Mar. Mag 24th, 2022

RECENSIONE |Matteo Fulgenzi La “guerra delle sanzioni”. L’Unione Europea e la Federazione Russa nell’era dell’interdipendenza economica globale – Il Cerchio, Rimini, 2021.

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di Stefano Vernole

Nel momento in cui l’Unione Europea e gli Stati Uniti hanno deciso di adottare la strategia della “massima pressione”, considerando evidentemente la Federazione Russa alla stregua dell’Iran o della Corea del Nord, è davvero opportuno andare a rileggere questo libro pubblicato dal Prof. Matteo Fulgenzi nel 2021.

Si tratta infatti di uno studio che indicava nel diritto internazionale il fattore chiave per comprendere, affrontare e superare la crisi geopolitica in atto in Ucraina e identificava nell’Organizzazione Mondiale del Commercio il quadro giuridico ed istituzionale per la possibile normalizzazione delle relazioni tra l’UE e la Russia.

E’ notizia recente che a causa dell’operazione militare speciale lanciata dal Cremlino in Ucraina, gli Stati Uniti hanno annunciato che la Russia verrà sbattuta fuori dal World Trade Organization, dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, istituzioni che evidentemente rispondono più agli ordini di Washington che alle regole di una Comunità Internazionale teoricamente super partes.

Ma questa concezione dei rapporti globali è propria anche di Bruxelles, se come nota anche Fulgenzi nel suo libro: “Un assunto quello europeo che in realtà potrebbe apparire votato alla sostanziale abiura della concezione westfaliana delle relazioni internazionali oltre che funzionale a una promozione essenzialmente unilaterale della disciplina multilaterale dei diritti umani, così come univocamente declinata nell’ambito del modello occidentale di democrazia e della rule of law”.

Affermazione confermata dai fatti, dato che non ricordiamo un solo militare della NATO (o dei suoi alleati) condannato per crimini di guerra durante i vari conflitti che hanno insanguinato negli ultimi 30 anni l’Iraq, la ex Jugoslavia, la Somalia, il Sudan, la Libia, la Siria, lo Yemen, la Palestina ecc.

Ma il corposo volume di Fulgenzi analizza anche i danni economici derivanti all’Italia dall’adozione delle sanzioni unilaterali comminate alla Federazione Russa (Saipem, ad esempio, aveva vinto commesse per 2,4 miliardi di euro relativamente al gasdotto South Stream, progetto energetico poi cancellato a causa delle pressioni statunitensi)1.

Il libro risulta utile nella ricostruzione dei fatti che hanno condotto al golpe di Piazza Maidan, ricordando che “il 21 febbraio 2014, grazie al supporto russo, era stato firmato un accordo tra il Presidente Yanukovich e i vari leader dei partiti di opposizione ucraini allo scopo di assicurare una soluzione costituzionalmente legittima alla crisi. Tuttavia, già dal giorno successivo alla firma del documento la situazione degenerava definitivamente verso la presa violenta del potere, tramite l’uso della forza, da parte degli oppositori del Presidente ucraino in carica”.

Interessante anche la considerazione sulle misure adottate nei confronti della Russia, quando Fulgenzi spiega che “l’introduzione di tali misure ha non di rado rivelato un’origine prettamente strumentale e particolaristica, subordinata in concreto al perseguimento di obiettivi politici di natura economico-commerciale da parte degli stessi attori sanzionanti, altresì in aperto contrasto con la disciplina vincolante dell’OMC”.

Perciò, nonostante il corposo lavoro di Fulgenzi avesse meritoriamente indicato una strada possibile per la risoluzione della controversia, l’Occidente ha preferito in questi anni chiudere gli occhi di fronte alle violazioni di Kiev rispetto agli Accordi di Minsk del 2015 (il “Formato Normandia” che avrebbe dovuto garantire il cessate il fuoco, la smilitarizzazione delle milizie irregolari come i Battaglioni Azov e l’autonomia costituzionale alle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk).

Il negare l’esistenza di un conflitto che dura ormai da otto anni e la protervia dell’Alleanza Atlantica nell’espandersi sempre più vicina ai confini russi, ha quindi provocato l’attuale drammatica crisi ucraina e l’adozione di sanzioni unilaterali europee e statunitensi contro la Russia ancora più stringenti rispetto a quelle del 2014.

Un fallimento diplomatico che risulta però perfettamente funzionale alla visione geopolitica di Washington basata sul ricompattamento dell’Unione Europea all’interno del fronte atlantico e alla irregimentazione delle società occidentali per mano dello Stato maggiore informativo in funzione anti-russa e anti-cinese2.

1 Unilaterali perché “non trovano alcuna giustificazione giuridica nell’implementazione delle disposizioni di una pregressa risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”.

2 Stefano Vernole, Un nuovo Piano Marshall non salverà l’Europa dall’implosione, “Eurasia” n. 3/2020. Come avevo anticipato, l’obiettivo statunitense era utilizzare la pandemia quale scusa per creare una nuova “guerra fredda” contro la Cina. La guerra in Ucraina è ovviamente risultata funzionale al medesimo obiettivo. Una vera manna dal cielo per addossare le colpe della profonda crisi occidentale a fattori geopolitici esterni.

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