Conflitto siriano: una cronistoria che volge al termine

Siria 1

L’origine. Dal 2011 ad oggi, la crisi siriana è stata l’epicentro delle cronache a livello internazionale; un conflitto che ha causato circa 400.000 vittime e l’abbandono della propria casa da parte di 11.000 abitanti. Durante le Primavere Arabe – espressione con la quale si fa riferimento all’ondata di proteste che hanno attraversato i regimi arabi nel 2011, le cui immagini da metà gennaio vennero trasmesse anche in Siria, assieme ai successi che avevano ottenuto in Tunisia e in Egitto – a Deraa, una città a maggioranza sunnita nel sud della Siria, un gruppo di adolescenti viene arrestato e maltrattato per aver scritto su alcuni muri di una scuola “Il popolo vuole la caduta del regime”e “E’ il tuo turno, dottore” (messaggio rivolto al presidente Assad, laureato in oftalmologia). In seguito a tale evento numerose persone si riuniscono a Damasco, ad Aleppo e a Deraa per manifestare in modo pacifico, ma a causa delle provocazioni esterne (1) si trasformano ben presto in proteste e a seguire in scontri armati, scatenando così una vera guerra civile. Cominciano a svolgersi anche manifestazioni a sostegno di Assad, mentre il governo guidato da Naji al-Otari si dimette. Deraa viene circondata dalle forze armate siriane e la città viene occupata dall’esercito alla fine del mese di aprile. Il 14 aprile viene formato un nuovo governo guidato dal primo ministro AdelSafar, e il 21 aprile viene revocato lo stato di emergenza, il quale era stato imposto nel 1963 dal colpo di stato baathista. Assad concede una serie impressionante di riforme ma l’Occidente non vuole sentire ragioni (2). Il 9 maggio l’Unione Europea impone un blocco economico sulle armi e ordina sanzioni contro la Siria, ma non contro Bashar al-Assad. Per la prima volta si parlerà di crimini contro l’umanità: il regime di Damasco viene accusato con l’intento di utilizzarli per sopprimere le proteste. Nel luglio del 2012 viene fondato il FSA, l’Esercito Siriano libero, col fine di liberare la Siria da Bashar al-Assad. Nel mese di settembre nasce l’SNC, il Consiglio Nazionale Siriano, dove vengono eletti i suoi 140 membri a Istanbul. A novembre la Lega Araba sospende la Siria; più tardi si presenta il Fronte al-Nusra, la milizia islamista legata ad al-Qaeda – dichiarata organizzazione terroristica dagli USA –, e ciò porta alla conquista del 40% del territorio siriano per mano dell’opposizione. Ad agosto del 2013, l’ONU, conferma l’utilizzo di armi chimiche – gas nervino – a Ghouta, nel Damasco, dove Assad lo autorizza a distruggerle (accordo tra USA e Russia). A gennaio del 2014 i miliziani dello Stato islamico (ISIS) sfruttano il caos nel paese e fondano la loro base a Raqqa. L’ONU dal canto suo apre dei tavoli con tutti gli attori nazionali e non nazionali che partecipano al conflitto, ma gli accordi derivanti non reggono e falliscono rapidamente. A settembre nasce la coalizione internazionale contro l’ISIS, istituita dagli Stati Uniti a guida statunitense e supportata anche da vari Paesi che vi partecipano. L’ISIS prosegue l’anno 2015 conquistando altri vari territori rivendicando il suo potere. Ad inizio anno 2016, avviene la riconquista di Aleppo. Ad oggi la guerra continua, ma le iniziative da parte dei Paesi stranieri per la liberazione dei territori siriani sono notevoli.
Come proseguirà la riconquista e l’obiettivo di pace voluti dagli stessi siriani e dai Paesi alleati?

Fazioni in guerra. Il conflitto siriano non è mai stato combattuto solo dalle forze del regime e da quelle dell’opposizione, ma anche da vari gruppi estremisti, tra i principali lo Stato islamico nel 2014. Nonostante ben presto subentrino alcuni paesi stranieri a fianco di uno o dell’altro gruppo, decisiva fu l’entrata nel 2015 della Russia, a sostegno di Bashar al-Assad. Cerchiamo di capire meglio la suddivisione delle fazioni in guerra nel conflitto civile siriano:
– Forze governative, ovvero truppe regolari dell’esercito siriano e di milizie semi ufficiali, affiancate dall’aeronautica militare russa, miliziani libanesi di Hezbollah e truppe iraniane. Sono coloro che costituiscono e sostengono il presidente Bashar al-Assad e il governo di Damasco.
– FSA, “Free Syrian Army”, ovvero l’Esercito Siriano Libero, un gruppo anti-islamista nato il 29 luglio, costituito da una parte dell’esercito e da gruppi di cristiani e di musulmani moderati.
– Curdi, ovvero corpo armato organizzato nelle YPG (Unità di protezione del popolo) che hanno il compito di combattere nel Kurdistan siriano e di arruolare curdi, arabi, turchi e cristiani siriani.
– Milizie islamiste, ovvero gruppo di estremisti dell’Islam sunnita in competizione con l’Isis, quali il fronte
al-Nusra e milizie meno conosciute.
– Stato Islamico, Isis, un gruppo salafita che ha conquistato parti della stessa Siria e dell’Iraq, emanandovi un Califfato.
Per quanto riguarda invece le alleanze a livello internazionale:
– Stati Uniti, sostengono i ribelli dell’FSA e le milizie curde al fine di poter raggiungere l’obiettivo di eliminare definitivamente Assad dal territorio siriano.
– Turchia, un’alleata degli Stati Uniti, nonostante voglia ribellarsi contro Assad osteggia fortemente l’YPG, in quanto visto come un prolungamento del PKK (Partito dei Lavoratori Curdi in Turchia e considerato un’organizzazione terroristica dal governo di Ankara).
– Russia, sostiene le forze governative di Bashar al-Assad e Damasco (il conflitto siriano potrebbe rivelarsi una grande occasione per Putin).
– Arabia Saudita, sostiene (finanziariamente e logisticamente) la ribellione contro il regime di Assad. La nascita dello Stato Islamico e dell’ISIS. L’Isis è una sigla che sta per Stato Islamico dell’Iraq e della Siria e indica l’organizzazione armata di matrice estremista, nata come Stato Islamico dell’Iraq (ISI) e inizialmente affiliata ad Al Qaeda da cui si è poi resa indipendente. Nell’aprile del 2013, al-Baghdadi proclamò la nascita dell’ISIS, e il 29 giugno 2014 questo gruppo di jihadisti salafita annunciano la creazione di un califfato islamico nei territori controllati tra Siria e Iraq, nominando il loro leader il “califfo dei musulmani”. Loro obiettivo principaleè ridefinire i confini del Medio Oriente, cancellando ogni traccia dell’attuale occidentalizzazione. Il califfato si estende da Aleppo, nel nord della Siria, alla regione di Diyala, nell’est dell’Iraq, e al momento occupa un vastissimo territorio dove oltre 6 milioni di persone risiedono sotto il suo controllo. Le inaspettate e repentine conquiste territoriali dell’ISIS hanno attirato la preoccupazione della comunità internazionale, spingendo gli Stati Uniti e altri Stati occidentali e arabi a intervenire militarmente con bombardamenti aerei in Iraq (agosto 2014) e in Siria (settembre 2014). Abu Bakr al-Baghdadi: il califfo dei musulmani. Nasce a Samarra nel 1971 e all’età di diciotto anni si trasferisce a Baghdad. Consegue un dottorato in “studi islamici” e frequenta la moschea di Tobchi– un quartiere povero della capitale irachena dove convivono sciiti e sunniti– quale credente e sostenitore di Saddam Hussein. Tra il 1996 e il 2000 si trasferisce in Afghanistan dove entra in contatto con Abu Musab al-Zarqawi, altro terrorista ucciso nel 2006 in Iraq: uniti dall’odio per gli sciiti, collaborano con una comunità araba jihadista e con i talebani a Kabul, e successivamente entra in rapporto con Hamdullah Nomani, allora ministro dell’Educazione in Afghanistan ed ex sindaco di Kabul sotto il regime talebano. Nel 2005 l’esercito americano lo reclude a Camp Bucca, un centro di detenzione nel sud dell’Iraq dove si avvicina ad un gruppo di jihadisti di al-Qaeda; ma dopo la chiusura della prigione nel 2009, le milizie sono costrette a rilasciarlo. In seguito alla morte di Abu Omar al-Baghdadi, diventa il leader del gruppo terrorista ISI (Stato Islamico dell’Iraq, movimento nato tra il 2000 e il 2002), e da questo raggruppamento di combattenti nasce l’ISIS o ISIL. Nel giugno 2014 inizia l’espansione dell’ISIS in Iraq verso Baghdad, diventando il massimo protagonista della jihad, un fenomeno terroristico armato basato sul principio del “fondamentalismo islamico”, decretando il suo potere religioso oltre che politico: violenza e ferocia, uso massiccio dei social media per la propaganda e un programma politico definito. L’organizzazione di al-Baghdadi disporrebbe attualmente di un budget di 2 miliardi di dollari e 15mila guerriglieri, con un’esperienza valida (comprovata) sul campo.

Terrorismo islamico. Alla causa dell’Isis hanno aderito più di 80.000 combattenti che hanno contribuito a far crescere informa esponenziale ungruppo terroristico che fino a qualche anno fa contava un migliaio di militanti armati. Questo aumento di adesioni riflette anche la situazione economica dello Stato Islamico che in poco tempo ha aumentato esponenzialmente le entrate arrivando a gestire un patrimonio superiori ai 2 miliardi di dollari: una cifra derivante principalmente dal business del petrolio che, dopo la conquista della città di Mosul, procura ben tre milioni di dollari al giorno, una somma alquanto notevole. Il restante patrimonio islamico, invece, proviene dai caveaux delle banche saccheggiate, dal riciclaggio dalla vendita degli “schiavi” (cioè dei prigionieri) e dal business del patrimonio archeologico.
Ma come avvengono le minacce e lo spargimento del terrore? L’Isis ha adottato da sempre una strategia per infondere paura in tutto il mondo: si tratta della diffusione ininterrottadi contenuti su siti web, social network ed emittenti televisive, le quali consentono una vera e propria aggressione mediatica e una propaganda a livello mondiale, al fine di creare terrore. Basti pensare a come tale attività di proselitismo passi anche attraverso la vendita di gadget che si possono acquistare direttamente su Internet o tramite venditori di caramelle e gelati per strada o in luoghi pubblici.
Di fatto, la diffusione dei videoin cui l’Isis mostra in modo disumano e violento l’uccisione di ostaggi finiti nelle loro mani – come il video diffuso nella giornata del 19 agosto 2016 che ritraeva la decapitazione di James Foley, giornalista statunitense rapito in Siria nel 2012, da parte di jihadisti, l’esecuzione del britannico David Cawthorne Haines o la decapitazione di ventuno egiziani cristiani coopti rapiti in Libia – hanno dato il via ad una serie di minacce che hanno portato inevitabilmente sia a un terrore psicologico, sia a prendere seri provvedimentinei confronti dell’immigrazione e della politica di accoglienza dei rifugiati siriani nell’intero pianeta. Si pensi che l’allarme terrorismo in Europa è aumentato fino a raggiungere i massimi livelli di allerta; una reazione inevitabile di fronte agli attacchi subiti recentemente: a partire da una serie di attentati con bombe nascoste in bagagli su diversi treni pendolari in tre stazioni di Madrid – fra cui Atocha e dintorni– che portò acentonovantun morti e circa duemila feriti (11 marzo 2004); a quattro attentati suicidi sulla metropolitana e su un autobus a Londra con cinquantasei morti – di cui quattro kamikaze – e settecento feriti (7 luglio 2005); al museo ebraico di Bruxelles, dove un uomo uccide quattro persone a colpi di kalashnikov: arrestato un ventinovenne francese di origini arabe sospettato di essere stato in Siria nel 2013 come volontario nelle file dei jihadisti dell’ISIS (24 maggio 2014); all’attentato contro la sede del giornale satirico Charlie Hebdo (7 gennaio 2015); al supermercato della catena Kosher Hypercacher a Porte de Vincennes, dove un complice degli attentatori al Charlie Hebdo, il terrorista Coulibaly, si barrica all’interno prendendo alcuni ostaggi e uccidendo quattro persone, portando in seguito all’omicidio totale di otto persone (9 gennaio 2015); all’attentato multiplo al teatro Bataclan, allo Stade de France e a tre ristoranti parigini, dove sono decedute centotrenta persone (13 novembre 2015); agli attacchi a Bruxelles, dove trecento furono i feriti e 31 persone persero la vita in una raffica di attentati rivendicati dall’ISIS: due all’aeroporto Zaventem e uno alla stazione della metro di Maalbeek (22 marzo 2016); all’attentato di una donna kamikaze all’aeroporto di Istanbul, dove ci furono quarantuno morti e duecentotrentanove feriti; alla strage di Nizza, dove un uomo alla guida di un autocarro, ha volontariamente investito in velocità la folla che assisteva ai festeggiamenti pubblici in occasione della festa nazionale francese sulla Promenade des Anglais, causando ottantasette morti e trecentodue feriti (14 luglio 2016); al mercatino di Natale a Berlino, quando un camion ci si è schiantato contro causando dodici morti e cinquanta feriti (19 dicembre 2016); ad altri numerosi attacchi terroristici avvenuti in Iraq, in Afghanistan, in Siria e in Turchia.

La battaglia ad Aleppo. Aleppo è una città della Siria settentrionale ed è una delle più antiche metropoli del mondo abitata ininterrottamente dall’antichità. Divenuta Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 1986, è stata la prima città a essere stata nominata col titolo di “Capitale culturale del mondo islamico” nell’anno 2006. A partire dal 2012, Aleppo è stata implicata nella guerra civile siriana, diventando un noto episodio di una prolungata battaglia che ha portato alla divisione della città tra una parte occidentale e una parte orientale. La guerra ad Aleppo è iniziata il 19 luglio 2012, una battaglia ritenuta di grande interesse dalle organizzazioni e dai gruppi armati nella guerra civile siriana,che ha portato al frazionamento della città in due parti controllate rispettivamente dal governo (Aleppo Ovest) e dai ribelli (Aleppo Est), trasformandosi principalmente in una guerra di posizione con vari tentativi di avanzamento da entrambe le parti, con la conseguenza di molte perdite e l’evacuazione da parte di civili. A partire dal 2012, Aleppo si è trasformata in un cruciale campo di battaglia che ha portato alla divisione della città in due settori: Aleppo ovest sotto il controllo del governo e Aleppo est in mano ai ribelli. La conseguente guerra di posizione ha provocato molte perdite da ambo le parti e ha costretto i civili ad evacuare la città. Il 19 luglio 2012, attraverso i villaggi che risiedono attorno alla città di Aleppo, i ribelli attaccano il quartiere di Ṣalāḥ al-Dīn (nella parte sud-ovest) e nei quartieri di Haydariyya e Sakhur (nella parte a nord-est) aprendo simultaneamente due fronti di combattimento. La strategia riscuote un esito positivo e in meno di tre giorni gli scontri guidati dai ribelli giungono nelle zone centrali della città, le quali vengono conquistate il 24 luglio dall’Esercito Siriano Libero e dai vari gruppi islamisti. Il governo, il quale in quel momento si trova impegnato con la situazione di Damasco, invia uomini dell’esercito e dell’aeronautica militare siriana. Il 28 luglio, l’esercito siriano reagisce con uncontrattacco concentrato prevalentemente sul quartiere di Ṣalāḥ al-Dīn, dove l’attacco si dimostra massiccio grazie all’utilizzo dei carri armati, degli aerei e dell’artiglieria pesante. Ciò nonostante, i ribelli riescono a resistere, a difendersi, e ad avanzare verso il centro storico. I primi d’agosto, l’Esercito Siriano Libero occupa Anadan (al nord di Aleppo) ed espandendosi verso l’interno della città riesce a accaparrarsi il controllo di gran parte delle zonein direzione sud ovest e nord est.Grazie all’uso insistente dell’aeronautica militare siriana, l’esercito del governo riesce a bloccare l’iniziativa degli oppositori uccidendo il loro leader al comando e distruggendo alcuni dei loro centri di comando. L’8 agosto le truppe governative riescono ad entrare nel quartiere di Ṣalāḥ al-Dī, riconquistandolo risolutivamente. Nel luglio 2016, l’Esercito Libero Siriano riesce a recuperare la zona di Mallah, il quartiere di Bani Zaid e parte di quello di Al-Layramoun; ma il 27 luglio le milizie governative riescono a porre sotto assedio la parte est di Aleppo ancora in mano ai ribelli dell’esercito siriano, all’Ahrar al-Sham e al-Nusra. Il governo siriano e la Russia decidono di far evacuare i civili dalle zone della città che si trova sotto lo stretto controllo dei ribelli i civili.Ma il 31 luglio, le milizie ribelli, scagliano un’inaspettata offensiva a sud ovest di Aleppo con circa diecimila uomini e una decina di carri armati blindati e armati, allo scopo di rompere il blocco dei militari governativi, e per impedire l’azione delle forze aree russe e siriane incendiarono copertoni al fine di creare fumo e offuscargli la visibilità: attraverso questa tattica riesco a conquistare vari quartieri, quali Ramouseh, Rashidin, la scuola militare di Al-Hikma e l’Accademia Militare Al-Assad. Successivamente le truppe governative rispondono con l’eccellente sostegno dell’aviazione russa, riuscendo a mettere al sicuro l’Accademia Militare e a recuperare gran parte dell’area. Il 4 agosto le milizie ribelli, servendosi diattentatori suicidi, lanciano un nuovo attacco nel quartiere di Ramouseh, riuscendo a occupare solo per un breve tempo il collegio armamenti (il quale viene subito recuperato dal governo), il collegio di artiglieria, le restanti zone del quartiere di Ramouseh, attaccando persino il collegio dell’aeronautica militare. Il 16 agosto l’Esercito Arabo Siriano riconquista il quartiere ad Aleppo, creando difficoltà al fronte ribelle. Il 4 settembre l’esercito siriano ed alleati riescono a riconquistare il villaggio di Qarassi e l’importante base militare a sud di Aleppo persa ai primi di agosto. Aleppo est viene nuovamente interamente accerchiata. Negli ultimi giorni di settembre le truppe governative riconquistano importanti posizioni, in mano ai ribelli da ben tre anni, nella zona nord della sacca e nella città vecchia. Il 28 ottobre i ribelli lanciano una nuova offensiva ad ovest di Aleppo, ma ottenendo scarsi successi. A inizio novembre, l’esercito governativo completa la riconquista di tutte le zone perse per mezzo dell’offensiva ribelle di fine luglio, cercandodiavvicinarsi alla riconquista di Aleppo est. Nella giornata del 28 novembre la parte settentrionale di Aleppo est viene completamente recuperata dalle milizie governative e il 7 dicembre, dopo un’inefficace reazione violenta, le truppe governative sferrano un altro attacco, ma il nemico essendo a corto di rifornimenti e scorte, si ritira. Le truppe di Damasco occupano così la Città Vecchia, e il Ministero della Difesa Russo può annunciare che il Governo Siriano ha ripreso l’85% del controllo di quello che inizialmente era territorio espugnato dai ribelli.

Deborah Garofalo

Note a cura della redazione

1 https://bastasanzioniallasiria.wordpress.com/le-sanzioni-alla-siria/

2 http://www.eurasia-rivista.com/stefano-vernole-reportage-da-damasco/