L’Italia più al centro del Mediterraneo

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Negli ultimi anni, diversi fattori sincronici sotto forma di sfide militari, sociali ed economiche stanno provocando un risveglio geopolitico dell’Italia, che si riflette in un aumento della sua presenza nel bacino del Mediterraneo e in gran parte dell’Africa.

Per comprendere e contribuire al dibattito di questo periodo della politica estera italiana, qui si propone di partire dalla descrizione delle attuali situazioni contestuali per poi processarle attraverso un’analisi comparativa della Repubblica Italiana con due attori determinanti per il suo presente: uno da ieri, il Regno d’Italia, e un altro di oggi, la Repubblica francese.

Abstract:

In recent years, several synchronic factors in the form of military, social and economic challenges are causing a geopolitical awakening of Italy, which is reflected in an increase of its presence in the Mediterranean Basin and in Africa. In order to understand and contribute to the debate of this period of Italian foreign policy, here it is proposed to start from the description of the current contextual situations and then process them through a comparative analysis of the Italian Republic with two determinants of its present: one from yesterday, the Kingdom of Italy, and another from today, the French Republic.

Keywords: Italia, Africa, mar Mediterraneo, Francia, terrorismo, potere regionale, energia, immigrazione

Keywords: Italy, Africa, Mediterranean Sea, France, terrorism, regional power, energy, immigration

Introduzione

L’Italia ha iniziato il 2018 con delle idee chiare: dopo l’apertura della sua ambasciata a Niamey, una missione è formalizzata in Niger con 470 militari e quella in Libia viene arrotondata a 400 uomini1.

Con tutto ciò, in Niger, Roma si presenta con una missione di tipo Security Force Assistance, poiché la Francia rimane il leader indiscusso nell’area. Tuttavia, è in Libia che la volontà di affermarsi come potenza regionale cresce inesorabilmente.

Al di là dei dettagli delle operazioni sanitarie e della formazione lì sviluppate, Roma sa che Libia è il punto in cui la sua egemonia nel Mar Mediterraneo può prendere il via. La ex colonia, oltre a invitare giustificazioni storiche, ci costringe a considerare motivi più tangibili come gli interessi energetici, i flussi migratori e la minaccia jihadista.

Quindi, il focus dell’attenzione sarà diretto ai territori più vicini al mare nostrum; Il Libano, dove l’Italia è presente attraverso l’UNIFIL (Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite), la missione unilaterale in Kosovo o i compiti di addestramento e sostegno alle truppe tunisine, sono altre prove che l’aumento del protagonismo di Roma nel Mediterraneo è già chiaramente quantificabile: più presenza di militari italiani in quest’area a detrimento dell’Iraq e dell’Afghanistan. Le ragioni che rendono inevitabile l’intensificazione dell’attenzione strategica dell’Italia nel suo ambiente naturale, oggi stanno diventando più numerose. Questo abito da media potenza consolidata che il contesto offre sarà adattato all’Italia, se oltre a riconoscere le sfide attuali, Roma si guarderà intorno, cioè alle altre potenze europee, mentre esamina il proprio passato; quel sottosuolo storico di argomenti culturali e sentimentali che turbano o nutrono a seconda che siano gestiti in modo più o meno sensato.

Tutte le strade portano al Mediterraneo

Nel 2011, in coincidenza con l’inizio della “Primavera araba”, gli arrivi di immigrati sulle coste italiane aumentarono in modo esponenziale; la caduta del regime di Ben Ali in Tunisia e la guerra civile in Libia (sobillata dall’aggressione della NATO a Tripoli, n.d.r.) saranno la propulsione di un fenomeno che verrà riaffermato dopo la morte di Mu’ammar Gheddafi. La Libia è diventata il principale paese di transito verso l’Italia, grazie ad un’instabilità che ha creato anche il terreno di coltura ideale per lo scoppio di trafficanti di esseri umani.

Pur essendo la via più pericolosa, la Libia sta assorbendo molti migranti che cercavano di entrare in Europa per Ceuta e Melilla, poi, con il crescente controllo da parte delle forze di sicurezza marocchine e i rimpatri a caldo dei migranti illegali attivati dalla Spagna, questo punto sta diventando impraticabile.

L’Italia ha cercato di caricarsi il problema sulle spalle con l’operazione Mare nostrum, che ha salvato migliaia di persone, ma, sospettata di produrre un “effetto di richiamo”, in seguito sostituita dall’operazione Triton guidata da Frontex, l’agenzia europea per la gestione delle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione Europea.

È vero che dai 181.376 arrivi al Belpaese registrati nel 2016 si è passati a 119.046 nel 20172. Tuttavia, l’Italia è ancora il pase dell’ Unione Europea con il maggior numero di arrivi.

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1: Main migratory routes into the EU (frontex.europa.eu/)

Allo stesso tempo, già praticamente sconfitto in Iraq e in Siria, il Daesh sta cercando di riorganizzarsi e concentra la sua attenzione sull’Afghanistan, ma anche sull’Africa occidentale e settentrionale, specialmente nel Sahel e in Libia.

D’altra parte, Al-Qaida nel Maghreb islamico continua ad avere una grande presenza, anche se sta subendo un gran numero di arresti; in Tunisia e in Algeria si osserva la maggior parte delle disarticolazioni.

Tutto ciò significa che il caotico sud della Libia e il Mali continuano a essere l’obiettivo principale dell’attività jihadista. Eppure, ci sono grandi movimenti lungo il nord del Maghreb, cioè alle porte del Mar Mediterraneo.

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2: Attività jihadiste nel Maghreb e nel Sahel occidentale (Grupo de Estudios sobre Seguridad Internacional)

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3: Le reti dei jihadisti africani (Limesonline.com)

Un altro aspetto da considerare è il fattore economico, fondamentalmente tutto ciò che ha a che fare con l’energia e più specificamente con il gas naturale.

A questo proposito, dobbiamo ricordare che la Russia rimane il primo fornitore di gas naturale dell’Italia nello stesso momento in cui Mosca ha deciso di tornare nel Mediterraneo. Questo sarebbe il motivo per cui Trump ha dato la “benedizione” a Roma per essere protagonista in Libia.

Per quanto riguarda il gas, oltre alla Russia, l’Italia dipende dalla Norvegia, dai Paesi Bassi, dall’Algeria e dalla Libia. A sud, mentre si sviluppano i proggetti Poseidon e TAP (Trans Adriatic Pipeline)3, l’Italia si alimenta attraverso il gasdotto TTPC (Trans Tunisian Pipeline Company), che trasporta gas dall’Algeria, e attraverso il gasdotto Greenstream, il quale parte dalla stazione di compressione Mellitah Oil & Gas in Libia verso la Sicilia. Quest’ultimo è il canale di approvvigionamento più importante per l’Italia dopo quelli provenienti dalla Russia.

Il Mellitah Oil & Gas, a cui partecipano il NOC (National Oil Company), la compagnia petrolifera nazionale della Libia ed Eni (Ente Nazionale Idrocarburi), la più grande azienda italiana, lascia molti dubbi sulla sua sicurezza. Tuttavia, ENI, che gestiva meno di un quinto di tutta la produzione di petrolio e gas in Libia prima della guerra, paradossalmente oggi gode di quasi un terzo4.

Inoltre Eni, che nel 20165 ha avuto il merito di far diventare l’Italia il terzo più grande investitore in Africa, nel dicembre 2017 ha aperto a tempo di record il giacimento di gas naturale del Zohr, egiziano e il più grande del Mediterraneo, con una quota di partecipazione del 60% e lasciando il 30% alla russa Rosneft6. Quasi contemporaneamente, il consorzio Total-ENI-Novatek ottiene la licenza per l’esplorazione del petrolio e del gas naturale lungo la costa libanese; la Russia appare di nuovo attraverso Novatek. Apparentemente, ENI, il principale cliente di Gazprom, trasforma l’abbraccio dell’orso russo in varie strette di mano.

Per l’Italia sta diventando chiaro che nell’ultimo decennio le migrazioni dall’Africa sono aumentate e il pericolo terroristico si è avvicinato. Pertanto, questo impegno urgente per la sicurezza, insieme alle nuove opportunità economiche che si aprono, ispirano inevitabilmente la leadership dell’Italia nel Mediterraneo.

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4: Le vie di rifornimento utilizzabili dall’Italia (Ansamed.info)

L’Italia tra Francia e Africa

Il peso dell’Italia attorno alle coste che bagnano il Mediterraneo si mette in gioco, si riflette e si dà impulso nel confronto con il suo potente vicino transalpino. La Francia supera chiaramente l’Italia in basi militari e raddoppia le sue truppe schierate nel mondo. Ciò che è importante qui è comparare le forze di entrambi i paesi intorno al Mar Mediterraneo. Così, si osserva che per Parigi, riguardo le sue missioni militari, la mappa dell’Africa si inclina verso il Sahel: i soldati francesi transitano attraverso le loro ex colonie e paesi come il Mali, il Burkina Faso, il Niger, il Ciad o la Costa d’Avorio assorbono buona parte della presenza militare gallica. Di conseguenza, l’Italia ha via libera, essendo la sua presenza nelle varie missioni del bacino del Mediterraneo apparentemente più estesa.

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5: Schieramenti operativi delle forze armate francesi (Defense.gouv.fr)

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6: Missioni italiane (Limesonline.com)

L’Italia ha schierato circa 15.000 soldati7, approssimativamente la metà di questi sono impegnati in operazioni nazionali, mentre il resto è disseminato in diverse missioni internazionali. All’interno delle missioni che sorvegliano le acque del Mediterraneo, le più numerose sono quelle che assistono le truppe libiche o quelle che sostengono le forze libanesi.

Così, delineando la sua sfera d’influenza, Roma, dal suo centro marino, coprirà praticamente l’intero Mediterraneo orientale; poiché è presente in Tunisia, Libia, Egitto, Israele, Libano, Siria e Turchia. D’altra parte, seguendo la distribuzione del suo personale militare, come un’orbita secondaria di contenimento strategico, compaiono il Sahel, il Corno d’Africa, il Vicino Oriente, la penisola balcanica e le Repubbliche baltiche.

Gli orientamenti stabiliti nel Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa8 del 2015 si stanno plasmando: il ruolo centrale nella regione euromediterranea si sparge, in maggiore o minore misura, sul Golfo di Guinea e sul Corno d’Africa.

Ad ogni modo, emerge la questione cruciale della spesa per la difesa e anche in questo caso è necessario paragonare i dati dei due paesi europei: la spesa militare dell’Italia è dell’1,5% del suo PIL, mentre quella della Francia è del 2,3%9; mentre la spesa totale dell’Italia in euro è praticamente la metà di quella della Francia10.

L’Italia rimane nel club selezionato dei 15 paesi con maggiori spese militari, anche se il fattore sostanziale è analizzare più l’aspetto qualitativo che quello quantitativo dell’investimento in difesa. La chiave si trova anche a Parigi: il Libro Bianco propone di emulare la Francia ampliando la prospettiva con una legge di bilancio di sei anni.

Come coronamento, il presidente francese Emmanuel Macron, ricordando che la Francia è il secondo partner d’Italia con scambi commerciali di circa 80 miliardi di euro, ha espresso il desiderio di entrambi i paesi di firmare il “Trattato del Quirinale” per rafforzare la cooperazione bilaterale, allo stesso livello del Trattato dell’Eliseo che la Francia ha sigillato con la Germania. Il progetto è sintetizzato con queste parole del presidente francese: “Il rapporto è forte a tutti i livelli e abbiamo voluto dargli una forma nuova”11.

Con il Regno Unito con un piede fuori e con la Germania gigante economico che ancora non riesce ad eliminare completamente la sua immagine di nano politico, Roma, se si avvicina a Parigi, può sfruttare lo slancio europeista della prima potenza militare dell’Unione Europea.

L’Italia e il Mediterraneo da una prospettiva storica

Dall’Impero romano e attraverso i possedimenti della Serenissima Repubblica di Venezia e della Serenissima Repubblica di Genova, la centralità della penisola italica in tutto ciò che è successo nel bacino del Mediterraneo è stata unica. Ciononostante, il lento processo che portò all’Unità d’Italia lasciò un attore in ritardo nella distribuzione coloniale; il Regno d’Italia come il punto medio tra Risorgimento e l’irredentismo, non dismise mai il suo impulso espansionista. Il colonialismo italiano iniziò presto e raggiunse la sua massima estensione durante il regime fascista di Benito Mussolini, il cui progetto della “Grande Italia” fino a limiti inimmaginabili venne incoraggiato dalla partecipazione italiana nella Seconda guerra mondiale, ma fu frantumato insieme a tutte le ambizioni delle potenze dell’Asse.

A differenza di altre potenze europee, l’Italia ha sviluppato un impero coloniale in Africa per equipararsi ai suoi rivali che è culminato traumaticamente in un disastro militare senza precedenti. Come la Germania e il Giappone, la Repubblica italiana perse quasi tutti i suoi domini e abbandonò le sue pretese coloniali.

La nuova fase era libera da ogni atteggiamento bellicoso, ma portò anche lo stigma di aver integrato l’Asse; nella misura in cui il progetto di Roma è stato ricomposto, il progresso dell’influenza economica e culturale si è basato sull’ineluttabile necessità di inserirsi geopoliticamente, ed è qui che le forze armate diventano indispensabili. In questo senso, c’è ancora la convinzione, recentemente espressa dal giornalista Lucio Caracciolo, per cui: “L’Italia è un paese strategico che rifiuta di esserlo. Dopo più di un secolo e mezzo, il nostro Stato unitario resta un adolescente geopolítico”12.

L’innegabile responsabilità che la storia coloniale esercita su Roma, se finalmente gestita in modo maturo, dissipando i complessi e l’ascesa di rivendicazioni fascistoidi, può servire a strutturare il proprio peso nel bacino del Mediterraneo, al fine di configurare una strategia più accurata.

Sicurezza, pressione migratoria o energia tracciano una mappa che riproduce quella tendenza coloniale del Regno d’Italia a piegarsi verso Est e a volgersi verso il Corno d’Africa. Come ieri, la Francia continua a determinare l’attenzione dell’Italia sul mondo.

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7: L’Impero italiano nel 1940 (Wikipedia.org)

Se la storia è il supporto della strategia estera italiana, la sua cultura è la linfa che nutre la sua affermazione geopolitica, cioè è uno strumento fondamentale di soft power. Sotto questo aspetto, la lingua è un fattore fondamentale e i dati forniti dalla Società Dante Alighieri, un’istituzione che diffonde la lingua italiana nel mondo, sono troppo magri: i suoi studenti in Africa sono circa 3000, che si trovano in Sudafrica, Tunisia, Marocco, Egitto, Zimbabwe, Mozambico e Repubblica del Congo13.

Oltre al numero minimo di studenti, si osserva immediatamente che importanti ex colonie italiane non appartengono a questa lista, questione che ci invita anche a riflettere sulla quasi totale scomparsa della lingua della vecchia metropoli in Africa. Va ricordato che due delle più importanti ex colonie, la Libia e la Somalia, sono attualmente il paradigma dello Stato fallito.

D’altra parte, quando l’attenzione si concentra su altre istituzioni, le previsioni sembrano essere più positive: gli Istituti Italiani di Cultura sono distribuiti praticamente in tutti i paesi che racchiudono il Mar Mediterraneo e la rete di scuole italiane all’estero si estende in tutto il mondo; alcuni di questi centri educativi sono istituti statali onnicomprensivi con sede ad Addis Abeba, Asmara, Atene, Barcellona o Istanbul, altri sono scuole sovvenzionate, che si trovano in Algeria, Egitto, Marocco, Tunisia o Etiopia14.

In ogni caso, sebbene i risultati della promozione culturale italiana siano tutt’altro che soddisfacenti se valutati per il loro potenziale strategico, i resti tangibili e intangibili della presenza italiana oltremare sono ancora vigenti e possono essere aumentati.

La politica estera dell’Italia

Pur mantenendo posizioni ambigue in vari contesti, l’esplicito sostegno al governo libico riconosciuto dalle Nazioni Unite e al governo di Abd al-Fattah al-Sisi in Egitto, sono il segno della crescente rilevanza che Roma può avere nel “Mediterraneo allargato”, sia in uno Stato chiave dell’area, come in una relazione bilaterale storicamente irrevocabile.

Quando Al-Sisi ha dichiarato che l’Egitto ha “relazioni uniche con l’Italia”15, non dimentica l’appoggio italiano durante la destituzione del presidente Mohamed Morsi per mano dei militari.

Per quanto riguarda la Libia, l’esempio della interferenza di Roma si è manifestato tramite il finanziamento al clan Dabbashi per fermare i flussi migratori.

Ebbene, la Francia ha facilitato la caduta di Mu’ammar Gheddafi e indirettamente ha attivato tutta l’attenzione che l’Italia deve porre sulla sua ex colonia. Oggi, quando Macron si propone come mediatore, continua a stimolare la reazione italiana.

Angelino Alfano, Ministro degli Affari Esteri durante il Governo Gentiloni, aveva già sottolineato che l’Africa è una “priorità assoluta nella politica estera italiana”16. Nel frattempo, Paolo Gentiloni, accettando l’instabilità politica interna d’Italia, sottolinea la sua stabile politica internazionale: “Un Paese atlantico, europeista, proiettato al dialogo con Mediterraneo, Medio Oriente e Africa”17.

Roma ha un impegno militare sempre più dinamico nel sud del Mediterraneo, su richiesta della UE e della NATO, ma lo sviluppo dell’attività diplomatica contemporaneamente avanza; nel 2016 si è tenuta a Roma la prima conferenza ministeriale Italia-Africa, alla quale hanno partecipato rappresentanti di 52 paesi africani18. Questo si aggiunge ad altri forum esistenti come l’Unione per il Mediterraneo o il dialogo 5 + 5 (Algeria, Tunisia, Marocco, Libia, Mauritania, Francia, Italia, Malta, Spagna e Portogallo).

Inoltre, le visite ufficiali a molti di questi Stati sono state intensificate. Solo nell’ultimo mese del 2017 e il primo del 2018, il Ministro degli Affari Esteri è stato in Libia, Niger, Senegal, Guinea, Tunisia e Algeria19.

Non c’è dubbio: “L’Africa è tornata prepotentemente nel dibattito politico italiano in maniera surrettizia”20, dato che è il continente da cui parte la maggior parte dei migranti che arrivano sulle coste italiane (dei 10 paesi che contribuiscono di più, 9 sono nel continente nero). Nel frattempo, ci sono anche i principali destinatari dei flussi di investimenti diretti italiani (i primi 8 della lista sono in ordine: Algeria, Egitto, Sudafrica, Tunisia, Etiopia, Marocco, Nigeria e Angola)21.

L’accento sull’Africa aspira a rafforzare e ampliare le relazioni commerciali e al contempo cerca di contribuire allo sviluppo del continente, in modo da attenuare la pressione migratoria. Per questo, è fondamentale l’implementazione di meccanismi che migliorino la diplomazia economica, la politica industriale e il finanziamento di progetti di aziende italiane all’estero. Tutto ciò senza trascurare la politica di sicurezza che esorta ad assumersi la responsabilità, insieme ad altri paesi, del confine meridionale dell’Unione Europea.

L’Italia ha visto le opportunità che nascono nella regione del Mediterraneo e, sebbene insufficienti, ha messo sul tavolo una serie di politiche volte a dare copertura alla propria espansione economica.

A prima vista, c’è una ragione importante per cui Roma potrebbe modificare le iniziative nel suo ambiente naturale: i cittadini italiani consultati, sempre più, danno priorità al controllo migratorio a scapito della promozione dei prodotti italiani all’estero o della difesa dei connazionali nel mondo. Tuttavia, quello che sembra essere un graduale disinteresse degli italiani, può tradursi nella generalizzata convinzione che l’Italia sia debole, poiché la maggior parte di essi pensa che Roma non influisca troppo sul mondo. Pertanto, l’espansione delle operazioni militari internazionali22 non è guardata dall’alto in basso.

Quindi, presumibilmente, la politica estera italiana continuerà a dirigere il suo interesse verso il bacino del Mediterraneo e in particolare verso l’Africa.

In breve, l’unico modo per evitare l’isolamento nazionalista è attraverso un’identità globale.

Con questa intenzione l’Italia può aumentare il proprio peso all’interno dell’Unione Europea, rafforzando i legami con la Francia, sostenere apertamente alcuni paesi nordafricani come l’Egitto e presentarsi agli Stati subsahariani come il Niger come fattore di stabilità, mantenendo però una certa ambiguità nelle relazioni con la Russia e la Turchia.

Conclusioni

L’Italia sta attraversando un periodo speciale della propria storia: dopo la crisi economica iniziata nel 2008, si stanno verificando situazioni che modificano gradualmente la sua società. Sempre più questa trasformazione è rafforzata dall’interazione di processi interni ed esterni: i confini dell’Italia sono in un punto di permeabilità bidirezionale che richiede un’attenta analisi.

All’interno delle emergenze politiche, economiche e sociali che collocano l’Italia in un periodo di decisioni strategiche inevitabili, ci sono due particolarità che offrono ottimismo a queste aspirazioni: nonostante alcuni evidenti sintomi di fragilità, da un lato, l’Italia ha espletato correttamente molti compiti relativi alla gestione umanitaria nel Mar Mediterraneo, e, dall’altra parte, le azioni compiute dalle sue forze di sicurezza si sono dimostrate efficaci nella lotta contro il terrorismo jihadista all’interno dei propri confini.

Il prestigio che questa risposta garantisce è un combustibile insostituibile. L’accumulo di sfide ha messo all’angolo l’Italia; su una lenta ripresa economica, Roma è alla ricerca di se stessa e solo nel Mediterraneo trova il suo riflesso. La pressione migratoria, il pericolo del terrorismo jihadista, l’alternativa energetica e l’espansione commerciale emergono dal Nord Africa, tutto laccato da un imbarazzato senso di responsabilità storica.

Mentre la Russia scende nel Mediterraneo l’Italia sale verso il Baltico: ognuno annusa la sfera di influenza dell’altro, più per contesa che per avanzata nel caso dell’Italia. Nonostante questo, il primato russo nella fornitura di energia all’Italia rimane intatto.

Allo stesso tempo, nel nord, la Germania mantiene quella solidità economica che le conferisce un ruolo predominante all’interno dell’Unione Europea. E la Francia, d’altra parte, accentua il suo protagonismo politico con la fuga del Regno Unito.

Così, in Europa, l’Italia può scalare posizioni attraverso il ritiro britannico, l’avvicinamento alla Francia e l’ utilizzo di posizioni chiave; Federica Mogherini è a capo della diplomazia europea, mentre Mario Draghi detiene la presidenza della Banca centrale europea e Antonio Tajani è il presidente del Parlamento europeo.

Nel Mediterraneo, l’Italia trova la sua storia oltre a problemi e opportunità; più profondamente in Africa, tra tutte le circostanze citate, si possono vedere una sfida e una opportunità non meno importanti: quella rappresentata dalla Repubblica Popolare Cinese.

La congiunzione di tutti questi eventi intorno all’Italia ha dato forma alla sua reazione: costretta dal suo presente, Roma attraversa il passato per incontrare il suo futuro; senza cadere nelle puerili pretese neocolonialiste, dovrà decidere se si accontenta di essere un pivot geopolitico o intende diventare un giocatore geostrategico23.

Se la politica estera italiana riuscirà a raccogliere gradualmente le risposte imposte dal contesto attuale, il risultato sotto forma di indiscussa potenza del Mar Mediterraneo garantirà la continuità di questo progresso. Con questo scopo, dovra lavorare fianco a fianco con la vasta gamma di attori della zona: dai partner agli avversari, perché sono tutti un po’ ‘l’uno e l’altro.

Una politica estera sagace verso il sud significa andare da ovest a est, vale a dire, partendo da un’alleanza cooperativa con la Spagna ad una competitiva con la Francia, verso le contraddittorie relazioni con la Russia e la Turchia come destinazione, rivalità che possono favorire la leadership del’Italia nella regione.

Augusto Manzanal Ciancaglini

Riferimenti

1http://www.repubblica.it/esteri/2018/01/15/news/pinotti_missioni_militari_meno_uomini_in_afghanistan_e_iraq_aumento_presenza_mediterraneo-186553599/

2https://politica.elpais.com/politica/2018/01/19/actualidad/1516369676_577843.html

3 Poseidon è un progetto di gasdotto tra la Grecia e l’Italia e il TAP è un progetto di Italia, Albania e Grecia.

4 http://notizie.tiscali.it/esteri/articoli/italia-conquista-gas/

5http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-07-21/diplomazia-gas-contro-guerre-224747.shtml?uuid=AEwNLB1B

6 http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2017-12-20/eni-avvio-lampo-zohr-maggiore-giacimento-gas-mediterraneo-090202.shtml?uuid=AEFVF9UD

7 https://www.difesa.it/OperazioniMilitari/Pagine/OperazioniMilitari.aspx

8 https://www.difesa.it/Primo_Piano/Documents/2015/04_Aprile/LB_2015.pdf

9 https://www.sipri.org/sites/default/files/Milex-share-of-GDP.pdf

10 https://www.sipri.org/sites/default/files/Milex-local-currency.pdf

11http://www.repubblica.it/esteri/2018/01/11/news/macron_loda_l_italia_e_il_suo_impegno_con_i_migranti_e_stipula_il_trattato_del_quirinale_-186275696/

12 http://www.limesonline.com/cartaceo/perche-ci-serve-litalia?prv=true

13http://www.limesonline.com/cartaceo/perche-non-possiamo-non-essere-italoafricani?prv=true

14 http://www.esteri.it/mae/it/politica_estera/cultura/scuoleitalianeallestero

15http://www.ilmessaggero.it/primopiano/esteri/egitto_al_sisi_decisione_su_ricandidatura_fra_un_paio_di_mesi_e_sul_caso_regeni_vogliamo_scoprire_i_colpevoli-3356373.html

16http://it.blastingnews.com/politica/2017/07/africa-alfano-priorita-assoluta-nella-politica-estera-italiana-001832989.html

17 https://agvilvelino.it/article/2017/11/23/gentiloni-italia-instabile-politicamente-stabile-politica-estera/

18 http://www.notizieitalianews.com/2017/12/la-politica-estera-italiana-negli.html

19 http://www.esteri.it/mae/it/ministro/le-missioni-del-ministro.html?pagina=1

20 http://www.limesonline.com/cartaceo/siamo-allanno-zero?prv=true

21 http://www.istat.it/it/

22 http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-10-06/per-italiani-priorita-politica-estera-e-controllo-migranti-155556.shtml?uuid=AES1QLgC o http://www.iai.it/sites/default/files/laps-iai_2017_dati.pdf

23 Concetti di Zbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale del governo di Jimmy Carter: Zbigniew Brzezinski, “The Grand Chessboard: American Primacy and its Geostrategic Imperatives”, 1997