Panama: José Raúl Mulino presidente eletto

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di Giulio Chinappi

Le elezioni generali a Panama hanno visto la vittoria di José Raúl Mulino del partito Realizando Metas. Il nuovo presidente, sostenuto dall’ex capo di Stato Ricardo Martinelli, si trova di fronte un Paese in preda alla corruzione e alle difficoltà economiche, acuite dalla siccità e dalle questioni relative alla concessioni minerarie.

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Lo scorso 5 maggio hanno avuto luogo le elezioni generali a Panama, che prevedevano sia l’elezione del nuovo presidente che il rinnovamento dei 71 scranni che compongono l’Assemblea Nazionale. Il verdetto delle presidenziali ha premiato José Raúl Mulino, candidato del partito liberal-conservatore Realizando Metas (RM), che ha ottenuto il 34,25% delle preferenze e che succederà al presidente uscente Laurentino Cortizo a partire dal prossimo 1º luglio.

Mulino, già ministro della Sicurezza, è stato un ingresso tardivo nella corsa presidenziale dopo che il suo mentore e leader del partito RM, l’ex presidente Ricardo Martinelli (2009-2014), è stato escluso dalla competizione elettorale a seguito di una condanna per corruzione. La vittoria di Mulino si deve dunque soprattutto alla popolarità di cui ancora gode Martinelli presso una parte della cittadinanza, e molti considerano proprio quest’ultimo come colui che effettivamente guiderà il prossimo governo panamense da dietro le quinte.

Il carismatico ex presidente ha in effetti dominato gran parte della campagna elettorale, facendo campagna per Mulino dall’interno dell’ambasciata nicaraguense, dove si era rifugiato il 8 febbraio dopo aver ottenuto asilo politico. Anche lo stesso presidente eletto ha riconosciuto l’importante ruolo svolto da Martinelli nella sua vittoria, ringraziandolo per averlo scelto come suo sostituto per il partito RM: “Un abbraccio a Ricardo (Martinelli) ovunque tu sia. Come ho detto, la persecuzione politica in questo Paese è finita, il Paese è stanco delle lotte politiche che non ci hanno portato da nessuna parte, non mi considero nemico di nessuno, e spero che nessuno mi consideri il suo nemico“, ha affermato.

Oltretutto, Mulino ha potuto beneficiare della legge elettorale sui generis di Panama che, al contrario della maggioranza dei Paesi latinoamericani, non prevede un secondo turno, permettendo al candidato più votato di accedere direttamente alla presidenza indipendentemente dalla percentuale di voti ricevuti. Per questo, il 34,25% di consensi conquistato da Mulino è risultato sufficiente, con il secondo classificato, Ricardo Lombana, del partito ecologista e anticorruzione Movimiento Otro Camino (MOCA), che si è fermato al 24,65%. Seguono un altro ex presidente, Martín Torrijos (2004-2009), che ha ottenuto il 16,03% sotto l’egida del Partido Popular, e l’ex ministro degli Esteri Rómulo Roux (2012-2013), capace di attestarsi all’11,35% per la formazione Cambio Democrático, fondata nel 1998 da… Martinelli.

Secondo quanto dichiarato in campagna elettorale, Mulino punterà ad affrontare le problematiche del paese legate alla corruzione governativa, una grave siccità che ha influenzato il traffico marittimo nel canale di Panama, nonché la questione dei migranti diretti verso gli Stati Uniti che passano attraverso le giungle panamensi in gran numero. “Missione compiuta“, ha dichiarato Mulino dopo i primi risultati. “Questa è forse la data più importante della mia vita, e la più grande responsabilità di un panamense ricade sulle mie spalle e sulla mia famiglia per guidare il destino della nazione“.

Dopo i guai giudiziari di Martinelli, anche lo stesso Mulino ha dovuto affrontare un procedimento che avrebbe potuto escluderlo dalla corsa alla presidenza. La candidatura di Mulino era stata contestata perché non aveva vinto un’elezione primaria né aveva scelto un candidato vicepresidente come richiesto dalle leggi panamensi. Tuttavia, una decisione della Corte Suprema dell’ultimo minuto ha convalidato la sua candidatura in sostituzione di Martinelli dopo che quest’ultimo ha perso un appello contro la sua condanna.

Ora Mulino avrà altri problemi da affrontare, ovvero risollevare il Paese dopo la contestata presidenza di Cortizo, leader del Partido Revolucionario Democrático (PRD) di centro-sinistra, sotto il cui mandato Panama ha fatto registrare un aumento della corruzione, un calo degli investimenti ed un’impennata del debito pubblico. Lo scorso anno, inoltre, il Paese è stato scosso da proteste diffuse, il cui fattore scatenante è stato una concessione governativa per la società mineraria canadese First Quantum per continuare a operare la miniera di rame di Cobre Panama. I critici sostengono che la miniera metta a rischio le fonti d’acqua, un problema particolarmente attuale a Panama, visto che la siccità ha di fatto ostacolato il transito commerciale attraverso il canale di Panama. Anche per queste ragioni, il PRD, che questa volta candidava il vicepresidente uscente José Gabriel Carrizo, non è andato oltre il 5,84%.

Un’altra questione calda per il prossimo presidente sarà l’ottenimento del sostegno del parlamento, visto che il partito RM ha eletto solamente tredici deputati sui settantuno scranni che compongono l’emiciclo panamense. Il PRD, dal canto suo, ha perso i due terzi dei seggi che aveva conquistato alle precedenti elezioni, conservandone solamente dodici. La disaffezione dell’elettorato nei confronti dei partiti si nota soprattutto dal fatto che il gruppo di maggioranza relativa all’interno dell’organo legislativo sarà quello degli indipendenti, con 21 deputati eletti, mentre saranno ben otto i partiti che si divideranno gli altri seggi, andando a formare un parlamento molto frammentato, in cui il compromesso la farà da padrone.

La pessima gestione del precedente governo ha dunque spianato la vittoria a Mulino, ma, a parte le promesse elettorali, il nuovo presidente difficilmente riuscirà a risollevare il Paese mettendo in atto le ricette neoliberiste che il suo partito sostiene. Dopo il momento della sbornia di festeggiamenti, verrà anche per Mulino il tempo di prendere le redini del Paese ed affrontarne i problemi reali.

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