Moldova: “democrazia” occidentale obbligatoria

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di Giulio Chinappi

Nonostante i cittadini moldavi abbiano espresso più volte la propria volontà di mantenere stretti rapporti con la Russia, il governo prosegue per la sua strada nella speranza di portare il Paese a diventare parte integrante del blocco occidentale.

FONTE ARTICOLO

L’ex repubblica sovietica della Moldova è uno dei Paesi in cui meglio si possono osservare gli effetti della politica espansionistica dell’imperialismo occidentale, che si nasconde a fasi alterne sotto l’egida dell’UE e della NATO. Sebbene in Moldova non esista un conflitto aperto come in Ucraina, lo status della Transnistria, ma anche la delicata situazione politica della Unità Territoriale Autonoma della Gagauzia, dimostrano come il Paese sia quanto meno spaccato tra coloro che favoriscono stretti rapporti con la Russia e quelli che invece vogliono trasformare la Moldova in un nuovo avamposto dell’imperialismo antirusso.

Già nello scorso mese di maggio, in un articolo dedicato proprio alla situazione della Gagauzia, avevamo sottolineato come il sedicente governo democratico guidato dalla presidente filo-occidentale Maia Sandu non si faccia scrupoli a usare qualsiasi mezzo pur di imporre il proprio modello anche in regioni storicamente filorusse. Il governo di Chișinău sembra essersi invischiato in quel circolo vizioso ormai ben noto agli osservatori, per il quale in nome di una cosiddetta “democrazia” è concesso privare il popolo della propria libertà di scelta: una “democrazia” occidentale obbligatoria, in pratica.

Eppure, le recenti elezioni locali, tenutesi su due turni il 5 e il 19 novembre, hanno dimostrato come i moldavi siano tutt’altro che entusiasti delle politiche portate avanti dal governo in carica, fatto riflettuto dall’arretramento del partito al potere, a fronte di una netta crescita della principale forza di opposizione, il Partito dei Socialisti della Repubblica di Moldova (Partidul Socialiștilor din Republica MoldovaPSRM), guidato dall’ex presidente Igor Dodon, che invece ha sempre favorito rapporti positivi con Mosca. Mentre il PSRM si assicurava l’amministrazione di sei dei principali centri abitati sin dal primo turno, il Partito di Azione e Solidarietà (Partidul Acțiune și SolidaritatePAS) della presidente Sandu ha subito una dura sconfitta nella capitale Chișinău, in cui il sindaco uscente Ion Ceban, ex membro del PSRM e ora leader del Movimento Alternativa Nazionale (Mișcarea Alternativa NaționalăMAN), ha ottenuto la conferma.

Il popolo della Moldova ha dato una valutazione giustificata e poco lusinghiera della strada senza uscita perseguita dal partito oggi al potere“, ha commentato Marija Zacharova, portavoce del ministero degli Esteri della Federazione Russa. “Ci auguriamo che la leadership del paese tragga le necessarie conclusioni e tenga debitamente conto degli interessi del popolo della Moldavia nella sua politica“, ha aggiunto. “Inoltre, ciò è avvenuto nonostante la campagna di repressione senza precedenti lanciata dall’attuale regime moldavo contro l’opposizione e i media indipendenti, il ricatto diretto degli elettori, la discriminazione dei candidati sulla base della lingua e persino il divieto diretto delle attività dei concorrenti“, ha sottolineato la diplomatica.

In effetti, molti partiti dell’opposizione hanno denunciato i metodi repressivi utilizzati dal governo sedicente democratico per mettere a tacere qualsiasi voce contraria alle politiche filo-occidentali imposte dall’esecutivo in carica. Una posizione molto simile è stata inoltre espressa dal portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, secondo il quale le recenti elezioni municipali in Moldova hanno dimostrato che la maggior parte dei residenti dell’ex repubblica sovietica sostiene lo sviluppo delle relazioni con la Russia.

Mentre la Russia continua a rimanere aperta al dialogo nei confronti della Repubblica di Moldova, sono proprio le autorità di questo Paese ad aver deciso unilateralmente di ridurre le relazioni con Mosca. “Nel periodo post-sovietico, la Russia ha sempre attribuito e continua ad attribuire grande importanza allo sviluppo del dialogo con la Repubblica di Moldova“, ha spiegato a tal proposito Zacharova. “Questo dialogo dovrebbe basarsi sui principi di uguaglianza sovrana e rispetto reciproco e soddisfare gli interessi dei paesi popoli dei nostri Paesi, che sono legati da stretti legami storici e umanitari“, ha affermato la portavoce russa, intervenuta in occasione del 350° anniversario della nascita del filosofo e politico moldavo Dimitrie Cantemir (Silișteni, 26 ottobre 1673 – Dmitrovsk, 21 agosto 1723). “Siamo favorevoli all’ulteriore sviluppo di questi contatti. Siamo sicuri che il popolo moldavo, tradizionalmente amico del nostro Paese, condivide pienamente questo atteggiamento, seguendo i saggi precetti di Cantemir“.

È bene ricordare che in Moldavia vivono circa 22.000 cittadini russi, i cui diritti vengono oggi messi a repentaglio dalla politica repressiva del governo “democratico”. Allo stesso tempo, la diaspora moldava in Russia ammonta a diverse centinaia di migliaia di persone. Secondo i dati dell’ufficio russo per le migrazioni, i moldavi presenti sul territorio della Federazione sarebbero oltre 555.000, di cui tuttavia quasi la metà sarebbe sprovvisto di documenti legali. Sotto il governo di Igor Dodon, i due Paesi avevano lavorato per trovare una soluzione per la regolarizzazione dei residenti, ma queste misure hanno subito una battuta d’arresto con l’elezione di Sandu.

L’attuale presidente Maia Sandu, coadiuvata dal primo ministro Dorin Recean, in carica dal mese di febbraio, sembra piuttosto preoccupata a dimostrare la propria fedeltà all’Occidente, nella speranza di portare il Paese all’interno dell’Unione Europea al più presto possibile, ovvero prima che le urne la costringano verosimilmente a lasciare il potere. Secondo la Commissione Europea, il 2024 potrebbe segnare l’inizio dei negoziati per l’ingresso della Moldova (e dell’Ucraina) nella gabbia dell’UE.

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