di Andrea Turi

Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il confronto ideologico mondiale della Guerra Fredda terminò lasciando, di fatto, gli Stati Uniti come vincitori e apparentemente come unica grande potenza, egemone ed imperialista sullo scacchiere politico internazionale; in virtù del nuovo scenario internazionale e poiché l’interesse africano degli Stati Uniti durante la Guerra Fredda era stato principalmente dettato dalle esigenze di dare una risposta al coinvolgimento dell’URSS nel continente, l’Africa perse inevitabilmente il suo posto nelle proiezioni strategiche statunitensi per l’era post-guerra fredda e, conseguentemente, finì ai margini rispetto al palcoscenico illuminato dalla Storia.


Il seguente articolo fa parte del progetto di ricerca del Centro Studi Eurasia e Mediterraneo “Cina: una potenza responsabile nella crisi geopolitica mondiale”

Il U.S. Security Strategy for Sub-Saharan Africa dell’agosto del 1995 affermava, infatti, che “gli interessi di sicurezza dell’America in Africa sono molto limitati. Attualmente non abbiamo alcuna presenza militare permanente o significativa in Africa: non abbiamo basi, non abbiamo forze da combattimento e non abbiamo navi in porto. Desideriamo accedere a strutture e materiali, che sono stati e potrebbero essere particolarmente importanti in caso di contingenze o evacuazioni. Ma in definitiva vediamo un interesse strategico tradizionale molto limitato in Africa. In un contesto globale, gli interessi economici americani in Africa sono limitati. Pur non rappresentando una percentuale sostanziale del totale delle esportazioni americane, nel 1994 l’Africa ha acquistato beni e servizi statunitensi per 4,4 miliardi di dollari, con oltre 80.000 posti di lavoro americani. Queste esportazioni superano di quasi un quarto quelle verso l’ex Unione Sovietica e possono essere aumentate. Sebbene l’aumento del prezzo del petrolio negli anni ‘70 abbia temporaneamente aumentato il valore percentuale complessivo delle importazioni statunitensi dall’Africa, l’attività economica in generale è rimasta costantemente bassa. L’attività esistente è concentrata in pochissimi Paesi, con Sudafrica e Nigeria che rappresentano oltre la metà del totale. Tuttavia, potrebbero emergere nuovi importanti legami economici. Il Ciad, ad esempio, possiede vaste riserve di petrolio non sfruttate”[1].

Seppure limitato, gli estensori del documento strategico indicavano ai funzionati del Ministero della Difesa che “una popolazione di oltre 800 milioni di persone, il 20% della superficie mondiale e una ricchezza di risorse naturali e di diversità biologica non possono e non devono essere ignorati. Mantenere un impegno economico con l’Africa è nell’interesse dell’America”.

Pechino, invece, guardava all’Africa con altri occhi, soprattutto in virtù dei legami reciproci coltivati nei decenni a partire da metà ‘900: la Cina e l’Africa, infatti, hanno goduto dei frutti di un’amicizia duratura e sincera che partendo dal Presidente Mao Zedong, passando attraverso l’azione di altri leader della prima generazione della Repubblica Popolare Cinese, insieme alla volontà degli statisti africani della vecchia generazione ha gettato le basi per un rapporto che si fonda sul rispetto, l’apprezzamento e sostegno reciproco e ha portato ad esplorare i nuovi orizzonti del percorso distintivo verso una cooperazione vantaggiosa per tutte le parti in causa[2].

Con Deng Xiaoping, la Cina si presentò nei giorni della fine della Guerra fredda rivalutando le proprie tattiche politiche e iniziando a porre maggiore enfasi sullo sviluppo economico; la sua politica estera enfatizzava i principi di sovranità, di opposizione all’egemonia e di autosufficienza, insieme alla richiesta di un nuovo ordine economico internazionale, elemento che trovò così forte simpatia in Africa che molti leader africani ne mutuarono la sostanza adottando un discorso simile nelle sedi internazionali. Questo contribuì a risollevare le relazioni sino-africane dopo che queste – tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta – avevano conosciuto, probabilmente, il loro punto più basso. Nel 1980 la Cina era entrata a far parte della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (FMI) ed era sulla buona strada per la ripresa economica, gli investimenti in precedenza necessari per mettere in atto le modernizzazioni indicate da Deng poterono essere dirottati verso l’estero e, mentre si sforzava di guidare la ripresa economica interna, la politica estera cinese continuava a sottolineare l’importanza dello sviluppo di relazioni amichevoli con altre nazioni, senza tener conto dei loro sistemi sociali e politici o orientamenti ideologici dei loro Governi. I cinque principi della coesistenza pacifica tanto cari a Zhou En Lai furono ribaditi ancora una volta come base per le sue relazioni estere e rivendicati come unica soluzione per una coesistenza pacifica tra le Nazioni.

La Cina – scrive lo studioso Domingos Jardo Muekalia in un articolo dal titolo Africa and Chinas strategic partnership – con l’avvicinarsi degli anni Novanta ha gradualmente cambiato la sua tattica passando dal confronto alla cooperazione, dall’appoggio alla rivoluzione allo sviluppo economico e dall’isolamento all’impegno internazionale3. Così, “la fine della Guerra Fredda, e in particolare la caduta dell’Unione Sovietica, hanno cambiato il ruolo e il posto della Cina nel mondo. È emerso un mondo unipolare; il marxismo come ideologia era in declino e il socialismo come sistema di governo era screditato. La Cina svolgeva, ora, il duplice ruolo di unica potenza equilibratrice degli Stati Uniti e di portabandiera del Terzo Mondo. Economicamente più forte che mai, con una profonda modernizzazione delle sue forze armate e con un peso internazionale in ascesa, la Cina ha ridefinito la sua visione geo-strategica, invocando il multipolarismo e un nuovo ordine economico e politico internazionale, e si è impegnata nuovamente con l’Africa su una scala mai vista prima. Per tutti gli anni Novanta la Cina ha cercato di rafforzare le proprie relazioni con i singoli Paesi africani, spaziando da quelle politiche, economiche, commerciali e militari alla cooperazione su questioni multilaterali. L’accento è stato posto chiaramente sui Paesi produttori di petrolio e su quelli con economie in crescita. Un numero insolitamente elevato di visite di funzionari governativi e militari di alto livello ha avuto luogo in entrambe le direzioni. Tra i visitatori cinesi in Africa figurano gli ex presidenti Yang Shangkun nel 1992/93 e Jiang Zeming nel 1995, 1996 e 2000. Dal 1997, 30 capi di Stato o di Governo africani hanno visitato la Cina. Durante la visita del 1996, Jiang Zeming ha promosso un nuovo regime di aiuti economici”4.

Nel maggio 1996, il Presidente Jiang Zemin compì un viaggio di Stato che lo portò in sei Paesi dell’Africa mosso dall’intento di gettare solide fondamenta per la costruzione di nuove relazioni di stampo non-ideologico con il continente, legando, così, la sua azione politica in un continuum con quella dei leader che lo avevano preceduto al vertice della Repubblica Popolare Cinese; pur limitata a sei Stati soltanto, Jiang Zemin concepì la sua visita pensando a tutta l’Africa e alla sua relazione con la Cina che doveva fondarsi sui principi del trattamento paritario, dello sviluppare un’amicizia sincera, del rafforzare la solidarietà e la cooperazione e del cercare uno sviluppo comune; durante il suo tour africano, “il presidente Jiang ha esposto sistematicamente, a nome del Governo cinese, la politica africana della Cina nel nuovo periodo il cui obiettivo principale è quello di rafforzare la solidarietà e la cooperazione con i Paesi africani e di lavorare insieme a loro per contribuire alla nobile causa della pace e dello sviluppo mondiale”.

La politica africana della Cina nel nuovo periodo si sarebbe sviluppata, principalmente, seguendo queste linee guida generali: “rispettare le scelte di sviluppo operate dagli stessi popoli africani; rispettare i cinque principi di coesistenza pacifica e non interferire negli affari interni dei Paesi africani; rispettare tutti i Paesi e trattarli da pari a pari, indipendentemente dalle loro dimensioni, forza e ricchezza; sostenere i Paesi africani nella loro giusta lotta per mantenere l’indipendenza nazionale, la sovranità dello Stato e l’integrità territoriale e opporsi alle interferenze straniere; promuovere l’unità tra i Paesi africani e sostenere la risoluzione di eventuali controversie tra loro attraverso negoziati pacifici; sostenere la giustizia e contribuire a salvaguardare i diritti e gli interessi dei Paesi africani negli affari internazionali; continuare a fornire aiuti economici ai Paesi africani, senza alcun vincolo politico; attenersi al principio di uguaglianza e mutuo vantaggio nella cooperazione economica e nel commercio con i Paesi africani. La Cina è pronta a sviluppare ampi scambi e cooperazione con i Paesi africani e spera che le due parti imparino l’una dall’altra e facciano tesoro delle rispettive esperienze. Rispetta l’indipendenza nazionale dei Paesi africani, i loro usi, costumi e tradizioni e si oppone alla discriminazione razziale”.

Durante la sua visita in Etiopia, il Presidente Jiang fu invitato a tenere il discorso di apertura presso la sede dell’Organizzazione dell’Unità Africana (istituzione che in seguito diventerà l’attuale Unione Africana) ad Addis Abeba; nell’intervento intitolato Verso una nuova pietra miliare storica dell’amicizia sino-africana Jiang Zemin avanzò una proposta in cinque punti da porre alla base di una relazione Cina-Africa stabile e a lungo termine, orientata al XXI secolo e alla cooperazione a tutto tondo. La proposta intendeva: “promuovere una sincera amicizia tra le due parti e diventare reciprocamente affidabili amici per tutte le stagioni; trattarsi da pari a pari, rispettare la sovranità dell’altro e astenersi dall’interferire negli affari interni dell’altro; ricercare lo sviluppo comune sulla base del reciproco vantaggio; rafforzare la consultazione e la cooperazione negli affari internazionali; e guardare al futuro e creare un mondo più splendido”4.

Il tour africano di Jiang Zemin portò alla firma di oltre venti accordi con i Paesi visitati in materia di commercio, cooperazione non solo economica, ma anche tecnica e culturale. Sotto la sua guida, la Cina compì un importante passo in avanti nell’elaborazione delle proprie relazioni con altri Paesi e, seppur la dimensione bilaterale – ampiamente utilizzata anche oggi – è il campo in cui Pechino si è sempre mossa con maggiore disinvoltura e preferenza, le mutate condizioni dello scenario internazionale post-Guerra fredda indussero la Repubblica Popolare Cinese a rafforzare la propria presenza all’interno di organismi multilaterali e spingendo per la creazione di nuovi come avvenuto con l’Africa. Operando, infatti, a livello multilaterale e dovendo soddisfare e calibrare le differenti realtà, istanze, personalità politiche e sensibilità del continente africano Jiang Zemin intese dar vita al Forum On China – Africa Cooperation (da qui FOCAC), la massima espressione cinese della propria azione diplomatica regionale messa in campo in Africa, una costruttiva piattaforma di incontro e discussione tra le parti al fine di trovare i giusti accordi per lo sviluppo africano e cinese; una piattaforma che ricopre una notevole importanza anche ai giorni d’oggi.

Alla soglia del cambio di millennio, si presentò per Pechino la necessità di istituire una struttura idonea e funzionale al dialogo che permettesse, al contempo, una consultazione e una cooperazione più profonda con l’Africa al fine di promuovere un ulteriore sviluppo nelle relazioni cinesi con il continente. D’altro canto, i Paesi africani non avevano percepito sufficiente sincerità da parte dell’Europa, del Giappone e, ultimi, gli Stati Uniti. Come informa il CGTN Think Tank, anche se in seno ai vertici del Partito Comunista Cinese l’idea si era fatta largo, il FOCAC venne istituito in risposta alle richieste avanzate dai partner africani e la progettazione dell’architettura istituzionale di tale meccanismo prese in considerazione proprio le altre iniziative e piattaforme di tale genere già esistenti e basati sul concetto di Africa-Plus-One come, appunto, quelli organizzati a partire dagli anni Settanta. Sì, perché dopo i tentativi francesi, la prima iniziativa di tal genere fu quella europea del 1975: all’epoca venne lanciata un’ambiziosa e quantomeno inedita strategia a livello mondiale: la Convenzione di Lomé definì i termini di cooperazione tra “Ue e Paesi di Africa, Caraibi e Pacifico (ACP) – con un posto di rilievo per l’Africa sub-sahariana – attraverso un quadro vincolante per la cooperazione politica, economico-commerciale e allo sviluppo. L’Accordo di partenariato firmato nel 2000 a Cotonou tra l’UE e 79 Paesi ACP rinnovava e rilanciava quella strategia e i suoi pilastri, accentuando l’importanza di temi come diritti umani, democrazia e governance, pace e sicurezza; sviluppo umano; sostenibilità ambientale, migrazione e mobilità; e soprattutto puntando molto sull’integrazione economica regionale attraverso gli Accordi di Partenariato Economico (Economic Partnership Agreement), accordi commerciali per lo sviluppo del libero scambio con alcune regioni.

Il Giappone, nel 1993, avviò la Tokyo International Conference on African Development (TICAD), una conferenza da tenersi a scadenze regolari con l’obiettivo di promuovere un dialogo politico di alto livello tra i leader africani e i partner dello sviluppo, elemento chiave dell’impegno a lungo termine del Giappone per promuovere la pace e la stabilità in Africa attraverso partenariati di collaborazione e vetrina rivolta anche agli partner internazionali”.

Per quanto riguarda, invece, gli Stati Uniti – il maggiore competitor geopolitico ed economico della Cina di oggi, non solo regionale e continentale ma, soprattutto, a livello globale, la strategia più importante varata in Africa da Washington è stata l’iniziativa dell’African Growth and Opportunity Act (AGOA), un “programma di preferenze commerciali non reciproche che fornisce un accesso esente da dazi al mercato degli Stati Uniti per la maggior parte delle esportazioni dell’Africa sub-sahariana e prevede anche uno svolgimento di un forum annuale, noto come Forum AGOA, tenuto tra i funzionati americani e i Paesi AGOA per discutere questioni legate al commercio. L’obiettivo generale è quello di aumentare il commercio e gli investimenti degli Stati Uniti con la regione, promuovere la crescita economica sostenibile attraverso il commercio e incoraggiare lo Stato di diritto e le riforme orientate al mercato. I criteri di ammissibilità AGOA riguardano questioni quali la politica commerciale e degli investimenti, la governance, i diritti dei lavoratori e i diritti umani, che i Paesi devono soddisfare per essere beneficiari delle preferenze AGOA. Attualmente sono 39 i Paesi idonei all’AGOA”.

Come di consueto, seguendo i principi che stanno alla base di molte delle iniziative di cooperazione internazionale di matrice occidentale, anche l’AGOA pone delle condizioni: a livello economico richiede la piena liberalizzazione delle economie dei Paesi partecipanti, riforme strutturali come misure di austerità economica e rimozione del controllo dei prezzi e delle sovvenzioni statali anche in settori chiave selezionati per lo sviluppo industriale, mentre le condizioni politiche richiedono, in particolare, il rispetto dei diritti umani e dei diritti dei lavoratori riconosciuti a livello internazionale. Inoltre, i Paesi dell’Africa sub-sahariana devono astenersi da attività che possano minare la sicurezza nazionale e gli interessi di politica estera degli Stati Uniti, disposizione che ha creato un danno alla sovranità di diversi Paesi africani: ad esempio, Washington ha esercitato forti pressioni attraverso le condizioni dell’AGOA su Angola, Guinea e Camerun in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per indurli a sostenere l’invasione statunitense dell’Iraq[3].

Come abbiamo visto anche in altri passaggi di questo focus, la Cina si muove seguendo altri criteri, rimanendo saldamente ancorata a quei Cinque Principi di Coesistenza Pacifica enunciati dal Primo Ministro Zhou En Lai a Bandung nel 1955 e ritenuti ancora validi per i vertici della diplomazia di Pechino: mutuo rispetto della sovranità e della integrità territoriale, non aggressione, non interferenza negli affari interni di un altro Paese, uguaglianza e cooperazione per un vantaggio comune e coesistenza pacifica.

Nel 2000, quindi, a Pechino si tenne la prima riunione del Forum on China – Africa Cooperation, uno dei principali meccanismi per la cooperazione e lo sviluppo tra Repubblica Popolare Cinese ed Africa: l’intento della conferenza convocata a livello ministeriale – concordato tra il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e il Consiglio di Stato – era quello di “costruire un nuovo ordine internazionale, politico ed economico, e una cooperazione economica e commerciale tra Cina e Africa per il XXI secolo”[4]; i lavori della conferenza avrebbero dovuto valorizzare i desideri dei Paesi africani, bilanciare politica ed economia, concentrandosi sui risultati reali e impegnandosi concretamente per uno sviluppo congiunto e duraturo. Al primo incontro del FOCAC partecipano oltre 80 ministri in rappresentanza di 44 Paesi africani oltre ai rappresentanti di 17 organizzazioni regionali ed internazionali e il Presidente della Repubblica Popolare Cinese Jiang Zemin pronunciò parole che immaginarono un nuovo corso alle relazioni tra le due Parti: “la Cina è il più grande paese in via di sviluppo del mondo e l’Africa è il continente con il maggior numero di paesi in via di sviluppo […] La Cina e l’Africa si trovano ad affrontare sia opportunità storiche per un maggiore sviluppo sia sfide senza precedenti. In questa congiuntura storica, una discussione approfondita tra noi su come rafforzare la cooperazione e promuovere lo sviluppo comune eserciterà senza dubbio un impatto importante e di vasta portata sullo sviluppo intersecolare delle relazioni sino-africane, su una più stretta cooperazione Sud-Sud e sulla creazione di un nuovo ordine politico ed economico internazionale equo e giusto”[5].

I lavori portarono all’adozione di due documenti fondamentali, la Dichiarazione di Pechino del Forum sulla cooperazione Cina-Africa ed il Programma di cooperazione sino-africana in materia di economia e sviluppo sociale, summa del consolidamento di un’amicizia che affonda le proprie radici nella Storia e orientata al beneficio reciproco sul lungo periodo.

Nel primo si affermava che “ci rendiamo conto che, all’alba di un nuovo secolo, esistono ancora gravi fattori destabilizzanti nel mondo e un enorme divario tra il Nord ricco e il Sud povero e che la pace e lo sviluppo sono lontani dall’essere pienamente realizzati. Ribadiamo che l’ingiustizia e ladisuguaglianza nell’attuale sistema internazionale sono incompatibili con la tendenza dei tempi verso la pace e lo sviluppo mondiale, ostacolano lo sviluppo dei Paesi del Sud e costituiscono una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale. Sottolineiamo che l’istituzione di un nuovo ordine politico ed economico internazionale giusto ed equo è indispensabile per la democratizzazione delle relazioni internazionali e per l’effettiva partecipazione dei Paesi in via di sviluppo al processo decisionale internazionale.

Crediamo che sia di vitale importanza per la pace e la sicurezza mondiale realizzare il disarmo generale e completo e la proibizione di tutte le armi di distruzione di massa.

Notiamo che la globalizzazione rende tutte le economie più interdipendenti, ma avvantaggia maggiormente i Paesi sviluppati, mentre pone la maggior parte dei Paesi in via di sviluppo, in particolare le economie piccole e vulnerabili e i Paesi meno sviluppati dell’Africa, in una posizione di svantaggio e sottopone la loro sicurezza economica o persino la sovranità statale a gravi sfide.

Ricordiamo la coraggiosa lotta condotta dai Paesi e dai popoli africani per l’indipendenza e gli encomiabili sforzi compiuti dopo l’indipendenza per la crescita delle loro economie nazionali e notiamo che i Paesi africani e il continente africano nel suo complesso devono ancora affrontare molte difficoltà e sfide nel loro processo di sviluppo.

Sottolineiamo che il pesante fardello del debito ha ostacolato gli sforzi di sviluppo dei Paesi africani e impoverito le loro economie. Riteniamo che la comunità internazionale abbia la responsabilità e l’obbligo di aiutare a risolvere il problema del debito africano.

Apprezziamo molto lo sviluppo stabile delle relazioni sino-africane negli ultimi decenni, abbiamo piena fiducia nella cooperazione futura e concordiamo sull’esistenza di una solida base per le relazioni amichevoli e la cooperazione tra la Cina e l’Africa, data la loro antica amicizia tradizionale. Sottolineiamo inoltre che sia la Cina che i Paesi africani sono Paesi in via di sviluppo con interessi fondamentali comuni e crediamo che una stretta consultazione tra le due parti sugli affari internazionali sia di grande importanza per consolidare la solidarietà tra i Paesi in via di sviluppo e facilitare l’istituzione di un nuovo ordine internazionale”.

Dopo un lungo preambolo, in dieci punti vengono esposti i propositi da portare avanti, in particolare, al punto 9 si sottolinea come “siamo determinati a consolidare ed espandere ulteriormente la cooperazione Cina-Africa a tutti i livelli e in tutti i campi e a stabilire, nell’ambito della cooperazione Sud-Sud, un nuovo tipo di partenariato stabile e a lungo termine basato sull’uguaglianza e sul mutuo beneficio. Approfondiremo il dialogo, amplieremo il consenso, continueremo ad armonizzare le nostre posizioni sugli affari internazionali e rafforzeremo il sostegno reciproco in modo da sostenere i diritti e gli interessi legittimi della Cina e dei Paesi africani e da espandere e approfondire questo nuovo tipo di partenariato tra la Cina e i Paesi africani; mentre al punto 10, decidiamo di promuovere vigorosamente l’ulteriore cooperazione Cina-Africa in ambito economico, commerciale, finanziario, agricolo, sanitario e di salute pubblica, scientifico e tecnologico, culturale, educativo, di sviluppo delle risorse umane, di trasporto, ambientale, turistico e di altro tipo, sulla base dei principi sanciti nella presente dichiarazione e del Programma di cooperazione Cina-Africa per lo sviluppo economico e sociale adottato al Forum, in modo da promuovere lo sviluppo comune di Cina e Africa”[6].

Il secondo documento adottato, invece, metteva in luce i settori in cui la cooperazione sino-africana avrebbe dovuto dispiegarsi definendo i principi da seguire nel perseguire i prefissati obiettivi: “i Ministri ribadiscono che la Cina e i Paesi africani rispetteranno i seguenti principi di cooperazione per il loro futuro sviluppo: uguaglianza e mutuo vantaggio; diversità di forma e di contenuto; enfasi sui risultati pratici; ricerca del progresso comune; composizione amichevole delle divergenze”[7].

Se è vero che il mandato iniziale del FOCAC era quello di promuovere la cooperazione Cina-Africa e tra i Paesi del cosiddetto Sud globale, il successo riscosso da questo formato ha avuto un impatto così forte sullo scenario internazionale da diventare un modello esemplare di come strutturare la cooperazione Sud-Sud e promuove, inoltre, la cooperazione tra le potenze regionali emergenti nel continente. Come la definisce Chris Alden nel suo libro China in Africa, la prima conferenza del FOCAC è da ritenersi “l’apice della diplomazia regionale cinese nel continente”[8],eventocapace di proporre un modello multilaterale alternativo a quello egemonico occidentale; sì, perché il Forum ha dimostrato tutto il suo grande potenziale nell’essere la piattaforma chiave per le relazioni tra Pechino ed il continente africano, capace di sostenere gli sforzi cinesi di proporre il multilateralismo, coordinare le relazioni tra le grandi potenze e promuovere la cooperazione internazionale a più livelli.

Nel 2018, nel corso del terzo summit FOCAC tenutosi a Pechino con partecipazione di rappresentanze di 53 Paesi africani, il Presidente Xi Jinping presentò otto iniziative che avrebbero guidato e indirizzato le relazioni sino-africane negli anni a venire; iniziative che riguardano i settori della promozione industriale, dello sviluppo della connettività e delle infrastrutture, commercio, sanità, sicurezza, ambiente, formazione, sviluppo di amicizia e conoscenza reciproca sulla base dell’approccio people-to-people; un rapporto dell’Istituto Per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) ne dà un breve sunto: “1. la creazione o l’upgrade di varie zone di cooperazione economica e commerciale per facilitare gli scambi sino-africani, e maggior interazione con le imprese private; 2. un piano di cooperazione con l’Unione Africana per allineare gli obiettivi dell’Agenda 2063 e della One Belt One Road (OBOR), due iniziative – la prima africana, la seconda cinese – volte a creare reti infrastrutturali e commerciali al fine di promuovere il commercio e l’integrazione non solo a livello regionale ma anche internazionale. Tanto c’è in palio che l’Unione Africana ha recentemente aperto una sede a Pechino, segno della sua volontà di giocare un ruolo incisivonei processi decisionali che riguardano OBOR e l’Africa; 3. facilitazioni commerciali per l’importazione dall’Africa di prodotti diversi dalle risorse naturali. Dei $60 miliardi promessi, $5 miliardi sono destinati ad un fondo speciale per promuovere questa iniziativa, particolarmente importante per ridurre il deficit commerciale africano nei confronti della Cina; 4. la creazione di 50 progetti per la protezione dell’ambientesoprattutto su questioni relative al cambiamento climatico e alla prevenzione e protezione delle specie animali a rischio; 5. istruzione e formazione tecnica e professionale, con particolare attenzione ai giovani, tramite una serie di Luban Workshops (formazione professionale) che saranno presumibilmente ospitati nei Paesi africani di alto interesse per la Cina(perché collocati sulle rotte della via della seta o per la presenza di fabbriche e/o zone di libero scambio); 6. il rafforzamento di 50 progetti esistenti in ambito sanitario, in particolare per il trattamento delle malattie trasmissibili, come l’HIV-AIDS; 7. le interazioni tra cittadini, organizzazioni di società civile e i media cinesi e africani. La Cina ‘investe’ da almeno un decennio su queste relazioni people-to-people, convinta che la conoscenza e la fiducia reciproca servano a creare coesione e a ridurre gli scontri tra cinesi e africani.
 8. 50 programmi di cooperazione per la sicurezza, soprattutto legati a OBOR, tramite la partecipazione in missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite, per combattere la pirateria e il terrorismo, oltre che per proteggere i propri interessi commerciali”[9].

Il summit del 2018 ottenne anche l’approvazione di Antonio Guterres, Segretario Generale delle Nazioni Unite, che definì il Forum on China – Africa Cooperation come uno strumento di estrema importanza, una cornice all’interno della quale i leader delle due parti in causa potevano discutere e confrontarsi su tematiche di interesse comune: “considerata la dimensione e l’importanza dell’economia cinese, la cooperazione economica con l’Africa gioca un ruolo strategico molto importante. La cooperazione Africa-Cina è una parte centrale della Cooperazione Sud-Sud. La Cooperazione Sud-Sud è sempre più importante nel mondo di oggi come strumento fondamentale per consentire ai Paesi africani di beneficiare del notevole successo dello sviluppo economico cinese negli ultimi decenni. […] Sono convinto che la Cina farà di tutto per contribuire a creare le condizioni per uno sviluppo efficace e di successo dell’Africa [e] Vedo che la Belt and Road Initiative offre un’opportunità di cooperazione efficace, migliorando la governance”.
 
Nel 2018 la strategia di cooperazione e sviluppo delle relazioni sino-africane viene portata ad un livello più alto con l’inclusione dell’Africa all’interno del grande progetto infrastrutturale Belt and Road Initiative promosso da Xi Jinping già a partire dal 2013: nove Paesi africani, infatti, tra cui Sudafrica, Madagascar ed Egitto, hanno firmato memorandum d’intesa con la Cina sulla cooperazione nella costruzione della Belt and Road, secondo quanto dichiarato dall’ex vice ministro degli Esteri He Yafei mentre più di 20 altri Paesi hanno iniziato le discussioni per la stipula di accordi di cooperazione con la Cina[10].

Il Forum on China-Africa Cooperation ha, così, catalizzato l’attenzione di molti Paesi, analisti e osservatori acquisito sempre più importanza, valenza e risonanza a livello internazionale tanto che nel settembre 2021, in occasione dell’ottava riunione dell’istituzione, l’Osservatorio di Politica Internazionale del Centro Studi di Politica Internazionale(CeSPI)elaborò un approfondimento destinato a Senato della Repubblica, Camera dei Deputati e Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale dal titolo Le sfide del Forum Cina – Africa 2021 che sin dall’inizio chiariva come “sono trascorsi 21 anni dal primo vertice del Forum sulla Cooperazione Cina-Africa (FOCAC) e l’ottava edizione del FOCAC, in programma a settembre 2021 a Dakar (Senegal), ha un’importanza particolare nell’attuale contesto internazionale e non solo per le parti coinvolte. Banalmente, è importante perché il totale della popolazione che risiede in Cina e in Africa, pari a circa 2,8 miliardi di persone (quasi 1,4 miliardi di persone in Africa e appena sopra 1,4 miliardi in Cina) rappresenta più di un terzo della popolazione mondiale. Nello specifico, poi, è particolarmente importante perché tutti gli eventi accaduti recentemente, dallo scoppio della pandemia in poi, obbligano a ripensare approcci, strategie e priorità per i prossimi anni, nel caso del partenariato tra Cina e Africa, un continente di interesse geopolitico ed economico di grande rilevanza anche per l’Europa.

Anzitutto, sono stati identificati cinque fattori di successo che hanno portato la cooperazione tra Cina e Africa a livelli senza precedenti e ad essi le parti dovranno far riferimento per rafforzare il partenariato: 1. L’incremento dell’interscambio commerciale tra Cina e Africa e degli IDE cinesi in Africa – che sono rispettivamente aumentati di 20 e 100 volte rispetto a due decenni fa, quando il FOCAC fu lanciato – è la principale prova del successo. La cooperazione economica e commerciale tra Cina e Africa ha tenuto anche di fronte all’urto della pandemia e la Cina è nettamente primo partner economico dell’Africa. 2. Il partenariato sino-africano ha dato un impulso straordinario allo sviluppo infrastrutturale in Africa, contribuendo alla costruzione di linee ferroviarie, autostrade, produzione, linee di trasmissione e trasformazione dell’energia, impianti di trattamento delle acque. Ben 46 Paesi africani e la Commissione dell’Unione Africana hanno già firmato accordi di cooperazione la Cina nell’ambito della Belt and Road Initiative, che il Governo cinese vuole rilanciare, a dispetto delle contromisure occidentali, a cominciare da quelle statunitensi, ricordando però come in questo stesso periodo l’UE e i Paesi di Africa, Caraibi e Pacifico si preparino a firmare l’Accordo Post-Cotonou, con molte incertezze. 3. Il FOCAC ha investito nella formazione delle risorse umane africane, aiutando i Paesi africani a migliorare le infrastrutture educative e a coltivare competenze e talenti per sostenere l’industrializzazione sostenibile. Ciò è avvenuto soprattutto negli ultimi anni, con l’erogazione di 50 mila borse di studio agli studenti africani dal 2018 al 2021. Investire nei giovani, a cominciare da quelli più qualificati, oggi deve essere una strada obbligata per la cooperazione con l’Africa, e non solo per la Cina. 4. Il Forum ha fornito canali per il miglioramento del settore sanitario dell’Africa. La Cina ha partecipato alla costruzione del sistema di controllo e la prevenzione delle malattie dell’Africa (Africa Centre for Disease Control and Prevention, CDC), ha sostenuto la realizzazione e il funzionamento di ospedali. Tutto ciò acquista particolare valore nel contesto dell’attuale pandemia, tenuto conto dell’attivismo della Cina che ha fornito vaccini (gratuitamente o con pagamenti dilazionati) anti Covid-19 e forniture mediche di emergenza più di qualunque altro Paese partner. 5. Il Forum ha investito nello sviluppo delle capacità, la formazione e la condivisione di agro-tecnologie ed esperienze e il trasferimento di tecnologie agricole applicabili in Africa. Anche questo è un tema prioritario che non può non interessare in particolare l’Italia che ospita il polo delle Nazioni Unite su sicurezza alimentare e agricoltura. Facendo leva su questi cinque punti di forza, l’obiettivo del Governo cinese è riprendere gli otto pilastri del partenariato definiti nel procedente Forum del 2018, ancorandoli alle sfide attuali, ovvero: 1. Intensificare la cooperazione sanitaria per sconfiggere la pandemia, investendo nella prevenzione delle principali malattie. 2. Proseguire attivamente nell’iniziativa di sospensione del servizio del debito (coerentemente con quanto previsto in sede G20). 3. Promuovere il rafforzamento della capacità industriale africana, attraverso il raggruppamento e la sinergia dei progetti di cooperazione per renderli più avanzati nelle operazioni industriali e più basati a livello locale. 4. Intensificare la cooperazione con l’Africa sulla connettività regionale e rafforzare la cooperazione di libero scambio, sostenendo in particolare il rafforzamento della connettività infrastrutturale, commerciale e finanziaria in Africa. 5. Intensificare la cooperazione agricola con l’Africa anche per quanto riguarda la produzione alimentare, lo stoccaggio e il trasporto, al fine di migliorare la sicurezza alimentare. 6. Garantire che lo sviluppo digitale della rivoluzione ICT in Africa sia reale, sostenibile, equo e inclusivo, continuando la Cina ad operare come principale finanziatore delle infrastrutture ICT – con donazioni, ma soprattutto crediti ai governi e realizzazione delle opere – in Africa. 7. Rafforzare la cooperazione ambientale con l’Africa nel perseguimento dello sviluppo sostenibile e nella risposta al cambiamento climatico. 8. Intensificare la cooperazione militare e di sicurezza con l’Africa, cooperando per migliorare la capacità di mantenimento della pace e di lotta al terrorismo.

Il Ministro degli esteri cinese Wang Yi ha anche proposto quattro passi urgenti da compiere perché il futuro del partenariato sino-africano sia all’altezza delle ambizioni, cioè in grado di far leva sui cinque punti di forza per focalizzarsi con successo sugli otto pilastri tematici: 1. Approfondire la cooperazione della Belt and Road Initiative e creare una forte complementarità tra le strategie di sviluppo della Cina e dell’Africa. 2. Continuare a fornire – sia con donazioni che con vendite – vaccini cinesi e forniture mediche ai Paesi africani che ne hanno bisogno, facilitare l’approvvigionamento di vaccini e far avanzare la cooperazione sulla loro produzione congiunta. 3. Cogliere le opportunità create dal lancio dell’Area di libero scambio continentale africana per realizzare progetti di collaborazione di alto livello, incoraggiare le aziende cinesi ad aumentare gli investimenti in Africa e le operazioni commerciali. 4. Coordinarsi negli affari internazionali, appoggiando il ruolo centrale che le Nazioni Unite svolgono negli affari internazionali, respingendo i tentativi di creare un confronto tra blocchi e praticando un multilateralismo che tuteli gli interessi comuni dei Paesi in via di sviluppo.

[…] La Cina si è affermata in modo netto come il primo partner commerciale dell’Africa, ma anche come fonte principale di investimenti diretti esteri e di finanziamenti a credito per la costruzione di infrastrutture critiche; in Occidente non mancano le occasioni per criticare la strategia cinese in campo: perché la Cina mantiene un surplus commerciale annuale strutturale con l’Africa di oltre 20 miliardi di dollari, esportando prodotti finiti mentre importa materie prime; perché alimenta la spirale del debito estero africano chiedendo come garanzie asset strategici dei Paesi (petrolio, infrastrutture critiche,…); perché le aziende di stato o parastatali cinesi dominano il mercato delle gare di appalti in Africa; perché manca trasparenza negli accordi che accompagnano il piano d’azione del FOCAC; perché la politica cinese ritarda o rallenta il processo di democratizzazione in nome del pragmatismo con cui separa politica da business e offre una sponda a regimi non democratici e alle élite africane per rafforzare le reti clientelari, le posizioni politiche e massimizzare l’arricchimento personale soprassedendo su principi e condizionalità come la tutela delle libertà e il rispetto dei diritti umani.

[…] Non sono da sottovalutare alcuni aspetti peculiari del partenariato sino-africano, come la natura speciale di un partenariato tra Paesi comunque in via di sviluppo, la straordinaria crescita delle relazioni economico-finanziarie dell’Africa con la Cina e la capacità che ha solamente la Cina di mettere a disposizione ingenti risorse finanziarie e umane come nessun altro global player (60 miliardi di dollari nell’ultimo triennio a sostegno del FOCAC). Soprattutto, come sottolineano molti studiosi africani, se a seguito della pandemia da Covid-19 sono venuti più chiaramente alla luce dei nodi strutturali del partenariato, a cominciare dall’aggravamento della condizione di insostenibilità del debito estero, si tratta spesso di realtà che non interessano solo e soprattutto la Cina ma anche l’Occidente, corresponsabile di relazioni asimmetriche e incapaci di generare sostenibilità e sviluppo”[11].

Nel tempo, ma soprattutto con una vistosa accelerazione negli ultimi anni, l’Africa ha attirato su di sé l’attenzione di altre potenze esterne, soprattutto per ragioni legate alla geopolitica e all’economia. La narrazione corrente propone un mito demolito[12], però, dalla realtà storica dei fatti quando presenta la Cina come un Paese che si è affacciato in tempi recenti sul continente africano, spinta dalla disperata ricerca di petrolio, minerali e terre rare ma, come abbiamo dimostrato in un precedente contributo, la crescita della presenza cinese nel continente ha radici profonde; Pechino, infatti, è un attore sempre più importante nella politica, nello sviluppo economico e nella sicurezza dell’Africa, continente dove, storicamente, ha dato priorità a forti relazioni diplomatiche e legami politici ancorati al principio di solidarietà tra i Paesi del Terzo Mondo ed in via di sviluppo.

Adesso che l’impegno cinese nel continente si è rapidamente esteso Washington si trova a vivere un rinnovato interesse per le vicende africane, declinato – ovvio – in funzione anti-cinese: “nessuna preoccupazione nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina è più critica per la pace e la stabilità future della gestione della crescente competizione per l’energia che definirà il ventunesimo secolo, e l’Africa è al centro di questa competizione. Considerando l’influenza economica della Cina, la sua crescente militarizzazione e l’uso che fa degli accordi energetici per ottenere favori in vari angoli del mondo, gli Stati Uniti devono misurare la propria strategia per affrontare l’ascesa della Cina e determinare piani di emergenza in caso di deterioramento delle relazioni”[13].

Eppure, un rapporto redatto dagli analisti di RAND Corporation del 2014 cercava di mantenere calme acque che adesso si muovono sempre più agitate tra Stati Uniti e Repubblica Popolare Cinese, soprattutto per volere degli strateghi di stanza a Washington. Si leggeva nel documento China in Africa. Implications of a Deepening Relationship che “l’impegno cinese non mina fondamentalmente gli obiettivi economici e politici degli Stati Uniti nel continente. Al contrario, le infrastrutture costruite dalla Cina contribuiscono a ridurre i costi operativi delle imprese e ad ampliare le dimensioni dei mercati regionali, aumentando le opportunità di iniziative redditizie per gli investitori locali e statunitensi. Gli approcci e gli interessi statunitensi e cinesi non sono intrinsecamente in contraddizione e i funzionari statunitensi, compresi i presidenti George W. Bush e Barack Obama, hanno negato che Washington e Pechino siano impegnati in una competizione a somma zero per l’influenza e l’accesso in Africa. In breve, la Cina non è necessariamente una minaccia strategica per gli interessi statunitensi in Africa. Sebbene gli Stati Uniti e la Cina non siano rivali strategici in Africa, i due Paesi potrebbero competere sempre di più dal punto di vista commerciale se le imprese americane si impegnassero maggiormente nei mercati africani – cosa che il Presidente Obama spera chiaramente di promuovere attraverso le molteplici iniziative commerciali e infrastrutturali annunciate durante il suo viaggio dell’estate 2013 in Senegal, Sudafrica e Tanzania. Questa concorrenza commerciale gioverebbe ai Paesi africani e farebbe progredire gli interessi degli Stati Uniti”[14].

Negli anni, ogni orizzonte di cooperazione possibile tra la potenza egemone occidentale e la emergente potenza del mondo multipolare è stato oscurato dai ripetuti tentativi di contenere l’influenza cinese nel mondo, in generale, e in Africa, in particolare; questo perché, insieme al rafforzamento del ruolo della Cina in Africa, si assiste oggi alla realtà che gli Stati Uniti vengono sempre più estromessi dal continente dal punto di vista politico ed economico. Per competere con la presenza cinese e contrastare le conseguenze negative dell’approccio cinese, gli Stati Uniti devono, così, impegnarsi maggiormente in Africa con strategie efficaci poiché l’approccio unico della Cina verso il continente ha anche enormi implicazioni per il ruolo degli Stati Uniti nella governance globale e per il futuro dei suoi partner africani[15]. Per Washington, dunque, l’approccio della Cina all’Africa rappresenta una sfida fondamentale agli interessi statunitensi nella promozione della democrazia, del buon governo e dello sviluppo sostenibile in Africa. I flussi di finanziamento cinesi verso l’Africa sono senza vincoli, pertanto, Pechino offre una facile alternativa all’assistenza allo sviluppo disciplinata o basata su principi da parte dell’Occidente e delle istituzioni finanziarie multilaterali, minando gli sforzi di queste ultime per affrontare le carenze sistematiche e istituzionali dei Paesi africani e promuovere uno sviluppo sostenibile a lungo termine e sistemi democratici[16].

Ma quello che preoccupa di più la potenza egemone occidentale è che l’impegno della Cina in Africa ha profonde implicazioni geopolitiche per la strategia globale degli Stati Uniti. Con il ribilanciamento degli Stati Uniti verso la regione Asia-Pacifico, la Cina ha individuato crescenti ostacoli al suo avanzamento strategico in Asia orientale e nel Pacifico. In risposta, la Cina sta spostando la sua attenzione a ovest, verso l’Asia meridionale, il Medio Oriente e l’Africa, per espandere le arene della sua influenza politica e strategica. Queste aree sono viste come le più promettenti da Pechino, dato il coinvolgimento stagnante o in declino degli Stati Uniti. Soprattutto in Africa, la Cina sta guardando oltre la tradizionale ricerca di benefici economici e aspira ad aumentare e consolidare la propria presenza strategica attraverso il potenziamento delle risorse politiche, economiche, diplomatiche e accademiche. […] Dato il coinvolgimento della Cina in Africa, è ancora più necessario che gli Stati Uniti si impegnino e cooperino con la Cina per i propri interessi nazionali e per l’agenda globale, come la sicurezza e la governance. Non impegnare la Cina in Africa potrebbe compromettere e persino vanificare gli obiettivi statunitensi, visto l’approccio della Cina”[17]. Per gli Stati Uniti, allora, si renderebbe necessario una mobilitazione delle loro influenze politiche, diplomatiche e di soft power per mitigare l’impatto negativo dell’approccio mercantilista della Cina. Infine, ma non per questo meno importante, è necessario uno sforzo educativo consapevole per aiutare l’Africa ad avere una visione a lungo termine delle conseguenze del modello di sviluppo miope della Cina[18].

La risposta della Casa Bianca a queste sollecitazioni è stata la pubblicazione nell’agosto del 2022 della U.S. Strategy toward sub-saharian Africa, documento di indirizzo nel quale si legge che “l’Africa subsahariana svolge un ruolo cruciale nell’avanzamento delle priorità globali a beneficio degli africani e degli americani. Ha una delle popolazioni in più rapida crescita al mondo, le più grandi aree di libero scambio, gli ecosistemi più diversi e uno dei più grandi gruppi di voto regionali nelle Nazioni Unite (ONU). È impossibile affrontare le sfide odierne senza il contributo e la leadership africana. La nuova strategia degli Stati Uniti nei confronti dell’Africa subsahariana rappresenta una revisione dell’importanza dell’Africa per gli interessi della sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Nel portare a compimento questo obiettivo strategico, gli Stati Uniti si concentreranno su quattro aspetti principali ed imponendo, però, la cornice della visione del mondo occidentale con le sue parole d’ordine ed i suoi interessi e valori – sempre più discutibili e meno appetibili – da difendere e promuovere: 1. Favorire l’apertura e le società aperte; 2. Garantire i dividendi della democrazia e della sicurezza; 3. Promuovere la guarigione dalle pandemie e l’opportunità economica; 4. Sostenere la conservazione, l’adattamento al clima e una giusta transizione energetica”[19].

La prospettiva adottata dall’Occidente collettivo nei confronti del continente africano afferisce sempre ad una logica di difesa dei propri interessi e della propria posizione sulla scena mondiale, senza curarsi del reale sviluppo dell’Africa e dei reali bisogni dei Paesi che la compongono; la Cina, come abbiamo visto, muove da posizioni e da principi diametralmente opposti che si fondano e privilegiano un approccio win-win nelle relazioni tra Stati: il Beijing Consensus ha preso il posto del Washington Consensus, grazie anche alla sua capacità di Pechino adattamento ai vari contesti e alle specificità dello Stato con cui si relaziona, senza imporre le proprie condizioni economiche e politiche per indirizzare lo sviluppo africano ma accompagnando gli Stati nella strada che hanno scelto per crescere, basandosi sui principi inderogabili che furono già di Chou En Lai alla Conferenza di Bandung: non interferenza negli affari nazionali di Paesi terzi e promozione dell’integrità e sovranità nazionale.

Il discorso di apertura dei lavori dell’ultimo vertice del FOCAC (Dakar 2021) del Presidente cinese Xi Jinping ha messo in evidenza nuovamente questi concetti e ribadito come “negli ultimi 65 anni, la Cina e l’Africa hanno forgiato una fratellanza indissolubile nella lotta contro l’imperialismo e il colonialismo e hanno intrapreso un percorso di cooperazione distinto nel nostro viaggio verso lo sviluppo e la rivitalizzazione. Insieme, abbiamo scritto uno splendido capitolo di assistenza reciproca in mezzo a cambiamenti complessi e abbiamo dato un esempio brillante per la costruzione di un nuovo tipo di relazioni internazionali. Perché Cina e Africa hanno relazioni così strette e un legame di amicizia così profondo? La chiave sta nell’eterno spirito di amicizia e cooperazione Cina-Africa forgiato tra le due parti, che si caratterizza per la sincera amicizia e l’uguaglianza, il vantaggio reciproco e lo sviluppo comune, l’equità e la giustizia, il progresso con i tempi, l’apertura e l’inclusione. Questo rappresenta veramente la relazione tra la Cina e l’Africa, che hanno lavorato insieme in tempi buoni e difficili negli ultimi decenni, e fornisce una fonte di forza per la continua crescita delle relazioni amichevoli Cina-Africa.

Al Vertice FOCAC di Pechino del 2018, ho proposto di costruire una comunità Cina-Africa ancora più forte con un futuro condiviso. La proposta è stata approvata all’unanimità dai leader africani. Negli ultimi tre anni e più, la Cina e l’Africa hanno lavorato insieme per attuare pienamente le otto principali iniziative e altri risultati del Vertice di Pechino e hanno completato un gran numero di progetti di cooperazione prioritari. Il commercio Cina-Africa e gli investimenti cinesi in Africa sono in costante aumento. Quasi tutti i membri africani della FOCAC si sono uniti alla grande famiglia della cooperazione Belt and Road. Tutto ciò ha dato un forte impulso al partenariato strategico e cooperativo globale Cina-Africa.

Un viaggio di mille miglia inizia con il primo passo. Poiché ci troviamo al punto di partenza storico della costruzione di una comunità Cina-Africa con un futuro condiviso nella nuova era, desidero formulare le seguenti quattro proposte. Primo: combattere il COVID-19 con solidarietà. Dobbiamo mettere al primo posto le persone e le loro vite, farci guidare dalla scienza, sostenere la rinuncia ai diritti di proprietà intellettuale sui vaccini COVID-19 e garantire realmente l’accessibilità e l’economicità dei vaccini in Africa per colmare il divario di immunizzazione.

In secondo luogo, approfondire la cooperazione pratica. Dobbiamo aprire nuove prospettive per la cooperazione Cina-Africa, espandere il commercio e gli investimenti, condividere le esperienze sulla riduzione della povertà, rafforzare la cooperazione sull’economia digitale e promuovere l’imprenditorialità dei giovani africani e lo sviluppo delle piccole e medie imprese (PMI). All’Assemblea generale delle Nazioni Unite di quest’anno, ho presentato l’Iniziativa per lo sviluppo globale, che si integra con l’Agenda 2063 dell’Unione africana e con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. Accogliamo con favore il sostegno e la partecipazione attiva dei Paesi africani.

Terzo, promuovere lo sviluppo verde. Di fronte al cambiamento climatico, che rappresenta una sfida importante per tutta l’umanità, dobbiamo sostenere uno sviluppo verde e a basse emissioni di carbonio, promuovere attivamente l’energia solare, eolica e altre fonti di energia rinnovabile, lavorare per l’effettiva attuazione dell’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico e continuare a rafforzare la nostra capacità di sviluppo sostenibile.

Quarto, sostenere l’equità e la giustizia. Il mondo ha bisogno di un vero multilateralismo. La pace, lo sviluppo, l’equità, la giustizia, la democrazia e la libertà sono valori comuni dell’umanità e rappresentano le aspirazioni costanti sia della Cina che dell’Africa. Entrambi sosteniamo un percorso di sviluppo adatto alle nostre condizioni nazionali e siamo entrambi impegnati a sostenere i diritti e gli interessi dei Paesi in via di sviluppo. Entrambi ci opponiamo all’intervento negli affari interni, alla discriminazione razziale e alle sanzioni unilaterali. Dobbiamo sostenere in modo inequivocabile le giuste proposte dei Paesi in via di sviluppo e tradurre le nostre aspirazioni e i nostri interessi comuni in azioni congiunte”[20].

In quell’occasione Xi Jinping reso noto che in vista della Conferenza, “le nostre due parti hanno preparato congiuntamente la Visione della cooperazione Cina-Africa 2035. Nell’ambito del primo piano triennale della Visione, la Cina lavorerà a stretto contatto con i Paesi africani per attuare i seguenti nove programmi:medico e sanitario, riduzione della povertà e di sviluppo agricolo, promozione commerciale, promozione degli investimenti, innovazione digitale, sviluppo verde, sviluppo delle capacità, scambi culturali e interpersonali, pace e sicurezza[21]; nove programmi di sviluppo con cui rispondiamo ‘presente’ alla rinascita del mondo. Sono convinto che gli sforzi concertati di Cina e Africa renderanno questa Conferenza FOCAC un pieno successo, che unirà la potente forza dei 2,7 miliardi di cinesi e africani e ci guiderà verso una comunità Cina-Africa di alto livello con un futuro condiviso”[22].

Come si legge nel documento in questione, China-Africa Cooperation Vision 2035 – testo cruciale come piano di cooperazione sul medio e lungo periodo – essendo il più grande Paese in via di sviluppo e il continente con il maggior numero di Paesi in via di sviluppo al mondo, la Cina e l’Africa tengono alta la bandiera della pace, dello sviluppo, della cooperazione e dei risultati vantaggiosi per tutti e approfondiscono senza sosta il partenariato strategico globale per realizzare lo sviluppo di alta qualità della cooperazione pratica Cina-Africa. Considerando la storia, il contesto e le caratteristiche di sviluppo di entrambe le parti, la Visione 2035 della Cina, l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo Sviluppo Sostenibile, l’Agenda 2063 dell’Unione Africana e le strategie nazionali di sviluppo dei Paesi africani, la Cina e l’Africa hanno formulato congiuntamente la Visione 2035 della Cooperazione Cina-Africa per determinare le direzioni e gli obiettivi della cooperazione a medio e lungo termine e promuovere una comunità più stretta con un futuro condiviso per Cina e Africa. La Vision adottata dal FOCAC si incardina su otto aspetti principali: “1. intraprendere insieme un nuovo percorso di cooperazione globale per lo sviluppo comune di Cina e Africa; 2. portare congiuntamente la cooperazione pratica a un nuovo livello per gli interessi comuni di Cina e Africa; 3. promuovere congiuntamente un nuovo paradigma di sviluppo caratterizzato da trasformazione e crescita per far progredire le industrie in Cina e in Africa; 4. sviluppare congiuntamente un nuovo modello di eco-sviluppo; 5. migliorare congiuntamente il benessere delle persone con la felicità di tutti in Cina e in Africa; 6. creare insieme un nuovo capitolo negli scambi interpersonali per la prosperità culturale comune di Cina e Africa; 7. esplorare insieme un nuovo percorso verso la pace e la sicurezza per la sicurezza comune in Cina e in Africa; 8. creare insieme nuovi esempi di scambi internazionali per una cooperazione aperta e vantaggiosa tra Cina e Africa”[23].

La Vision 2035 è soltanto uno dei quattro documenti concordati dalla conferenza insieme alla Dichiarazione di Dakar[24], il Piano d’azione di Dakar (2022-2024)[25], la Dichiarazione sulla cooperazione Cina-Africa nella lotta al cambiamento climatico[26] che concorrono a delineare il quadro di riferimento per lo sviluppo delle relazioni tra Pechino e gli Stati africani; quadro cui concorre anche il libro bianco, pubblicato dall’Ufficio Informazione del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese nel novembre del 2021, con il titolo emblematico di Cina e Africa nella nuova era. Un partenariato di eguali[27]nel quale si informa il lettore che “Entrando nella nuova era, il Presidente cinese Xi Jinping ha presentato i principi della politica cinese per l’Africa: sincerità, risultati reali, amicizia e buona fede, perseguimento del bene superiore e degli interessi condivisi, tracciando il corso per la cooperazione della Cina con l’Africa e fornendo le fondamentali linee guida. I doppi successi del vertice di Johannesburg nel 2015 e del vertice di Pechino del Forum sulla cooperazione Cina-Africa (FOCAC) nel 2018 hanno spinto la cooperazione Cina-Africa a un livello nuovo e senza precedenti. Il Presidente Xi Jinping e i leader africani hanno deciso all’unanimità al vertice FOCAC di Pechino che le due parti avrebbero lavorato per costruire una comunità Cina-Africa ancora più forte dal futuro condiviso, facendo progredire la cooperazione nell’ambito dell’iniziativa Belt and Road, e stabilendo una nuova pietra miliare nelle relazioni Cina-Africa.

L’amicizia Cina-Africa non è stata una conquista da un giorno all’altro, né è stata un dono dall’alto. Piuttosto, è stata promossa nel corso degli anni in cui la Cina e l’Africa si sono sostenute e si sono unite l’una all’altra in tempi difficili. La Cina ha aiutato al limite delle sue capacità lo sviluppo dell’Africa ed è stata grata per il forte sostegno e l’aiuto disinteressato che i Paesi africani e i loro popoli hanno esteso alla Cina per un lungo periodo di tempo. Dall’inizio della pandemia di Covid-19, Cina e Paesi africani hanno continuato a fornirsi sostegno reciproco, scrivendo un nuovo capitolo della solidarietà e dell’amicizia tra Cina e Africa in tempi di crisi[28].

La Cina e l’Africa godono di un’amicizia duratura. Il Presidente Mao Zedong e altri leader della prima generazione della Repubblica Popolare Cinese (RPC), insieme agli statisti africani della vecchia generazione, hanno gettato le basi per l’amicizia tra Cina e Africa. La Cina ha sempre offerto rispetto, apprezzamento e sostegno per l’Africa, e il popolo cinese ha condiviso il bene e il male e l’assistenza reciproca con il popolo africano, esplorando un percorso distintivo per una cooperazione vantaggiosa per tutti. Al vertice FOCAC di Pechino tenutosi nel settembre 2018, le due parti hanno deciso di costruire una comunità Cina-Africa ancora più forte dal futuro condiviso e guidare le relazioni e la cooperazione Cina-Africa in una nuova era. La Cina e l’Africa si sono unite nel successo e nelle avversità, dando l’esempio per la costruzione di una comunità globale di futuro condiviso. […] Quando la cooperazione Cina-Africa prospererà, fiorirà la cooperazione Sud-Sud. Quando la Cina e l’Africa saranno completamente sviluppate, il mondo sarà un posto migliore. La cooperazione nella nuova era è la via sicura per la Cina e l’Africa per realizzare uno sviluppo comune. Porrà basi più solide per costruire una comunità Cina-Africa ancora più forte dal futuro condiviso e creerà un forte slancio per l’ascesa dei Paesi in via di sviluppo nel loro insieme e per relazioni internazionali più equilibrate. Sotto l’impatto combinato della pandemia, una scala di cambiamento mai vista in un secolo e un aspro conflitto tra multilateralismo e unilateralismo, il sistema di governance globale sta affrontando sfide profonde e senza precedenti”[29].

Un nuovo tipo di relazioni internazionali basate sui principi di “sincerità, risultati reali, amicizia e buona fede, perseguimento del bene superiore e degli interessi condivisi, rispetto reciproco e sviluppo comune e sul fatto che nello sviluppo delle relazioni con l’Africa, sono cinque le linee che la Cina non attraverserà: nessuna interferenza nella scelta dei Paesi africani di un percorso di sviluppo che si adatti alle loro condizioni nazionali; nessuna interferenza negli affari interni dei Paesi africani; nessuna imposizione della sua volontà ai Paesi africani; nessun vincolo politico all’assistenza all’Africa; e nessuna ricerca di guadagni politici egoistici attraverso gli investimenti e la cooperazione finanziaria con l’Africa. […] La Cina vede l’Africa come un ampio palcoscenico per la cooperazione internazionale piuttosto che un’arena per la competizione tra i principali Paesi. La cooperazione Cina-Africa non è mai stata un caso di chiacchiere e niente azioni. Si tratta di portare benefici tangibili ai popoli in Cina e in Africa e di creare condizioni più favorevoli affinché altri nella comunità internazionale conducano una cooperazione con l’Africa. Nella nuova era, attraverso la solidarietà e la cooperazione, i popoli della Cina e dell’Africa daranno l’esempio per aumentare il benessere dell’umanità, creare un nuovo tipo di relazioni internazionali e costruire una comunità globale di futuro condiviso”[30].

Futuro condiviso in cui “il rafforzamento dei legami economici nelle aree tradizionali di cooperazione, come il commercio e gli investimenti, continu[erà] ad essere una priorità. Per realizzare l’obiettivo di aumentare gli scambi con l’Africa, la Cina diversificherà i prodotti importati dall’Africa e migliorerà la facilitazione degli scambi con l’Africa. In particolare, la Cina aumenterà le importazioni attraverso le corsie verdi per i prodotti agricoli, accelererà le ispezioni e le quarantene, offrirà preferenze tariffarie ai Paesi meno sviluppati e innoverà gli strumenti di marketing come il live streaming. Se l’obiettivo sarà raggiunto, la Cina diventerà il principale partner commerciale dell’Africa sia per le importazioni che per le esportazioni. Per quanto riguarda gli investimenti, invece, la Cina si impegna a investire altri 60 miliardi di dollari in Africa entro il 2035 in settori che sostengono l’agricoltura africana, le infrastrutture, la capacità manifatturiera, la protezione dell’ambiente, l’economia digitale, la blue economy, ecc. Inoltre, la Cina incoraggerà il trasferimento di tecnologia e l’impiego di metodi innovativi come il Build-Operate-Transfer (BOT) e i partenariati pubblico-privati (PPP). L’istituzione dell’African Continental Free Trade Area (AfCFTA) contribuirà a rafforzare i legami economici tra Cina e Africa. La Cina e il Segretariato dell’AfCFTA formeranno un gruppo di esperti per promuovere la collaborazione e lo scambio di conoscenze in settori quali i diritti di proprietà intellettuale, la cooperazione doganale, il commercio digitale e la politica di concorrenza. Mentre il libero scambio nell’ambito dell’AfCFTA prende piede, esso produrrà nuove opportunità commerciali e di investimento in vari settori per le imprese cinesi e darà impulso alla cooperazione economica Cina-Africa.

Il cambiamento climatico è un’area di impegno sempre più cruciale tra Cina e Africa. La FOCAC ha adottato un importante documento sul cambiamento climatico, la Dichiarazione sulla cooperazione Cina-Africa nella lotta al cambiamento climatico. Questo documento riconosce l’urgenza del cambiamento climatico e l’imperativo di azioni congiunte per affrontarlo.
 Le due parti rafforzeranno la cooperazione strategica in diversi settori, tra cui l’energia pulita, le tecnologie climatiche, l’agricoltura, le foreste, gli oceani, le infrastrutture a basse emissioni di carbonio, la prevenzione e la mitigazione dei disastri, ecc. Una delle misure pratiche per la collaborazione consiste nel finanziare e investire in progetti di sviluppo del gas-to-power e dell’energia verde.

Un altro sviluppo fondamentale è l’istituzione della Iniziativa di sviluppo globale (GDI) che si unisce alla FOCAC e alla BRI per rafforzare la cooperazione internazionale per lo sviluppo. Proposta dal Presidente Xi Jinping in occasione del dibattito generale della 76a Assemblea generale delle Nazioni Unite nel settembre 2021, la GDI è stata istituita per aiutare tutte le nazioni, in particolare i Paesi in via di sviluppo, ad affrontare le sfide causate dalla pandemia COVID-19 e per contribuire al raggiungimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs).Per raggiungere questi due obiettivi, la cooperazione si concentrerà su otto aree prioritarie, tra cui la riduzione della povertà, la sicurezza alimentare, la pandemia COVID-19 e i vaccini, il finanziamento dello sviluppo, il cambiamento climatico, l’industrializzazione, l’economia digitale e la connettività. L’Africa è un partner importante della Cina per la realizzazione di questa iniziativa. L’Unione Africana e 53 nazioni africane hanno dimostrato un forte sostegno al GDI. La Dichiarazione di Dakar dell’ottava Conferenza ministeriale della FOCAC e il Piano d’azione di Dakar hanno entrambi dichiarato che i Paesi africani accolgono e sostengono la GDI e che la GDI si aggancia all’Agenda 2063 dell’UA”[31].

L’Agenda 2063 è un documento ufficiale approvato in seno all’Unione Africana nel 2013, un ampio progetto strategico per trasformare l’Africa nella potenza globale del futuro in un nuovo, solidale, rinascimento africano. I contenuti di tale piano di cambiamento intendono elevate il continente tutto ad attore internazionale e, inoltre, raggiungere i suoi obiettivi di sviluppo inclusivo e sostenibile che, per come sono stati elaborati, costituiscono una vera e propria spinta verso l’unità, la libertà, l’autodeterminazione, il progresso e la prosperità collettivi del popolo africano. Alla sua base risiede una forte idea di Panafricanismo, concetto secondo cui le genti d’Africa non condividono semplicemente una storia comune, ma anche un comune destino capace di tenerle unite.

L’Unione Africana ha, così, stabilito dei nuovi obiettivi per la crescita futura del continente.
 Affinché l’Africa possa diventare un attore importante nell’arena globale bisogna dare priorità allo sviluppo sociale ed economico inclusivi, all’integrazione continentale e regionale, a governi democratici, alla pace e alla sicurezza il desiderio manifesto è di vivere in un continente integrato, prospero e pacifico, guidato dai propri cittadini e che possa essere una forza dinamica nella scena internazionale.[32]

L’Agenda 2063 si pone il raggiungimento di sette aspirazioni: “un’Africa prospera, basata sulla crescita inclusiva e sullo sviluppo sostenibile; un continente integrato, politicamente unito e basato sugli ideali del panafricanismo e sulla visione del Rinascimento africano; un’Africa dalla buonagovernancesecondo i principi della democrazia: rispetto dei diritti umani, giustizia e Stato di diritto; 4) un’Africa pacifica e sicura; un’Africa con una forte identità culturale con patrimonio, valori ed etica comuni; un’Africa il cui sviluppo è guidato dalle persone, facendo affidamento sul potenziale offerto dalle popolazioni africane, in particolare le donne e i giovani, e la cura dei bambini; un’Africa intesa come partner globale forte, unito, resiliente e influente”[33].

Le sette aspirazioni previste dai Capi di Governo africani firmatari del movimento si articolano in sotto-obiettivi quali il raggiungimento di “un elevato standard di vita, qualità della vita e benessere per tutti i cittadini; Elevata istruzione per tutti e rivoluzione delle competenze attraverso la scienza, la tecnologia e l’innovazione; Cittadini sani e ben nutriti;
 Economie trasformate; Agricoltura moderna per aumentare produttività e produzione; Economia

blu/oceanica per una crescita economica accelerata; Economie e comunità ecologicamente sostenibili e resistenti al clima; Unione federale e confederale degli Stati; Realizzazione di istituzioni finanziarie e monetarie continentali funzionali; Infrastruttura di classe mondiale per tutta l’Africa; Radicalizzazione dei valori democratici, pratiche, principi universali di diritti umani, giustizia e Stato di diritto; Istituzioni capaci e leadership trasformativa in atto; Preservare sicurezza e stabilità; Un’Africa stabile e pacifica; Un’ APSA (acronimo per African Peace and Security Architecture, ndr) pienamente funzionale e operativa; Preminenza del Rinascimento culturale africano; Piena uguaglianza di genere in tutte le sfere della vita; Giovani e bambini coinvolti e responsabilizzati; L’Africa come partner principale negli affari globali e nella coesistenza pacifica; L’Africa si assume la piena responsabilità del finanziamento del suo sviluppo[34].

Secondo l’istituto di analisi statunitense Center for Global Studies, l’Agenda 2063 si distingue per il suo “approccio dal basso verso l’alto”, dimostrando la volontà del Continente africano di distaccarsi dai dettami delle organizzazioni internazionali che decidono “chi e quando” per consentire agli africani di avere voce in capitolo in ciò che vogliono e di conferire la propria azione ai propri accadimenti[35].

Nel quadro della FOCAC, della BRI e della GDI, guidati dalla Visione 2035 e dall’Agenda 2063, la Cina e l’Africa rafforzeranno ulteriormente la loro cooperazione nello sviluppo delle infrastrutture, negli scambi economici e commerciali, nell’agricoltura e nella sicurezza alimentare, nei cambiamenti climatici, negli scambi di persone, nella sicurezza e nella salute, con l’obiettivo di realizzare l’Agenda 2063 dell’UA e di migliorare la vita di entrambi i popoli.

La prossima FOCAC è prevista per il 2024: durante e oltre questo periodo, i governi e le istituzioni africane devono impegnarsi in modo proattivo con le parti interessate cinesi per attuare gli impegni presi alla FOCAC, alla BRI e alla GDI.

Non ci resta, dunque, che attendere l’arrivo del nuovo anno per capire a quale livello sia giunto lo sviluppo delle relazioni tra Cina e Africa e quanta strada sia stata percorsa verso la realizzazione di una nuova concezione di cooperazione che potremmo sintetizzare così: One Belt, One Road, One Continent.


NOTE AL TESTO

[1] Il documento è consultabile al seguente indirizzo: /tardir/mig/a297401.tiff (dtic.mil).

[2] Il passo è una libera rielaborazione di quanto scritto nel Libro Bianco Cina e Africa nella nuova era. Un partenariato di eguali pubblicato dall’Ufficio Informazione del Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese nel novembre 2021. Al seguente indirizzo la traduzione in italiano: Cina-e-Africa-nella-Nuova-Era-Un-partenariato-di-eguali.pdf (cese-m.eu).

[3] Sarı, Buğra. (2020). AFRICA: A Constant Battlefield of Great Power Rivalry, p. 89.

[4] Zeng Aiping e Shu Zhan, op. cit., p. 90.

[5] Domingos Jardo Muekalia, op. cit., p. 6.

[6] Il testo completo – in lingua inglese – è consultabile al seguente indirizzo Beijing Declaration of the Forum on China-Africa Cooperation — china.org.cn.

[7] Il testo completo – in lingua inglese – è consultabile al seguente indirizzo Program for China-Africa Cooperation in Economic and Social Development — china.org.cn.

[8] Chris Alden, China in Africa, Zed Books, Londra, 2008, p. 30.

[9] Cina-Africa: Vie della Seta e mercati del futuro | ISPI (ispionline.it).

[10]Ibidem

[11] Marco Zupi, op. cit., pp. 3-5.

[12] Deborah Brautigam, China in Africa: Seven Miths, Royal Instituto Elcano, 2011. Gli altri miti relativi alla presenza della Cina in Africa riportati nel paper dell’autrice sono: “la Cina punta a regimi paria che l’Occidente non vuole toccare, la Cina colpisce gli sforzi occidentali per rinforzare la democrazia e la governance in Africa, gli aiuti cinesi sono enormi, gli aiuti cinesi sono usati soprattutto per riuscire ad avere accesso alle risorse, Pechino sta inviando milioni di agricoltori in Africa che guidano l’accaparramento dei terreni, le aziende cinesi portano tutti i loro lavoratori”.

[13] Ivi, p. 73.

[14] China in Africa: Implications of a Deepening Relationship | RAND Corporation.

[15] China in Africa: Implications for U.S. Competition and Diplomacy | Brookings Institutions.

[16] ibidem

[17]ibidem

[18] ibidem

[19] U.S.-Strategy-Toward-Sub-Saharan-Africa-FINAL.pdf (whitehouse.gov), p. 4.

[20] Full Text: Keynote speech by Chinese President Xi Jinping at opening ceremony of 8th FOCAC ministerial conference.

[21] Per i dettagli rimandiamo al discorso del Presidente Xi Jinping, Full Text: Keynote speech by Chinese President Xi Jinping at opening ceremony of 8th FOCAC ministerial conference.

[22] Ibidem.

[23] China-Africa Cooperation Vision 2035 (focac.org.cn).

[24] Dakar Declaration of the Eighth Ministerial Conference of the Forum on China-Africa Cooperation (focac.org.cn)

[25] Forum on China-Africa Cooperation Dakar Action Plan (2022-2024) (focac.org.cn).

[26] Declaration on China-Africa Cooperation on Combating Climate Change (focac.org.cn).

[27] Il testo completo, tradotto in italiano, è scaricabile al seguente indirizzo White Paper | Cina e Africa nella Nuova Era: un partenariato di eguali – Centro Studi Eurasia e Mediterraneo (cese-m.eu).

[28] Ibidem.

[29] Ibidem.

[30] Ibidem.

[31] China-Africa-Report-Cooperation-Mechanism-Achievements-and-Future-Development.pdf (guardian.ng).

[32] Liberamente citato da https://www.amahorongozi.org/lagenda-2063-e-gli-obiettivi-per-lafrica-del-futuro/.

[33] https://au.int/en/agenda2063/aspirations.

[34] https://au.int/en/agenda2063/aspirations, Qui, invece, l’articolazione completa Goals & Priority Areas of Agenda 2063 | African Union (au.int).

[35] L’Agenda 2063 dell’Unione Africana – Abbanews.

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