Cina – Montenegro: una manipolazione?

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di Thierry Pairault, con il contributo di: Laure Deron (avvocato al foro di Parigi), Thierry Pairault (direttore emerito di ricerca al CNRS) e Paola Pasquali (docente alla Webster University in Ghana)

Credi che non c’è malvagità di base, né orrori, né favola assurda, che non si faccia adottare ai fannulloni di una grande città facendolo bene. (Il Barbiere di Siviglia, Beaumarchais)

Il 21 giugno il Journal de 20 heures di France 2 ha mandato in onda un servizio [1] in cui si spiegava che il Montenegro, un piccolo Paese fortemente indebitato, correva il rischio di “dovere cedere terreni alla Cina” perché non poteva rimborsare un prestito alla costruzione di un’autostrada. Gli autori espongono che la Cina potrebbe benissimo “annettersi presto, in maniera perfettamente legale”, il porto balcanico di Bar grazie a un “contratto incredibile”, già – precisano – “applicato dai cinesi in Sri Lanka o a Gibuti”. Il Paese, si apprende, ha accettato “clausole mai viste in Europa (…): il contratto prevede che se il Montenegro non potrà rimborsare la banca cinese, allora dovrà concedere dei terreni”. Tanto che si dice che lo Stato abbia chiesto all’Unione Europea di “aiutare a rimborsare i cinesi, prima che non si paghino in territorio”. Veramente?

A sostegno delle sue affermazioni, il rapporto presenta una fotografia dell’articolo 8.1 del contratto (in inglese) così formulato: “he Borrower hereby irrevocably waives any immunity on the grounds of sovereign or otherwise (…)“, ma che dà, al riguardo, una traduzione francese dal falso significato: “Il debitore rinuncia irrevocabilmente alla sua immunità sul suo territorio sovrano”. Tuttavia, la frase on the grounds of non ha qui nulla a che fare con le terre montenegrine; è un’espressione idiomatica corrente che significa in ragione di, e che designa più precisamente, nel linguaggio giuridico, il fondamento di un diritto. La traduzione corretta è: “Il mutuatario rinuncia irrevocabilmente a qualsiasi immunità derivata dalla sua sovranità…”. Tale clausola prevede quindi una rinuncia a qualsiasi immunità che lo Stato del Montenegro potrebbe rivendicare sotto la propria sovranità, al fine di paralizzare il meccanismo di risoluzione delle controversie (e non di rimborsare il prestito).

Questa clausola è presente nella maggior parte dei contratti commerciali, in particolare nel caso dei partenariati pubblico-privati ​​(come avviene per quasi tutti i progetti infrastrutturali) che prevedono contratti stipulati tra un soggetto privato, spesso straniero, e un’emanazione del potere pubblico di uno Stato. Prevede che le eventuali controversie siano sottoposte ad una procedura non giudiziale, affidata ad uno o più arbitri (generalmente scelti tra avvocati o periti tecnici) nominati dalle parti, che optano per tale soluzione arbitrale in ragione della loro discrezionalità (la procedura essendo confidenziale), la sua relativa rapidità e l’imparzialità del collegio così composto. La rinuncia all’immunità sovrana dalla giurisdizione e dall’esecuzione (privilegio per cui uno Stato potrebbe rifiutarsi di comparire) consente l’esecuzione dell’arbitrato.

Nel diritto francese, il dibattito dottrinale sulla capacità dello Stato e dei suoi enti di promettere, per contratto, che accetteranno di rispondere dei propri impegni contrattuali davanti ai tribunali privati ​​è stato deciso dalla Corte di cassazione nel 1966 nella sentenza Galakis favorevole all’arbitrato ogniqualvolta l’operazione abbia carattere internazionale, prima che il decreto n° 81-500 del 12 maggio 1981 venisse a sancire tale modalità di composizione delle controversie (e favorire la rinuncia al privilegio di immunità sovrana che la sua efficacia presuppone). La Convenzione di Washington del 18 maggio 1965 ha, a livello internazionale, generalizzato la pratica dell’arbitrato nei casi di controversie relative a investimenti esteri tra uno Stato e una società straniera, con oggi più di 153 Stati membri – il Montenegro ha da parte sua ha ratificato questa Convenzione all’origine del Centro internazionale per la risoluzione delle controversie sugli investimenti (ICSID) il 19 luglio 2012.

Quindi non c’è da stupirsi che nel 2016, ad esempio, il Camerun abbia ottenuto per la costruzione di una strada e di un ponte un prestito di 70 milioni di euro dall’Agenzia di sviluppo francese in base a un contratto di credito, il cui articolo 17.2 prevede che “La sottoscrizione da parte del Mutuatario del Contratto costituisce, per espresso accordo delle Parti, la rinuncia ad ogni immunità giurisdizionale ed esecutiva di cui egli potrà avvalersi”[2]. Questa non è la prima volta che la clausola arbitrale in un progetto di investimento cinese è stata erroneamente descritta come una rinuncia alla sovranità statale. Nell’estate del 2020, una controversia simile era già scoppiata in Nigeria per un contratto per l’infrastruttura delle telecomunicazioni [3]. Altrettanto erroneamente, il Governo nigeriano era stato criticato per aver rinunciato alla sua sovranità firmando una clausola redatta a beneficio della Cina in termini molto simili. Anche in questo caso si trattava di un’errata interpretazione dell’effetto giuridico del contratto, per cui il governo nigeriano si è limitato a ridurre l’applicazione di una prerogativa sovrana per consentire la conclusione dell’operazione finanziaria a condizioni di mercato. Da allora, con il parlamento è stato fugato il malinteso su questa clausola, ma non l’ostilità contro i prestiti cinesi legati all’utilizzo di aziende, forniture e manodopera cinesi. Perché tanta virulenza nei confronti di una clausola contrattuale che è comunque usuale?

Fino a poco tempo fa, quando l’IA era agli inizi e si stava preparando la Guerra Fredda, circolavano voci su una traduzione automatica che avrebbe distorto l’affermazione biblica “la carne è debole” in una più prosaica “la carne è marcia”. In un viaggio di andata e ritorno tra inglese e russo [4]. La storia era troppo bella per essere vera, ma illustra la capacità di incomprensione e tensione che gli errori di traduzione provocano nelle relazioni internazionali. Oggi nessuno dei traduttori disponibili gratuitamente su Internet offre la versione scelta dal rapporto pubblicato online da francetvinfo.fr. Come spiegare allora una così essenziale ignoranza della lingua inglese?

Appare improbabile l’ipotesi di un semplice malinteso, quando il rapporto maschera le parole del Ministro degli Investimenti montenegrino, Mladen Bojanić, che si sente dire che “queste controparti a credito (…) sono pericolose per il nostro territorio” senza che sia chiaro dal contesto se crede anch’egli all’interpretazione proposta, se afferma una più generale preoccupazione per il proprio Paese a seguito della firma del contratto o se fa riferimento ad altre clausole del contratto, non citate. E il rapporto insisteva erroneamente che i tribunali cinesi sarebbero stati “competenti solo in caso di controversia” ai sensi del contratto, quando l’articolo 8.1, presentato sullo schermo, faceva riferimento a una clausola arbitrale – non giurisdizionale.

Sta emergendo la tesi della manipolazione politica. L’attuale presidente della Repubblica, Milo Đukanović, è rimasto al potere dal 1991, a volte come presidente, a volte come primo ministro nonostante l’evidente corruzione. Ci sarebbe riuscito, nonostante l’opposizione filo-serba e filo-russa, grazie al sostegno della NATO di cui il Montenegro fa parte dal 2017, degli Stati Uniti e del Regno Unito nonché dell’Unione Europea alla quale il Paese sta negoziando un’adesione prevista per il 2025. A dire il vero, il personaggio infastidisce gli occidentali e l’opposizione cercherebbe di trarne vantaggio. L’avvocato di quest’ultimo, Steven Kay, avvocato penalista internazionale di fama mondiale, si è occupato di casi storici che costituiscono la base del diritto penale internazionale moderno – tra cui il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (Duško Tadić, Slobodan Milošević) e il primo processo davanti alla Corte penale internazionale di un capo di Stato in carica (Uhuru Kenyatta del Kenya). Nel 2019, anno in cui è stato organizzato un finto processo agli oppositori di Milo Đukanović, ha creato Montenegro Watch (https://montenegrowatch.com) e ha pubblicato Montenegro, the People against the President, Corruption and Conflicts of Interest [5]. Questo rapporto indica che “Se il Montenegro dovesse fallire, i termini del suo contratto per i prestiti danno alla Cina il diritto di accedere alla terra montenegrina come garanzia” e fa riferimento, a sostegno di questa versione, alla lettura dell’articolo intitolato If Montenegro were to default, the terms of its contract for the loans give China the right to access Montenegrin land as collateral 6] dal Financial Times, il principale quotidiano economico. Tuttavia, né il verbale da lui firmato né i vari articoli di stampa cui il sito fa riferimento individuano chiaramente clausole contrattuali che stabiliscono queste presunte garanzie a giustificazione delle sue conclusioni.

L’obiettivo finale sarebbe quello di sollevare un’opinione contro l’integrazione del Montenegro nell’Unione Europea strumentalizzando una Cina vittima della sua “diplomazia delle infrastrutture”? In ogni caso, il metodo sembra efficace; mentre Don Bazile del Barbiere di Siviglia si meravigliava della calunnia: “Chi diavolo potrebbe resistere?” L’ex Primo Ministro Duško Marković ha indubbiamente affermato che il territorio montenegrino non era ipotecato a beneficio della Cina, ma solo la stampa cinese lo ha sentito [7]. Ma non Dominique Bilde, eurodeputato del Front National divenuto Rassemblement national che si occupa della questione dell’allargamento dell’Unione Europea ai Paesi dei Balcani[8] e che sostiene la Russia, “partner strategico commerciale e diplomatico” nei cui riguardi vanno evitate le “provocazioni” [9]. La signora Bilde ha presentato un’interrogazione a risposta scritta il 17 febbraio 2020 alla Commissione Europea intitolata Prestito e indebitamento cinese del Montenegro in cui ripete l’asserzione di un possibile sequestro di terra montenegrina [10]. Ancora più recentemente, il 18 maggio 2021, la signora Bilde è intervenuta davanti al Parlamento Europeo per condannare violentemente la possibilità di un allargamento dell’Unione Europea al Montenegro, non solo per la sua situazione economica, ma anche per “le sue alleanze internazionali”[ 11] – per capire, la sua sottomissione alla Cina. Non sarebbe piuttosto per accontentare la Russia, che vuole limitare la presenza dell’Unione Europea nei Balcani? Qualunque sia la risposta a questa domanda, emerge un’osservazione: la confusione sulle pratiche contrattuali, qui cinesi, contamina anche il lavoro degli eurodeputati.

Destino curioso come quello degli autori di questa nota, costretti a denunciare con i lupi combattenti le falsità di una certa stampa francese oltre che internazionale – senza ricorrere a insulti come Lu Shaye, l’Ambasciatore cinese in Francia [12]. Se la Cina merita certi rimproveri, devono basarsi su fatti provati e non fantasticati; per riprendere una classica catacresi cinese, è opportuno “cercare la verità nella realtà dei fatti”, a partire dal contratto stesso. In questo caso, il progetto montenegrino si presta a essere criticato come è avvenuto altrove, quando la Cina promuove le infrastrutture che finanzia per ragioni commerciali e politiche. Certamente, qui, la ExIm Bank of China ha incaricato uno studioso montenegrino di scrivere un rapporto (non reso pubblico), le cui conclusioni positive contrastano con quelle negative di studi condotti già nel 2006 da società di consulenza francesi e americane. La Banca europea per gli investimenti e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo hanno quindi suggerito progetti alternativi per alleviare sia l’alto costo di costruzione, sia i rischi finanziari che il danno ambientale [13].

Non attenendosi ad accuse giustificate e verificabili, il servizio trasmesso da France 2 è solo una parte di un discorso alla moda, senza alcun reale valore aggiunto informativo: perché mentre la Cina non ha difficoltà a difendersi dalle dispute cattive ricostruendo i fatti, i commentatori occidentali seri soffrono del discredito che questi metodi gettano, di conseguenza, sulle loro analisi riguardo alle conseguenze economiche della presenza cinese nelle geografie e nei domini industriali strategici. Non c’è dubbio che i leader politici di Pechino lo stiano apprezzando: le aziende cinesi in Europa e altrove, che soffrono di un deficit di immagine, forse meno.

Note al testo

[1] https://www.francetvinfo.fr/monde/chine/montenegro-la-construction-d-une-autoroute-financee-par-la-chine-tourne-au-fiasco_4673263.html

[2] https://docs.aiddata.org/ad4/pdfs/how_china_lends/CMR_2016_78.pdf.

[3] https://thediplomat.com/2020/08/did-nigeria-really-cede-its-sovereignty-to-china-in-a-loan-agreement/

[4] https://www.economist.com/science-and-technology/1997/10/16/a-gift-of-tongues.

[5] https://montenegrowatch.com/interim-report-on-montenegro-april-2019-the-people-against-the-president-corruption-and-conflicts-of-interest/

[6] https://www.ft.com/content/d3d56d20-5a8d-11e9-9dde-7aedca0a081a.

[7] http://www.brsn.net/NEWS/zhiku_en/detail/20201207/1005000000032801607303484761873957_1.html et http://www.china-ceec.org/eng/zdogjhz_1/t1845216.htm

[8] https://fr.idgroup.eu/rassemblement_national.

[9] https://rassemblementnational.fr/terme/ukraine/.

[10] https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/E-9-2020-000942_FR.html.

[11] https://twitter.com/DominiqueBilde/status/1394730943814963200.

[12] https://twitter.com/AmbassadeChine/status/1372813385688027138.

[13] https://www.reuters.com/article/us-china-silkroad-europe-montenegro-insi-idUSKBN1K60QX et http://www.mans.co.me/en/fourth-report-on-the-construction-of-the-bar-boljare-highway-road-without-end.

Traduzione dal francese per il CeSEM di Stefano Vernole

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