14 Ottobre 2026

Asia

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di Stefano Bonilauri (direttore Anteo Edizioni) e Giulio Chinappi (Responsabile Asia di Anteo Edizioni) La politica estera del Vietnam può essere riassunta nella formula della “diplomazia del bambù”, caratterizzata dalla capacità del Vietnam di intrattenere relazioni bilaterali positive con tutte le principali potenze mondiali senza per questo assumere una posizione di sudditanza nei confronti di esse.
Se è vero che, come sosteneva il teorico Sir Halford John Mackinder, la connettività terrestre e il controllo delle rotte di comunicazione ha un peso fondamentale per la conformazione dell’assetto geopolitico del globo, allora i progetti di collegamento che si stanno venendo a creare nel blocco eurasiatico assumono un ruolo di straordinaria rilevanza nel contesto internazionale, soprattutto per quel che riguarda la promozione dello sviluppo delle relazioni tra i paesi coinvolti. Stando al pensiero elaborato da Mackinder, la costruzione di infrastrutture di trasporto consentirebbe a uno o più stati di espandere la propria influenza attraverso le nuove rotte. Visto in questa prospettiva, lo sviluppo della rete ferroviaria tra Iran, Iraq e Siria riveste un’importanza peculiare all’interno del più ampio quadro degli attuali sforzi volti a un avvicinamento e alla normalizzazione dei rapporti di collaborazione tra i paesi del Golfo Persico, affermando, così, il rinnovato ruolo centrale di questa regione attraversata negli ultimi anni da lunghi periodi di instabilità. Già nel corso del mese di marzo di questo 2023, dopo sette anni di interruzione dei rapporti le diplomazie di Teheran e Riyad erano giunte ad un’intesa mediata da Pechino con la quale veniva concordato di ripristinare le relazioni diplomatiche tra i due Paesi a lungo rivali regionali e di riaprire, così, le rispettive ambasciate. A questo si aggiunge il nuovo abbraccio diplomatico tra la Siria e il consesso dei Paesi della Lega Araba avvenuto nel maggio di quest’anno, ben dodici dopo anni dall’espulsione di Damasco da questa importante istituzione del mondo arabo. Il progetto di sviluppo della rete ferroviaria oggetto della trattazione di questo breve articolo rappresenterebbe, dunque, un nuovo passo verso un Medio Oriente più stabile e più collaborativo; la costruzione del collegamento ferroviario se esteso ad altre potenze della regione come l’Arabia Saudita, potrebbe infatti avviare un’importante trasformazione dei rapporti all’interno dell’area MENA (Middle East and North Africa, Medio Oriente e Nordafrica, ndR), riducendo il livello delle tensioni tra i nemici storici della regione, rafforzandone al contempo i legami economici. In questo quadro di rinnovata collaborazione, i corridoi euroasiatici rappresentano un modo per collegare paesi impegnati in scontri e rivalità che, per alcuni, si protraggono da decenni. Così, come le arterie collegano ogni parte del corpo, strade e ferrovie sono capaci di svolgere un ruolo fondamentale nell’unire Paesi e creare visioni e scenari che uniscano manifestazioni di tradizioni politiche contrastanti e culture diverse, creando un’architettura internazionale organica in cui le singole parti esistono solo in funzione del tutto. Le origini del progetto L’idea della costruzione di una linea ferroviaria che collegasse l’Iran all’Iraq era emersa già nel 2011, quando la ferrovia Khorramshahr-Shalamcheh – lunga di 17 chilometri – era stata completata. Dal 2012, i due paesi hanno condotto una serie di negoziati per l’attuazione del progetto ferroviario Shalamcheh – Bassora, unico collegamento mancante per unire le ferrovie iraniane alla medesima città irachena. Secondo gli accordi, l’Iran avrebbe avuto la responsabilità della costruzione del ponte sul fiume Shatt al-Arab che, nei fatti, avrebbe collegato i due paesi, mentre la...
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di Stefano Bonilauri (Anteo Edizioni) e Giulio Chinappi (responsabile area asiatica per Anteo Edizioni) In occasione del 50° anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra Vietnam e Italia, nell’ambito dell’Anno Vietnam – Italia 2023, lo scorso 30 giugno l’Ambasciata vietnamita in Italia ha tenuto una tavola rotonda dal titolo “Introduzione al cammino del Vietnam verso il socialismo”.
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di Luca Pingitore Uno sguardo fugace dal finestrino dell’auto sulla quale viaggiamo tradisce i nostri volti non autoctoni. Il militare, fino a pochi istanti prima svogliato, diventa più attento e ci intima lo stop. Riconosciutici italiani, con tono deciso, comunica al nostro autista che dovrà sottoporci ad alcune domande. La portiera del veicolo si apre di scatto ed il soldato ci intima: “Chi è tifoso del Milan può passare. Se qualcuno fosse invece della Juventus verrà trattenuto.” Il milite se la ride divertito. Anche lui sfoggia il tipico baffo nero “alla Saddam” che qui in Iraq deve esser considerato una sorta di status symbol. Finanche alcuni manichini notati in botteghe di abbigliamento in diversi suk se ne fregiano. La strada che va da Baghdad a Mosul, principale via di comunicazione che collega la capitale dell’Iraq con il nord e la Repubblica Autonoma del Kurdistan, è disseminata di controlli e posti di blocchi. In particolar modo il segmento che da Tikrit si snoda appunto verso Mosul. La città dove nel 2014 fu proclamata la nascita del fantomatico Stato Islamico dell’Iraq e della Siria, meglio conosciuto come Isis. Una città che ora si presenta distrutta nel suo centro storico ma già in fase di ricostruzione grazie all’aiuto anche di fondi internazionali. Chi ha visitato la Siria di recente, passeggiando adesso per Mosul, prova un sussulto al cuore ma allo stesso tempo avverte compiacimento per come la situazione sia in fase di ripresa e intravede speranza anche per il futuro dell’attiguo Stato siriano il quale si trova invece all’anno zero. Mosul e l’area nord – ovest dell’Iraq sono tornati sotto il controllo governativo solo da pochi anni ma la situazione non è ancora completamente stabile e di conseguenza esercito regolare, polizia e diverse milizie paragovernative vigilano la zona. I resti archeologici dell’antica città di Hatra sono ancora sotto il controllo difensivo militare iracheno in quanto l’Isis stabilì proprio qui uno dei suoi quartier generali. Furia iconoclasta sulle statue e scritte nere inneggianti allo Califfato sono tuttora ben visibili. Fino a poco tempo fa l’Iraq risultava praticamente spezzato in due ed era consigliato spostarsi in aereo per bypassare la zona. I punti di controllo disseminati sulla strada in concomitanza delle vie di accesso alle cittadine della regione o sulle convenzionali linee di confine tra i governatorati come anche in altre zone cruciali di passaggio sono numerosi. Si rallenta, i veicoli vengono sottoposti a controllo visivo e se non destano sospetto lasciati proseguire per la propria marcia. Niente di paragonabile ai veri e propri check point militari che caratterizzano il nord della Siria da Hama ad Aleppo1. Ma lì la guerra è ancora in corso e l’autostrada, in alcuni punti, funge sostanzialmente da linea del fronte con i battaglioni di Al Nusra. Il comune denominatore di queste postazioni di controllo è però l’affabilità e la cordialità dei militi. Sia in Siria che in Iraq, seppur nel rispetto dei ruoli, il trattamento ricevuto è sempre stato di cortesia e curiosità. Finanche quando, nei dintorni di...
Lanciato nel 2015, il China-Pakistan Economic Corridor (CPEC) è un progetto di sviluppo infrastrutturale che prevede la costruzione di una articolata rete di infrastrutture – autostrade, ferrovie e oleodotti – e avente come obiettivi quelli di sviluppare la capacità energetica del Pakistan e, al contempo, potenziarne l’economia anche attraverso investimenti esteri da attrarre e da destinare in vari campi di infrastrutture sociali. Obiettivo ultimo di questo progetto, per cui è previsto un investimento multimiliardario, è quello di collegare il porto di Gwadar, nel Baluchistan nel sud-ovest del Pakistan, con la provincia cinese dello Xinjiang, la frontiera nord-occidentale della Cina. Il corridoio economico Cina-Pakistan è inserito nella Belt and Road Initiative, il grande progetto promosso da Pechino noto al grande pubblico come Nuova Via Della Seta. Overview Della Belt and Road Initiative La Belt and Road Initiative – lanciata nel 2013 da Pechino – è il progetto che più simboleggia la visione del presidente cinese Xi Jinping relativamente al ruolo e alla posizione della Repubblica Cinese nel mondo contemporaneo, il cui obiettivo a lungo termine è quello di promuovere una globalizzazione con caratteristiche cinesi. “Al fine di rendere i legami economici più stretti, la cooperazione reciproca più profonda e lo spazio di sviluppo più ampio tra i paesi eurasiatici, possiamo innovare la modalità di cooperazione e costruire insieme la una Nuova Via della Seta passo dopo passo per formare gradualmente una cooperazione regionale globale”, aveva dichiarato il presidente cinese durante il suo discorso all’Università Nazarbayev di Astana, in Kazakistan, quando lanciò il suo ambizioso progetto della BRI. Ad oggi, il progetto ha coinvolto circa sessanta Paesi che insieme rappresentano i due terzi della popolazione mondiale e prevede la fondazione di due importanti istituzioni finanziarie: l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), l’equivalente cinese della Banca Mondiale, e il Silk Road Fund, un fondo destinato alla realizzazione  di opere lungo la via della seta, che richiama le funzioni del Fondo Monetario Internazionale; quello che, invece, interessa trattare in questo articolo è la creazione di infrastrutture di connettività. A grandi linee, si può dire che la BRI consiste nella creazione di due nuove via – una “Via della seta terrestre” e una “Via della seta marittima” – che permettano alla Repubblica Popolare Cinese di connettersi al resto del mondo attraverso la realizzazione di nuove infrastrutture come ferrovie ad alta velocità, porti e aeroporti, oleodotti e acquedotti, reti di telecomunicazioni e reti internet. L’iniziativa promossa da Pechino prevede, in modo più concreto, la creazione di sei principali corridoi economici[1], tra cui il corridoio Cina-Pakistan (CPEC), quello di cui ci occuperemo nello specifico in questo breve saggio. L’importanza di questo corridoio infrastrutturale è data dalla posizione strategica del Paese che dovrebbe attraversare, il Pakistan,  Stato che si trova in una posizione ideale per fungere da punto di raccordo della via della seta terrestre con quella marittima; questo rende il CPEC uno dei progetti più importanti della BRI. Qual è la relazione tra la BRI e i principi di politica estera della Cina? La Nuova via della...
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di Andrea Puccio | occhisulmondo.info FONTE ARTICOLO: https://www.occhisulmondo.info/2023/05/21/il-vertice-cina-asia-centrale/ Nella maestosa Xi’an, Capitale della Cina per 13 Dinastie, si è tenuto il Vertice Cina – Asia Centrale, con l’obiettivo di rafforzare i Rapporti tra la Repubblica Popolare e i Paesi dell’Asia Centrale, per costruire una Comunità dal Futuro condiviso. Al vertice, ignorato quasi completamente dalla nostra stampa, hanno partecipato oltre la Cina il Kazakistan, il Kirghizistan, il Tagikistan, l’Uzbekistan e il Turkmenistan. Durante il discorso di apertura del vertice, pubblicato da Herta Manenti sul suo profilo Facebook, il Presidente cinese Xi Jinping ha riassunto in otto punti il suo pensiero politico e le azioni per metterlo in pratica. In primo luogo, dobbiamo rafforzare la struttura istituzionale. Abbiamo istituito meccanismi di incontro su affari esteri, economia, commercio e dogane, nonché un consiglio per gli affari economici . La Cina ha anche proposto di istituire meccanismi di incontro e dialogo su industria e investimenti, agricoltura, trasporti, risposta alle emergenze, istruzione e tra partiti politici, che rappresentano piattaforme per una cooperazione a tutto tondo reciprocamente vantaggiosa tra i nostri paesi. In secondo luogo, dobbiamo espandere i legami economici e commerciali. La Cina adotterà ulteriori misure di facilitazione commerciale, migliorerà i trattati bilaterali sugli investimenti e aprirà “corsie verdi” per lo sdoganamento semplificato dei prodotti agricoli e affini in tutti i porti di prossimità tra la Cina e i paesi dell’Asia centrale. La Cina terrà anche un evento di vendita in “live streaming” per promuovere ulteriormente i prodotti dell’Asia centrale e costruire un centro per il commercio di materie prime. Tutto questo fa parte di uno sforzo per spingere il commercio bilaterale a nuovi livelli. In terzo luogo, dobbiamo approfondire la connettività. La Cina si adopererà per aumentare il volume del trasporto transfrontaliero di merci, sostenere lo sviluppo del corridoio di trasporto internazionale transcaspico, migliorare la capacità di traffico dell’autostrada Cina-Kirghizistan-Uzbekistan e dell’autostrada Cina-Tagikistan-Uzbekistan e implementare le consultazioni sulla ferrovia Cina-Kirghizistan-Uzbekistan. La Cina cercherà di modernizzare i porti d’ingresso esistenti a un ritmo più serrato, aprire un nuovo porto d’ingresso a Bedel ( un passo di montagna nella catena montuosa del Tian Shan tra il Kirghizistan e lo Xinjiang cinese)e promuovere l’apertura del mercato del trasporto aereo e costruire una rete logistica regionale. La Cina intensificherà inoltre lo sviluppo dei centri di assemblaggio sulla China-Europe Railway Express, incoraggerà le imprese a costruire magazzini nei paesi dell’Asia centrale e costruirà una piattaforma completa di servizi digitali . In quarto luogo, dobbiamo espandere la cooperazione energetica. La Cina vorrebbe proporre di istituire un partenariato per lo sviluppo energetico Cina-Asia centrale. Dovremmo accelerare la costruzione della linea D del gasdotto Cina-Asia centrale, espandere il commercio di petrolio e gas, perseguire la cooperazione tra tutte le catene industriali energetiche e rafforzare la cooperazione su nuove forme energetiche e sull’uso pacifico dell’energia nucleare. In quinto luogo, dobbiamo promuovere l’innovazione verde. La Cina lavorerà con i paesi dell’Asia centrale per condurre la cooperazione in aree come il miglioramento e l’utilizzo di terreni salini-alcalini e l’irrigazione a risparmio idrico, costruire insieme...