kirghizistan, a differenza di quanto avveniva in passato, quando la maggior parte delle risorse confluiva verso società straniere. La produzione aurifera ha raggiunto un totale di 57,9 tonnellate tra il 2021 e il 2025. A partire dal 2022, lo 0,6% dei ricavi lordi di Kumtor è stato destinato al Fondo di sviluppo “Tenir-Too”, che ha accumulato circa 24 milioni di dollari per progetti di sviluppo regionale.

Sotto la guida di Japarov, il Kirghizistan ha avviato e realizzato imponenti progetti infrastrutturali. La strada alternativa Nord-Sud – un’opera da circa un miliardo di dollari per la costruzione di 388 chilometri di autostrada, il cui completamento è previsto per l’inizio del 2028 – figura tra le più grandi opere pubbliche nella storia del Paese. Tra il 2021 e il 2024, su tutto il territorio nazionale sono state costruite o ristrutturate oltre 536 strutture di interesse sociale, tra cui scuole, asili, ospedali, complessi sportivi e impianti per l’approvvigionamento di acqua potabile. È stato inoltre inaugurato a Bishkek il primo polo tecnologico (IT hub) con un investimento di due miliardi di som (22,87 milioni di dollari): una struttura di 14.000 metri quadrati che offre 1.500 postazioni di lavoro e ospita 250 aziende. Sono state realizzate oltre 10.000 unità abitative tramite programmi di mutuo, è stato avviato lo sviluppo di una stazione sciistica e di infrastrutture turistiche nell’ambito del progetto “Three Peaks” e sono in corso i piani per la costruzione della nuova città di Asman.

L’impegno di Japarov per lo sviluppo regionale trova un chiaro riscontro nella regione di Naryn, dove il PIL è passato dai 18 miliardi di som del 2020 ai 40 miliardi del 2025, registrando un incremento del 224%. Negli ultimi cinque anni, la regione ha inoltre attratto investimenti esteri per 6,8 miliardi di som, ha realizzato 51 strutture sociali, ha asfaltato 259 chilometri di strade e ha riaperto l’aeroporto di Naryn, ripristinando i collegamenti aerei con Bishkek.

Sul fronte diplomatico, Japarov ha dimostrato una straordinaria capacità di mantenere l’equilibrio. I suoi incontri con i leader americani, russi e cinesi sono andati ben oltre la semplice formalità: si è trattato di passi accuratamente calibrati per costruire una rete di partenariati volta esclusivamente a tutelare gli interessi del Kirghizistan. Japarov ha compreso che il mondo odierno non richiede di scegliere tra Est e Ovest, bensì di costruire ponti tra diversi centri di potere. In tal senso, egli è più di un semplice presidente: è l’artefice di un Kirghizistan nuovo, lungimirante e pronto a prendere in mano il proprio futuro.

Mentre il mondo affronta una delle trasformazioni più profonde dell’ordine globale dalla fine della Guerra Fredda, l’Asia centrale si sta sempre più affermando come un punto focale in cui convergono interessi strategici chiave. Non più una regione periferica che recepisce passivamente direttive dai centri di potere, bensì un attore attivo nella definizione della nuova architettura multipolare. Al centro di questa dinamica si trova il Kirghizistan, un Paese che negli ultimi anni si è guadagnato la reputazione di abile attore geopolitico, capace di mantenere un equilibrio tra potenze rivali senza mai sacrificare la propria sovranità statale o la dignità nazionale.

Ciò che rende il Kirghizistan particolarmente interessante non è solo la sua posizione strategica all’incrocio tra Cina, Russia, Asia meridionale e Medio Oriente, ma anche la sua capacità di trasformare tale collocazione geografica in un motore di sviluppo. Sotto la guida del presidente Sadyr Japarov, Bishkek ha sviluppato un modello di governance che coniuga diplomazia pragmatica, nazionalismo economico e consolidamento istituzionale. Pur non privo di sfide, questo modello fa del Kirghizistan un esempio di come uno Stato di medie dimensioni possa preservare la propria integrità in un contesto in cui le grandi potenze spesso si comportano come se l’arena geopolitica fosse il loro terreno di gioco illimitato.

Tuttavia, la resilienza a lungo termine del Kirghizistan non deve necessariamente basarsi solo sull’equilibrio tra le grandi potenze; ​​la sua vera forza potrebbe risiedere piuttosto nella costruzione di partenariati orizzontali con Paesi che affrontano sfide ambientali e di sviluppo analoghe. È proprio qui che inizia a delinearsi la prospettiva di un ruolo sempre più rilevante per l’Italia. Sebbene tale cooperazione non abbia ancora espresso appieno il suo potenziale, il nostro Paese possiede competenze che potrebbero rivelarsi fondamentali per il Kirghizistan in futuro: soluzioni tecniche collaudate per territori montuosi, modelli di gestione sostenibile delle risorse idriche, esperienza nello sviluppo del turismo rurale e montano, nonché approcci alla modernizzazione dell’agricoltura e delle infrastrutture nelle specifiche condizioni geografiche.

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[1] Japarov, ha spiegato in un’intervista al sito ufficiale Kabar le sue intenzioni di riformare il Comitato di sicurezza nazionale Gknb, dopo aver rimosso il suo segretario, il generale Kamčybek Tašiev, l’uomo forte del Paese dell’ultimo quinquennio e considerato inseparabile dal rapporto con lo stesso Japarov. Tašiev guidava “l’ex-Kgb” kirghiso dal 2020, un anno prima dell’elezione a presidente di Japarov, di cui appariva il tutore e per molti aspetti il vero detentore del potere nel Paese. Japarov ha quindi nominato come nuovo segretario del Consiglio di sicurezza il colonnello Adilet Orozbekov, 48 anni, laureato all’università del Kirghizistan in diplomazia e diritto internazionale, e diplomato anche all’accademia dell’Fsb in Russia. Principale esperto nella lotta al terrorismo del Gknb, egli ha lavorato anche in strutture di politica estera e come rappresentante kirghiso a Pechino nell’Organizzazione per la cooperazione di Shangai, e appare come un volto nuovo del Kirghizistan impegnato per garantire la sicurezza interna, e contribuire a quella internazionale.

Stati Uniti sotto l’Amministrazione Trump

Le relazioni con Washington hanno registrato un notevole slancio, in particolare in seguito allo storico vertice C5+1 tenutosi alla Casa Bianca nel novembre 2025. Il Presidente Donald Trump, che in quell’occasione ha ospitato i leader dei cinque Stati dell’Asia centrale, ha dichiarato chiaramente che i precedenti presidenti americani avevano “trascurato completamente questa regione estremamente ricca”, impegnandosi a porre rimedio a tale errore. Trump ha sottolineato la crescente convergenza tra gli interessi nazionali degli Stati Uniti e quelli dell’Asia centrale, descrivendo la regione come situata “nel cuore dell’Eurasia” e dotata di un “potenziale incredibile”. I minerali critici hanno occupato un posto di rilievo nell’agenda del vertice.

Trump ha evidenziato come la sua Amministrazione abbia rafforzato la sicurezza economica degli Stati Uniti stipulando accordi con alleati e partner in tutto il mondo per espandere le catene di approvvigionamento dei minerali critici. Questa strategia apre importanti opportunità per gli investitori statunitensi nel settore minerario kirghiso, in particolare per quanto riguarda le terre rare, il litio e altre risorse fondamentali per la transizione ecologica e l’industria della Difesa. Il Kirghizistan offre condizioni favorevoli per l’esplorazione e l’estrazione, sostenute da garanzie per gli investimenti e dalla prospettiva di partnership a lungo termine con aziende statunitensi leader del settore.

Il commercio di beni e servizi tra Stati Uniti e Kirghizistan ha raggiunto un volume complessivo di 373,7 milioni di dollari nel 2025, segnando un incremento del 12,3% rispetto al 2023. Le esportazioni di merci statunitensi verso il Kirghizistan sono ammontate a 155,6 milioni di dollari nel 2025, mentre le importazioni dal Paese hanno toccato quota 31,6 milioni di dollari, registrando un aumento del 90,6% rispetto all’anno precedente[1].

L’Amministrazione Trump ha posto particolare enfasi sulla diplomazia tecnologica, includendo la cooperazione in ambiti quali le tecnologie digitali, il cloud computing e l’intelligenza artificiale. Per le aziende americane del settore informatico e dei servizi digitali, il Kirghizistan rappresenta una porta d’accesso al mercato dell’Unione Economica Eurasiatica, che conta 180 milioni di consumatori.

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[1] Japarov ha approvato l’acquisto di 10 locomotive da un’azienda statunitense, il che consentirà di ammodernare circa il 30% delle ferrovie kirghise. Citybank sta valutando l’apertura di una filiale a Bishkek e instaurare rapporti di corrispondenza con istituti bancari kirghisi. E’ inoltre previsto un accordo commerciale con il Pakistan per l’utilizzo dei corridoi di trasporto, ponti e valichi di frontiera, controlli doganali, fitosanitari e veterinari.

missione italiana in Kirghizistan

How a landlocked nation of mountains and nomads became one of Eurasia’s busiest diplomatic crossroads

The developments of 2026 point to something larger than a crowded calendar. They suggest a country whose international profile is expanding rapidly — and, crucially, by design.

Two Mega-Events, One Week

Nothing captured Kyrgyzstan’s moment more vividly than the final week of August, when two major international events converged in the same window — August 31 to September 6 — placing Bishkek and Issyk-Kul firmly under the global spotlight.

The first was the 25th-anniversary Summit of the Shanghai Cooperation Organisation (SCO), held in Bishkek on August 31–September 1 under Kyrgyzstan’s rotating chairmanship. For a country of roughly seven million people, hosting the quarter-century milestone of one of Eurasia’s most consequential blocs was a diplomatic coup in itself. The summit was themed“25 Years of the SCO: A Common Journey Toward Lasting Peace, Development, and Prosperity.”

The scale was striking. The ten SCO member states together represent a combined population of about 3.4 billion people — nearly a quarter of humanity — and account for close to one-quarter of global GDP. Around the table sat the leaders of the major Eurasian powers: China’s Xi Jinping, Russia’s Vladimir Putin, India’s Narendra Modi, Kazakhstan’s Kassym-Jomart Tokayev, Uzbekistan’s Shavkat Mirziyoyev, Pakistan’s Shehbaz Sharif, Iran’s Masoud Pezeshkian, Belarus’s Alexander Lukashenko and Tajikistan’s Emomali Rahmon — alongside host President Sadyr Japarov. Turkish President Recep Tayyip Erdoğan attended as a dialogue partner, underscoring the growing weight of the Turkic dimension within the organisation, while UN Secretary-General António Guterres and a wide array of regional leaders joined the expanded “SCO Plus” format.

The summit concluded with the adoption of the Bishkek Declaration, marking the SCO’s 25th anniversary, together with a series of decisions aimed at deepening cooperation in trade, transport, energy, digital connectivity and humanitarian affairs. It was the first summit held under the new Strategy for the Development of the Organisation until 2035, signalling a shift from the bloc’s traditional security focus toward a more concrete economic agenda.

At the very same moment, Kyrgyzstan hosted the 6th World Nomad Games, welcoming athletes and delegations from 89 nations across Asia, Europe, the Middle East, the Americas and Africa. Across 37 disciplines — from kok-boru (the ancient horseback contest played with a goat carcass) and horseback wrestling to salburun eagle hunting and traditional archery — the Games showcased how Kyrgyzstan is transforming its nomadic heritage from a museum-piece identity into a living platform for cultural diplomacy.

The symbolism ran deep. The Games were founded in Kyrgyzstan in 2014, and after editions in Turkiye (2022) and Kazakhstan (2024), the 2026 edition marked a homecoming to the country where it all began. On the shores of Issyk-Kul, Cholpon-Ata hosted the largest ethnographic village ever assembled — 100 traditional yurts representing 89 nations — while manaschy bards recited verses from the 500,000-line Manas epic. In 2021, the World Nomad Games were even inscribed by UNESCO on its Register of Good Safeguarding Practices for intangible cultural heritage.

And the calendar delivered one final flourish: August 31 is Kyrgyzstan’s Independence Day. The opening of the World Nomad Games therefore doubled as a celebration of national sovereignty — a single date binding together statehood, heritage and global visibility in one carefully choreographed moment.

Issyk-Kul: From Tourism Destination to Diplomatic Platform

If Bishkek supplied the political theatre, Issyk-Kul supplied the stage for regional diplomacy. The alpine lake — long marketed as Central Asia’s premier holiday destination — is being quietly reinvented as a venue for high-level statecraft.

In July, Azerbaijani President Ilham Aliyev and Uzbek President Shavkat Mirziyoyev travelled to Kyrgyzstan for an informal Central Asia–Azerbaijan summit in Cholpon-Ata, which concluded with the signing of the Cholpon-Ata Declaration — a document reflecting the deepening alignment among the Turkic states of the region.

The lake also hosted the 40th Issyk-Kul International Forum in June, co-chaired by President Japarov and Albanian President Bajram Begaj, drawing representatives from more than 15 countries. The 35th Meeting of the Heads of CIS News Agencies convened there in late August to coordinate on media, culture and tourism cooperation. And in a sign of Issyk-Kul’s expanding brand, even F1H2O, the international Formula 1 powerboat championship, brought its high-speed circuit to the lake in early August.

Taken together, these events reveal a coherent strategy. Issyk-Kul is no longer only a tourism destination — it has become a deliberate instrument of soft power, where tourism, culture, diplomacy and international visibility are woven into a single national brand.

A New Diplomatic Profile

Perhaps the most consequential development of the year arrived quietly, in June, when Kyrgyzstan was elected as a non-permanent member of the United Nations Security Council for 2027–2028 — the first time in the country’s history that it will hold a seat on the world’s most powerful body.

The victory was hard-won. Kyrgyzstan faced a uniquely competitive path, requiring four rounds of secret balloting in the 193-member General Assembly before finally defeating the Philippines — a nation that had previously served four times on the Council — by a decisive 142 votes to 49. Bishkek becomes only the second Central Asian country ever to sit on the 15-member Council, after Kazakhstan (2017–2018), and its campaign was propelled by a wave of support from its Central Asian neighbours, Türkiye and the Organization of Islamic Cooperation. In December 2025, the presidents of all five Central Asian states had publicly endorsed the bid.

The significance is hard to overstate. A nation once defined by its landlocked geography and modest economic footing will soon sit at the table where questions of war, peace and global security are decided. President Japarov framed the win as“a sign of great trust from the international community,” pledging that Kyrgyzstan would advance preventive diplomacy, the peaceful resolution of disputes, and the integration of climate, water and mountain challenges into the global security agenda — priorities that speak directly to the concerns of small and developing states.

At the same time, President Xi Jinping’s state visit (August 30–September 3) further underlined Bishkek’s rising strategic importance. During talks at the Harmony Palace, Xi and Japarov signed a landmark Treaty of Permanent Good-Neighbourliness, Friendship and Cooperation, alongside a joint declaration on the high-quality development of a comprehensive strategic partnership. In total, the two sides signed 32 documents, spanning the China–Kyrgyzstan–Uzbekistan railway corridor, the Bedel border crossing, science, education, culture, media and sister-region ties — with Xi hailing a“golden period” in bilateral relations. China has been Kyrgyzstan’s largest trading partner and top source of foreign investment for several consecutive years.

A Country in Transformation

Individually, each of these events might be read as a headline. Together, they trace the outline of a broader transformation.

Kyrgyzstan is moving beyond the familiar image of the“Switzerland of Central Asia” — a label that captured its beauty but understated its ambition. Increasingly, the country is positioning itself as a meeting point between Central Asia, China, Russia, the wider Turkic world and the international community. Its diplomacy blends hard geopolitics — an SCO summit, a UN Security Council seat, a treaty with China — with soft power rooted in heritage, sport and hospitality.

From Bishkek to Issyk-Kul, from summit diplomacy to nomadic heritage, 2026 has placed Kyrgyzstan at the centre of an extraordinary number of international conversations.

Perhaps, then, 2026 really is the Year of Kyrgyzstan.

And perhaps the more important question is the one now facing the wider region: what role will Kyrgyzstan play in the emerging Eurasian order?

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Russia: un partner strategico di lunga data con una presenza crescente negli investimenti

Nel frattempo, il Kirghizistan rimane un membro chiave dell’Unione Economica Eurasiatica (UEE) e dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (OTSC). Tuttavia, sotto la guida di Japarov, tali legami hanno subito una trasformazione qualitativa: il rapporto non è più quello tra vassallo e sovrano, bensì una partnership tra pari che condividono profondi vincoli storici, economici e di sicurezza. Nel 2024, l’interscambio commerciale tra Russia e Kirghizistan è cresciuto di oltre il 25%, raggiungendo i 3,89 miliardi di dollari e rendendo la Russia il secondo partner commerciale del Paese con una quota del 22,1%. Gli investimenti russi in Kirghizistan sono aumentati del 75% nel 2024, sfiorando i 280 milioni di dollari, a cui si sono aggiunti ulteriori 56 milioni nel primo trimestre del 2025. Nel Paese operano oltre 1.700 aziende a capitale russo, impegnate in progetti nei settori dell’energia, dell’industria estrattiva, dell’industria manifatturiera e dell’e-commerce. Il Kirghizistan offre agli investitori russi condizioni operative stabili, accesso ai mercati regionali e incentivi mirati in settori prioritari quali energia, agricoltura e infrastrutture.

foto Vernole-Pingitore

Cina: un gigante economico con una quota commerciale dominante e investimenti record

La Cina è il principale partner commerciale del Kirghizistan, con volumi di scambio che superano di gran lunga quelli registrati con qualsiasi altro partner. Le esportazioni cinesi verso il Kirghizistan hanno raggiunto i 19,9 miliardi di dollari nel 2024, salendo a 21,98 miliardi nel 2025; si tratta di un valore svariate volte superiore alla somma degli scambi commerciali del Kirghizistan con Stati Uniti e Russia. Gli investimenti diretti cinesi nel Paese sono in costante aumento, in particolare nei settori delle infrastrutture, dell’energia, dell’industria estrattiva e dell’agricoltura. Le aziende cinesi hanno mostrato un interesse particolare per le risorse di terre rare e per i progetti di energia rinnovabile del Kirghizistan. Il Paese offre agli investitori cinesi una posizione geografica favorevole, l’accesso ai mercati di tutta l’Eurasia e un contesto operativo relativamente stabile. Sotto l’egida diretta e l’impegno personale di Japarov, è stato superato uno stallo durato decenni ed è ora in corso la realizzazione dello storico progetto ferroviario Cina-Kirghizistan-Uzbekistan. La ferrovia trasformerà il Kirghizistan da Paese senza sbocco sul mare in un nodo di transito eurasiatico vitale, generando miliardi di dollari di entrate dai transiti e creando vaste opportunità di investimento in infrastrutture logistiche, centri commerciali e zone industriali lungo il tracciato.

Kirghizistan à l’ONU : Sadyr Zhaparov veut des décisions qui s’appliquent, des sanctions encadrées et un fonds pour Issyk-Koul.

À la tribune de la 81e session de l’Assemblée générale des Nations Unies, le président kirghiz Sadyr Zhaparov a défendu une idée directrice : l’ONU doit pouvoir faire appliquer ses décisions. Son discours articule cette ambition autour de trois sujets — la réforme du Conseil de sécurité, l’encadrement des sanctions et la protection du lac Issyk-Koul. L’intervention prend une dimension particulière pour Bichkek. Élu pour la première fois membre non permanent du Conseil de sécurité, le Kirghizistan y siégera en 2027 et 2028. Sa candidature a recueilli 142 voix au dernier tour de scrutin. (trinidadandtobago.un.org) Zhaparov entend utiliser ce mandat pour porter les propositions exposées à New York.

Un registre pour suivre les engagements des États Le président kirghiz propose la création, au sein de l’Assemblée générale, d’un registre public permanent retraçant la mise en œuvre des résolutions et des engagements pris par les États. Ceux-ci rendraient compte régulièrement de leurs progrès ; des analyses permettraient ensuite de suivre les résultats par région et par domaine. Lorsque des décisions resteraient systématiquement inappliquées, Zhaparov envisage une réponse par étapes : notification à l’État concerné, mission de suivi, examen devant l’Assemblée générale, puis recours éventuel aux procédures prévues par la Charte des Nations Unies. Il s’agit de propositions, et non d’un mécanisme déjà adopté par l’ONU. Le chef de l’État souhaite également que les membres permanents du Conseil de sécurité s’abstiennent volontairement d’utiliser leur veto lorsqu’il s’agit de répondre à une non-application systématique des décisions de l’Organisation. Il propose qu’un groupe de travail ouvert aux États intéressés examine cette piste.

Une abstention volontaire dépendrait toutefois de la décision des États concernés : le discours ne crée aucune limitation du veto. Sanctions : la souveraineté au cœur du message Zhaparov critique ensuite les sanctions unilatérales, qu’il présente comme une source possible de pression sur les petits États. Il plaide pour que les décisions d’imposer des sanctions relèvent exclusivement de l’ONU et pour qu’un examen préalable mesure leurs conséquences humanitaires, économiques et sociales. Cette position soulève une question politique majeure : qui pourrait décider d’une sanction si le Conseil de sécurité était lui-même bloqué ? Le président kirghiz dénonce ce blocage potentiel dans son propos sur le veto, sans résoudre entièrement la tension entre ces deux objectifs. Le passage consacré aux organisations non gouvernementales et à Donald Trump constitue, lui aussi, une prise de position de Zhaparov. Son affirmation selon laquelle l’arrêt de financements américains aurait pratiquement mis fin à l’ingérence des ONG dans les pays en développement ne doit pas être lue comme un constat général établi par l’ONU.

Issyk-Koul, l’appel le plus concret La dernière partie du discours donne un visage à l’urgence climatique : celui d’Issyk-Koul, le grand lac de montagne kirghiz. Zhaparov alerte sur la baisse de son niveau et sur la fonte des glaciers qui contribuent à son alimentation. Les chiffres détaillés qu’il avance dans le discours sont ceux présentés par la présidence kirghize et demanderaient une vérification scientifique distincte avant d’être repris comme mesures indépendamment confirmées. Sa proposition est précise : créer, sous l’égide de l’ONU, un fonds fiduciaire conjoint pour la conservation du lac, auquel le Kirghizistan se dit prêt à verser 10 millions de dollars provenant de son budget national. Là encore, l’annonce porte sur une initiative et un engagement annoncé ; elle ne signifie pas que le fonds existe déjà ou que la contribution a été versée. En reliant le sort d’Issyk-Koul à celui de la mer d’Aral et du lac Tchad, le président cherche à faire d’un enjeu national une responsabilité internationale. Il emploie pour cela le terme amanat, qu’il présente comme une obligation de transmettre aux générations futures l’héritage reçu.

Le pari d’un petit État Le discours dessine ainsi la place que le Kirghizistan souhaite occuper au Conseil de sécurité : celle d’un État d’Asie centrale qui défend le dialogue, demande des comptes sur l’application des décisions internationales et porte la voix des pays montagneux face au changement climatique. Le test viendra à partir du 1er janvier 2027. Bichkek pourra alors déposer ses propositions et chercher des soutiens. Leur adoption, en particulier celles qui touchent au veto et aux sanctions, dépendra de négociations autrement plus difficiles qu’une déclaration à la tribune.

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Kirghizistan 2027: tra autonomia strategica e un ruolo emergente nella connettività eurasiatica

Il Kirghizistan contemporaneo offre un esempio emblematico di come uno Stato di medie dimensioni possa trasformare la propria posizione geografica da sfida di lunga data nella sua risorsa strategica più importante. Sotto la guida del Presidente Sadyr Japarov, il Governo ha tradotto con successo in pratica la dottrina dell’autonomia strategica, convertendo gli interessi contrastanti delle potenze globali in tangibili vantaggi nazionali e mantenendo al contempo la piena sovranità sulle risorse chiave. È probabile che questo storico mandato venga ricordato come l’epoca in cui il Kirghizistan ha riconquistato un ruolo centrale nella connettività eurasiatica, sviluppando al contempo un modello di governance distintivo che ha attirato l’attenzione delle principali istituzioni internazionali. L’Amministrazione Japarov ha rafforzato la capacità istituzionale dello Stato e accelerato i progetti di sviluppo, sebbene la sostenibilità a lungo termine del modello dipenderà da ulteriori progressi nello stato di diritto, nella trasparenza e nei meccanismi istituzionali di controllo e bilanciamento dei poteri. 

Le performance macroeconomiche del governo kirghiso offrono una prova empirica dell’efficacia di questo programma di riforme. Il quasi raddoppio del PIL nell’arco di tre anni e l’impennata esponenziale degli investimenti diretti esteri non sono stati frutto del caso, bensì il risultato diretto di una politica deliberata, volta a ottimizzare le risorse nazionali mantenendole sotto controllo sovrano.

L’innovazione cruciale nella politica estera del Kirghizistan è stata l’attuazione riuscita della dottrina della sovranità “multivettoriale”. Il recupero del pieno controllo statale sulla miniera di Kumtor e il reinvestimento dei proventi in infrastrutture nazionali, nel settore IT e nello sviluppo regionale hanno segnato una rottura decisiva rispetto ai modelli estrattivi del passato. In tale contesto, parlando a nome dell’Unione Europea, l’ambasciatrice Marilyn Josefson ha elogiato l’orientamento di politica estera “equilibrato” del Kirghizistan, sebbene le sue osservazioni riguardassero principalmente il ruolo geostrategico del Paese piuttosto che le sue riforme interne.

Sul piano dell’economia spaziale, l’avvio del corridoio ferroviario Cina-Kirghizistan-Uzbekistan sta catalizzando una trasformazione fondamentale della logistica a livello continentale. Non più semplice area geograficamente isolata, il Kirghizistan ha il potenziale per diventare uno dei principali snodi di transito della moderna Via della Seta. “Se attualmente viviamo in un Paese senza sbocchi diretti, situato tra l’Europa e la Cina, con il completamento della ferrovia Cina-Kirghizistan-Uzbekistan (CKU) ci trasformeremo in una potenza di transito. (…) Tuttavia, il 90% del tracciato ferroviario della CKU in Kirghizistan attraversa la regione di Naryn, una delle più montuose del Paese. Costruire su un terreno simile è estremamente difficile: richiede la realizzazione di numerosi tunnel e ponti e comporta complesse sfide di manutenzione a lungo termine.”

Il vero punto di forza del modello economico del Kirghizistan risiede anche nella sua capacità di sfruttare il proprio quadro normativo per garantire il trasferimento di tecnologie avanzate e attrarre investimenti strategici. Creando un sistema fondato sulla certezza del diritto, su una tassazione contenuta e su rigorose tutele per i capitali esteri, Bishkek ha reso il Paese una destinazione privilegiata per gli investitori globali. Nel maggio 2024, l’economista capo della BERS, Beata Javorcik, ha sottolineato la crescita eccezionalmente solida del 10,1% registrata dall’economia kirghisa nei primi mesi dell’anno, nonostante i rischi esterni e la prospettiva di ulteriori sanzioni.

Nelle sue valutazioni per il 2025, il FMI ha elogiato il Kirghizistan per la sua notevole resilienza economica, citando una crescita media del PIL del 9% a partire dal 2022 e una riduzione del debito pubblico al 36,6% del PIL. L’istituto ha inoltre evidenziato l’efficace stabilizzazione dell’inflazione e ha rivisto al rialzo le previsioni di crescita per il 2025, portandole all’8%, in virtù dell’adattabilità dell’economia e dell’efficacia delle riforme. Sotto la guida del Presidente Sadyr Japarov, il Kirghizistan ha ridefinito con successo le regole del gioco per gli Stati di medie dimensioni nel XXI secolo. Conciliando una solida stabilità interna con un impegno esterno estremamente pragmatico, l’attuale leadership ha creato un modello in cui il Paese traccia autonomamente il proprio percorso di sviluppo. Dalla storica riacquisizione del controllo sulle risorse nazionali allo sblocco di progetti infrastrutturali rimasti in stallo per decenni, fino alla costruzione di sofisticate partnership globali, il Kirghizistan dimostra come gli ostacoli geografici possano trasformarsi in vantaggi strategici duraturi, mantenendo al contempo la capacità di affrontare le sfide future. Si tratta di un pilastro stabile, prevedibile e altamente vantaggioso del nuovo ordine multipolare, destinato a plasmare i decenni a venire. I principali rischi e vincoli che gravano sul modello di sviluppo del Kirghizistan riguardano il consolidamento democratico, la lotta alla corruzione, la dipendenza dai mercati esteri, il cambiamento climatico, la gestione dell’acqua come risorsa strategica e le relazioni con il vicino Tagikistan[1].

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[1] Un’altra possibile criticità è rivestita dal capitolo sanzioni USA-UE-UK. Sotto la pressione statunitense, il Kirghizistan avrebbe bloccato l’attività nel Paese della società russa A7, che utilizzerebbe il Kirghizistan per trasferire fondi e reperire beni necessari allo sforzo militare di Mosca. Japarov, nel suo recente discorso all’ONU, ha ringraziato Trump per aver interrotto il sostegno degli USA ad alcune ONG che operano in Kirghizistan con l’obiettivo di interferire negli affari interni del Paese; ciò, nonostante Washington mantenga in vigore alcune sanzioni imposte dall’ex Amministrazione Biden a diverse entità kirghize. Ad aprile, la kirghisa Bakai Bank ha vinto la causa presso un tribunale commerciale belga contro la Open Dialogue Foundation che l’aveva accusata di aiutare ad eludere le sanzioni alla Russia. Anche l’Unione Europea ha puntato il proprio sistema anti-elusione contro il Kirghizistan e lo scorso giugno 2 banche del Paese hanno sospeso i rapporti con oltre 130 clienti a causa dei rischi legati alle sanzioni; secondo alcune stime, 31 aziende kirghise, tra cui 5 banche, risulterebbero soggette a provvedimenti sanzionatori da parte di Bruxelles, Londra e Washington, cfr. Catherine Putz, At UNGA, Kyrgyz President Japarov Once Again Complains About Sanctions, “The Diplomat”, 23 settembre 2026.

Settori di interesse per le imprese italiane

I settori con maggior potenziale per le imprese italiane sono: macchinari agricoli e industriali (alta domanda interna), agroalimentare e trasformazione (cotone, cereali, allevamento), energie rinnovabili e idroelettrico (il Kirghizistan ha un potenziale idroelettrico enorme), infrastrutture e costruzioni (la nuova Via della Seta genera importanti investimenti), turismo di montagna e avventura (lago Issyk-Kul, Tian Shan).

Produzione agroalimentare

– Frutticoltura e orticoltura

– Trasformazione alimentare

– Soluzioni di confezionamento (Packaging)

– Macchine e attrezzature agricole

– Agritecnologia e agricoltura digitale

– Innovazione zootecnica

– Gestione delle risorse idriche e naturali

– Agricoltura Protetta e Resiliente ai Cambiamenti Climatici

– Sostenibilità e Carbon Farming.

Il Kirghizistan è destinatario di un programma di finanziamenti internazionali nei campi dell’energia, delle risorse idriche e dell’agricoltura volti a favorire l’attrazione di investimenti privati e, al contempo, a migliorare la resilienza climatica del Paese. 

Perché investire in Kirghizistan

  • Ingenti risorse minerarie (oro e carbone). Prodotti delle miniere e delle cave. Le miniere d’oro attualmente funzionanti nel Kirghizistan sono una voce fondamentale dell’economia, stime della Banca Mondiale indicano che, in media, queste attività valgono il 10% del PIL nazionale. Il Paese dispone inoltre di importanti riserve di carbone e mercurio.
  • Prodotti dell’agricoltura, pesca e silvicoltura. Il settore agricolo in generale contribuisce tuttora in misura consistente al PIL del Paese.
  • Flussi turistici. Nonostante i flussi turistici tra Italia e Kirghizistan siano limitati, il potenziale turistico del Paese può rappresentare un’opportunità di investimento importante per le aziende italiane.
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The economy of the Central Asian nation grew by 11 percent last year, partly by becoming a key conduit for goods flowing into Russia.

As the sound of drilling echoed around him, Mirlan Akzhigitov approached an architectural model of a 27-floor building with a toy helicopter perched on the roof. He turned around and beamed.“The first skyscraper in Kyrgyzstan, in Kyrgyz history,” Mr. Akzhigitov joked, pointing out the penthouse he plans to call home once the building, the luxurious Royal Tower, is finished later this year.The high-rise, in the Kyrgyz capital, Bishkek, is one of 24 simultaneous construction projects that Mr. Akzhigitov and his company, Royal, are developing. The new towers are part of a frenzied economic boom that is remaking Kyrgyzstan, a mountainous Central Asian nation of about seven million people.

One of the primary drivers of the upswing: Russia’s faraway war against Ukraine.

After sanctions and the departure of major international corporations isolated the Russian economy in the wake of the 2022 full-scale invasion, Kyrgyzstan became a key conduit for Chinese and Western goods that still flowed into Russia. Products like cars and electronics, and more sensitive equipment with both civilian and military uses, have transited through the former Soviet republic, as have the payments for goods.

Kyrgyzstan’s gross domestic product skyrocketed by 11 percent last year. The Asian Development Bank attributed 30 to 40 percent of the growth in the past four years to “re-export” activity. Goods exported from Kyrgyzstan to Russia do not face traditional duties because both countries belong to a customs union.

A surge in the price of gold, Kyrgyzstan’s top export, has also helped drive growth. So have a thriving crypto and finance sector and vast public spending on construction.

Today, Bishkek feels like a boomtown. The soundtrack is drilling. The skyline is a feast of cranes. Across the capital and the country, roads are being redone, airports are being constructed and big infrastructure projects, including stadiums and government complexes, are going up. South Asian workers have turned up as laborers on local construction sites, a marvel for many Kyrgyz, accustomed to years of working such jobs themselves abroad and sending money back home.

“There is a feeling that the economy has grown — it’s like a wave, and you want to ride it,” said Chyngyz Alkanov, a Kyrgyz entrepreneur who is building a huge logistics hub outside Bishkek to handle the trade flows.

The economic surge has bolstered the popularity of Kyrgyzstan’s leader, President Sadyr Japarov. Since rising to power in 2020, Mr. Japarov, a Kremlin ally, has consolidated his control with a crackdown on independent media, opposition politicians, demonstrations and civil society. That has ended Kyrgyzstan’s onetime aspirations to be a beacon of democracy in authoritarian Central Asia.

At the same time, Mr. Japarov pushed through technocratic changes to tax and customs collection that have spurred growth and allowed his nation to take fuller advantage of the economic surge. Since 2020, Kyrgyzstan’s tax revenues have jumped fourfold and customs duties sixfold, Mr. Japarov announced this year. Capital investments by the state have increased sixteenfold since 2021.

Higher-end Bishkek buyers have poured money into fancy new complexes with names like the Monte Carlo and the Brooklyn. The state mortgage company has extended hugely discounted loans to tens of thousands of public sector workers.

It’s a roaring economic crescendo, drowning out fears that the music will eventually stop.

“It will not keep going like this forever,” said Mr. Akzhigitov, the Royal Tower developer, who noted that apartment sales had begun slowing amid rising prices. “We are like on top of the mountain right now.”

 

This spring, the Kyrgyz prime minister, Adylbek Kasymaliev, walked out onto the balcony of his country’s answer to the White House: a hulking gray-and-glass monolith that opened at the foot of the mountains in Bishkek in 2024.

A new government quarter was rising around him, with buildings for the tax service and the prosecutor’s office. More ministries will rise across the street.

“Right now, our only path is growth,” Mr. Kasymaliev said in an interview. “We plan to grow continuously over the next decade.”

He emphasized that it was not only “re-export” trade driving Kyrgyzstan’s rapid economic growth but also increased industrial output and the government’s success in collecting taxes.

Kyrgyzstan is constructing about 900 miles of roads a year and a railway connecting with China and Uzbekistan, Mr. Kasymaliev said, adding that 11 airports across the country were being renovated and scores of schools and day-care centers rebuilt.

 

But to some degree, the nation is now getting squeezed on both sides. Moscow is trying to crack down on things like gray-zone vehicle imports coming through Kyrgyzstan that have denied Russia much-needed wartime tax revenue. And Western countries have imposed sanctions on Kyrgyz entities for facilitating the Kremlin’s war.

About 80 percent of Kyrgyz people speak Russian, and more than 500,000 Kyrgyz citizens work in Russia, Mr. Kasymaliev added, though that number has dropped of late. Kyrgyzstan relies on Russia for oil, gas, iron, timber, fuel and lubricants, he noted.

“We are completely dependent on the Russian Federation,” Mr. Kasymaliev said. “Therefore, our economic relations will continue. We would like this not to be mixed with politics.”

He said that Kyrgyzstan had taken note of all sanctioned products specified by the European Union, the United States and Britain, “and these goods are very tightly controlled.” Companies that are singled out by the Western authorities are being shut down, he said.

 

Kyrgyzstan remains a significant, if waning, import node for wartime Russia. Exports from the European Union to Kyrgyzstan, for instance, amounted to about $2.5 billion last year, eight times more than in 2021, the year before the war. But they have fallen from a high of $3.1 billion in 2023, according to E.U. trade data.

Machinery, appliances and transport equipment accounted for about 45 percent of the European exports to Kyrgyzstan last year. Many exports are mundane European-brand consumer goods purchased by Russians who can no longer get them at home.

But some may have military applications. Kyrgyzstan, for example, imported nearly 15 times the amount of washing machines from the European Union in 2024 by value as it did in 2021, amid claims by the U.S. government that the Russian military was taking computer chips out of household appliances to fix equipment.

Mr. Kasymaliev said that suppliers sometimes said that goods were going to Kyrgyzstan on paper but that the products never touched Kyrgyz soil. He expressed frustration that the European authorities were penalizing Kyrgyzstan instead of controlling their own companies.

 

Sometimes, he said, “You get the sense that their main goal is to make the sale, and then blame Kyrgyzstan.”

The rapid growth in Kyrgyzstan has caused anxiety about what’s next, with warnings from the International Monetary Fund that the economy is overheating. Russia’s closely linked economy is now struggling.

Kyrgyz inflation is hovering around 11 percent, meaning many have missed out on the recent economic juggernaut, particularly those with low incomes. Kyrgyz people without high-flying jobs wince at rising prices for food and rent. Some, even, are poorer now.

“All the growth and dividends are going to a fairly narrow group of people: those in finance, construction, logistics and people close to the state,” said Azamat Akeneev, a Kyrgyz economist. “New rich people have appeared in the country, those close to power.”

Many who have saved extra cash are putting their money into real estate, which is seen as a more reliable investment in the event of financial turbulence.

 

Mr. Akzhigitov said that buyers tended to put about 20 percent down for an apartment and aimed to pay the remainder over the next two to three years. His company can be flexible about the down payment, he said, sometimes taking a car in place of cash, for instance, or, in one case, a herd of cattle.

He expressed little worry about what comes next.

“We are living in this country,” he said. “We have been seeing all the ups and downs. I think it’s normal for us.”

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ALLA SCOPERTA DEL KIRGHIZISTAN. NUOVE OPPORTUNITA' PRESENTATE A FIRENZE

di Luca Pingitore (Otra Press) 

Articolo originale pubblicato su OTRA PRESS

Nell’antico edificio dell’Educatorio del Fuligno a Firenze, il 4 ottobre appena trascorso, si è svolta una giornata dedicata alla scoperta del Kirghizistan, il Paese dell’Asia Centrale famoso per i suoi scenari naturalistici mozzafiato e le sue storiche tradizioni nomadi.

“Kirghizistan: nuove opportunità sulla Via della Seta” è stato il titolo dell’evento organizzato grazie ad una sinergia tra Otra Press, ANKI comunità e diaspora kirghiza in Italia, CeSem – Centro Studi Eurasia Mediterraneo, Piste Nomadi tour operator e Anteo edizioni, che ha visto una discreta partecipazione di pubblico attratto dalla curiosità di approcciare una conoscenza con il Paese snodo di transito sulle Vie della Seta.

Allo stesso tempo diversi sono stati gli imprenditori e soggetti operanti in ambito internazionale che hanno avuto interesse a valutare nuove strade per le loro attività ed hanno partecipato alla sessione mattutina dell’evento a loro dedicata e giunti nel capoluogo toscano anche da altre regioni d’Italia.

L’Ambasciatore della Repubblica del Kirghizistan in Italia S.E. E. Omuraliev, ha accolto questi ultimi in un incontro mirato a divulgare le potenzialità che offre il Paese centroasiatico ed i campi in cui esso stesso ha maggior interesse a sviluppare.

Tra i settori più promettenti per investitori e imprenditori figurano il settore agro-alimentare compresa la trasformazione dei prodotti agricoli, quello energetico, quello della produzione biologica, quello inerente industria leggera e tessile oltre che i più classici riguardanti le infrastrutture, i trasporti e la logistica.

Diverse inoltre le opportunità anche nell’ambito della produzione di macchinari, lavorazione dei metalli, fabbricazione di apparecchiature elettriche, materiali da costruzione, arredamento.

L’Ambasciatore Omuraliev ha espresso particolare attenzione anche alla Zona Speciale di Investimento Finanziario di Tamchy, istituita per attrarre capitali internazionali in Asia centrale basandosi sui principi della common law inglese, su un sistema giudiziario indipendente e sugli standard dei principali centri finanziari.

Nella sessione pomeridiana, aperta al pubblico e molto partecipata, dopo esser stato inquadrato a carattere generale il Paese, Stefano Bonilauri editore di Anteo edizioni ha anticipato l’ideazione, auspicandone anche la collaborazione istituzionale in fase realizzativa, di un volume sul Kirghizistan.

E’ toccato poi a Burmachach Tomoeva, presidentessa di ANKI diaspora kirghiza in Italia presentare le attività che la numerosa comunità kirghiza presente in Italia attua per sviluppare l’amicizia tra i due popoli, diffondere la cultura kirghiza, realizzare progetti legati alla consulenza ed al supporto della comunità stessa. Ad esprimere questo attivismo presente con un suo piccolo stand anche l’artista Madina Shiber creatrice di gioielli tradizionali con il marchio Tumar.

La moderazione dell’evento da parte di Luca Pingitore, fixer internazionale e direttore di Otra Press, il quale ha apportato in vari momenti anche ulteriori contributi a supporto dell’evento stesso, ha poi introdotto l’intervento di Stefano Vernole vicepresidente del CeSem – Centro Studi Eurasia Mediterraneo. La sua analisi ha toccato differenti punti di ambito politico e strategico, come le nuove trasformazioni che stanno interessando il Paese sotto la presidenza di Sadyr Japarov. Un sintetico profilo economico-geopolitico del Kirghizistan che è servito per inquadrare meglio il Paese ai presenti.

Come di grande aiuto e cuore dell’evento è stata l’intervista che il giornalista di caratura nazionale Riccardo Michelucci ha condotto conversando con l’Ambasciatore Omuraliev supportato nella traduzione dalla valente interprete Giama Kanymet.

L’Alto Diplomatico kirghizo, su brillanti e precisi spunti offerti dall’intervistatore, ha risposto su tematiche riguardanti le prospettive concrete di cooperazione tra Kirghizistan e Italia comprendenti investimenti, partenariati industriali, introduzione di tecnologie moderne e la creazione di impianti produttivi italiani in Kirghizistan.

Sono stati poi menzionati gli eventi in programma per il 2027 come il Secondo Vertice sulla montagna e il 35° anniversario delle relazioni bilaterali nonché di importanti traguardi diplomatici quali l’elezione del Kirghizistan a membro non permanente del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per il biennio 2027-2028.
Altresì, il colloquio pubblico tra Michelucci e l’Ambasciatore kirghizo, ha toccato la costruzione in corso della ferrovia Cina-Kirghizistan-Uzbekistan, un’opera che aprirà nuove opportunità sui mercati internazionali per il Paese privo di sbocchi sul mare, rafforzando al contempo il potenziale di transito dell’Asia centrale e i collegamenti logistici tra Est e Ovest.

Si è parlato, infine, anche della centrale idroelettrica Kambar-Ata-1 che rappresenta uno dei più grandi progetti energetici pianificati in Asia centrale, destinato a sostenere la sicurezza energetica del Kirghizistan e lo sviluppo sostenibile della regione.

L’evento di Firenze ha poi virato su uno degli ambiti che sta suscitando un importante interesse in Italia, il turismo ed i viaggi in Kirghizistan.

Stefano Berra ed Elisa Sala del tour operator Piste Nomadi da tempo specializzato in Asia Centrale e aree geografiche cosiddette “di frontiera” hanno mostrato, con un supporto video- fotografico, le bellezze paesaggistiche, storico, culturali del Paese patria dell’epopea arcaica di Manas.

Tra spiegazioni ed immagini il viaggio virtuale ha catapultato i presenti tra le montagne, i laghi e le yurte del Kirghizistan. Proprio una yurta in miniatura, a corredo dell’evento, è stata tra l’altro montata ed esposta nella prestigiosa sala che ha ospitato l’evento.

I ragazzi di Piste Nomadi hanno raccontato anche la loro recente esperienza, unico tour operato italiano presente, insieme ad un gruppo di viaggiatori da loro accompagnato avuta alla VI World Nomad Games che si sono svolti appunto in Kirghizistan lo scorso mese di settembre. Un evento unico nel suo genere e che per la sua importanza non solo della regione dell’Asia Centrale, ha attratto partecipanti, visitatori di diversa provenienza. Come, del resto, vari Capi di Stato presenti alla Cerimonia di Apertura svoltasi nella capitale Bishkek.

La chiusura della giornata è stata sancita dal saluto finale dell’Ambasciatore Omuraliev che, di concerto con gli organizzatori, ha invitato i il pubblico a visitare il suo Paese e gli imprenditori a prendere in considerazione la possibilità di avviare investimenti.

GALLERIA FOTOGRAFICA EVENTO "ALLA SCOPERTA DEL KIRGHIZISTAN" DI FIRENZE

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