Lun. Ott 3rd, 2022

Opposizione all’espansione della NATO – già nel 1997

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ARTICOLO ORIGINALE

Il 26 giugno 1997, un gruppo di 50 eminenti esperti di politica estera che includeva ex senatori, ufficiali militari in pensione, diplomatici e accademici, inviò una lettera aperta al presidente Bill Clinton in cui esponeva la loro opposizione all’espansione della NATO. 

Stanley Resor, presidente del consiglio di amministrazione della Arms Control Association, è intervenuto alla conferenza stampa con cui veniva annunciata la lettera, incentrata sulle implicazioni dell’espansione sul controllo degli armamenti. 

Di seguito sono riportate le osservazioni di Resor e la lettera del gruppo.

Osservazioni di Stan Resor

Un interesse chiave – se non la chiave – degli Stati Uniti in Russia è una rapida e sostanziale riduzione delle decine di migliaia di armi nucleari strategiche e tattiche russe e delle centinaia di tonnellate di materiale nucleare che sono state ancora dispiegate o immagazzinate in quella nazione per circa sei anni dopo la fine della Guerra Fredda.

I progressi verso questi obiettivi richiederanno una cooperazione globale e prolungata tra gli Stati Uniti e la Russia insieme ad un rafforzamento della fiducia, generale e reciproca. 

Il piano dell’amministrazione Clinton che prevede l’espansione della NATO ha già minato – e la sua attuazione solleverà ulteriori ostacoli – l’instaurazione di quel tipo di relazione che è fondamentale per il successo in materia di controllo degli armamenti.

Il Trattato START II, ​​che dovrebbe ridurre le armi nucleari strategiche dispiegate dalla Russia a 3000-3500, è in attesa di ratifica da parte del parlamento russo. 

Il parlamento è dominato da membri dei partiti comunisti e nazionalisti ostili al presidente Eltsin e sospettosi delle intenzioni degli occidentali. 

Hanno risposto all’espansione della NATO opponendosi alla ratifica di START II.

Questi membri conservatori della Duma vedono l’espansione della NATO verso i confini russi come qualcosa venuto in un momento in cui le forze convenzionali russe sono in gravi difficoltà, hanno un disperato bisogno di riforme, sono mal pagate e demoralizzate. 

Ciò sta costringendo la Russia a considerare di fare un maggiore affidamento sulle armi nucleari per garantire la sua sicurezza e, inoltre, ha sollevato la questione se la Russia debba conservare i suoi missili terrestri multi-testata più potenti che i progetti di START II, invece, vorrebbero eliminare.

A Helsinki, il presidente Clinton ha cercato di affrontare alcuni dei problemi sostanziali sollevati dalla Russia rispetto a START II concordando con il presidente Eltsin

—un quadro per uno START III che limiterebbe entrambe le parti a 2000-2500 testate ciascuna entro dicembre 2007; e

una proroga di cinque anni del termine per il raggiungimento dei livelli START II.

 

Sebbene una delle ragioni principali perché si giunga a possedere i livelli più bassi di armamenti atomici e la scadenza prorogata fosse la riduzione dei costi per i russi, la proroga di cinque anni offre alla Russia anche il tempo di valutare l’impatto dell’espansione della NATO e degli schieramenti di difesa missilistica di teatro statunitensi sulla sua sicurezza prima di provvedere ad eliminare il suo multi-missili balistici intercontinentali a testata nucleare.

Il generale Rokhlin, presidente del Comitato per la difesa della Duma russa, ha espresso preoccupazione per il fatto che la ratifica di START II, sostanzialmente prima del completamento dei termini di START III, comporti rischi per la Russia in quanto ci si affiderebbe soltanto alla buona fede degli Stati Uniti. 

In questo contesto, ha affermato il generale, l’espansione della NATO costituisce una rinuncia alle assicurazioni date a Gorbaciov e Shevardnadze all’epoca in cui era stato ottenuto il consenso russo alla riunificazione tedesca e all’adesione di una Germania riunificata alla NATO.

Helsinki ha anche delineato un’ambiziosa agenda di trasparenza per quanto riguarda le infrastrutture nucleari e i potenziali vincoli tattici sulle armi nucleari.

L’espansione della NATO renderà molto più difficile stabilire l’atmosfera di fiducia necessaria affinché Mosca accetti misure di trasparenza aggiuntive per le sue scorte e abbandoni la sua crescente dipendenza dalle armi nucleari per bilanciare l’approccio della NATO ai suoi confini.

Per separare la ratifica di START II dall’espansione della NATO e per dimostrare che la NATO non intende isolare la Russia e di fatto riconosce che deve far parte di un efficace sistema di sicurezza europeo, gli Stati Uniti hanno contribuito a progettare l’Atto fondativo Russia-NATO, firmato dal Presidente Clinton a Parigi il 27 maggio.

L’atto in questuone contiene al suo interno il potenziale per alienare la Russia tanto quanto integrarla in un sistema di sicurezza europeo. Il documento, però, non affronta due degli aspetti dell’espansione che destano la maggiore preoccupazione per i russi, vale a dire la portata e il ritmo dell’espansione.

L’attuale piano della NATO è a tempo indeterminato. Prevede chiaramente l’inclusione degli stati baltici. Ma la Russia ha chiarito che l’inclusione nella NATO di qualsiasi membro dell’ex Unione Sovietica è inaccettabile. Sia i presidenti Clinton che Eltsin hanno già dato interpretazioni contrastanti dell’Atto.

È già chiaro che l’espansione della NATO ha gravemente ritardato la ratifica di START II e che, a meno che il processo non venga sospeso, continuerà a mettere a repentaglio i principali trattati di riduzione degli armamenti nonché altri obiettivi vitali di controllo degli armamenti che abbiamo tradizionalmente perseguito.

La lettera

26 giugno 1997

Caro Signor Presidente,

Noi sottoscritti riteniamo che l’attuale sforzo guidato dagli Stati Uniti per espandere la NATO, al centro dei recenti Vertici di Helsinki e Parigi, sia un errore politico di proporzioni storiche. 

Riteniamo che l’espansione della NATO diminuirà la sicurezza degli alleati e sconvolgerà la stabilità europea per i seguenti motivi:

In Russia, l’espansione della NATO, che continua a essere contrastata da tutto lo spettro politico, rafforzerà l’opposizione non democratica, sminuirà coloro che favoriscono le riforme e la cooperazione con l’Occidente, porterà i russi a mettere in discussione l’intero accordo post-Guerra Fredda e galvanizzerà la resistenza alla Duma ai trattati START II e III. 

In Europa, l’espansione della NATO disegnerà una nuova linea di divisione tra gli “in” e gli “out”, promuovendo l’instabilità e, in definitiva, diminuirà il senso di sicurezza di quei paesi che non sono inclusi;

Nella NATO, l’espansione, che l’Alleanza ha indicato essere a tempo indeterminato, degraderà inevitabilmente la capacità della NATO di svolgere la sua missione primaria e coinvolgerà le garanzie di sicurezza statunitensi a Paesi con gravi problemi di dispute di confine e minoranze nazionali e sistemi di governo democratico sviluppati in modo non uniforme;

Negli Stati Uniti, l’espansione della NATO innescherà un ampio dibattito sul suo costo indeterminato, ma certamente elevato, e metterà in discussione l’impegno degli Stati Uniti nei confronti dell’Alleanza, tradizionalmente e giustamente considerata un fulcro della politica estera statunitense.

A causa di queste gravi obiezioni, e in assenza di qualsiasi motivo per una rapida decisione, sollecitiamo fortemente che il processo di espansione della NATO venga sospeso mentre si perseguono azioni alternative. Questi includono:

  • aprire le porte economiche e politiche dell’Unione Europea all’Europa Centrale e Orientale;
  • sviluppare un programma rafforzato di partenariato per la pace;
  • sostenere una relazione cooperativa NATO-Russia; e
  • continuare il processo di riduzione degli armamenti e quello sulla trasparenza, in particolare per quanto riguarda armi e materiali nucleari, la principale minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti, e per quanto riguarda le forze militari convenzionali in Europa.

La Russia non rappresenta ora una minaccia per i suoi vicini occidentali e le nazioni dell’Europa centrale e orientale non sono in pericolo. Per questo motivo, e per gli altri sopra citati, riteniamo che l’espansione della NATO non sia né necessaria né auspicabile e che questa politica mal concepita possa e debba essere sospesa.

Cordiali saluti,

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