L’UE E LE RISORSE ENERGETICHE AFRICANE: COMPETIZIONE GLOBALE E PROSPETTIVE REGIONALI

Un focus di Alberto Scopetta

L’UE E LE RISORSE ENERGETICHE AFRICANE: COMPETIZIONE GLOBALE E PROSPETTIVE REGIONALE

Le risorse energetiche sono sempre più al centro del discorso geopolitico e delle dinamiche internazionali. Con questo focus intendiamo indagare i rapporti tra l'Unione Europea e l'Africa in materia, lo stato attuale delle relazioni e i possibili sviluppi futuri

Il Ruolo delle Risorse Africane nella Strategia Industriale Europea

Il settore industriale europeo detiene un ruolo rilevante nell’economia globale: garantisce 35 milioni di posti di lavoro, produce l’80% delle merci esportate dall’Unione europea e vanta aziende leader globali in quasi ogni settore (soprattutto chimico, farmaceutico, automobilistico e alta moda). Sostenuta dall’elevata capacità di innovazione tecnologica, l’industria dell’UE si sta impegnando nelle transizioni green e digitale, con l’obiettivo di raggiungere sia la neutralità climatica (fissando al 2030 la riduzione di emissioni di gas del 55% e al 2050 il target net-zero emissions) sia una leadership mondiale nel campo dell’industria informatica e tecnologica.

La politica industriale europea ambisce non solo ad uno sviluppo tecnologico e sostenibile, ma anche ad una propria autonomia in merito all’accesso alle fonti energetiche, materie prime e tecnologie fondamentali, in maniera tale da non essere più suscettibile ad eventuali rallentamenti o tagli di forniture da paesi esteri.

Soprattutto a seguito delle conseguenze del conflitto in Ucraina e al concomitante stop delle forniture di gas russo, di fatto, la politica europea ha cercato di sfruttare la crisi innescata per rilanciare le politiche energetiche europee in funzione dei più generali principi del piano di sviluppo industriale varato a Bruxelles.

Nel 2021 la Commissione Europea ha stabilito tre principi cardine per la strategia industriale europea:

  1. Resilienza del mercato unico“, finalizzato sia al mantenimento del libero spostamento di beni, persone e servizi in situazioni di emergenza, sia al rafforzamento del mercato unico in 14 ecosistemi industriali, tra cui figurano aerospazio e difesa, energie rinnovabili, salute ed elettronica;
  2. Rafforzamento dell’autonomia strategica dell’UE”, incentrato sul rafforzamento delle alleanze strategiche per l’importazione di materiali per l’industria europea, diversificando le partnership per i materiali “sensibili” (materie prime, batterie, principi attivi farmaceutici, idrogeno, semiconduttori, tecnologie cloud e edge). L’obiettivo finale è quello di sviluppare una rete di supply-chains capace di resistere ad eventuali flessioni del mercato globale o ritorsioni da parte dei paesi fornitori;
  3. Accelerare le doppie transizioni“, in particolare quelle green e digital, fondamentali per il futuro dell’Industria 4.0 europea, dove energie rinnovabili e tecnologie di ultima generazione costituiranno le basi dell’industria del secolo. L’UE propone di incentivare progetti internazionali che possano accelerare lo sviluppo di energie rinnovabili e tracciare dei percorsi di sviluppo collettivo tra paesi…

Porti Africani nel Commercio Globale: i Piani di Espansione Economica Cinese ed Europea

I persistenti attacchi condotti dalla milizia yemenita Houthi nel Mar Rosso hanno drasticamente impattato il commercio marittimo tra Asia ed Europa, ponendo seri problemi alla sicurezza delle catene di approvvigionamento via mare. Il Mar Rosso, grazie allo snodo strategico del Canale di Suez, garantisce il 12% del traffico commerciale globale e il 30% del traffico container globale, congiungendo i mercati asiatici ed europei.
Accusato di essere il principale canale di rifornimento di Israele, nel novembre scorso gli Houthi hanno avviato una campagna militare contro le navi commerciali in transito lungo le coste yemenite con l’obiettivo di voler tagliare i collegamenti marittimi di rifornimento e commercio di Israele per costringere lo Stato ebraico a porre fine al conflitto in territorio palestinese.
Tuttavia, sono stati registrati attacchi contro navi legate a più di una dozzina di paesi, rendendo chiara la volontà di tagliare le rotte commerciali israeliane ma portando a dirette conseguenze tutta l’Europa.

La milizia yemenita può confidare in un solido alleato: l’Iran; fin dallo scoppio della guerra civile nel 2014, di fatto, i persiani hanno da sempre sostenuto la causa dei “Partigiani di Dio” fornendo al gruppo numerose armi e tecnologie, tra cui mine navali, missili balistici e da crociera e droni. E i risultati li abbiamo visti proprio nella capacità degli Houthi di bersagliare obiettivi sia nelle vicine acque del Mar Rosso, sia nei più distanti territori israeliani (sebbene fino ad ora i missili lanciati contro Israele siano stati sempre abbattuti).

A differenza dei pirati somali, i quali non disponevano di armi e mezzi particolarmente complessi, gli yemeniti conducono attacchi sofisticati grazie ad un esercito ben addestrato e armato di droni e missili tecnologicamente avanzati.

Nel dicembre scorso, gli Stati Uniti, coadiuvati da alcuni Stati europei, hanno annunciato lo schieramento di forze navali nell’ambito dell’operazione “Prosperity Guardian” per proteggere i trasporti marittimi nel Mar Rosso. La missione non si è limitata ad una mera protezione delle imbarcazioni in transito per il Mar Rosso, ma la coalizione US-UK si è spinta oltre lanciando attacchi su larga scala contro diversi obiettivi legati agli Houthi nello Yemen.

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