Russia: Aleksej Naval’nyj non è mai stato il “leader dell’opposizione”

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di Giulio Chinappi

Riproponiamo un articolo scritto da Giulio Chinappi e pubblicato sul suo sito di informazione geopolitica World Politics Blog quasi quattro anni fa.

In seguito al suo presunto avvelenamento, Aleksej Naval’nyj è stato proclamato nuovo santo martire dell’ideologia liberal-liberista dalla stampa occidentale, che lo descrive erroneamente e faziosamente come “leader dell’opposizione” in Russia.

FONTE ARTICOLO

Le vicende di Aleksej Naval’nyj hanno poco di diverso rispetto ad altri personaggi politici russi che, per il semplice fatto di opporsi a Vladimir Putin seguendo l’ideologia liberal-liberista, diventano santi martire della “democrazia”, o almeno così vengono descritti da gran parte della stampa occidentale. Lo stesso era accaduto con altri esponenti politici in passato, come nel caso di Boris Nemcov, che al pari dello stesso Naval’nyj era stato uno dei promotori del Partito Democratico del Progresso – Russia del Futuro (in russo Демократическая Партия Прогресса – Россия Будущего; traslitterato Demokratičeskaja Partija Progresa – Rossija Buduscego).

In realtà, come ben sanno coloro che seguono la politica russa da vicino, le principali forze di opposizione al governo di Putin sono il Partito Comunista della Federazione Russa (Коммунистическая партия Российской Федерации, КПРФ; Kommunističeskaja partija Rossijskoj Federacii, KPRF) guidato da Gennadij Zjuganov ed il Partito Liberal Democratico di Russia (Либерально-Демократическая Партия России; Liberal’no-Demokratičeskaja Partija Rossii, LDPR), di Vladimir Žirinovskij.

Non solo. Sebbene oggi Naval’nyj si presenti come un liberale democratico ed europeista, il suo passato politico presenta diverse ombre, oltre a caratterizzarsi principalmente per un fervente anticomunismo. La prima formazione politica alla quale aderì, nel 2000, fu infatti il Partito Democratico Unificato Russo – Jabloko (Российская Oбъединенная Демократическая Партия – Яблоко; Rossijskaja Ob”edinennaja Demokratičeskaja Partija – Jabloko), che facevano proprio del rifiuto del passato sovietico il proprio cavallo di battaglia. In seguito, nel 2007, Naval’nyj fondò un movimento politico denominato “Popolo”, accusato da più parti di nascondere derive nazionaliste di estrema destra, fatto che gli costò l’espulsione da Jabloko, dopo aver avuto violenti scontri interni con il leader del partito, Grigorij Javlinskij.

La sua vera popolarità, o presunta tale, tuttavia, ebbe inizio con l’attività di blogger anti-Putin e soprattutto con l’investitura ottenuta dall’Università di Yale, che nel 2010 lo selezionò come uno dei maggiori leader politici emergenti del pianeta, su basi ad oggi ancora sconosciute, per partecipare ad un programma apposito finanziato dagli Stati Uniti. Secondo alcune fonti, inoltre, già in precedenza Naval’nyj aveva ricevuto ingenti finanziamenti dalla NED (National Endowment for Democracy), una ONG con sede negli USA. In pratica, da anonimo esponente della destra russa, Naval’nyj è stato trasformato in cavallo di Troia dell’imperialismo statunitense.

In seguito all’esperienza con la Yale University, Naval’nyj abbandonò dunque il suo malcelato nazionalismo per diventare un liberista filo-occidentale, fondando il suo partito l’anno successivo. Ciò lo portò addirittura ad andare contro gli interessi nazionali russi pur di prendere le parti dei suoi amici di Washington e Bruxelles, quando, nel 2014, Naval’nyj e il già citato Nemcov furono gli unici leader politici ad opporsi all’annessione della Crimea. Lo stesso Naval’nyj, poi, non ha mai nascosto il proprio sostegno nei confronti dell’attuale presidente ucraino, l’antirusso e filo-occidentale Volodymyr Zelens’kyj, e della candidata dell’opposizione bielorussa Svjatlana Cichanoŭskaja.

Ad ogni modo, la popolarità di questo personaggio era quasi maggiore all’estero che in Russia, fatte le dovute proporzioni: secondo un sondaggio dell’istituto indipendente Levada Center, nel febbraio 2017 circa il 48% dei russi non aveva idea di chi fosse Naval’nyj, un dato certamente poco lusinghiero per colui che viene descritto da molti media nostrani come il “leader dell’opposizione”. Al contrario, volti come quelli Zjuganov e Žirinovskij sono certamente noti alla grande maggioranza dell’opinione pubblica russa.

La stampa occidentale, inoltre, spaccia per vittoria di Naval’nyj i risultati delle elezioni moscovite del 2019, quando costui lanciò il cosiddetto “Voto Intelligente”, che consisteva nel votare chiunque tranne i membri del partito di Putin, Russia Unita (Единая Россия; Edinaja Rossija). Molti media straneri e siti del web hanno proclamato un’inesistente vittoria di Naval’nyj alle elezioni moscovite, per il semplice fatto che i candidati di Russia Unita hanno ottenuto in quell’occasione meno voti di tutte le altre liste messe insieme. In realtà, le elezioni si conclusero con il successo del Partito Comunista, una forza che nulla ha a che fare con questo losco personaggio, che con il 32.7% dei voti riuscì a sconfiggere di misura Russia Unita (32.1%), mentre Naval’nyj non risultava neppure tra i candidati.

Alla luce di tutto questo, appare evidente come Naval’nyj non abbia mai rappresentato una minaccia per il potere di Vladimir Putin, e di conseguenza le voci sul suo presunto avvelenamento per volere dello stesso presidente russo appaiono totalmente infondate. Putin o l’attuale governo russo non avrebbero tratto nessun beneficio dall’eventuale morte di Naval’nyj; al limite, il presunto tentativo di avvelenamento (oltretutto fallito) è andato tutto a vantaggio degli avversari del presidente russo, che hanno potuto accusare il Cremlino di quanto successo a Naval’nyj.

Secondo una nota stampa del Cremlino, Putin “ha sottolineato che era inaccettabile avanzare accuse affrettate e infondate al riguardo e ha sottolineato il suo interesse per un’indagine approfondita e imparziale di tutte le circostanze dell’incidente”, in occasione di una telefonata avuta negli scorsi giorni con il primo ministro italiano Giuseppe Conte. Il governo russo ha anche accusato “Washington e Bruxelles [di essere] saltate frettolosamente alla conclusione che il blogger dell’opposizione russa Aleksej Naval’nyj sia stato deliberatamente avvelenato”.

L’addetto stampa del presidente russo, Dmitrij Peskov, ha a sua volta ribadito che è sconcertante quanto velocemente sia emersa la teoria dell’avvelenamento, dal momento che la causa del calo dei livelli di colinesterasi non era ancora stata identificata. Secondo il portavoce del Cremlino, i medici russi sono pronti a condividere i primi campioni del paziente e invitare i loro colleghi tedeschi a scambiarsi informazioni.

La vicenda di Aleksej Naval’nyj è dunque ben diversa da quello che ci è stato raccontato dai mass media occidentali. Costui era poco più di un signor nessuno della politica russa prima di ricevere l’investitura ed i finanziamenti degli Stati Uniti, ed anche in seguito a ciò non è mai stato il principale esponente politico dell’opposizione, restando ignoto a gran parte dell’elettorato e ricoprendo un ruolo di comprimario nel mondo politico russo. Il suo presunto avvelenamento, come le morti di altri esponenti antiputiniani in passato, in verità fa unicamente gli affari degli oppositori interni ed esterni, e non certo del governo.

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