Ferretti Group: un modello per gli investimenti cinesi in Italia

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Fondati nel 1968 dagli omonimi fratelli, i Cantieri Navali “Ferretti” negli anni Ottanta avevano intuito le possibilità di espansione del mercato delle imbarcazioni motorie e crearono a Forlì una nuova unità produttiva poi divenuta sede del Gruppo.

Dopo essersi affermato e rafforzato per tutti gli anni Novanta, in particolare nella fascia alta del segmento dei motor yacht, nel 2000 il Gruppo Ferretti si quotò presso Borsa Italiana ma finì per divenire preda di alcuni fondi finanziari, Permira nel 2002 e Candover nel 2006.

A causa di alcune operazioni speculative condotte dalle varie Mediobanca, Goldman Sachs, Merrill Lynch, Lazard, Rothschild e Citigroup (che intascarono laute commissioni sulla compravendita), se il fatturato aumentò dai quasi 200 milioni di euro (nel 2000) a quasi un miliardo di euro, il debito salì vertiginosamente fino a schiacciare il gruppo e farlo affondare.

Sull’orlo del baratro (con 400 dipendenti sull’orlo del licenziamento), Ferretti e la Royal Bank of Scotland che aveva finanziato il fondo Candover nell’ultima acquisizione, decisero nel 2012 di cedere il 75% delle azioni del gruppo ai cinesi dello Shandong Heavy Industry Group (“SHIG – Weichai Group”) al prezzo decisamente competitivo di 374 milioni di euro, 178 milioni in investimenti e 196 milioni per il finanziamento del debito del gruppo. Molti temevano lo “scippo” delle competenze, destinate ad emigrare in Oriente, assieme magari al marchio, tanto per dare una patente di credibilità alla nautica cinese, ma non c’erano alternative in quanto nessun investitore italiano si fece avanti.

Weichai, gruppo di proprietà statale con sede a Weifang nella regione dello Shandong, era una delle più grandi società cinesi che operano nel campo della produzione di componenti auto e di veicoli pesanti perciò si assunse circa 580 milioni di euro del debito di Ferretti, chiarendo subito che una volta completata la ristrutturazione il Gruppo si sarebbe rivolto con più efficacia nei “paesi emergenti”, una zona del mondo fondamentale per la sua crescita potenziale.

Proprio la sua visione internazionale strategica, la semplificazione organizzativa e la scelta di innovare il comparto produttivo hanno fatto nel corso degli anni la differenza rispetto al periodo precedente.

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Innanzitutto la società è rimasta fortemente legata al territorio; il patron cinese (Weichai è l’azionista di riferimento con l’86,8% dal 2012, mentre dal 2016 F Investments, guidata da Piero Ferrari, possiede il 13,2% del Gruppo) ha voluto un avvocato modenese, Alberto Galassi, come Amministratore Delegato di Ferretti Group, in secondo luogo ha mantenuto tutti gli stabilimenti produttivi in Italia (attualmente sono 6: a Forlì, Sarnico, La Spezia, Cattolica, Mondolfo ed Ancona).

I numeri del salvataggio parlano chiaro: con una progressione d’investimenti crescente dai 20 milioni di euro del 2015 (quando venne presentato il Piano industriale triennale) ai 54,5 milioni di euro del 2018, il Gruppo è tornato in utile nel 2016, passando da –29 milioni di euro a + 14,1 milioni di euro (+ 24 milioni di euro invece nel 2017 con un valore consolidato della produzione pari a 623 milioni di euro, + 10,8% rispetto ai 562 milioni di euro di valore produttivo registrati nel 2016).

Da segnalare che sul totale di 153,5 milioni di euro spesi nel quadriennio 2015-2018, gli investimenti in ricerca e sviluppo sono stati di 91 milioni di euro con risultati evidenti: 31 nuovi modelli e 1.560 dipendenti diretti (1.000 dei quali operai specializzati).

Nel febbraio 2016 è stato possibile inaugurare la Ferretti Security and Defence (FSD), Divisione del Gruppo attiva nella progettazione, sviluppo e produzione di una nuova gamma di piattaforme navali idonea a soddisfare le esigenze di sicurezza, pattugliamento e difesa di acque internazionali, territoriali e delle coste.

Le previsioni rispettate e la crescita costante degli investimenti in ricerca e sviluppo (il valore della produzione nel 2018 si prospetta oltre i 650 milioni di euro), hanno consentito al Gruppo di rinnovare la gamma prodotti e affermarsi come l’unico soggetto nel mercato nautico in grado di offrire un range completo di imbarcazioni, sia in termini di design che di metratura, gestendo ogni grandezza compresa fra gli 8 mt e i 95 mt.

Il successo è stato certificato dal Global Order Book 2019, la classifica di riferimento dei 20 maggiori produttori di barche sopra i 24 metri recentemente pubblicata dalla rivista Boat International UK, che ha collocato il Gruppo Ferretti al secondo posto a livello mondiale sul mercato della nautica d’eccellenza grazie ai seguenti risultati: 91 progetti realizzati (in crescita del 4,6% rispetto all’anno precedente) e 2.952 metri di barche sopra i 24 metri in costruzione (in aumento del 6,9%).

Guidato dal Presidente Tan Xuguang e dall’Amministratore Delegato Alberto Galassi, il Gruppo Ferretti rappresenta una formidabile simbiosi tra l’efficientismo produttivo industriale cinese e l’inimitabile qualità artigianale tipica del Made in Italy, caratteristiche che hanno consentito un’espansione del marchio in 80 Paesi, soprattutto in Asia e negli Stati Uniti.

L’ingegnere Piero Ferrari (figlio del leggendario Enzo) è stato incaricato di presiedere il Comitato Strategico di Prodotto e di guidare la ricerca, lo sviluppo e l’implementazione dei nuovi modelli di tutti i marchi del Gruppo, a conferma della volontà di Weichai di mantenere ben salde in Italia le radici della società forlivese.

Stefano Vernole