Hong Kong: progresso democratico nel quadro di “Un Paese, Due Sistemi”

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Le elezioni svoltesi lo scorso 19 dicembre a Hong Kong sono state l’occasione per analizzare l’evoluzione del sistema politico di questo territorio dal periodo coloniale britannico a oggi. L’Ufficio Informazione della Repubblica Popolare Cinese ha pubblicato un libro bianco qui disponibile in traduzione.

Per i media occidentali, le elezioni tenutesi lo scorso 19 dicembre a Hong Kong per il rinnovamento dei 90 seggi del Consiglio Legislativo hanno rappresentato l’ennesima occasione per gettare fango sul governo regionale di Hong Kong e su quello centrale della Repubblica Popolare Cinese. Al contrario, le autorità cinesi hanno colto l’opportunità per pubblicare un interessante libro bianco che analizza e spiega l’evoluzione del sistema politico di Hong Kong verso la democrazia dopo il passaggio di consegne tra il potere coloniale britannico e quello del governo di Pechino.

Le elezioni di quest’anno, in particolare, sono state le prime dopo la nuova riforma elettorale, volta a migliorare il sistema politico della regione: “Le elezioni di oggi sono le prime dall’entrata in vigore della riforma elettorale, che ha un grande significato”, ha detto il capo esecutivo Carrie Lam, leader del governo regionale di Hong Kong. Per la prima volta nella storia di Hong Kong, tutti i seggi hanno visto una competizione tra almeno due candidati, mentre in passato alcuni scranni venivano assegnati automaticamente. 

Come spiegano Chen QingqingBai Yunyi e Zhao Juecheng sul Global Times, “il precedente metodo elettorale ad Hong Kong era concesso dal governo centrale in accordo con la Costituzione e la Legge fondamentale, ma dal sistema precedente erano emersi problemi dato che il Consiglio Legislativo si era spinto troppo contro lo spirito della Legge fondamentale, diventando un palcoscenico per la lotta politica radicale”. Il nuovo Consiglio Legislativo, invece, “dovrebbe essere un luogo con voci diverse e un’ampia rappresentanza”, ma dovrebbe anche essere “un luogo in cui trovare un terreno comune e soluzioni pratiche per lo sviluppo economico e sociale di Hong Kong piuttosto che creare problemi, come hanno fatto alcuni legislatori anti-governativi in ​​passato per ostacolare oltre 100 progetti di legge con l’ostruzionismo”.

Il nuovo sistema elettorale garantirà il pluralismo ma sarà volto ad evitare turbolenze come quelle del 2019, concesse dalle debolezze del sistema precedentemente in vigore: “Qualunque sia la forma di democrazia praticata in qualsiasi luogo, la sicurezza nazionale non può essere messa a repentaglio e, a quel tempo, Hong Kong era diventata un luogo in cui le forze esterne potevano istigare la rivoluzione colorata sfruttando le scappatoie della governance”.

Questi ed altri elementi sono analizzati nel dettaglio nel libro bianco sulla democrazia a Hong Kong, che segue la pubblicazione di un libro bianco sull’intero processo democratico popolare cinese e un altro libro bianco sulla democrazia statunitense che esponeva le carenze e gli abusi della democrazia negli Stati Uniti. Il testo in questione inizia con il contesto storico di Hong Kong sotto il dominio coloniale britannico, quando “non esisteva una vera democrazia“. A quel tempo, infatti, il governo britannico ha ripetutamente respinto tutte le richieste di riforme democratiche a Hong Kong e il suo improvviso interesse per le cosiddette riforme elettorali alla fine del dominio coloniale ha rivelato i suoi secondi fini di minare la sovranità e la piena governance della Cina proprio nel momento in cui avveniva la restituzione di Hong Kong al legittimo detentore della sovranità sulla regione, il governo di Pechino.

Dopo il ritorno di Hong Kong alla madrepatria, la Costituzione e la Legge fondamentale hanno dato il via al processo di democratizzazione di Hong Kong, anche se questo deve ancora compiere passi importanti per giungere definitivamente a compimento. “Il white paper ha rintracciato l’essenza della democrazia di Hong Kong chiarendo chi ha concesso i diritti democratici al popolo di Hong Kong. Gli inglesi non avevano mai voluto concedere la democrazia al popolo di Hong Kong e la vera democrazia è stata sviluppata solo dopo il 1997“, ha affermato al Global Times Zhi Zhenfeng, un esperto legale presso l’Accademia cinese delle scienze sociali di Pechino.

Questo nuovo rapporto sulla democrazia di Hong Kong è stato presentato sullo sfondo di un dibattito pubblico tra Cina e Stati Uniti sulla democrazia. Soprattutto dopo che le elezioni del Consiglio Legislativo si sono svolte con successo, il sistema riformato ha riflesso la fiducia e i vantaggi di una democrazia molto sostenibile che sfida la calunnia dall’Occidente contro la riforma elettorale di Hong Kong“, ha aggiunto Lau Siu-kai, vicepresidente dell’Associazione cinese degli studi di Hong Kong e Macao.

Al contrario, le forze anticinesi che destabilizzano Hong Kong e i loro sostenitori all’estero sono i principali colpevoli nell’ostacolare e minare lo sviluppo democratico di Hong Kong, come ben spiegato all’interno del libro bianco: “In passato, la democrazia a Hong Kong è stata rovinata dalle rivolte anticinesi dei manifestanti anti-establishment e alcune figure politiche anti-governative hanno usato la cosiddetta democrazia di Hong Kong per indebolire il principio ‘Un Paese, Due Sistemi’“, ha affermato Tian Feilong, professore associato presso la Facoltà di giurisprudenza dell’Università Beihang di Pechino e membro dell’Associazione cinese degli studi di Hong Kong e Macao.

Non va infatti dimenticato che, pur godendo di un ampio grado di autonomia e di un sistema economico diverso da quello della madrepatria, Hong Kong non è un Paese indipendente, ma una regione della Repubblica Popolare Cinese (regione amministrativa speciale, secondo la dizione ufficiale). Questo assetto risponde al principio di “Un Paese, Due Sistemi”, che rappresenta il fondamento del sistema politico-economico di Hong Kong e Macao. “Il governo di Hong Kong è un governo regionale sotto il governo centrale cinese. Lo sviluppo della democrazia a Hong Kong dovrebbe essere promosso aumentando la qualità della pratica democratica invece di trasformarla in una testa di ponte per impegnarsi in rivolte anticinesi“, ha spiegato al riguardo il già citato Zhi Zhenfeng.

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